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Archivi categoria: Cinema e tv molto zitelli

Ora vi dico perché mi è piaciuto Starwars VII – Spoiler al 101%

Attenzione prego: SE NON HAI ANCORA VISTO STAR WARS – IL RISVEGLIO DELLA FORZA, NON LEGGERE QUESTO ARTICOLO. RIPETO:  SE NON HAI ANCORA VISTO STAR WARS – IL RISVEGLIO DELLA FORZA, NON LEGGERE QUESTO ARTICOLO.

 

D’ORA IN AVANTI NON MI RITENGO RESPONSABILE DI SPOILER NON RICHIESTI E SUPPONGO CHE TU ABBIA GIA’ COMPIUTO 18 ANNI…AH,NO. BEH, SUPPONGO CHE TU SAPPIA GIA’ DI CHE COSA STO PARLANDO.

 

PRONTI?

VIA!!!

 

Ora che Leo Ortolani ha (come al solito) criticato il film “Star Wars – Il risveglio della Forza”, mi sento libera di dire anche io la mia. Certo, la sua recensione sarà immensamente più simpatica, ma devo anche dirvi perché secondo me ha sparato sulla croce rossa…per di più scazzando qualcosina.

Premetto che sono una fan “normale” di Star Wars, cioè non conosco a memoria in ordine alfabetico i nomi di tutti i rappresentanti del consiglio Jedi, ma mi limito a conoscenze superficiali dei film (visti sì e no una diciottina di volte).

La prima cosa che voglio dirvi è che sono uscita dal cinema con la sensazione di essermi MOLTO divertita. Ho trovato questo seguito un punto di incontro tra il sequel ed il rebooth e devo dire che l’idea non mi è spiaciuta affatto: innanzi tutto ritengo che coloro che si considerano “veri fans” sono anche quelli che farebbero bene a rivedersi la trilogia originale in loop, tanto niente risulterebbe all’altezza. (Ad oggi sono gli stesso che si lamentano della mancanza di idee originali, ma avrebbero strozzato Lucas ai tempi dei prequel per idee originalissime tipo Jar Jar Bings). Inoltre, il film è, da questo punto di vista inattaccabile: un vero Star Wars (e prova a dire di no, la trama ricalca pedissequamente “Una nuova speranza”!!!).

La mancanza di”sorprese” narrative – che è un po’ il punto debole del film –  è compensata da una realizzazione rispettosa e simpatica (es: BB-8 il droide che contiene le informazioni ricercate da buoni e cattivi è molto tenero e ti viene da proteggerlo quasi più di quanto avveniva con R2D2…) e da personaggi nuovi che sostengono ed ereditano magnificamente le parti delle vecchie glorie, che comunque appena appaiono strappano l’applauso.

Si diceva dei personaggi:

Rey, la protagonista, è ciò che sarebbe stato Luke. E sì, ho detto LA protagonista. Perché Rey è uno dei personaggi femminili meglio riusciti della storia nerd. Oltre alla bellezza (e se il povero Ortolani è in grado di giudicare solo il fatto che non sia la tettona di turno povero lui, a me viene tristezza) e al carattere, è un personaggio il cui genere – semplicemente – non importa. A tutto tondo. E non è una Mary Sue, nonostante riesca ad usare al Forza come nessuno prima di lei. Ovviamente tutti i nerd rosiconi si scocciano perché lei – per puro culo – riesce ad intortare una mente debole alla maniera di Obi Wan, ma non dicevano niente quando si inchinavano al ragazzino di 8 anni che guidava uno sguscio come nemmeno Ayrton Senna con la sua F1.

