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Archivi categoria: Letture zitelle

Solo per sempre tua, di Louise O’Neill (Trad. di Anna Carbone)

Tra le innumerevoli stupidaggini che affollano gli scaffali dedicati alle ragazzine – con titoli più o meno tutti uguali -si mimetizza abilmente questo libro. La copertina vede una barbie in primo piano su fondo nero e, nonostante non sia molto diversa da altre che celano una storia alla Tuailait in cui l’imbecille di turno si innamora del bello&dannato&unpo’maniaco, si intuisce che qualcosa sta già stonando.

Ah, che bella voce fuori dal coro, Louise O’Neill.

La giornalista irlandese, qui al suo esordio come autrice, ci regala una distopia che potrebbe essere il seguito ideale de “Il Racconto dell’Ancella”, della celebratissima Margaret Atwood, di cui ho già parlato.

Il senso di fastidio per una lettrice è lo stesso.

Siamo in un’Europa del futuro, dopo una devastante Guerra Mondiale che ha ridotto gli stati in Zone, da cui le donne sono completamente sparite. Le femmine si chiamano Eva e sono prodotte in vitro, unicamente per la soddisfazione dei maschi ai quali verrà dato il potere di sceglierle come compagne, relegarle al ruolo di puttane oppure di caste, cioè una sorta di monache in grado soloamente di insegnare alle altre eva come compiacere gli uomini.

Le eva nascono in laboratorio e crescono fino ai sedici anni in una scuola, dove tutto ciò che viene loro insegnato è ad essere desiderabili, irreprensibili, accoglienti…insomma, ad essere delle bambole senz’anima. Ed è così che per la maggior parte del tempo si sente freida (il maiuscolo non è contemplato per le eva, perché non sono persone). Eppure freida un’anima ce l’ha e soffre, sia per i colpi bassi delle compagne, sia per la paura di non essere mai scelta e finire sotto terra dove ciò che aspetta le condannate è peggio della morte…e il dolore per l’allontanamento di isabel, la sua migliore amica.

Le eva sono già perfette per selezione genetica eppure vengono costantemente rese insicure dai messaggi che ricevono da tutte le direzioni: social media, insegnanti, televisioni.

Nella scuola freida non può fidarsi di nessuno: un chilo di troppo è un’immane tragedia, essere tra i primi posti nella classifica settimanale votata dagli eredi su una sorta di social network è l’unica possibilità di guadagnarsi un po’ di rispetto, ma è anche la porta che apre alle crudeltà delle altre allieve, che non conoscono altro che invidia ed infime strategie di mera sopravvivenza…solo isabel sembra immune da tutto questo. isabel, triste. isabel che ingrassa(orrore!).isabel che si tiene lontana dalle schermaglie e non fa caso ai pettegolezzi.

E quando sulla scena appaiono i ragazzi, freida si innamora e tutto diventa ancora più difficile.

Mascherato da libro da due soldi, per ragazzine sceme, “Solo per sempre tua” è forse uno dei libri che potrebbero avere un peso e far riflettere a lungo le adolescenti di oggi…ma anche quelle di ieri. Tutte le costrizioni sociali a cui noi donne siamo costantemente sottoposte sono qui portate all’estremo. Tutti gli stereotipi, tutte le “indicazioni per piacere”, tutte le convenzioni, sono il pane quotidiano di cui freida è costretta a nutrirsi, attraverso cui cerca di passare indenne, pur senza riuscirci.

freida appare piuttosto debole, come protagonista. Eppure alla fine del libro si ha simpatizzato tanto con lei che verrebbe voglia di scuoterla come si farebbe con un’ amica. Non so se sia stata una scelta dell’editore, quella di mescolare questo romanzo agli altri. Se fosse, sarebbe davvero una strategia furba per far leggere alle ragazze come sia assolutamente assurdo pensare che “se uno è figo può far di te quel che vuole”…ed il tutto con il sistema della psicologia inversa, quanto mai prezioso quando si parla di temi delicati come questi, in cui le ragazze tendono spesso a mettersi sulla difensiva. Io lo farei leggere nelle scuole, vi farei sopra qualche discussione ben costruita. Sarebbe un gran cosa se, da libri come questo, nascessero progetti educativi.  Sarebbe veramente una gran cosa.

