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Cooooosa?E’ già metà Febbraioooo???

Quando si dice che il tempo vola…per me in questo periodo non  rende abbastanza l’idea. Tra due giorni Richard The Coccolyn compie tre mesi ed io non mi capacito.

Sono giorni di risvegli notturni (non troppi…pciù pciù, questa sono io che mi bacio i gomiti), pannolini pieni (che io non ci credevo quando mi dicevano che i neonati fanno più robbbbba di Godzilla), lavatrici, filastrocche senza senso o con rime improbabili, nonni sdilinquiti, tette doloranti (sì, ho detto tette!), sonaglini, bavaglini…e c’è il mio Lui piccino che al risveglio mi sorride con quella fossetta lì e si aggrappa a me, proprio a me, e cerca me più spesso di chiunque altro facendomi sentire il cuore grande e leggero, tanto che gliene farei una spremuta.

Sono felice in un modo solido e tranquillo, completa solo quando ci abbracciamo tutti e tre nel lettone; sono sulle nuvole gran parte del tempo, forse, però mi piace.

Faccio tesoro di questo periodo prezioso.

Lì fuori, l’anno non è cominciato al massimo, lo so. Leggo di una campagna elettorale vergognosa, di intolleranza troppo diffusa, di ragazze  innocenti che continuano a morire e che vengono strumentalizzate senza alcuno scrupolo.

Ma in questo periodo mi basta affondare le labbra sulla guancia di panna del mio bambino, respirare la sua pelle per allontanare ogni negatività. E’ una bolla effimera, perciò non mi sento colpevole.

Non ho mai amato tanto come ora.

 

Bye bye 2017,welcome 2018!

Caro 2017,

oggi ci salutiamo e siccome leggo che tanti ti salutano con un calcio nel sedere perché sei stato severo con loro, io vorrei spezzare una lancia a tuo favore. Sei un anno che ricorderò per sempre, perché sei l’anno che mi ha donato Ricky, che ora dorme qui accanto ubriaco di latte. L’anno in cui l’ho portato con amore e in cui mi sono quasi spezzata in due per darlo alla luce. Sei l’anno che si è portato via Bubu, che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di piangere. Ma conoscendo Bubu non avrebbe voluto che piangessimo troppo. Sei l’anno in cui finalmente ho piantato il seme per il mio sogno che non dico per scaramanzia e in cui per la prima volta le cose mi sono sembrate muoversi in direzione giusta. Insomma, 2017 sei stato un anno di emozioni. Ti saluto con gratitudine e un briciolo di malinconia. E ora veniamo a te, 2018. Cosa si può dire al futuro, di cui non si sa nulla? Non ti dirò di andarci piano. Anzi. Spero tu sia intenso. Spero tu sia buono. Spero tu sia vivace. Spero tu porti salute e abbondanza. Ti stringo la mano, sperando non sia una mano fredda e moscia. 2018 sii gentile con noi. Ci saranno cambiamenti, già lo so. Fai che li accettiamo con la giusta disposizione d’animo. Sii divertente, anche. Abbiamo bisogno di ridere un po’. Non ti chiedo nient’altro. Ma ti ringrazio del tuo arrivo, in anticipo, caro 2018. Vedi di non deludermi!vortice.jpg

Lo stupore di ogni giorno.

E allora, dico io, siamo arrivati senza grossi traumi al giorno n.18 senza incorrere in rischi mortali e pericoli indicibili. Cosa che non mi aspettavo.

Non dirò che il mio figliolino è il più bravo di tutti, o che – mio dio – dorme la notte, o che mi rende la zitella più felice del pianeta. Mi limiterò a dire che il sonno che mi fa perdere non è poi così tanto, che STRANAMENTE non c’è niente per ora che mi pesa e che se anche le cose sono destinate a cambiare ed io sono destinata a diventare una mammastra disperata…per ora vorrei fermare il tempo a questo istante perfetto, ma allo stesso momento sono curiosa di scoprire ogni nuovo giorno.