Kylo Ren, l’antagonista, che avrebbe dovuto prendere il posto di Darth Vader. Parliamone: un secondo Darth Vader NON avrebbe funzionato, perché il primo basta e avanza e soprattutto – come si è visto con i vari Count Dooku, Darth Maul etc etc. – è del tutto inarrivabile. Perché allora non farne un cattivo “in essere”, uno che ancora non è proprio del tutto Oscuro, i cui motivi per passare al sith side of life sono alquanto risibili…ma soprattutto chi avrebbe funzionato meglio del bambino viziato vittima di ossessione? Kylo Ren è tutto questo. E il fatto che sia figlio di Han e Leia dona motivazioni ad un personaggio che ha un larghissimo margine. Protagonista e Antagonista, per una volta, non hanno un rapporto squilibrato, ma crescono insieme. Mi sembra un punto da non sottovalutare che potrebbe invece portare nei seguiti una ventata di novità. Che poi al povero Kylo caschi il carisma a -250 appena si toglie la maschera mi fa un gran piacere, perché spero che così sia scongiurata l’ipotetica love story che per qualche secondo ho temuto.

Finn, il soldato pentito, ha il ruolo di introdurre coloro che non sanno nulla della saga nel mondo di Guerre Stellari. E’ un ottimo comprimario, un personaggio del tutto nuovo: si fa amare da subito.

Poe Daeron, il pilota infallibile: potrebbe essere il “nuovo” Han. Per lo meno le battute e il sollievo comico sono tutti suoi.

Le vecchie glorie appaiono in tutto il loro fulgore: si scopre che Leia e Han, alla fine, si amano ancora ma non sono rimasti insieme. Luke è scomparso e deve essere ritrovato, per riportare l’equilibrio nella Forza, dato che ciò che resta dell’Impero (ora si chiama Primo Ordine) è ancora in attività.Mi è piaciuto, in particolare, che Han solo ereditasse in qualche modo il ruolo che è stato di Ben Kenobi, ovvero il “padre” che l’archetipo vuole morto. L’ho trovato, in un certo senso, giusto, anche se lì per lì mi è dispiaciuto moltissimo.

C’è tutto quello che ci ha sempre affascinato di Star Wars. Inseguimenti, astronavi, la Morte Nera – più grossa, ora si chiama Star Killer – col suo unico punto debole che va centrato all’ultimo secondo…e poi le lightsaber che sono e restano l’arma più fyga inventata nel 20° secolo.

Davvero non capisco perché alcuni dicano di essersi annoiati: gli effetti sono perfetti. Né troppi, né troppo pochi.

La cosa più importante è che il film lascia davvero una discreta curiosità di vedere i seguiti, cosa che nei prequel a me non è affatto successa. I dialoghi sono interessanti. Basta con le svenevolezze alla “Dawson’s Creek” di Anakin e Padmé, grazie al cielo. E no, non ne parlerò male per seguire una moda e solo per il fatto che ora il marchio è in mano alla Disney. Che sia un’iniziativa commerciale…è chiaro dagli anni 70. Se però ci regala due ore di puro relax e riesce a proiettarci in una galassia lontana lontana…il film è benfatto. E per me lo è.

Marvel’s Jessica Jones

Qui tutti stanno impazzendo per l’attesissimo nuovo film di Star Wars che debutterà domani nelle sale italiane e, siccome per un bel po’ non si parlerà d’altro, ho deciso di insistere su quella che secondo me è una serie che ha mantenuto le promesse e che quindi MERITA. Per una luuunga serie di motivi.

Parliamo – in extremis – della serie Jessica Jones prodotta da Netflix.

Jessica Jones è una delle eroine “minori” della Marvel, ma vive nello stesso “mondo” degli Avengers. Se avete visto Dare Devil (sempre per Netflix) avete perfettamente l’idea del setting: una New York per niente glamour, ma sporca, piena di drogati e delinquentelli, in cui l’eroe è chi si fa il cosiddetto “mazzo” quotidiano.

Jessica possiede forza e velocità superiori alla norma, ma non sa che farsenee – anzi – le sue doti sembrano più un peso per lei, in quanto la conosciamo vittima ed impaurita dopo essere sfuggita a stento alle grinfie di un super-criminale: Killgrave (David Tennant, straordinario), un uomo dal terrificante potere di controllare le menti con il suono della voce. Jessica sta ancora affrontando il disturbo post traumatico quando si accorge da alcuni particolari che la sua nemesi non è morta come lei credeva, ma -anzi – è tornato in città e la sta braccando con lo scopo di catturarla di nuovo e costringerla ad azioni aberranti.