Melody, di Sharon M. Draper (Trad. di Alessandro Peroni)

Come vi ho promesso qualche giorno fa, voglio parlarvi del penultimo libro che ho letto (l’ultimo è in corso di lettura, me lo sto divorando anche se mi fa star male, perciò aspettatevi che ve lo proponga prestissimo), un testo sull’importanza delle parole, sulla disabilità, sugli ostacoli che possono essere abbattuti con la volontà..e su molto altro.

Questo insieme di emozioni su carta si intitola “Melody”, che è anche il nome della protagonista.

Melody ha un’intelligenza geniale, una memoria infinita e un’incredibile sensibilità…ma tutto questo il mondo non lo sa, perché la ragazzina – di soli undici anni – è affetta da una malattia che la costringe sulla sedia a rotelle, con la capacità di muovere a malapena, e con ben poca coordinazione, le dita delle mani. Melody non può e non ha mai potuto parlare, anche se le parole le vengono a cascate e i pensieri fluttuano in ogni angolo della sua mente. Per questo, vive infelice,ridotta ad un vegetale nonostante gli sforzi della famiglia che la ama moltissimo.

Ma la svolta arriva dalla tecnologia: grazie ad un computer e ad un piccolo gruppo di persone meravigliose che la circondano – tra cui la vicina di casa e un’educatrice scolastica – alla bambina viene data finalmente la possibilità di esprimersi…e mi piacerebbe poter dire che da questo momento è tutto rose e fiori, ma non è così, perché la bambina dovrà fronteggiare ancora la diffidenza e la superficialità della gente.

Il più grande pregio di questo libro è che tratteggia una protagonista nell’interezza della sua persona e non solo dal punto di vista della disabilità. Pochi sono i filtri attraverso cui ci arrivano i pensieri di Melody, perciò non siamo davanti ad un’agiografia o ad una favoletta…ma ad una creatura “vera”, con enormi problemi di socializzazione e un’altissima frustrazione.

Melody è intelligente, capace di attrarre il lettore nel proprio mondo senza alcuno sforzo e senza retorica pietistica, che poteva rappresentare un rischio per la riuscita del racconto. Assistiamo solo ad una delle sue avventure: la partecipazione ad un quiz scolastico, ma poiché per lei persino mangiare da sola è difficile, questa narrazione ha i contorni di una impresa.

Sono molto belli anche i personaggi di contorno: la signora V in testa, direi, in qualità di energica vicina di casa che sprona Melody e la sostiene in ogni occasione perché è tra le poche che riesce a comprenderla. Interessanti le sfumature di comportamento dei compagni di classe della ragazzina, pria diffidenti, poi orgogliosi di lei, poi sorpresi che lei non corrisponda al loro pregiudizio, poi distanti…un’umanità vera e variegata che ci restituisce uno spaccato di vita molto credibile.

Non ultimo, come già vi avevo accennato, ho trovato molto profonda e condivisibile la riflessione sull’importanza della comunicazione verbale, sul perché ogni parola ha il suo incredibile peso nelle nostre menti e rifletta noi stessi nel mondo.

Consigliatissimo, nonostante l’argomento non sia leggero, visto che anche sotto l’ombrellone nulla ci vieta di pensare un po’.

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L’Infinito nel Palmo della Mano, di Gioconda Belli(trad. di Tiziana Gibilisco)

Non si smentisce, Gioconda Belli.

Già autrice de “La donna abitata” che resiste da anni al primo posto nella classifica dei miei libri preferiti, anche stavolta mi ha lasciata felice ed incantata e deliziosamente malinconica dopo la lettura di un suo romanzo.

Si tratta della rilettura del mito di Adamo ed Eva. Proprio così: la Genesi, la Caduta. L’inizio della storia dell’Umanità che tutti abbiamo imparato a conoscere nella Bibbia…ma ovviamente con alcune differenze. Per esempio, Elohim, questo Essere Superiore, vicino eppure lontanissimo, capriccioso e contraddittorio. Crudele, eppure paterno.