Come ogni volta sento il dovere di esprimere gratitudine per la lista delle mie fortune:

  1. Io e il Neo Papy (felice come una Pasqua anche se siamo quasi a Natale) abbiamo il preziosissimo aiuto dei nonni. Vorrei inchinarmi di fronte a coloro che fanno tutto da sole, senza poter mai respirare: davvero, ragazze, siete delle eroine.
  2. Ho il mio latte, il che mi rende una sorta di Mucca Lilla dei poveri e mi fa vivere praticamente in topless ma senza essere alle Bahamas. Però volete mettere la comodità di aprire un occhio alle quattro del mattino, agguantare il pupo dalla culla next to me e attaccarlo stile navicella di star wars che si congiunge alla Nave Madre e sentire l’immediato silenzio? Niente biberon da scaldare, niente alzatacce (non più di tante, ecco). E pure NeoPapy ringrazia perché può riaddormentarsi subito.
  3. Sono una lavoratrice dipendente. Quindi ho la possibilità di stare a casa alcuni mesi con mio figlio percependo comunque uno stipendio. E’ tanta, tanta roba e solo ora me ne rendo conto. W i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, speriamo non ci mangino anche questi.
  4. Mi sono innamorata – tipo subito – del figliolino. Che una se lo immagina in mille modi, ma non è scontato, credo.
  5. Anche se continuo a piangere perché mi si slacciano le scarpe, i punti stanno andando via e pian piano mi sembra di sbarellare sempre meno. E soprattutto mi sembra di essere più pratica nelle cose di tutti i giorni. Tipo al pit stop pipì sono diventata braverrima e veloce come un meccanico della Ferrari al cambio gomme.
  6. Che NeoPapy è meraviglioso l’ho già detto?
  7. Hei, sto scrivendo un post. Vuol dire che ho persino del tempo libero!!!
  8. Quando figliolino piange e io lo prendo in braccio e si calma subito vengo invasa da una sensazione alla Fonzie, tipo “Heyyyyyy”. So che passerà, ma mi è successo poche volte di essere LA soluzione di un problema e mi fa sentire bene.
  9. E’ bellissimo vedere i nonni fuori di zucca.
  10. E ci dimentichiamo di zii e cuginetti? E’ stupendo vedere i nipotini felici e stupefatti perché c’è qualcuno più piccolo di loro in famiglia.

Insomma, ancora una volta sento di ringraziare chi c’è lassù perché mi sta donando tutto questo…e lo dico a voce alta sfidando la scaramanzia, perché in tutto questo non c’è alcun merito, ma un grande segreto, che comincia per C e finisce per ULO!

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La (mia) verità sulla vita e sull’amore.

E così, sono diventata una mamma.

Tutto è andato un po’ meno liscio di quanto il mio ottimismo mi avesse fatta sperare, ma ci sono tante varietà di coincidenze nella vita e forse sono incappata in una di queste.

Il giorno prima di avere la gioia più grande della mia vita, abbiamo perso quell’amico scodinzolante che per anni ci accoglieva a casa ogni sera. Quel”cucciolo di quindici anni” a cui speravamo di poter far vedere il bambino, affinché lo accompagnasse almeno per un po’ come aveva fatto con noi.

Non è stato possibile. Bubu era tanto malato e la decisione è dovuta essere così repentina ed inattesa che ancora la fatica a realizzare è tanta. Sono andata a salutarlo l’ultima volta con il cuore pesante, soprattutto per il mio compagno, perché so quanto era profondo il loro legame. E so che nessuno glielo restituirà.

Lego questi due eventi e non posso farne a meno, dopo vi dirò perché.

Poche ore dopo, mi sono partite le contrazioni.

Il travaglio vero e proprio è cominciato solo alle dieci del mattino.

Adesso, capisco perché nessuna ti dice com’è. Fioccano frasi tipo “Ce la puoi fare”, “Non è una passeggiata, ma…”, “Tanto scordi tutto”.

Ecco, io spero per le altre che per ognuna sia diverso, perché io ho avuto qualche complicazione e il dolore per me ha sfiorato il disumano. Nonostante il personale medico preparatissimo e un’ostetrica in particolare che ricorderò perché è meravigliosa (grazie Laura!!!) il mio bambino non riusciva a nascere da solo perché aveva il “classico” giro di cordone attorno al collo. E la paura di perderlo così è stato un qualcosa di pazzesco…ma poi all’ospedale hanno agito (e questo mi ha insegnato che COL CAVOLO che conviene partorire in casa) e tra le mie spinte e i loro strumenti eccolo tra le mie braccia…

E vi chiederete perché ho parlato prima del cagnolino che se ne è andato. Beh, perché mi sono convinta che se non fosse successo, forse, mio figlio sarebbe entrato in sofferenza prima che io me ne accorgessi e chissà se ora sarebbe qui con me.

