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Alcune cose che ho imparato finora.

Sia chiaro che non ho nulla da insegnare a nessuno e che tutto questo lo dico a me stessa. Ma, chissà, forse da queste piccole banalità (perché tali sono lo so. Oh, ma quanto è difficile metterle in pratica davvero queste banalità) si genererà quel seme di cui tutti abbiamo più bisogno.

Per me, per te.

1. Prima di parlare, pensa. Ma non a quanto sei bravo e bello e giusto. Ragiona su ciò che ti sta uscendo dalla bocca. Chiediti che scopo ha. Parlerai meno, parlerai meglio.
2. Bene-dici. Nel senso di dire il Bene. Se pensi qualcosa di buono di qualcuno o qualcosa dillo. Siamo così abituati ad offenderci da essere diventati timorosi di parlarci con gentilezza.
3. Ignora chi ti provoca. Chi lo fa costantemente è in cerca di attenzioni che non merita.
4. Il mondo si può cambiare. Un gesto di gentilezza alla volta. Forse non puoi cambiare il destino universale, ma se puoi aiutare qualcuno fallo. È un’onda che si espande.
5. Il cinismo a tutti i costi non ti rende più intelligente. Nemmeno l’ottimismo a tutti i costi. Ma visto dove ci porta il cinismo, proverei a cambiare verso.
6. La ricchezza maggiore è il tempo. Spendilo con cura.
7. Gioisci dei risultati positivi, grandi o piccoli che siano.
8. Prenditi cura di te stesso/a.
9. Dì a tutti quelli che ami quanto li ami ma soprattutto dimostraglielo ogni volta che puoi.
10. Non temere il potere dell’immaginazione e delle intuizioni: spesso è nei sogni che mostriamo il nostro vero io.

 

A un 2017 di Amore e di Vita.

Quelle piccole cose che ti fanno innamorare sempre più. (e Pensiero Felice 159)

Non so, tipo tornare a casa dopo la lezione di Giapponese e trovare la casa inondata di musica orientale…Suo Padre che si sta strappando i (pochi) capelli perché sono due ore che c’è sempre lo stesso plin plon plonnn e Lui avvolto nella cappa da chef nera (un vezzo, ma così adorabile!!!) tutto intento a preparare il sushi.

E poi mangiarlo con le bacchette di Star Wars rigorosamente accese e sentire che sono piccole grandi cose come queste che rendono la vita un posto dove mi va davvero di stare.

14 Luglio 1789. Sì, sì, la presa della Bastiglia, ma soprattutto…Lady Oscar!

Non posso non dedicare un pensiero a Lei.

Oggi è il 14 Luglio, ricorre l’anniversario della presa della Bastiglia, ma per noi ragazzi degli anni ’80 o giù di lì c’è qualcos’altro che è rimasto impresso nella memoria e ad esso collegato: la morte, nella finzione del manga, ovviamente, di Oscar François De Jarjayes (detta anche Oscarfransuà).

Sapete che ho poco tempo, perciò questo post è poco più di un tributo doveroso, a colei che ha cambiato per sempre la percezione delle ragazze negli anime & manga.

Proprio ieri, su una pagina FB che seguo (Sopravvissuti ai traumi infantili provocati dai cartoni animati giapponesi), André Grandier ha vinto un contest combattutissimo per diventare “Mr.” della pagina. Non avevo mai visto tanta foga, in gente tutto sommato trentenne.

Eppure, una faida, proprio.

Ma la cosa che mi ha fatto riflettere è stata quanto questi personaggi siano riusciti a penetrarci nel cuore. E quanto ancora le emozioni che ci hanno scatenato siano vive e vegete.

Quindi, un brindisi ad Oscar e André. Oscar e André che  – a dispetto di tutti coloro che pensano che amare senza pretese sia essere uno zerbino – ci hanno insegnato cos’è l’amore egualitario.

E scusate se è poco.

Disegno meraviglioso di Marco Albiero.

Pensiero Felice 156/1000

Il pensiero felice di oggi è una torta all’ananas fatta con tanto amore. Non riesco a dire molto altro, perché chi me la faceva oggi non c’è più, ed era un po’ che le sue mani non ne avevano più la forza. Ma io me la ricordo ancora. Ed imparerò a farla, buona come era la sua.