Adamo ed Eva sono le sue creature più amate. Diversi tra loro, eppure splendidamente uguali. Ma Eva è curiosa e geniale.

Il Serpente non fa fatica a tentarla con la promessa della conoscenza, ma per tutto il libro c’è la consapevolezza che la disobbedienza di Eva e la conseguente cacciata dall’Eden sia stata la semplice volontà di Elohim, che è curioso di vedere cosa combineranno gli esseri umani con il libero arbitrio.

Come mi aspettavo dalla Belli, Eva è il personaggio – cuore della storia. E’ attorno a lei che tutto si snoda e sono i suoi gli occhi attraverso cui leggiamo la realtà. Ma la parte più intensa è quella che riguarda Caino e Abele e le loro sorelle, Luluwa ed Aklia, con le quali essi avrebbero dovuto proseguire la specie… i figli e le figlie di Eva per la prima volta sperimentano l’amore, la gelosia, la passione e la ferocia…fino al climax che ben conosciamo e ad un ritorno all’innocenza primordiale che sfiora persino la scienza.

Scritto con la consueta poesia nella raffigurazione delle immagini, questo breve racconto si legge d’un fiato, eppure si evince la ricerca filologica che lo sorregge. Ve lo consiglio caldamente, perché è una meravigliosa panoramica sulla natura profonda di uomini e donne, sui rapporti che ci legano e le differenze che ci separano e ci rendono così incomprensibili gli uni per le altre e viceversa, ma anche un’esplorazione dei sentimenti primordiali, di ciò a cui prima o poi tutti finiamo per andare incontro in un modo o nell’altro.

 

Regina di Fiori e Radici, di Laura MacLem

Vi parlo di un libro che non è ancora ufficialmente uscito, che potete trovare su Amazon al momento, ma che sarà disponibile solo tra qualche giorno. Ve ne parlo adesso perché è una delle cose che ha “salvato” la mia estate, perché ho paura di dimenticare qualcosa se aspetto troppo e perché dopo giorni che l’ho finito ne conservo ancora il ricordo vivo, la nostalgia dei personaggi e la sete di loro nuove avventure.

Eppure…eppure si tratta di una rilettura. Per di più, della rilettura di un mito e – voi direte – potremmo anche averne abbastanza. Invece no.

“Regina di Fiori e Radici” ripercorre la leggenda di Ade e Persefone, dal punto di vista fino ad oggi inesplorato della fanciulla. E già: le leggende ci hanno tramandato della passione che indusse il Signore degli Inferi a rapire la bella dea della primavera e dell’ira funesta della madre di lei, Demetra, che per rappresaglia, o per il troppo dolore, tolse le messi agli uomini…a nessuno era mai venuto in mente di indagare che cosa ne pensasse lei, la giovane spostata come un pacco da un regno all’altro.

Laura se lo è domandato e la sua risposta è prima di tutto un romanzo di formazione, una storia d’amore in cui finalmente il bel tenebroso NON si innamora della scema di turno e, ebbene sì, un inno alla femminilità ( e al femminismo).

I personaggi sono tratteggiati con puntualità e precisione. Mi capita raramente di riuscire ad identificarmi nella protagonista di una storia d’amore, non so perché. Forse perché mi sembrano tutte una fila di ebeti in attesa di essere travolte. Persefone no. Persefone è quasi una bimba all’inizio della storia, perché è una persona buona. La sua ingenuità,spesso derisa da chi la vede accontentarsi solo dei suoi fiori, è solo apparente: Persefone cela un lato molto più profondo, che si scopre a poco a poco. Il suo amore per le radici non è che una metafora, ma molto azzeccata di ciò che in effetti sottende alla sua personalità. Persefone non è una lagna. Non è una vittima. Ed è davvero appassionante vederla affrontare le situazioni di pericolo, innamorarsi di quello “zio” tanto cupo quanto saggio, tanto affascinante quanto sensuale, vederla crescere e prendere coscienza di sé.

Persefone ha suscitato in me un senso di tenerezza ed identificazione come non mi succedeva da tempo.

