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Archivi tag: mitologia

Wonder Woman, di Patty Jenkins

Ora che non è più una novità e che dunque il rischio spoileroso è minimizzato, sono qui pronta a dire la mia su un film che tenevo molto a vedere, ovvero Wonder Woman.

Probabilmente le cose più importanti sono già state dette altrove, ma anche io vorrei dare il mio obolo sul perché mi è piaciuto. Prima di cominciare: sì Gal Gadot è israeliana, no non boicotto il film per questo. Onestamente, non ho trovato alcun riscontro delle nefandezze millantate dai suoi detrattori. Ergo, per me al momento Gal Gadot  è una bonazza inaudita nonché una splendida protagonista per una pellicola cinematografica dedicata ad una supereroina finalmente decente (dopo la tristezza di Electra e Catwoman) con protagonista (e regista) femminile.

Quindi, i motivi per cui vale la pena sborsare 8 euro sono:

  1. Gal Gadot è perfetta. Ve l’avevo già detto, lo so. La storia parte proprio dalle origini del personaggio, quindi quando la nostra ancora bambina si addestra (o per lo meno ci prova) con le amazzoni a Themiscyra. Diana, questo il nome della piccola, impara fin da subito che l’unico vero nemico è il dio della guerra Ares e che al suo popolo è stato dato il compito di fermarlo quando egli si ripresenterà a chiedere il suo tributo di sangue. Ecco, nel personaggio di Diana prima di lasciare la sua patria, c’è tutta l’ingenuità infantile di chi ancora ne ha viste poche e questo mi è piaciuto, perché giustifica il suo bruciante desiderio di partire. E, come dicevo, Gal Gadot sia per fisicità che per evoluzione del personaggio, veste il gonnellino e il bracciali cromati alla perfezione.
  2. Le amazzoni. Chi non riconosce la principessa Bottondoro nel ruolo della zia Antiope si butti giù da un marciapiede di faccia. Ma qui la bellissima Robin Wright è una tostissima generalessa, nonché colei che più di tutte crede nella forza di Diana e nel suo essere l’arma più efficace contro Ares.
  3. L’ambientazione – Europa durante la prima guerra mondiale – è abbastanza inusuale per un film sui supereroi.
  4. Steve Trevor (interpretato da Chris Pine) è un modello maschile positivo. E’ lui che, approdato a Themiscyra per puro caso, porta con sé Diana nel mondo “reale”. Steve è una spia, ma è un buono, il cui unico desiderio è fermare la guerra. Quindi tra lui e Diana c’è subito comunione di intenti. E’ lui che la sostiene e la aiuta ad orientarsi nel nuovo mondo e la storia d’amore è inevitabile (e che c’è di male? TUTTI i supereroi hanno una fanciulla che li ispira, non si capisce perché WW non dovrebbe).

 

5. I cattivi. Sono più di uno, ma spicca la dottoressa Maru, che studia nuovi e letali veleni per distruggere l’Europa…e poi Ares che c’è, ma non si trova dove pensa Diana…

6. Le battaglie e gli effettoni. Il film non spicca per una particolare originalità, se consideriamo il solco dei supereroi.Diciamo che la trama è piuttosto lineare. Però le battaglie sono avvincenti, in particolare quella finale. Belli gli effetti speciali e le armi di lei, i bracciali che fanno tanto telefilm anni settanta, il lazo, e la spadona Ammazzadei. Bhwah Bhwah.

7. Il ricordo di Xena. Eh sì, non so voi ma a partire dai costumi, per continuare con gli accenni mitologici, a me questo film ha ricordato un po’ la “Principessa Guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie”. Questione affettiva che mi ha fatto piacere.

8. Diana che vince grazie alla forza dell’Amore. E’ una scelta così ingenua che mi ha fatto tenerezza. E non si parla dell’amore per un uomo in particolare, anche se è Steve a ricordarglielo, ma per l’Amore Universale. Superman docet…ed è giusto che Wonder Woman gli si collochi accanto, come sarà nella Justice League.

9. L’esempio che può dare alle bambine. E’ bello che anche e ragazzine abbiano una protagonista a cui ispirarsi e non la solita comprimaria. Non è esattamente una novità, però non è nemmeno la norma.