Ma ora c’è. E dall’alto dei suoi SEI giorni di vita, mi sta già insegnando tante cose.

Dicevano che un figlio rompe gli equilibri e disgrega, ma io mi sento sempre più unita al Lui della nostra coppia. A loro, anzi. Il mio compagno è un papà meraviglioso, oltre le aspettative più rosee…non credevo fosse possibile amarlo più di prima, e invece.

Dicevano che il parto è un trauma che coinvolge fisicamente, ma soprattutto emotivamente. Ecco, questo mi sembra che sia del tutto vero. C’è un calo di ormoni da affrontare che non è affatto bello. Senti che dovresti essere alle stelle e invece piangi perché ti si è slacciata una scarpa. Poi, nel mio caso, zoppico per via del nervo sciatico, faccio fatica a muovermi per via dei punti, non mi sento più quella parte là e nemmeno il retrobottega. Per esempio avrei voluto che questo fosse un post estremamente gioioso e invece sto scivolando nella malinconia e non so perché visto che, tanto per cambiare dovrei baciarmi i gomiti da tanto che siamo stati fortunati.

Il mio bambino si chiama Riccardo, perché tutti i Riccardo incontrati nella mia vita sono persone d’oro. Se qualcuno se lo chiedesse…sì, gli abbiamo dato il doppio cognome. Ad oggi in Italia è niente più che un vezzo, però è bello che ci sia anche un po’ della mia famiglia nelle sue future firme ufficiali. Descrivere quanto si può amare un figlio appena nato è per me un’impresa che forse riuscirebbe a Neil Gaiman, o comunque a scrittori più blasonati di me. Il mio amore per lui non ha parole, non gli servono.

Mi ha fatto riscoprire quante persone care ho. Quante amicizie sono rimaste tali, nonostante lo scarso tempo dedicato loro. Ha fatto tornare persone dal passato, per guardare insieme al futuro. Ha fatto avvicinare persone nuove, felici di condividere la nostra gioia.

Oggi vedo tanta retorica sulla maternità, sia per un verso (santificazione della figura materna, come angelo dell’abnegazione) sia per l’altro (i figli come un peso,un ostacolo, qualcosa che – insomma – intralcia il proprio cammino). Ecco…qui sì che sarà diverso per ognuna. So che la maternità non è un destino biologico, né un qualcosa di irrinunciabile per essere completa. Io sono rimasta…io. Ma ora che c’è anche questo piccolino, mi sento in qualche modo un po’ di più.

PIU’ è la parola giusta.

PIU’ stanca. PIU’ preoccupata. PIU’ innamorata. PIU’ pronta a tutto per lui. PIU’ felice.IMG_4733

Ciao Bubu, grazie di tutto.(Qui con Gilda, la sua migliore amica)

 

 

 

 

Volevate che vi lasciassi senza il post di Halloween?

Giammai! Lo sapete che è tra le mie feste preferite!

Per questione di logistica non sono riuscita a mascherarmi come gli altri anni, no, nemmeno artigianalmente…sono dispiaciuta, ma per quest’anno devo proprio passare la mano, anche perché mi mancano due settimane e non cammino. Rotolo.

In realtà sono un po’ ingiusta a dire che rotolo, giacché ho preso una decina di chili, ma la sensazione di goffaggine c’è tutta. E mi stanco tanto in fretta, perciò credo che passerò questa festività a cena con Lui e poi a tuuuutto riposo.

Nel frattempo, però, ho fatto una cosa che mi ha fatto pensare “Ooosssssantocielo, ho passato la barricata”. Ovvero ho comprato dei dolciumi destinati – mon Dieu – ai bimbi che credo verranno a suonare alla porta.

Faccio fatica a crederci, ma sono dalla parte della Befana, di Babbo Natale, di quella, insomma, che i dolci li dà e non li chiede! E l’anno prossimo dovrò pensare a un costume che si accordi a questa creaturina che al momento mi sta ballando il tip tap sulla milza.