Ade è il figo della situazione ed è ben lontano da  quei bellocci pieni di sé a cui tanta letteratura fantastupida ci sta abituando. Lo immagini bello, ma in modo sinistro. Saggio al punto da essere preoccupante. Orgoglioso, ma non troppo paternalista. E, soprattutto, innamoratissimo. Ade è l’unico che vede Persefone da subito per ciò che è: una vera regina. E non è forse questo il segreto dell’amore?

Belli e intensi sono anche i personaggi di contorno, alcuni più conosciuti, altri frutto di un meticoloso lavoro di studio del mito in molte sue versioni, che si intuisce possa sostenere un’opera come questa. Le descrizioni sono coinvolgenti e le sensazioni durante la lettura si alternano come colori di un arcobaleno.

Chi dovesse storcere il naso solo perché è un’autopubblicazione commette un grave errore: nel mare magnum della rete, questo testo emerge come una perla, riuscendo ad essere originale pur nella storia risaputa, vibrante nel tono, ricco di sfumature. Un punto a favore è, infatti, lo stile: lieve, ma con pennellate di poesia che sembrano inconsapevoli e per questo non ingombranti. L’insieme è un testo armonioso e avvincente, che vi straconsiglio.

E sì, mi è piaciuto un mondo, non so se si nota. 😛 Preferisco essere sincera e rendermi un po’ ridicola con il fangirling, piuttosto che mantenere un distacco che non sento, per la facciata di “critica letteraria”.

Spero in un seguito, anche se non so se sarà possibile. Per adesso, mi basterebbe anche la versione cartacea da regalarMi (e regalare) a Natale.

Del perché gli Harmony sono meglio delle 50 sfumature.

E’ recente l’uscita dell’ennesima porcat…del nuovo volume ad opera della E.L. James in cui – pensate un po’ – proprio come la Meyer per Midnight Sun la nostra ha pensato bene di tirar su qualche altro soldino proponendoci la stessa trama condita, stavolta, dai pensieri di Lui. Ho ricevuto anche la proposta di leggerlo aggratisse, ma ho rifiutato: mi sono bastate le prime dieci pagine per vedere che niente era migliorato, anzi: stile sempre terrificante, su storia già letta, più deliri di giovanotto incredibilmente antipatico.

Al che mi sono ritrovata a pensare “A ridatece gli Harmony” e mi sono ricordata di un vecchio articolo che avevo scritto per Liblog che in qualche verso potrebbe essere ancora attuale, perciò ve lo propongo:

“Alzi la mano chi di voi fanciulle non hai mai ceduto alla tentazione di dare un’occhiata ad un libro Harmony. Sì, proprio loro: i famigerati libri rosa della Harlequin-Mondadori che si avvalgono di titoli dal profondo significato sociopolitico del tipo Agli ordini dello sceicco, La moglie del miliardario o – meraviglia delle meraviglie – Incanto italiano/greco/spagnolo (che non è la presentazione di un dizionario, ma l’indicazione di uno scenario esotico per l’autrice, presunta casalinga del Kentucky).

Chi è senza peccato scagli la prima pietra: io proprio non posso, i libri Harmony entrano senza vergogna in casa mia grazie alla buona volontà di mia madre, che li acquista fin da quando riesco a ricordare. Mi sono chiesta spessissimo quali siano i fattori che tengono a galla questo fenomeno dato che, diciamocelo, gli italiani non hanno fama di essere dei “lettori forti” e non stiamo parlando certo di alta letteratura. Eppure il mercato degli Harmony non dà cenni di stanchezza e io non ho ancora trovato una risposta alla mia domanda.
Andiamo ad analizzare i fattori principali, partendo dai personaggi chiave e dalla trama.

Lui si chiama Ross (o Brett o, nel malaugurato caso che sia italiano, Dante Vincenzi). Di solito è cresciuto in orfanotrofio, ma, grazie alle sue spiccate doti di intelligenza, a soli trent’anni si trova a capo di un impero economico. Non è finita: il nostro si porta a spasso un corpo statuario, un viso da favola e una quintalata di carisma che rovescia su qualsiasi donna che gli capiti a tiro. C’è poi il particolare fantascientifico, ovvero: nonostante tutte le donne gli cadano ai piedi, Dante (chiamiamolo Dante per simpatia) non ne sfiora una con un dito. È un gentiluomo, lui.