 

Una scintilla di felicità, anche nella paura.

Mi hanno preso tutti in giro, perché di solito non mi spavento per così poco. Un’analisi sballata, che vuoi che sia? Ma non di poco, eh. Tipo che il valore massimo è 500 e io avevo sto valore sparato oltre i 4000.

Non lo so perché l’ho presa così male. Forse perché nel contempo non se la passavano benissimo anche mio padre, mia nonna, mia sorella e mio nipote? Forse perché ancora una volta sto contratto a tempo indeterminato che ho traballa, tanto che mi sembra di lavorare part time? Forse per un po’ di fatica e perché non ho fatto le meditazioni positive del mattino? Forse perché sono un essere umano? Insomma, mi sono preoccupata da morire.

Non mi vergogno a dire che mi sono preoccupata, anzi, che è stata una settimana terribile.

Questo cozza con il blog, direte. Invece penso di no ed infatti sono qui a scriverlo.

Mentre vedevo scenari apocalittici di me che impartivo le ultime volontà e benedizioni, mentre cercavo di ricondurmi alla ragionevolezza pensando che un cavolo di valore sballato non è una condanna a morte, mi sono accorta che attorno a me succedeva qualcosa che da un po’ di tempo non ero più abituata a notare. Di solito sono io che consolo le persone attorno a me. Questa settimana, invece, erano loro a sostenere me.

Ho sentito tangibile la loro preoccupazione, i miei sono dei pessimi attori e anche se cercavano di non farmelo vedere ho notato ogni piccolo segnale.

Lo so che è stata una paura stupida, ma è stato irrazionale.

E poi ho capito che la paura viene quando si ha tanto da perdere. Ed io ho davvero tanto da perdere, in termini di amore, famiglia, emozioni…

E poi c’è stato il sollievo. I risultati delle visite. Gli Esperti. Che mi hanno detto che, quel valore lì, da solo, non vuol dire proprio niente. Che mi hanno visitato in ogni parte del corpo e mi hanno detto che sono sana come un pesce.

Piangere di gioia è una tra le cose più belle.

E mai come adesso, le piccole cose della vita sono tornate ad acquistare un valore che forse avevo smesso di vedere.

Ecco, dove ho trovato il senso di questa settimana faticosa: stavo un po’ perdendo la bussola della felicità. Ci è voluta un po’ di paura a restituirmela, ma sono contenta che sia successo, proprio perché tutto si è risolto nel migliore dei modi. Perché tutto è un dono, meglio non smettere mai di ricordarselo.

Forse vi sembro un po’ enfatica, ma è anche il motivo per cui non ho scritto nulla prima: un po’ di enfasi va bene, ma il delirio forse non ve lo meritate^^. Visto che lavoro un po’ sì ed un po’ no, mi godo la vita là fuori.

Oggi, per esempio, è una giornata bellissima.

La misura della felicità, di Gabrielle Zevin (trad. di Mara Dompé)

Maledetta Gabrielle Zevin. No, davvero, maledettissima.

Vedo il suo libro sullo scaffale, leggo la chiosa del Washington post che mi parla di un “concentrato” di ottimismo…e perciò parto lancia in resta nella lettura di quello che, sulle prime, è un romanzo di scrittura delicata, solare. Al centro un libraio rimasto recentemente vedovo e perciò ferito e scontroso con tutti.

La sua vita sembra destinata a consumarsi lentamente tra alcool e libri polverosi finché una sera subisce il furto di un libro raro e, poco dopo, una bambina viene abbandonata nella sua libreria.

E’ l’inizio di una nuova vita, in cui A.J., questo il nome del protagonista, si apre lentamente al mondo grazie anche all’amore per Amelia, che lavora in una casa editrice e va a trovarlo sempre più spesso.

E fin qui, ci siamo.

