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Archivi categoria: Cinema e tv molto zitelli

Wonder Woman, di Patty Jenkins

Ora che non è più una novità e che dunque il rischio spoileroso è minimizzato, sono qui pronta a dire la mia su un film che tenevo molto a vedere, ovvero Wonder Woman.

Probabilmente le cose più importanti sono già state dette altrove, ma anche io vorrei dare il mio obolo sul perché mi è piaciuto. Prima di cominciare: sì Gal Gadot è israeliana, no non boicotto il film per questo. Onestamente, non ho trovato alcun riscontro delle nefandezze millantate dai suoi detrattori. Ergo, per me al momento Gal Gadot  è una bonazza inaudita nonché una splendida protagonista per una pellicola cinematografica dedicata ad una supereroina finalmente decente (dopo la tristezza di Electra e Catwoman) con protagonista (e regista) femminile.

Quindi, i motivi per cui vale la pena sborsare 8 euro sono:

  1. Gal Gadot è perfetta. Ve l’avevo già detto, lo so. La storia parte proprio dalle origini del personaggio, quindi quando la nostra ancora bambina si addestra (o per lo meno ci prova) con le amazzoni a Themiscyra. Diana, questo il nome della piccola, impara fin da subito che l’unico vero nemico è il dio della guerra Ares e che al suo popolo è stato dato il compito di fermarlo quando egli si ripresenterà a chiedere il suo tributo di sangue. Ecco, nel personaggio di Diana prima di lasciare la sua patria, c’è tutta l’ingenuità infantile di chi ancora ne ha viste poche e questo mi è piaciuto, perché giustifica il suo bruciante desiderio di partire. E, come dicevo, Gal Gadot sia per fisicità che per evoluzione del personaggio, veste il gonnellino e il bracciali cromati alla perfezione.
  2. Le amazzoni. Chi non riconosce la principessa Bottondoro nel ruolo della zia Antiope si butti giù da un marciapiede di faccia. Ma qui la bellissima Robin Wright è una tostissima generalessa, nonché colei che più di tutte crede nella forza di Diana e nel suo essere l’arma più efficace contro Ares.
  3. L’ambientazione – Europa durante la prima guerra mondiale – è abbastanza inusuale per un film sui supereroi.
  4. Steve Trevor (interpretato da Chris Pine) è un modello maschile positivo. E’ lui che, approdato a Themiscyra per puro caso, porta con sé Diana nel mondo “reale”. Steve è una spia, ma è un buono, il cui unico desiderio è fermare la guerra. Quindi tra lui e Diana c’è subito comunione di intenti. E’ lui che la sostiene e la aiuta ad orientarsi nel nuovo mondo e la storia d’amore è inevitabile (e che c’è di male? TUTTI i supereroi hanno una fanciulla che li ispira, non si capisce perché WW non dovrebbe).

 

5. I cattivi. Sono più di uno, ma spicca la dottoressa Maru, che studia nuovi e letali veleni per distruggere l’Europa…e poi Ares che c’è, ma non si trova dove pensa Diana…

6. Le battaglie e gli effettoni. Il film non spicca per una particolare originalità, se consideriamo il solco dei supereroi.Diciamo che la trama è piuttosto lineare. Però le battaglie sono avvincenti, in particolare quella finale. Belli gli effetti speciali e le armi di lei, i bracciali che fanno tanto telefilm anni settanta, il lazo, e la spadona Ammazzadei. Bhwah Bhwah.

7. Il ricordo di Xena. Eh sì, non so voi ma a partire dai costumi, per continuare con gli accenni mitologici, a me questo film ha ricordato un po’ la “Principessa Guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie”. Questione affettiva che mi ha fatto piacere.

8. Diana che vince grazie alla forza dell’Amore. E’ una scelta così ingenua che mi ha fatto tenerezza. E non si parla dell’amore per un uomo in particolare, anche se è Steve a ricordarglielo, ma per l’Amore Universale. Superman docet…ed è giusto che Wonder Woman gli si collochi accanto, come sarà nella Justice League.