La sua galanteria va in frantumi quando incontra Lei (Elizabeth, Allison o – ahimè – Mirella detta Ella nei casi più disperati), che è di norma una timida maestra d’asilo, oppure la figlia di qualche rivale in affari e che, caso strano, è una bonazza da paura.

Nonostante la bellezza, la dolcezza e quant’altro Iddio le ha dato, Ella fino a quel momento non è riuscita ad incastrar…ad incontrare nessuno degno di lei e perciò, giunta alla veneranda età di ventiquattro anni (dopodiché, lo sappiamo tutte, sei una zitella senza speranze) ha deciso intimamente di Farla Finita Con Gli Uomini.

I due protagonisti si incontrano per una circostanza fortuita, che nella maggior parte dei casi corrisponde con una compravendita immobiliare: lui vuole sfrattare lei dalla proprietà di famiglia, oppure lei ha ereditato un terreno che lui vuole comprare a tutti i costi. Al primo sguardo i sentimenti di entrambi sono contrastanti: si odiano ma vorrebbero comunque saltarsi addosso, complice il fatto che ogni volta che si sfiorano una Scossa Elettrica li pervade lasciandoli quantomeno perplessi.

Da qui in poi le varie scrittrici escogitano mezzi al limite del ridicolo per far sì che i protagonisti siano costretti a convivere per qualche giorno: si va dai contratti-capestro secondo cui lei dovrà accompagnare lui in società per evitare che lui le rovini economicamente la famiglia, alle ultime volontà testamentarie di un nonno, fino alle catastrofi naturali come le frequenti valanghe che bloccano i nostri in una baita a Big Bear. Durante la vicinanza forzata i due cedono all’attrazione reciproca e si ha la “scena erotica”.

Mamme, se mi state leggendo, evitate accuratamente che la vostra figlioletta adolescente si riempia gli occhi delle scene di sesso contenute negli Harmony, oppure spiegate loro che quando si fa l’amore, nel mondo reale, di solito nessun vulcano esplode sotto il letto! Io ho impiegato anni ed anni per affrancarmi da queste idee malsane e se la mia esperienza può servire sono lieta di metterla a disposizione.

Ma torniamo a noi, o meglio a Dante ed Ella, che dopo aver sperimentato qualche giorno di passione sfrenata, generalmente litigano per una stupidaggine e si separano a prezzo di una segreta e immane sofferenza. Di solito è lei che lo lascia, perché ha capito di amarlo ma è sicura che lui stia con lei soltanto per il sesso (sapete com’è, se per una settimana non si è fatto altro il dubbio è legittimo). Passa un mese e Dante si presenta con il brillotto e una dichiarazione zuccherosa che di solito ci viene fatta sudare fino all’ultima pagina, insieme alla promessa (non necessaria) di quanto la vita da quel momento sarà perfetta per entrambi.

Eccoci qua. Trovatemi un Harmony che si discosti da questi cliché e sono disposta a pagarvi una pizza. E tuttavia, quando ne trovo uno per casa, l’occhio ci cade quasi sempre. Ammetto che potrei essere io ad essere affetta da gravi disturbi di personalità, ma se provo a pensarci mettendo da parte gli scherzi credo che un libro del genere possa piacere non tanto per la sua forma, ma per le sensazioni rassicuranti che evoca. Sappiamo fin dall’inizio che tutto andrà per il meglio, ed è un po’ come se continuassimo a raccontarci la fiaba di Cenerentola all’infinito (alla faccia delle femministe per cui la felicità e la realizzazione non sono certo frutto del matrimonio).