Il tutto, ovviamente viene svelato piano piano, mentre assistiamo alla vita quotidiana della protagonista, che ruota attorno alla sua scalcinata agenzia investigativa.

Jessica è una vera dura, una ragazza senza fronzoli e che non si concede molte distrazioni, ma ha anche un animo nobile, come una vera eroina, e questo emerge in particolare nel suo modo ruvido di aiutare gli altri e quando è in compagnia della sua migliore amica, Trish, brillante conduttrice di un programma radio…e poi quando incontra Luke Cage, un gigante nero dalla fibra indistruttibile, nei confronti del quale Jessica prova attrazione e rimorso, per un segreto che non può proprio dirgli…

I motivi principali per dare una chanche a questo telefim sono molti:

  1. E’ una serie altamente egualitaria. Jessica è un personaggio completo, che va oltre i soliti schemi della “tutina aderente”. Non rinuncia alla sensualità, ma non è bamboleggiante. Nessuno dei personaggi femminili lo è. Finalmente perché eravamo stufe.
  2. Killgrave è un GRAN cattivo. Ironico, spietato, apparentemente inarrestabile.
  3. Le tematiche sono piuttosto rudi, la suspence non manca e l’atmosfera si fa più cupa di puntata in puntata.
  4. I dialoghi sono brillanti, i personaggi comprimari – quasi tutti – sono umanità dolente e imperfetta, che fa rabbia e tenerezza…come nella vita. Su tutti, la “Trinity” di Matrix, nei panni di un’avvocata lesbica, squalo del mondo legale. Anche il tema dell’omosessualità è trattato con una naturalezza che lascia davvero ben sperare: ovvero come NORMALISSIMO con i suoi alti ed i suoi terribili bassi.
  5. Le scene di sesso non sono gratuite e insistite.
  6. La trama – mi sembra – regge bene dall’inizio alla fine, con la dote rara della verosimiglianza, nonostante si tratti di una produzione Marvel.
  7. …guardatelo. Non ve ne pentirete.

Inside Out, di Pete Docter & Ronnie Del Carmen (by Disney Pixar).

Esco fresca fresca dal cinema per raccontarvi quanto mi sia piaciuto “Inside Out”, il nuovo film della Disney Pixar che, come spesso accade, riesce nello scopo di creare un film apparentemente per bambini, tutto colorato e arcobalenato…per far emozionare e divertire i grandi. Livello di spoiler: qualcosina c’è. Ma se non volete sapere proprio niente che siete qui a fare? 😉

Ho assistito alla proiezione delle 8.10, quella tradizionalmente frequentata dai più piccoli e…devo dire che quelli che si sono fatti le più grasse risate erano i maggiorenni.

Seguiamo, dalla nascita alla pre-adolescenza, la vita di una ragazzina di nome Riley, attraverso i cinque sentimenti principali che “abitano” la sua mente: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto.

Ognuno sembra avere un compito speciale, Gioia – in particolare – è un po’ a capo di tutto perché lo scopo di tutti è cinque è far sì che la piccola viva una vita felice serena.

La mente di Riley è organizzata come una cabina di controllo alla cui consolle le emozioni si alternano generando ricordi che hanno l’aspetto di biglie colorate. I migliori ricordi, quelli speciali, danno origine alle isole che costruiscono i pilastri della personalità.

Ma cosa succede quando la vita della ragazzina ad un certo punto viene messa sotto sopra da un evento importante come un trasloco? Dover ripartire da capo in una nuova città non è facile e le Emozioni si alternano fino ad un incidente che porterà Gioia e Tristezza a compiere un lungo viaggio per ritrovare l’equilibrio della loro bimba…e per raggiungere tra loro quel compromesso che si chiama “maturità”.

Non vi svelo molto altro, perché il film merita di essere visto e goduto, possibilmente sul megaschermo dato che la realizzazione è davvero deliziosa. I colori, i personaggi, tutto ha il sapore dei migliori ricordi di infanzia ed è inframezzato da siparietti spassosi e momenti di commozione.

Un bel caleidoscopio di emozioni per un film che parla di emozioni…nulla di più azzeccato!