9. L’esempio che può dare alle bambine. E’ bello che anche e ragazzine abbiano una protagonista a cui ispirarsi e non la solita comprimaria. Non è esattamente una novità, però non è nemmeno la norma.

10. Il fatto che questo film abbia fatto arrabbiare alcuni MRA. Bhwah bhwah bhwah (2). Eppure non è che abbia chissà quali spunti femministi, se non semplicemente che per una volta quella con i poteri forti è una Lei. Quello che succede con film del genere, però, è che di solito gli sceneggiatori si preoccupano di sfornare personaggi a tutto tondo, molto tridimensionali seppure nel ristretto range dei personaggi da fumetto e di queste scelte guadagna la pellicola in generale.

Quindi, che dire, a mio parere se l’avete perso al cinema vale la pena di recuperarlo. Fatelo vedere a quelle bimbe un po’ timide, a quelle che spontaneamente si mettono nel ruolo di “aiutanti”, perché questo che hanno assorbito finora.

Fate vedere loro che possono essere protagoniste.

American Gods – il telefilm (finalmente!!!)

Dopo SECOLI, torno al blog (sperando di poter scrivere un po’ più spesso) perché avrei un saaaaaacco di cose da dire, ma siccome sono per i “nuovi inizi soft” non sparerò subito uno dei miei pipponi, ma vi darò le mie impressioni sul primo episodio della serie tv di “American Gods”, che per i pochi che non lo sapessero è finalmente uscita sia da noi che negli USA e che promette di essere la mia prossima cotta telefilmica, dopo Supernatural e – ultimamente – Sense8.

Tanto per cominciare Neil Gaiman qui è produttore e credo che questo sia di per sé già una garanzia di fedeltà al romanzo. Infatti, per ora, il primo episodio mi ha incollata al televisore.

Trama in breve per chi non avesse letto i libri: Shadow Moon e’ un ex galeotto che si trova all’improvviso privato di ogni certezza. La moglie Laura muore in un incidente, nel quale resta coinvolto anche l’amante della donna che avrebbe dovuto dare al nostro eroe un nuovo lavoro e un’opportunità per ricominciare. Durante il viaggio verso la sua città natale, dove avrebbe dovuto assistere ai funerali, Shadow incontra un tizio che si fa chiamare Wednesday e che gli propone di fargli da autista/guardia del corpo. Al principio l’aria poco raccomandabile dello sconosciuto vorrebbe far desistere il protagonista che però si trova costretto dagli eventi a imbarcarsi in questo strano viaggio, durante il quale incontrerà una quantità di personaggi bizzarri e spaventosi, qualcuno benevolo, qualcuno totalmente malvagio…e si troverà suo malgrado coinvolto in una guerra all’ultimo sangue tra gli antichi dei e le nuove divinità emergenti quali ad esempio Internet, o la Televisione.

Già vi ho svelato fin troppo, ma sono certa che gran parte di coloro che si stanno avvicinando a questo telefilm o sono appassionati del libro e dell’autore (tipo me) e quindi sanno già tutto, o troveranno comunque decine di motivi per rimanere a bocca aperta.

Questa prima puntata è stata molto più splatter di quanto immaginassi e tuttavia fedelissima al testo scritto. Se devo trovare il pelo nell’uovo, mi pare che l’interprete di Shadow, Ricky Whittle,  sia molto più carino (E PELATO!) rispetto a come me lo fossi immaginata, ma solo proseguendo potrò dare un vero e proprio giudizio sulla resa del personaggio.

 

Quel che già so è che Ian McShane nel ruolo di Wednesday mi sembra perfetto.

Gli effetti speciali e tutto quel sangue mi sembra paghino un po’ a serie che ultimamente hanno sbancato, tipo Game of Thrones, o anche Spartacus…ma spero che American Gods vada ben oltre questo. Per adesso siamo all’inizio dell’avventura: Shadow è uscito di prigione dopo aver saputo la notizia della morte di  Laura ed è stato assunto da Wednesday come da copione. Ciò che mi ha impressionata di più finora è la resa visiva degli ambienti e dei colori ed in particolare il pub dove si svolge la lotta con Mad Sweeney, il leprecauno che gli regala la famosa moneta d’oro che creerà il miracolo…beh, non voglio certo spoilerare più di tanto.