Favole moderne, ecco come si possono definire gli Harmony: ripetitive, scritte in modo discutibile (“Non ci credo!” esclamò Shelby, scuotendo la testa incredula), ma prive di qualsiasi “obbligo di pensiero coerente” per le lettrici e capaci, comunque, di creare una simpatica distrazione. Dai, siate sincere: quando il tempo è grigio, il lavoro faticoso e la noia ci assale, che male c’è a passare qualche decina di minuti sognando che Dante bussi alla nostra porta? Con buona pace della Divina Commedia.”

Ora, voi vi chiederete perché, se sono così blanda con gli Harmony, io non riesca ad essere un po’ elastica anche con la quadrilogia della James. E’ presto detto: gli Harmony non pretendono di essere ciò che non sono. Non di pubblicano articoli spacciandoli per la nuova frontiera dell’erotismo, né si fanno prendere a modello come alcunché. Si sa che sono scritti ad minchiam, al punto che spesso sembra che si prendano in giro da soli. Le autrici (spesso italianissime!) sono simpatiche, non pretendono di essere la Donna che Ha Rivoluzionato la Letteratura. E soprattutto, sembrerà strano, ma gli Harmony intrattengono 10 volte meglio di quanto non riesca a fare la quadrilogia. Pur se scritti male, pur con trame trite e ritrite, pur con personaggi stereotipati al massimo. Se fossi nella James, qualche domanda me la farei, ma quando una è impegnata a contare i propri milioni, probabilmente, non ne ha il tempo.

La misura della felicità, di Gabrielle Zevin (trad. di Mara Dompé)

Maledetta Gabrielle Zevin. No, davvero, maledettissima.

Vedo il suo libro sullo scaffale, leggo la chiosa del Washington post che mi parla di un “concentrato” di ottimismo…e perciò parto lancia in resta nella lettura di quello che, sulle prime, è un romanzo di scrittura delicata, solare. Al centro un libraio rimasto recentemente vedovo e perciò ferito e scontroso con tutti.

La sua vita sembra destinata a consumarsi lentamente tra alcool e libri polverosi finché una sera subisce il furto di un libro raro e, poco dopo, una bambina viene abbandonata nella sua libreria.

E’ l’inizio di una nuova vita, in cui A.J., questo il nome del protagonista, si apre lentamente al mondo grazie anche all’amore per Amelia, che lavora in una casa editrice e va a trovarlo sempre più spesso.

E fin qui, ci siamo.

Quello che nessuna fascetta potrà mai rendere certo, però, è come questo sia uno di quei libri che vi farà piangere e ridere e poi di nuovo piangere. A questo servo io. A dirvi che, se non lo leggerete, vi sarete persi un raro esempio di quelle storie con personaggi che da estranei ti diventano cari come amici.  E fai il tifo per loro. Gioisci con loro. Soffri, soprattutto, soffri per loro.

La parte finale, io ve lo dico, vi ammazza. Io mi sono ritrovata a frignare in mezzo alla strada, perché ho avuto la (bella?) idea di leggermene qualche paginetta mentre aspettavo che mi venissero a prendere.

Che figura.

Ma non è colpa mia se sono sensibile e se la scrittura di Gabrielle Zevin ti entra sotto pelle (fatemi usare questa espressione un po’ trita, suvvia, non vedevo l’ora!) con una leggerezza che non ti fa sospettare quanto sarà difficile staccartene “dopo”.

Non è colpa mia se A.J., Amelia, la piccola Maya dopo poche pagine ti fanno entrare nella loro famiglia, e ti contagiano con la loro comune passione per la letteratura.

La misura della felicità è un inno a tutto ciò che c’è di bello e importante nel mondo: l’amore, il rispetto, la gioia…e le storie, oh sì.

E infatti non mi sono stupita affatto quando, nei ringraziamenti, ho trovato un riferimento a Neil Gaiman…

Sono passati due giorni da quando ho chiuso il libro ed ancora sto  continuando a pensarci. Con tutte le cose che ho da fare.

Maledetta, maledettissima Gabrielle!!!

Eleanor & Park – Per una volta nella vita, di Rainbow Rowell (trad. di F. Merani)

Siccome sono una discepola devota, quando qualche giorno fa la signora Di Rienzo ha indicato questo libro tra le scelte per un regalo ad un’adolescente, mi sono incuriosita e sono corsa a cercarlo. Anche se adolescente non lo sono più da un pezzo.