I personaggi sono meravigliosi, dal primo all’ultimo, compresa quella Tristezza che è all’inizio la reietta del gruppo, quella da tenere lontana a tutti i costi, ma che poi si rivela “utile” quanto (e forse più di) tutti gli altri…e questo è un prezioso insegnamento che ci aiuta, secondo me, a riflettere sul non aver paura di vivere a pieno le emozioni che ci sono state donate, perché ognuna di esse ha una ragione e l’importante è non eccedere in nulla.

Mi è piaciuto il fatto che sia Gioia a guidare la vita della bambina, con il suo pensiero positivo, ed ho adorato il fatto che persino lei abbia trovato il suo momento di sconforto e ne sia uscita più forte.

Secondo me, c’è materiale per un seguito che potrebbe rivelarsi godibile e simpatico anche più del primo…spero che il successo di questo film spinga la Pixar almeno a pensarci su.

PS: da non perdere anche il cortometraggio iniziale intitolato LAVA…sull’inaspettato amore di un…vulcano! Eccezionale!

14 Luglio 1789. Sì, sì, la presa della Bastiglia, ma soprattutto…Lady Oscar!

Non posso non dedicare un pensiero a Lei.

Oggi è il 14 Luglio, ricorre l’anniversario della presa della Bastiglia, ma per noi ragazzi degli anni ’80 o giù di lì c’è qualcos’altro che è rimasto impresso nella memoria e ad esso collegato: la morte, nella finzione del manga, ovviamente, di Oscar François De Jarjayes (detta anche Oscarfransuà).

Sapete che ho poco tempo, perciò questo post è poco più di un tributo doveroso, a colei che ha cambiato per sempre la percezione delle ragazze negli anime & manga.

Proprio ieri, su una pagina FB che seguo (Sopravvissuti ai traumi infantili provocati dai cartoni animati giapponesi), André Grandier ha vinto un contest combattutissimo per diventare “Mr.” della pagina. Non avevo mai visto tanta foga, in gente tutto sommato trentenne.

Eppure, una faida, proprio.

Ma la cosa che mi ha fatto riflettere è stata quanto questi personaggi siano riusciti a penetrarci nel cuore. E quanto ancora le emozioni che ci hanno scatenato siano vive e vegete.

Quindi, un brindisi ad Oscar e André. Oscar e André che  – a dispetto di tutti coloro che pensano che amare senza pretese sia essere uno zerbino – ci hanno insegnato cos’è l’amore egualitario.

E scusate se è poco.

Disegno meraviglioso di Marco Albiero.

10 momenti tragici dei cartoni anni ’80, che però ti hanno fatto dire con orgoglio “E io c’ero!”

In questi giorni, io e Lui stiamo giocando al gioco per X Box 360 dedicato a Ken il Guerriero, che si chiama – indovinate un po’ – Fist of the Northern Star.

Oddio, giochiamo, LUI gioca. Io faccio correre il mio personaggio lungo mura e reti, lo faccio sbattere contro macchine in disuso, lo faccio ficcare nei vicoli ciechi…quando non gli guardo la nuca da distanza ravvicinata.

Ahò, lo so che anche i bambini di 8 anni riescono a giocare con la visuale 3D dell’XBox, ma io no. Io dopo Tekken…le delùge. Mi scompare il pollice opponibile.

E quando lui mi sfotte, anzi, si dispera perché mi dice che NON E’ POSSIBILE, io lo guardo in cagnesco e non posso fare a meno di pensare che ahò, io sarò pure impedita col joystick, ma Lui la storia non la sa. E perciò non lo sa perché io vorrei a tutti i costi usare Rei, perché mi viene una lacrimuccia quando appare Juza…etc. etc.

Lui appartiene a quella generazione per cui il massimo del pathos è un tizio col cappellino rosso che si chiede se scegliere Pikachu o Charmender. Questa non è una colpa per Lui, ci mancherebbe, ma a volte mi verrebbe da sederlo davanti al computer e fargli sorbire quelle 600/700 serie come ho fatto io, così capisce.