Per chi non sapesse dove e’ possibile vedere American Gods…basta fare l’abbonamento ad Amazon Prime e collegarsi sulla relativa app, se avete una smart tv. Altrimenti – mi raccomando NOOOON USAAAATE i tanti siti di streaming, NON CE NE SONO COSI’ TANTIIII……;)

Ora vi dico perché mi è piaciuto Starwars VII – Spoiler al 101%

Attenzione prego: SE NON HAI ANCORA VISTO STAR WARS – IL RISVEGLIO DELLA FORZA, NON LEGGERE QUESTO ARTICOLO. RIPETO:  SE NON HAI ANCORA VISTO STAR WARS – IL RISVEGLIO DELLA FORZA, NON LEGGERE QUESTO ARTICOLO.

 

D’ORA IN AVANTI NON MI RITENGO RESPONSABILE DI SPOILER NON RICHIESTI E SUPPONGO CHE TU ABBIA GIA’ COMPIUTO 18 ANNI…AH,NO. BEH, SUPPONGO CHE TU SAPPIA GIA’ DI CHE COSA STO PARLANDO.

 

PRONTI?

VIA!!!

 

Ora che Leo Ortolani ha (come al solito) criticato il film “Star Wars – Il risveglio della Forza”, mi sento libera di dire anche io la mia. Certo, la sua recensione sarà immensamente più simpatica, ma devo anche dirvi perché secondo me ha sparato sulla croce rossa…per di più scazzando qualcosina.

Premetto che sono una fan “normale” di Star Wars, cioè non conosco a memoria in ordine alfabetico i nomi di tutti i rappresentanti del consiglio Jedi, ma mi limito a conoscenze superficiali dei film (visti sì e no una diciottina di volte).

La prima cosa che voglio dirvi è che sono uscita dal cinema con la sensazione di essermi MOLTO divertita. Ho trovato questo seguito un punto di incontro tra il sequel ed il rebooth e devo dire che l’idea non mi è spiaciuta affatto: innanzi tutto ritengo che coloro che si considerano “veri fans” sono anche quelli che farebbero bene a rivedersi la trilogia originale in loop, tanto niente risulterebbe all’altezza. (Ad oggi sono gli stesso che si lamentano della mancanza di idee originali, ma avrebbero strozzato Lucas ai tempi dei prequel per idee originalissime tipo Jar Jar Bings). Inoltre, il film è, da questo punto di vista inattaccabile: un vero Star Wars (e prova a dire di no, la trama ricalca pedissequamente “Una nuova speranza”!!!).

La mancanza di”sorprese” narrative – che è un po’ il punto debole del film –  è compensata da una realizzazione rispettosa e simpatica (es: BB-8 il droide che contiene le informazioni ricercate da buoni e cattivi è molto tenero e ti viene da proteggerlo quasi più di quanto avveniva con R2D2…) e da personaggi nuovi che sostengono ed ereditano magnificamente le parti delle vecchie glorie, che comunque appena appaiono strappano l’applauso.

Si diceva dei personaggi:

Rey, la protagonista, è ciò che sarebbe stato Luke. E sì, ho detto LA protagonista. Perché Rey è uno dei personaggi femminili meglio riusciti della storia nerd. Oltre alla bellezza (e se il povero Ortolani è in grado di giudicare solo il fatto che non sia la tettona di turno povero lui, a me viene tristezza) e al carattere, è un personaggio il cui genere – semplicemente – non importa. A tutto tondo. E non è una Mary Sue, nonostante riesca ad usare al Forza come nessuno prima di lei. Ovviamente tutti i nerd rosiconi si scocciano perché lei – per puro culo – riesce ad intortare una mente debole alla maniera di Obi Wan, ma non dicevano niente quando si inchinavano al ragazzino di 8 anni che guidava uno sguscio come nemmeno Ayrton Senna con la sua F1.