Me lo sono letta poco per volta, la sera, per tutta la settimana, gustandomelo enormemente. Era tanto che non mi sembrava di avere un appuntamento fisso così imprescindibile con la lettura.

E, voi vi chiederete, cos’avrà di tanto eccezionale?

Primo: l’ha consigliato Maria. E sapevo che mi sarebbe piaciuto. Io non ho mai visto questa donna, ma il suo essere (e soprattutto il suo scrivere) mi toccano corde che risuonano in armonia. Una delle cose belle di internet.

Secondo: il libro è una storia d’amore che, seppur destinata agli adolescenti, non riuscirei a definire leggera. E’ un amore incredibilmente coinvolgente.

Terzo: è scritto BENE. Cosa non scontata, ai tempi delle 50 sfumature di schifezza.

Ma veniamo a bomba:

ATTENZIONE SPOILERSSSSSSSSS!!! (Ma non tanti, solo un po’)

Eleanor è una ragazza piena di problemi: vive con la madre, i  fratellini e il patrigno in una casa minuscola in cui è potuta tornare da poco, dopo essere stata cacciata. Tra lei e Richard, l’uomo violento che ha sposato sua madre e le fa subire ogni sorta di umiliazione – sia fisica che psicologica – non corre affatto buon sangue. La paura, la diffidenza, l’insoddisfazione, sono il pane quotidiano di questa sedicenne che per di più deve lottare con il sovrappeso, una cascata di riccioli rossi e un modo di vestire per niente convenzionale (o femminile, se preferite).

Per Park le cose sono diverse: per metà coreano, deve fare i conti con lineamenti asiatici e fisico piuttosto esile,  ma la sua famiglia lo sostiene e lo incoraggia. E’ educato, colto, carino, molto timido – o forse chiuso in sé stesso come molti ragazzi. Il suo problema è non essere considerato sufficientemente virile dal padre – ex marine – che lo tormenta di continuo battendo su questo tasto.

E’ il 1986. Non esistono telefonini e non esiste internet. Per incontrarsi, per parlarsi, ci voleva molto più coraggio. Eleanor e Park si incontrano sull’autobus che li porta a scuola. Si misurano. Si avvicinano quasi per caso.

L’intesa nasce grazie al comune interesse per i fumetti. Per la musica che salva Eleanor dalle urla rabbiose che la aspettano a casa. Dai singhiozzi materni che deve ignorare, dai lamenti dei fratellini che assistono impotenti alle violenze che si consumano tra le quattro mura.

L’amore nasce, prezioso e fragile, nonostante le prese in giro dei bulli e l’indifferenza degli adulti. Le mani si intrecciano, perché quelli erano tempi in cui il sesso era ancora qualcosa di cui si faceva fatica a parlare e solo sfiorarsi il collo faceva vedere le stelle e tutti i pianeti.

Eleanor e Park. Park e Eleanor. Diversi da tutti, unici. Non convenzionali e mai uniformati. Eppure, non forzati nemmeno nel distinguersi.

Amano nell’altro/a ciò che li tiene ai margini e questo è il bello. Insegnano l’uno all’altra che i rapporti più veri sono quelli pieni di difetti, irrazionali, ma allo stesso tempo terribilmente ragionati.

Ci si mette tutto l’ambiente attorno, a cercare di dividerli. Con cattiveria. Se volete sapere se l’amore vince su tutto, non vi resta che prendere il libro.

Alternando i punti di vista di lui e lei, l’autrice ci regala un racconto uniforme, profondo e coinvolgente. Uno spaccato di vite imperfette, difficili, ma proprio per questo tremendamente interessanti.

Le descrizioni dei sentimenti sono minuziose, ma non si scivola mai nel melenso. I due protagonisti sono adorabili.

Che dire di più? Leggetelo e fatelo leggere. E’ un libro in cui trovare tanti spunti di riflessione anche se siete adulti e vi può ricordare come era, quando sedici anni li avevate voi. Fatevi tornare il batticuore.