10. Il fatto che questo film abbia fatto arrabbiare alcuni MRA. Bhwah bhwah bhwah (2). Eppure non è che abbia chissà quali spunti femministi, se non semplicemente che per una volta quella con i poteri forti è una Lei. Quello che succede con film del genere, però, è che di solito gli sceneggiatori si preoccupano di sfornare personaggi a tutto tondo, molto tridimensionali seppure nel ristretto range dei personaggi da fumetto e di queste scelte guadagna la pellicola in generale.

Quindi, che dire, a mio parere se l’avete perso al cinema vale la pena di recuperarlo. Fatelo vedere a quelle bimbe un po’ timide, a quelle che spontaneamente si mettono nel ruolo di “aiutanti”, perché questo che hanno assorbito finora.

Fate vedere loro che possono essere protagoniste.

Regina di Fiori e Radici, di Laura MacLem

Vi parlo di un libro che non è ancora ufficialmente uscito, che potete trovare su Amazon al momento, ma che sarà disponibile solo tra qualche giorno. Ve ne parlo adesso perché è una delle cose che ha “salvato” la mia estate, perché ho paura di dimenticare qualcosa se aspetto troppo e perché dopo giorni che l’ho finito ne conservo ancora il ricordo vivo, la nostalgia dei personaggi e la sete di loro nuove avventure.

Eppure…eppure si tratta di una rilettura. Per di più, della rilettura di un mito e – voi direte – potremmo anche averne abbastanza. Invece no.

“Regina di Fiori e Radici” ripercorre la leggenda di Ade e Persefone, dal punto di vista fino ad oggi inesplorato della fanciulla. E già: le leggende ci hanno tramandato della passione che indusse il Signore degli Inferi a rapire la bella dea della primavera e dell’ira funesta della madre di lei, Demetra, che per rappresaglia, o per il troppo dolore, tolse le messi agli uomini…a nessuno era mai venuto in mente di indagare che cosa ne pensasse lei, la giovane spostata come un pacco da un regno all’altro.

Laura se lo è domandato e la sua risposta è prima di tutto un romanzo di formazione, una storia d’amore in cui finalmente il bel tenebroso NON si innamora della scema di turno e, ebbene sì, un inno alla femminilità ( e al femminismo).

I personaggi sono tratteggiati con puntualità e precisione. Mi capita raramente di riuscire ad identificarmi nella protagonista di una storia d’amore, non so perché. Forse perché mi sembrano tutte una fila di ebeti in attesa di essere travolte. Persefone no. Persefone è quasi una bimba all’inizio della storia, perché è una persona buona. La sua ingenuità,spesso derisa da chi la vede accontentarsi solo dei suoi fiori, è solo apparente: Persefone cela un lato molto più profondo, che si scopre a poco a poco. Il suo amore per le radici non è che una metafora, ma molto azzeccata di ciò che in effetti sottende alla sua personalità. Persefone non è una lagna. Non è una vittima. Ed è davvero appassionante vederla affrontare le situazioni di pericolo, innamorarsi di quello “zio” tanto cupo quanto saggio, tanto affascinante quanto sensuale, vederla crescere e prendere coscienza di sé.

Persefone ha suscitato in me un senso di tenerezza ed identificazione come non mi succedeva da tempo.

Ade è il figo della situazione ed è ben lontano da  quei bellocci pieni di sé a cui tanta letteratura fantastupida ci sta abituando. Lo immagini bello, ma in modo sinistro. Saggio al punto da essere preoccupante. Orgoglioso, ma non troppo paternalista. E, soprattutto, innamoratissimo. Ade è l’unico che vede Persefone da subito per ciò che è: una vera regina. E non è forse questo il segreto dell’amore?

Belli e intensi sono anche i personaggi di contorno, alcuni più conosciuti, altri frutto di un meticoloso lavoro di studio del mito in molte sue versioni, che si intuisce possa sostenere un’opera come questa. Le descrizioni sono coinvolgenti e le sensazioni durante la lettura si alternano come colori di un arcobaleno.