Kylo Ren, l’antagonista, che avrebbe dovuto prendere il posto di Darth Vader. Parliamone: un secondo Darth Vader NON avrebbe funzionato, perché il primo basta e avanza e soprattutto – come si è visto con i vari Count Dooku, Darth Maul etc etc. – è del tutto inarrivabile. Perché allora non farne un cattivo “in essere”, uno che ancora non è proprio del tutto Oscuro, i cui motivi per passare al sith side of life sono alquanto risibili…ma soprattutto chi avrebbe funzionato meglio del bambino viziato vittima di ossessione? Kylo Ren è tutto questo. E il fatto che sia figlio di Han e Leia dona motivazioni ad un personaggio che ha un larghissimo margine. Protagonista e Antagonista, per una volta, non hanno un rapporto squilibrato, ma crescono insieme. Mi sembra un punto da non sottovalutare che potrebbe invece portare nei seguiti una ventata di novità. Che poi al povero Kylo caschi il carisma a -250 appena si toglie la maschera mi fa un gran piacere, perché spero che così sia scongiurata l’ipotetica love story che per qualche secondo ho temuto.

Finn, il soldato pentito, ha il ruolo di introdurre coloro che non sanno nulla della saga nel mondo di Guerre Stellari. E’ un ottimo comprimario, un personaggio del tutto nuovo: si fa amare da subito.

Poe Daeron, il pilota infallibile: potrebbe essere il “nuovo” Han. Per lo meno le battute e il sollievo comico sono tutti suoi.

Le vecchie glorie appaiono in tutto il loro fulgore: si scopre che Leia e Han, alla fine, si amano ancora ma non sono rimasti insieme. Luke è scomparso e deve essere ritrovato, per riportare l’equilibrio nella Forza, dato che ciò che resta dell’Impero (ora si chiama Primo Ordine) è ancora in attività.Mi è piaciuto, in particolare, che Han solo ereditasse in qualche modo il ruolo che è stato di Ben Kenobi, ovvero il “padre” che l’archetipo vuole morto. L’ho trovato, in un certo senso, giusto, anche se lì per lì mi è dispiaciuto moltissimo.

C’è tutto quello che ci ha sempre affascinato di Star Wars. Inseguimenti, astronavi, la Morte Nera – più grossa, ora si chiama Star Killer – col suo unico punto debole che va centrato all’ultimo secondo…e poi le lightsaber che sono e restano l’arma più fyga inventata nel 20° secolo.

Davvero non capisco perché alcuni dicano di essersi annoiati: gli effetti sono perfetti. Né troppi, né troppo pochi.

La cosa più importante è che il film lascia davvero una discreta curiosità di vedere i seguiti, cosa che nei prequel a me non è affatto successa. I dialoghi sono interessanti. Basta con le svenevolezze alla “Dawson’s Creek” di Anakin e Padmé, grazie al cielo. E no, non ne parlerò male per seguire una moda e solo per il fatto che ora il marchio è in mano alla Disney. Che sia un’iniziativa commerciale…è chiaro dagli anni 70. Se però ci regala due ore di puro relax e riesce a proiettarci in una galassia lontana lontana…il film è benfatto. E per me lo è.

Marvel’s Jessica Jones

Qui tutti stanno impazzendo per l’attesissimo nuovo film di Star Wars che debutterà domani nelle sale italiane e, siccome per un bel po’ non si parlerà d’altro, ho deciso di insistere su quella che secondo me è una serie che ha mantenuto le promesse e che quindi MERITA. Per una luuunga serie di motivi.

Parliamo – in extremis – della serie Jessica Jones prodotta da Netflix.

Jessica Jones è una delle eroine “minori” della Marvel, ma vive nello stesso “mondo” degli Avengers. Se avete visto Dare Devil (sempre per Netflix) avete perfettamente l’idea del setting: una New York per niente glamour, ma sporca, piena di drogati e delinquentelli, in cui l’eroe è chi si fa il cosiddetto “mazzo” quotidiano.

