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Storia di una ladra di libri, di Markus Zusak (trad. di M.G. Giughese)

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ATTENZIONE! QUESTA RECENSIONE CONTIENE SPOILER!!!

Questa probabilmente è una della serie “recensioni inutili, dato che tutti hanno già letto il libro”, ma ci tengo lo stesso a dare il mio positivo parere su “Storia di una ladra di libri“, perché bisogna dare a Cesare quel che  è di Cesare e a Markuz Zusak ciò che è di Markus Zusak.

La cosa che mi ha colpita maggiormente  sono gli espedienti narrativi: tanto per cominciare la voce che racconta la storia è del tutto inaspettata. E’ la Morte, descritta però come tutt’altro che mostro insensibile. Una figura terza, ma non estranea. Per certi versi, materna.

La Morte ci parla di come poche persone riescano a colpirla per davvero è una di queste è Liesel Meminger, figlia di una comunista che ha dovuto lasciare la Germania Nazista e dare perciò la sua creatura in adozione. La bambina giunge così ad Himmelstrasse, nella casa degli Hubermann. Il padre, Hans, è un uomo d’animo gentile che conquista subito la ragazzina. La moglie, Rosa, è un donnone burbero e sboccato, ma anche lei mostrerà un cuore d’oro e un sincero affetto per la bambina. Liesel ha però un segreto: fin dal giorno della morte del fratellino più piccolo non può fare a meno di essere attratta dai libri. Al punto da rubarli. E quando ,con molta fatica, impara a leggere, la febbre sale ancora. I libri, le parole, sono l’unico appiglio per affrontare tutto il dolore che l’attende: il nazismo e la guerra, tanto per cominciare. La paura dei bombardamenti, quella per Max – (giovane ebreo nascosto in cantina ), le perdite che giorno per giorno costelleranno la sua vita, la fame.

Ma la Morte osserva tutto e sa che la Ladra di Libri è più forte.

La Morte anticipa e riassume alcuni fatti. Pennella situazioni. Dà ritmo al testo, un ritmo narrativo inusuale nei racconti che hanno come sottofondo la guerra e l’Olocausto.

Il libro non cede mai al pietismo, non scade nella banalità e neppure nel politicamente corretto a tutti i costi. Però il dolore si fa vivo e reale, quando c’è…come anche i momenti di felicità. Rari, ma assoluti.

E come le cose belle, come i capelli biondi di Rudy Steiner, il ragazzo della porta accanto, compagno di furti di Liesel e poi suo primo amore, anche se i due non condivideranno mai altro che un bacio, quando già le labbra del ragazzo saranno esangui.

Questo è un libro che lascia il segno e ce ne accorgiamo perché i suoi personaggi continuano a parlare DOPO la chiusura del testo, quando già tutte le lacrime che dovevano cadere sono scese. Non so se è per averlo terminato che stanotte non ho dormito bene. So che mi ha lasciato qualcosa dentro. Una lettura che merita tutta la vostra attenzione per caratterizzazioni, descrizioni e profondità.

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