Chi dovesse storcere il naso solo perché è un’autopubblicazione commette un grave errore: nel mare magnum della rete, questo testo emerge come una perla, riuscendo ad essere originale pur nella storia risaputa, vibrante nel tono, ricco di sfumature. Un punto a favore è, infatti, lo stile: lieve, ma con pennellate di poesia che sembrano inconsapevoli e per questo non ingombranti. L’insieme è un testo armonioso e avvincente, che vi straconsiglio.

E sì, mi è piaciuto un mondo, non so se si nota. 😛 Preferisco essere sincera e rendermi un po’ ridicola con il fangirling, piuttosto che mantenere un distacco che non sento, per la facciata di “critica letteraria”.

Spero in un seguito, anche se non so se sarà possibile. Per adesso, mi basterebbe anche la versione cartacea da regalarMi (e regalare) a Natale.

Immortals, di Tarsem Singh

Com’è piccolo il mondo (del cinema!). Avevo da poco finito di recensire “Biancaneve”, che mi sono ritrovata tra le mani il DVD di “Immortals”, dello stesso regista. Essendo una giornata grigia, essendo io da sola e essendo stato spacciato come film fratello di 300, che a me è piaciuto da matti, mi sono detta…perché no?

Comincio con un giudizio globale: il film non mi è dispiaciuto. Il problema è che non ci ho capito niente. No, non è che ci sia una trama troppo complicata: siamo ai tempi del Mito (e quindi si parte bene). Il re Iperione (Mickey Rourke) è un cattivone perchésssì (cioè non si capisce bene che cosa lo spinga). Un giorno ha la brillante idea di liberare i Titani, ovvero le divinità sconfitte ed imprigionate da Zeus (Ma perché? Perchésssì!). Mentre imperversa in giro per la  ricerca di un Arco Magico che gli consentirà di svolgere il suo scellerato proposito, attacca il villaggio in cui vive il giovane contadino Teseo. E commette l’errore fatale di sgozzargli la madre. (Perché? Chiederete voi. Perchésssì.) Da quel momento Teseo diventa il suo più forte avversario (figuriamoci gli altri…ehm…no, scherzo). Viene fuori che Teseo è stato allevato nientepopodimeno che da Zeus sotto spoglie mortali e che TUTTI GLI DEI combattono dalla sua parte. Se ne accorge anche Fedra, la Vergine dell’Oracolo che vedrà il futuro finché rimarrà pura. Cinque minuti dopo aver messo gli occhi sul nostro eroe, scordatevi l’oracolo. E c’è da capirla. Il motivo per cui sono un po’ confusionaria nel raccontarvi questo film è che il protagonista è Henry Cavill.

L'America ha Armi di Distruzione di Massa. Ecco la prova.

E il Maledetto Henry Cavill è un Figo che fa spavento. Cioè, ti fa perdere il filo della trama, specie perché metà del film sono primi piani suoi, della sua fossetta sul mento, dei riccioli, dei pettorali…lo ammetto, mi ha creato un paio d’ore di Impotenza Mentale. Mi ha fatto venire un Alzheimer da Fighezza. Non mi ricordavo neanche più chi fosse Teseo nella mitologia, per me poteva anche andare a cercare il Creatore di Patatine Fritte.

Ammesso questo, il film è divertente e al cinema deve essere stato spettacolare. La fotografia mi è piaciuta, costumi e scenari un po’ meno, perché in alcuni punti hanno tirato al risparmio e sembra girato a Gardaland.

Ma c’è Henry Cavill, a voi frega qualcosa della scenografia? A me no.

Beh, per farvela breve, ci sono epiche battaglie, e se vi è piaciuto 300 anche questo non vi dispiacerà, ma è meglio non mettere i due film a paragone, perché Immortals ne uscirebbe abbastanza con le ossa rotte in quanto manca quasi completamente di epica.

Ma c’è Henry Cavill, a voi vi frega dell’epica?

PS: vengo giusto a sapere che il suddetto interpreterà SuperMan nel rebooth della serie. Non credo che la calzamaglia rossoblu avrà un’abitante più bello di questo. Perciò, anche se per me Superman è sempre stato Tom Welling, andrò al cinema, mi sa. 😀