Jessica possiede forza e velocità superiori alla norma, ma non sa che farsenee – anzi – le sue doti sembrano più un peso per lei, in quanto la conosciamo vittima ed impaurita dopo essere sfuggita a stento alle grinfie di un super-criminale: Killgrave (David Tennant, straordinario), un uomo dal terrificante potere di controllare le menti con il suono della voce. Jessica sta ancora affrontando il disturbo post traumatico quando si accorge da alcuni particolari che la sua nemesi non è morta come lei credeva, ma -anzi – è tornato in città e la sta braccando con lo scopo di catturarla di nuovo e costringerla ad azioni aberranti.

Il tutto, ovviamente viene svelato piano piano, mentre assistiamo alla vita quotidiana della protagonista, che ruota attorno alla sua scalcinata agenzia investigativa.

Jessica è una vera dura, una ragazza senza fronzoli e che non si concede molte distrazioni, ma ha anche un animo nobile, come una vera eroina, e questo emerge in particolare nel suo modo ruvido di aiutare gli altri e quando è in compagnia della sua migliore amica, Trish, brillante conduttrice di un programma radio…e poi quando incontra Luke Cage, un gigante nero dalla fibra indistruttibile, nei confronti del quale Jessica prova attrazione e rimorso, per un segreto che non può proprio dirgli…

I motivi principali per dare una chanche a questo telefim sono molti:

  1. E’ una serie altamente egualitaria. Jessica è un personaggio completo, che va oltre i soliti schemi della “tutina aderente”. Non rinuncia alla sensualità, ma non è bamboleggiante. Nessuno dei personaggi femminili lo è. Finalmente perché eravamo stufe.
  2. Killgrave è un GRAN cattivo. Ironico, spietato, apparentemente inarrestabile.
  3. Le tematiche sono piuttosto rudi, la suspence non manca e l’atmosfera si fa più cupa di puntata in puntata.
  4. I dialoghi sono brillanti, i personaggi comprimari – quasi tutti – sono umanità dolente e imperfetta, che fa rabbia e tenerezza…come nella vita. Su tutti, la “Trinity” di Matrix, nei panni di un’avvocata lesbica, squalo del mondo legale. Anche il tema dell’omosessualità è trattato con una naturalezza che lascia davvero ben sperare: ovvero come NORMALISSIMO con i suoi alti ed i suoi terribili bassi.
  5. Le scene di sesso non sono gratuite e insistite.
  6. La trama – mi sembra – regge bene dall’inizio alla fine, con la dote rara della verosimiglianza, nonostante si tratti di una produzione Marvel.
  7. …guardatelo. Non ve ne pentirete.

Inside Out, di Pete Docter & Ronnie Del Carmen (by Disney Pixar).

Esco fresca fresca dal cinema per raccontarvi quanto mi sia piaciuto “Inside Out”, il nuovo film della Disney Pixar che, come spesso accade, riesce nello scopo di creare un film apparentemente per bambini, tutto colorato e arcobalenato…per far emozionare e divertire i grandi. Livello di spoiler: qualcosina c’è. Ma se non volete sapere proprio niente che siete qui a fare? 😉

Ho assistito alla proiezione delle 8.10, quella tradizionalmente frequentata dai più piccoli e…devo dire che quelli che si sono fatti le più grasse risate erano i maggiorenni.

Seguiamo, dalla nascita alla pre-adolescenza, la vita di una ragazzina di nome Riley, attraverso i cinque sentimenti principali che “abitano” la sua mente: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto.

Ognuno sembra avere un compito speciale, Gioia – in particolare – è un po’ a capo di tutto perché lo scopo di tutti è cinque è far sì che la piccola viva una vita felice serena.

La mente di Riley è organizzata come una cabina di controllo alla cui consolle le emozioni si alternano generando ricordi che hanno l’aspetto di biglie colorate. I migliori ricordi, quelli speciali, danno origine alle isole che costruiscono i pilastri della personalità.