E così mi è venuto in mente questo post, dove raccolgo le scene che mi hanno segnata. Che da bambina mi avevano fatto rimanere con la faccia da merluzza, ma che ora mi riempiono di nostalgico orgoglio. Scene di pathos così, i ragazzini di oggi se le sognano di notte, secondo me:

SCENE DI CARTONI ANIMATI ANNI 80/90 CHE MI HANNO FATTO DIRE : “TERRIBILE, MA IO C’ERO!”:

1. La morte di André Grandier.

Innanzi tutto, André è – tipo – l’uomo ideale. Forte, ma gentile. Dolce, ma coraggioso. Disposto a tutto per la sua Oscar. Paziente. Affettuoso. E figo da paura. André ama Oscar per TUTTA la serie, in silenzio. A parte un tentativo di stupro, subito autocorretto (per fortuna), si può dire che sia il personaggio migliore mai apparso (dopo Micene di Sagitter, chiaramente, che però appare ben poco). Succede che la sera prima che scoppi la rivoluzione, anche Oscar capisce che è innamorata di lui e finalmente fanno l’amore. E al mattino dopo, gli sparano.

Neanche il tempo di gioire, cavolo.

La scena di Oscar che gli dice che lo vuole sposare in una piccola chiesa di campagna, e di lui che si fa scendere una lacrima dall’unico occhio rimastogli e poi spira mi fa piangere ancora adesso!

2. La morte del signor Shu in Ken il Guerriero. 

Siamo in pieno scontro tra Ken e i guerrieri di Nanto. In particolare ce n’è uno fetente che si fa chiamare Il Re di Nanto, il quale ha avuto un’infanzia difficile. Il signor Shu, che già in passato si era accecato per salvare il piccolo Ken da una legge spietata, deve sacrificarsi per salvare dei bambini. Perciò gli vengono recisi i muscoli delle gambe e nonostante ciò deve affrontare una specie di via crucis, trasportando la punta di pietra di una piramide fino alla cima della stessa. Quando arriva in cima, sfinito, muore schiacciato. Una roba che per dei bambini di 10 anni, a cui l’anime era rivolto, era abbastanza agghiacciante.

3. Sempre da Ken il Guerriero, la morte di Rei.

Dopo aver scoperto di essere innamorato e ricambiato di Mamiya, l’Airone d’Acqua di Nanto che fa? Affronta Raoul e resta sconfitto. Raoul nella sua crudeltà non lo uccide subito, ma lo colpisce con una mossa che gli lascia tre giorni di tempo. In questi tre giorni, lui fa in tempo a prendere a calci nel sedere il tizio che aveva violentato Mamiya e poi torna a casa a morire. E siccome è una brutta morte (gli esplodono gli organi dall’interno) non vuole che lei lo veda e la saluta pochi istanti prima. La scena di Mamiya che stringe al cuore il coprispalla insanguinato di Rei e piange ti rimane lì in eterno.

4. La morte di Sutomu, il fidanzato di Mimì Ayuwara.

Che voi direte che in un cartone sportivo non c’era spazio per la tragedia e invece…mentre Mimì sta giocando una partita importante, le si rompe la stringa della scarpa e da lì intuiamo che è successo qualcosa: il povero Sutomu, infatti, durante una tempesta e guidando in una strada di montagna, ha fatto un incidente con l’ape e non si è salvato. Mimì sconvolta e noi di più.

5. La morte di Antony in Candy Candy.

Nel campionario di sfighe che toccano all’orfanella, questa è forse la prima e la più tremenda. Anthony, il primo fidanzatino, il principe dei sogni nonché l’unico che la trattava bene e che la aiutava a sopportare le cattiverie dei Leagan, muore in un incidente a cavallo. E non solo: Candy si becca pure la colpa!

6. La morte del papà di Georgie.

Che non solo i fidanzatini crepavano, eh. Il papà di Georgie muore per una emorragia interna dopo averla salvata da un incidente sul fiume, quando lei è ancora piccola. La madre adottiva la odierà sempre per questo. Anvedi.