… …

E, incredibilmente, mi sento a mio agio!

Che altro dire? Da questa parte della barricata FELICE HALLOWEEN A TUTTI!

 

 

 

 

Ora che quasi ci siamo

Tra l’acquisto di una tutina nuova, le analisi del sangue, la famigerata Lista Nascita e il corso pre-parto, mi ritrovo a circa 20 giorni dal lieto evento.

Tutto sta procedendo come nei sogni, in salute e vigore, col panciotto che scalpita e io che continuo a sentirmi bene al punto che non posso fare a meno di fare gli scongiuri, perché non vorrei esaurire adesso la dose di Culo Inaudito (scusate il francesismo, ma non posso definirlo altrimenti) che mi ha accompagnata fino a questo momento.

Le cose che mi dispiacciono sono essenzialmente due:

  1. da quando sappiamo che è un maschietto, quasi tutto quanto è entrato in casa mia è stato azzurro (c’è anche da dire che in giro la scelta è un po’ limitata)
  2. Non potrò chiamarlo Emma. 😉

Per il resto, non vedo l’ora di conoscere mio figlio, che già mi pare di vedere. La morfologica ha evidenziato che ha il mio canappone.  Pure Ubaldo, l’ecografista (lo chiamo per nome perché è tra i medici più capaci e simpatici che ho conosciuto), ha esclamato “Ammazza che naso!”. Subito dopo ci ha gratificati con un primo piano del pisello che ha reso felice il Papà. Mah, questi uomini.

Ho letto tutte le varie pantomime su quanto sia “importante” essere la mamma di un maschio. E francamente non penso sia una responsabilità diversa dall’essere madre di una femmina. Secondo me è solo un pensiero un po’ più pauroso, perché il maschietto è diverso da noi. Perché forse – almeno a me succede – il timore più grande è quello di non riuscire a capirlo mai fino in fondo. Ma hei – mi dico – c’è anche un papà in circolazione, giusto?

Mentre scrivo, il nostro eroe mi ha piazzato un piedino giusto giusto sul fegato. Sarà un segno del destinoooh?

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Il settimo mese.

Da panciolandia, la vita si vede con occhi un po’ diversi.

Uhm…ho usato la parola panciolandia ma vi supplico di non accomunarmi a quelle “pancine piene d’amore” che sono assurte ai DISonori(???) di FB per via delle loro sconcertanti affermazioni e richieste nei gruppi segreti dedicati.  Non credo che la panciotta mi abbia instupidita. Però un po’ mi ha cambiato le priorità per davvero.

Esempio: io volevo lavorare fino al mese di ottobre, sfruttando la flessibilità concessa dalla legge. Il mio dottore, molto delicatamente, mi ha risposto: “Ma sei scemaaaaaa???”…e io non ho nemmeno insistito. Contrariamente a quanto pensavo quando la prospettiva di una gravidanza era ancora un po’ lontana.

E’ che ho una priorità diversa, in questo momento, credo naturale. O, per lo meno, per me è così. Quando sento i calcetti, penso di aver fatto la scelta giusta: ho tante, tante cose a cui pensare e sono felice di avere il tempo per farlo.

Sono a casa da poco meno di quindici giorni eppure mi è passato il tempo in un secondo.

Mi sono “data una calmata”, anche se onestamente non so quante ragazze possano vantare una gravidanza serena come la mia.

E’ che dopo aver finito la casa non pensavo che si sarebbe potuto superare il livello di felicità…invece cavolo, l’ho superato. Quando alla sera ci sediamo sul divano e Lui mi abbraccia, anche se so che tra poco le nostre seratine intime saranno finite, mi sento svolazzare. Anche la realtà animale del parto, quella cosa che mi ha un po’ spaventata tutti questi mesi, il dolore e il sangue e le lacerazioni e tutte quelle cose lì…beh, sto cominciando a prenderla con discreta filosofia.

Mi sto organizzando piano piano, recupero le tutine dei miei nipoti, faccio la lista di quello che mi serve…e mi sento unica nel fare quello che hanno fatto miliardi di donne prima di me. Non sono qui a promuovere la mistica della maternità, solo a dire che se è una scelta consapevole e condivisa…cavolo è proprio bello. Ma bello, bello, bello!

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