Ma cosa succede quando la vita della ragazzina ad un certo punto viene messa sotto sopra da un evento importante come un trasloco? Dover ripartire da capo in una nuova città non è facile e le Emozioni si alternano fino ad un incidente che porterà Gioia e Tristezza a compiere un lungo viaggio per ritrovare l’equilibrio della loro bimba…e per raggiungere tra loro quel compromesso che si chiama “maturità”.

Non vi svelo molto altro, perché il film merita di essere visto e goduto, possibilmente sul megaschermo dato che la realizzazione è davvero deliziosa. I colori, i personaggi, tutto ha il sapore dei migliori ricordi di infanzia ed è inframezzato da siparietti spassosi e momenti di commozione.

Un bel caleidoscopio di emozioni per un film che parla di emozioni…nulla di più azzeccato!

I personaggi sono meravigliosi, dal primo all’ultimo, compresa quella Tristezza che è all’inizio la reietta del gruppo, quella da tenere lontana a tutti i costi, ma che poi si rivela “utile” quanto (e forse più di) tutti gli altri…e questo è un prezioso insegnamento che ci aiuta, secondo me, a riflettere sul non aver paura di vivere a pieno le emozioni che ci sono state donate, perché ognuna di esse ha una ragione e l’importante è non eccedere in nulla.

Mi è piaciuto il fatto che sia Gioia a guidare la vita della bambina, con il suo pensiero positivo, ed ho adorato il fatto che persino lei abbia trovato il suo momento di sconforto e ne sia uscita più forte.

Secondo me, c’è materiale per un seguito che potrebbe rivelarsi godibile e simpatico anche più del primo…spero che il successo di questo film spinga la Pixar almeno a pensarci su.

PS: da non perdere anche il cortometraggio iniziale intitolato LAVA…sull’inaspettato amore di un…vulcano! Eccezionale!

14 Luglio 1789. Sì, sì, la presa della Bastiglia, ma soprattutto…Lady Oscar!

Non posso non dedicare un pensiero a Lei.

Oggi è il 14 Luglio, ricorre l’anniversario della presa della Bastiglia, ma per noi ragazzi degli anni ’80 o giù di lì c’è qualcos’altro che è rimasto impresso nella memoria e ad esso collegato: la morte, nella finzione del manga, ovviamente, di Oscar François De Jarjayes (detta anche Oscarfransuà).

Sapete che ho poco tempo, perciò questo post è poco più di un tributo doveroso, a colei che ha cambiato per sempre la percezione delle ragazze negli anime & manga.

Proprio ieri, su una pagina FB che seguo (Sopravvissuti ai traumi infantili provocati dai cartoni animati giapponesi), André Grandier ha vinto un contest combattutissimo per diventare “Mr.” della pagina. Non avevo mai visto tanta foga, in gente tutto sommato trentenne.

Eppure, una faida, proprio.

Ma la cosa che mi ha fatto riflettere è stata quanto questi personaggi siano riusciti a penetrarci nel cuore. E quanto ancora le emozioni che ci hanno scatenato siano vive e vegete.

Quindi, un brindisi ad Oscar e André. Oscar e André che  – a dispetto di tutti coloro che pensano che amare senza pretese sia essere uno zerbino – ci hanno insegnato cos’è l’amore egualitario.

E scusate se è poco.

Disegno meraviglioso di Marco Albiero.

10 momenti tragici dei cartoni anni ’80, che però ti hanno fatto dire con orgoglio “E io c’ero!”

In questi giorni, io e Lui stiamo giocando al gioco per X Box 360 dedicato a Ken il Guerriero, che si chiama – indovinate un po’ – Fist of the Northern Star.

Oddio, giochiamo, LUI gioca. Io faccio correre il mio personaggio lungo mura e reti, lo faccio sbattere contro macchine in disuso, lo faccio ficcare nei vicoli ciechi…quando non gli guardo la nuca da distanza ravvicinata.

Ahò, lo so che anche i bambini di 8 anni riescono a giocare con la visuale 3D dell’XBox, ma io no. Io dopo Tekken…le delùge. Mi scompare il pollice opponibile.