7. Lo scontro tra Phoenix e Virgo

Dedico gli ultimi momenti più il bonus al Cartone dei Cartoni. Quello che ce spiccia a tutti casa. In questo caso le morti “definitive” riguardano solo i “non raccomandati”, ma va be’, l’epicità è tale e tanta che non si può andare troppo per il sottile. Lo scontro tra Phoenix e Virgo, per esempio, è da buttarsi in terra. Da una parte, il bronzino più dark e solitario, dall’altra l’uomo più vicino agli dei ma incapace di provare pietà. Phoenix se le passa tutte: mare di sangue, umiliazioni, perdita dei cinque sensi…e ogni volta resiste, resiste, resiste…finché finalmente non riesce a bruciare il settimo senso e decide di sacrificarsi. E fa esclamare a Virgo quel “Ci oscureremo in un mondo di Luce!” che è rimasto negli annali della storia.

8. Il sacrificio di Sirio il Dragone contro Capricorn

Quando Sirio decide che l’unico modo per sconfiggere il Capricorno è raggiungere la pienezza del Dragone, parte un coro di “noooooo!”. Perché fino in Cina si sa che la Pienezza del Dragone è una tecnica che uccide anche chi la compie e infatti Libra aveva proibito a Sirio di usarla. Ma il senso del dovere scavalca ogni divieto e Sirio diventa una cometa, insieme al nemico che, nel frattempo, davanti a tanta abnegazione, capisce di aver sbagliato…Epicità che trasuda anche dalla sigla.

9. Lo scontro senza vincitori tra Crystal il Cigno e Aquarius.

In una gara estenuante per arrivare allo zero assoluto, i due cavalieri delle energie fredde finiscono per annientarsi a vicenda. L’amarezza di Crystal, che capisce che tutto è stato – da parte di Aquarius – una sciocca disputa su chi è il migliore tra maestro e allievo, mentre lui ha dovuto lottare per la giustizia, che si conclude con un “Io non ho mai voluto esserti superiore…”

Lacrime. Lacrime. Lacrime.

10. La morte di Cassios, per amore di Tisifone.

Ora, fino alla puntata “Nobile Cassios”, questo personaggio è stato bellamente ignorato dai più. E’ l’allievo di Tisifone che appare nella prima puntata a contendere l’armatura a Seiya e ci perde un orecchio. E’ brutto e antipatico e uno pensa che sia finita lì.

MA nessuno ci aveva preparati a quello che stava per accadere! Quando arriva nella casa di Leo, Seiya scopre che Ioria è stato plagiato. Non si fermerà finché non vedrà un nemico morto ai suoi piedi. Nelle intenzioni di Arles costui avrebbe dovuto essere Pegasus, ma questo avrebbe fatto impazzire di dolore Tisifone, che lo amava. E allora Cassios si sacrifica al posto suo, in nome dell’amore e della gratitudine verso la donna con cui aveva condiviso la durezza dell’addestramento.

Ioria si risveglia, impotente, quando Cassios è già morto. E non può che dargli degna sepoltura.

Ora, venitemi un po’ a dire che questi cartoni non meritavano. Ci hanno insegnato anche a soffrire, cavolo. Potrei aggiungere molti altri momenti, ma per adesso mi fermo qui. Se vi va, scrivetemi i vostri e sfoghiamoci tutti assieme: SIAMO DEI SOPRAVVISSUTI!!!!

Non guardo Game of Thrones. 100% spoiler.

Dovevo fare questo “outing”. E scusate se è stupido, o se vi sembra infantile. Ma il giorno in cui imperversa la polemica sull’ennesima “puntata shock”, che termina – ormai lo sanno anche i sassi – con uno stupro odiosissimo perpetrato su Sansa Stark (perché nei libri non c’è, perché il personaggio aveva avuto una bella evoluzione e mo’ che succede?, perché fanno vedere la scena attraverso gli occhi di Theon, quindi il dolore di lei viene messo da parte…) devo ammettere che qualche volta ho commentato la serie solo per sentito dire.