Quello che nessuna fascetta potrà mai rendere certo, però, è come questo sia uno di quei libri che vi farà piangere e ridere e poi di nuovo piangere. A questo servo io. A dirvi che, se non lo leggerete, vi sarete persi un raro esempio di quelle storie con personaggi che da estranei ti diventano cari come amici.  E fai il tifo per loro. Gioisci con loro. Soffri, soprattutto, soffri per loro.

La parte finale, io ve lo dico, vi ammazza. Io mi sono ritrovata a frignare in mezzo alla strada, perché ho avuto la (bella?) idea di leggermene qualche paginetta mentre aspettavo che mi venissero a prendere.

Che figura.

Ma non è colpa mia se sono sensibile e se la scrittura di Gabrielle Zevin ti entra sotto pelle (fatemi usare questa espressione un po’ trita, suvvia, non vedevo l’ora!) con una leggerezza che non ti fa sospettare quanto sarà difficile staccartene “dopo”.

Non è colpa mia se A.J., Amelia, la piccola Maya dopo poche pagine ti fanno entrare nella loro famiglia, e ti contagiano con la loro comune passione per la letteratura.

La misura della felicità è un inno a tutto ciò che c’è di bello e importante nel mondo: l’amore, il rispetto, la gioia…e le storie, oh sì.

E infatti non mi sono stupita affatto quando, nei ringraziamenti, ho trovato un riferimento a Neil Gaiman…

Sono passati due giorni da quando ho chiuso il libro ed ancora sto  continuando a pensarci. Con tutte le cose che ho da fare.

Maledetta, maledettissima Gabrielle!!!

Questione di tempo, di Richard Curtis

Ieri è stata una giornata difficile al lavoro (raramente, ma succede anche a me di essere messa sotto torchio!). Quando sono tornata a casa, però, casualmente, ho scelto di vedere con Lui un film che mi ha riconciliata col mondo, perciò ve ne voglio parlare assolutamente.

Il titolo originale era “About time” ed il regista/sceneggiatore è lo stesso di “Love Actually”, un’altra pellicola che ho trovato piena di buoni sentimenti senza essere stucchevole.

Questione di tempo, però, è almeno due spanne sopra e si candida ad essere uno dei film più belli che ho visto nell’ultimo quinquennio.

 

 

Il protagonista è Tim, un ragazzo inglese dai capelli rossi che, il giorno del suo ventunesimo compleanno, scopre che la sua famiglia conserva un incredibile segreto: tutti gli elementi di sesso maschile, semplicemente concentrandosi in un luogo buio possono tornare indietro nel tempo, nel solo spazio della loro vita, e rivivere quante volte vogliono gli stessi momenti. L’unico limite è la nascita di un figlio, perché, se si compie un cambiamento prima della nascita, quando si tornerà al presente il bambino o la bambina sarà diverso.

Tim all’inizio non ci crede, ma poi deve accettare questo grande potere ed usarlo con responsabilità.

Si innamora di Mary, una ragazza dolce ed affettuosa, e fa di tutto per conquistarla. La loro vita procede tra alti, bassi e viaggi nel tempo, per mettere a posto le cose…ma Tim imparerà a sue spese che non tutto può essere aggiustato e che la vita è un dono preziosissimo, che va goduto istante per istante al suo massimo.

Il film è di una delicatezza eccezionale, grazie ai personaggi che lo animano: teneri, buffi, gentili.

Ecco, “Questione di tempo” è un film GENTILE. Ti accarezza, ti accompagna nel dipanarsi della storia, ti fa sorridere e ti fa piangere (un sacco! Preparate i fazzoletti!) senza essere mai lagnoso o trito. E’ un elogio dei buoni sentimenti e delle brave persone, perché sia la famiglia d’origine di Tim che quella che lui cercherà di creare con Mary è composta da persone eccezionali nella loro normalità. Ci sono poi sprazzi di humor inaspettati, specie nel personaggio del coinquilino di Tim, famoso sceneggiatore teatrale cinico, che però in tanto affetto ci sguazza.

Il tocco fantastico è una pennellata di originalità. L’impressione che si ha alla fine è quella di aver conosciuto e vissuto con dei carissimi amici, ma soprattutto è un inno alla gioia di vivere e per questo ve ne consiglio la visione dal più profondo del cuore.