E quando lui mi sfotte, anzi, si dispera perché mi dice che NON E’ POSSIBILE, io lo guardo in cagnesco e non posso fare a meno di pensare che ahò, io sarò pure impedita col joystick, ma Lui la storia non la sa. E perciò non lo sa perché io vorrei a tutti i costi usare Rei, perché mi viene una lacrimuccia quando appare Juza…etc. etc.

Lui appartiene a quella generazione per cui il massimo del pathos è un tizio col cappellino rosso che si chiede se scegliere Pikachu o Charmender. Questa non è una colpa per Lui, ci mancherebbe, ma a volte mi verrebbe da sederlo davanti al computer e fargli sorbire quelle 600/700 serie come ho fatto io, così capisce.

E così mi è venuto in mente questo post, dove raccolgo le scene che mi hanno segnata. Che da bambina mi avevano fatto rimanere con la faccia da merluzza, ma che ora mi riempiono di nostalgico orgoglio. Scene di pathos così, i ragazzini di oggi se le sognano di notte, secondo me:

SCENE DI CARTONI ANIMATI ANNI 80/90 CHE MI HANNO FATTO DIRE : “TERRIBILE, MA IO C’ERO!”:

1. La morte di André Grandier.

Innanzi tutto, André è – tipo – l’uomo ideale. Forte, ma gentile. Dolce, ma coraggioso. Disposto a tutto per la sua Oscar. Paziente. Affettuoso. E figo da paura. André ama Oscar per TUTTA la serie, in silenzio. A parte un tentativo di stupro, subito autocorretto (per fortuna), si può dire che sia il personaggio migliore mai apparso (dopo Micene di Sagitter, chiaramente, che però appare ben poco). Succede che la sera prima che scoppi la rivoluzione, anche Oscar capisce che è innamorata di lui e finalmente fanno l’amore. E al mattino dopo, gli sparano.

Neanche il tempo di gioire, cavolo.

La scena di Oscar che gli dice che lo vuole sposare in una piccola chiesa di campagna, e di lui che si fa scendere una lacrima dall’unico occhio rimastogli e poi spira mi fa piangere ancora adesso!

2. La morte del signor Shu in Ken il Guerriero. 

Siamo in pieno scontro tra Ken e i guerrieri di Nanto. In particolare ce n’è uno fetente che si fa chiamare Il Re di Nanto, il quale ha avuto un’infanzia difficile. Il signor Shu, che già in passato si era accecato per salvare il piccolo Ken da una legge spietata, deve sacrificarsi per salvare dei bambini. Perciò gli vengono recisi i muscoli delle gambe e nonostante ciò deve affrontare una specie di via crucis, trasportando la punta di pietra di una piramide fino alla cima della stessa. Quando arriva in cima, sfinito, muore schiacciato. Una roba che per dei bambini di 10 anni, a cui l’anime era rivolto, era abbastanza agghiacciante.

3. Sempre da Ken il Guerriero, la morte di Rei.

Dopo aver scoperto di essere innamorato e ricambiato di Mamiya, l’Airone d’Acqua di Nanto che fa? Affronta Raoul e resta sconfitto. Raoul nella sua crudeltà non lo uccide subito, ma lo colpisce con una mossa che gli lascia tre giorni di tempo. In questi tre giorni, lui fa in tempo a prendere a calci nel sedere il tizio che aveva violentato Mamiya e poi torna a casa a morire. E siccome è una brutta morte (gli esplodono gli organi dall’interno) non vuole che lei lo veda e la saluta pochi istanti prima. La scena di Mamiya che stringe al cuore il coprispalla insanguinato di Rei e piange ti rimane lì in eterno.

4. La morte di Sutomu, il fidanzato di Mimì Ayuwara.

Che voi direte che in un cartone sportivo non c’era spazio per la tragedia e invece…mentre Mimì sta giocando una partita importante, le si rompe la stringa della scarpa e da lì intuiamo che è successo qualcosa: il povero Sutomu, infatti, durante una tempesta e guidando in una strada di montagna, ha fatto un incidente con l’ape e non si è salvato. Mimì sconvolta e noi di più.