Ho guardato la prima serie, poi a spizzichi e bocconi la seconda. Già tutte ste teste mozzate, arti tagliati, budella sbudellate…non è che mi andassero tanto a genio. Poi, su Rai 4, sono incappata in una scena “minore”: il re odiosetto Joffrey veniva “omaggiato” di due prostitute dallo zio Tyrion (della serie “se scopi, magari diventi meno antipatico”). E il reuccio infame che faceva? Sotto minaccia di una balestra, costringeva una delle due a violentare e sventrare l’altra con un bastone sulla cui sommità erano fissati degli uncini.

Ecco, diciamo che lì si è interrotto il mio rapporto con Game of Thrones. Lo so che è un telefilm avvincente, lo so che è davvero di moda.

Ma io non provo alcun piacere nel vedere un tale tasso di violenza. Non in un programma di intrattenimento.

E non è per bigottismo, né perché non ne capisco la contestualizzazione. Al contrario. Lo so che nel medioevo questo tipo di violenza era la prassi e non si può prescindere se ci sono dei personaggi cattivi fino alla follia, non si può certo pretendere che si comportino da minipony, giusto? Epperò io mi prendo il diritto di evitarmi queste cose.

E di continuare a sbavazzare su Supernatural.

Mad Max: Fury Road, di George Miller

Sono stata invitata dagli amici a vedere il nuovo film della serie di Mad Max (quella cominciata con “Interceptor” e ai suoi tempi interpretata da Mel Gibson). Sinceramente, non mi sembrava che il film fosse molto nelle mie corde, perché di solito non sono una fan di sparatutto & motori, ma poi mi sono ricordata che questa storia ha dato l’ispirazione ai creatori di Ken il Guerriero, ne ho sentito parlar bene e – soprattutto – ho letto che negli USA il MRA provava invano a boicottare questo film per via della presenza di ruoli femminili “forti”. Quindi mi sono convinta ad andare e devo dire che non sono rimasta delusa, anzi: questo è stato uno di qui casi in cui è bello rimanere piacevolmente stupiti.

Comincio col dire che anche chi non è un grande fan della serie può gustarsi il film, infatti la trama è semplice che più semplice non si può: siamo in un futuro post-atomico dove i sopravvissuti alle varie catastrofi vivono ridotti in schiavitù sotto il giogo di pochi, malvagi signori della guerra che comandano controllando con la violenza le risorse principali. In questo ambiente ben poco amichevole, mirando solo a sopravvivere, si muove Max, un ex poliziotto che dopo aver perso la famiglia è vittima di frequenti allucinazioni.

Max viene catturato dagli sgherri di un signore della guerra che si fa chiamare Immortal Joe: costui, ormai vecchio, governa una torma di esaltati chiamati “Figli della Guerra”, il cui scopo principale è morire combattendo. Il suo unico fine è avere una figliolanza sana, dato che le radiazioni hanno afflitto con malattie ed orribili mutazioni la progenie avuta fino a quel momento.

Max – dicevo – viene catturato da questi esaltati e si ritrova senza volere, così, all’inseguimento di una donna che guida un’autocisterna corazzata e che doveva andare a fare rifornimento di benzina ed ha inspiegabilmente deviato dal percorso stabilito.

Si scopre presto il fattaccio: questa donna, che viene chiamata Imperatrice Furiosa, nella sua fuga ha portato con sé cinque ragazze che Immortal Joe aveva scelto come mogli. Queste sono bellissime e, soprattutto, sane. Hanno saputo mantenere una dignità nonostante le ripetute violenze ed hanno colto la prima occasione buona per scappare. In principio, Max si trova in contrasto con loro, vorrebbe farsi i fatti suoi, ma poi si trova irrimediabilmente coinvolto.

Quando Immortal Joe si accorge della fuga, scatena un inseguimento pazzesco lungo la cosiddetta Fury Road, una landa immensa e desertica, funestata da tempeste di sabbia, predoni, paludi e chi più ne ha più ne metta.

Il film è un susseguirsi di esplosioni, rombi di motore, spari, acrobazie. Eppure, secondo me può piacere anche a coloro che di solito da queste pellicole si tengono alla larga.