5. La morte di Antony in Candy Candy.

Nel campionario di sfighe che toccano all’orfanella, questa è forse la prima e la più tremenda. Anthony, il primo fidanzatino, il principe dei sogni nonché l’unico che la trattava bene e che la aiutava a sopportare le cattiverie dei Leagan, muore in un incidente a cavallo. E non solo: Candy si becca pure la colpa!

6. La morte del papà di Georgie.

Che non solo i fidanzatini crepavano, eh. Il papà di Georgie muore per una emorragia interna dopo averla salvata da un incidente sul fiume, quando lei è ancora piccola. La madre adottiva la odierà sempre per questo. Anvedi.

7. Lo scontro tra Phoenix e Virgo

Dedico gli ultimi momenti più il bonus al Cartone dei Cartoni. Quello che ce spiccia a tutti casa. In questo caso le morti “definitive” riguardano solo i “non raccomandati”, ma va be’, l’epicità è tale e tanta che non si può andare troppo per il sottile. Lo scontro tra Phoenix e Virgo, per esempio, è da buttarsi in terra. Da una parte, il bronzino più dark e solitario, dall’altra l’uomo più vicino agli dei ma incapace di provare pietà. Phoenix se le passa tutte: mare di sangue, umiliazioni, perdita dei cinque sensi…e ogni volta resiste, resiste, resiste…finché finalmente non riesce a bruciare il settimo senso e decide di sacrificarsi. E fa esclamare a Virgo quel “Ci oscureremo in un mondo di Luce!” che è rimasto negli annali della storia.

8. Il sacrificio di Sirio il Dragone contro Capricorn

Quando Sirio decide che l’unico modo per sconfiggere il Capricorno è raggiungere la pienezza del Dragone, parte un coro di “noooooo!”. Perché fino in Cina si sa che la Pienezza del Dragone è una tecnica che uccide anche chi la compie e infatti Libra aveva proibito a Sirio di usarla. Ma il senso del dovere scavalca ogni divieto e Sirio diventa una cometa, insieme al nemico che, nel frattempo, davanti a tanta abnegazione, capisce di aver sbagliato…Epicità che trasuda anche dalla sigla.

9. Lo scontro senza vincitori tra Crystal il Cigno e Aquarius.

In una gara estenuante per arrivare allo zero assoluto, i due cavalieri delle energie fredde finiscono per annientarsi a vicenda. L’amarezza di Crystal, che capisce che tutto è stato – da parte di Aquarius – una sciocca disputa su chi è il migliore tra maestro e allievo, mentre lui ha dovuto lottare per la giustizia, che si conclude con un “Io non ho mai voluto esserti superiore…”

Lacrime. Lacrime. Lacrime.

10. La morte di Cassios, per amore di Tisifone.

Ora, fino alla puntata “Nobile Cassios”, questo personaggio è stato bellamente ignorato dai più. E’ l’allievo di Tisifone che appare nella prima puntata a contendere l’armatura a Seiya e ci perde un orecchio. E’ brutto e antipatico e uno pensa che sia finita lì.

MA nessuno ci aveva preparati a quello che stava per accadere! Quando arriva nella casa di Leo, Seiya scopre che Ioria è stato plagiato. Non si fermerà finché non vedrà un nemico morto ai suoi piedi. Nelle intenzioni di Arles costui avrebbe dovuto essere Pegasus, ma questo avrebbe fatto impazzire di dolore Tisifone, che lo amava. E allora Cassios si sacrifica al posto suo, in nome dell’amore e della gratitudine verso la donna con cui aveva condiviso la durezza dell’addestramento.

Ioria si risveglia, impotente, quando Cassios è già morto. E non può che dargli degna sepoltura.

Ora, venitemi un po’ a dire che questi cartoni non meritavano. Ci hanno insegnato anche a soffrire, cavolo. Potrei aggiungere molti altri momenti, ma per adesso mi fermo qui. Se vi va, scrivetemi i vostri e sfoghiamoci tutti assieme: SIAMO DEI SOPRAVVISSUTI!!!!