Quelli del MRA hanno fatto proprio bene ad arrabbiarsi: i personaggi femminili – tutti – ne escono fuori benissimo. Inutile dire che Charlize Theron nei panni di Furiosa fa la parte del leone. Tuttavia, è bene evidenziare che anche lei sfugge allo stereotipo: nonostante il nome e nonostante il fatto che sia assolutamente alla pari con quello che dovrebbe essere il protagonista, non si dimostra una “virago priva di qualsiasi sentimento”. E, soprattutto, non ha un’aurea di “eccezionalità” per quello che fa. Lotta, combatte, si fa male, dà ordini e consigli… ieri un mio amico ha commentato: “E’ come se avessero preso il personaggio di Max dividendolo in due e dando metà della parte ad una donna, il che è una novità”. Sì, è una novità, ma è una bella novità. Non mi stupisce che, quando le donne sono rappresentate a tutto tondo, cioè come esseri umani e non come strani animaletti da salvare, il film funzioni.

Il rapporto di Furiosa e Max, dicevo, è assolutamente paritario e per questo molto bello. Infatti ciò che si instaura tra loro è un bellissimo rapporto di fiducia ed amicizia, fatto di sguardi e di non detto, tra due esseri che si capiscono molto bene.

Sono stata anche favorevolmente colpita dalla caratterizzazione delle mogli, le cinque bellissime ragazze che  – temevo – fossero lì per fan service. Beh, dopo pochi secondi ho perso questa impressione: sono belle e discinte ma si capisce perché. Sono fuggite con il poco che avevano appena hanno potuto. Si capisce che, in una società violenta e maschilista come quella descritta, le donne destinate alla riproduzione non dovessero avere molti orpelli. E tutte mostrano un carattere “normale”, ovvero la naturale inclinazione a voler essere libere e a NON voler subire degli stupri continuati.

NON SIAMO COSE! Ripete a gran voce Angharad, splendida ragazza che è fuggita incinta di otto mesi (interpretata da Rose Huntington -Whiteley,sì, la stessa di Transformers). E tutte sembrano volerle dare ragione, anche se qualche volta la paura fa chiedere a qualcuna di loro se non sia meglio cercare la protezione dell’oppressore.

Vi ricorda mica qualcosa, care “Donne contro il Femminismo”?

Durante la fuga, Nux (Nicholas Hoult) il Figlio della Guerra che suo malgrado ha portato Max fin lì, impara che forse il suo destino non sarà quello che gli è stato imposto fin da bambino. E basta una carezza gentile per fargli capire ciò che non ha mai avuto. Perciò diventa un prezioso alleato. Tanto per far capire che, no, non è un film in cui le donne sono buone e gli uomini cattivi.

Purtroppo, il piano di Furiosa di portare le ragazze al Luogo Verde, un’oasi in cui lei stessa è cresciuta, fallisce per cause naturali: le radiazioni lo hanno reso invivibile. Del passato della ragazza resta solo un piccolo gruppo di donne, guerriere non più giovani e sfinite, che però hanno conservato il sapere del loro popolo e, cosa anche più importante, dei veri semi di ogni pianta. Sono solo in cerca di un luogo per far rifiorire un intero mondo.

Max si prende in carico anche queste moderne “amazzoni” superando la diffidenza delle più anziane. Ma la battaglia incombe, perché l’unico posto in cui sia possibile piantare qualcosa è proprio la cittadella di Immortal Joe con le sue riserve d’acqua. Il luogo da cui tutto è cominciato.

Il film può piacere o non piacere, sia ben chiaro, ma ci sono alcuni particolari per me oggettivamente belli: parlo della fotografia e dell’equilibrio tra immagini e colori, che è stupefacente. L’armata di Immortal Joe, su cui spicca un carro composto da casse acustiche su cui un pazzo cieco suona una chitarra elettrica, è decisamente da vedere.

Due ore sono passate in un soffio.

Se volete che risponda alla domanda: “ma è davvero un film ‘femminista’? Vi direi di sì. Ma vi direi anche che per femminismo intendo la normalità, quindi sono gli altri film ,che dovrebbero rivedere qualcosa nelle loro sceneggiature, di solito zeppe di personaggi-stereotipo.

Se avete otto euro da spendere,quindi, ve lo consiglio: il film li vale, per un sacco di ragioni.