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Ed è Halloween 2018!

Potrei lasciarvi senza qualche riga il giorno di Halloween, cioè una delle mie feste preferite?

Il mio progetto di travestimento è naufragato miseramente per via del maltempo che ha falcidiato la mia zona e la conseguente impossibilità di spostarmi e fare acquisti come avrei voluto. Pazienza…Non vi svelo cos’era perché potrei sfruttarlo l’anno prossimo!

Passerò dunque questo Halloween facendo da sostegno ad un certo signorino che sta provando i suoi primi passi (ci pensate? Di già!!!) e se il suddetto si addormentera’ presto io e suo padre ci daremo alla pazza gioia : un bicchiere di vino, Netflix (Avete visto la nuova serie su Sabrina Spellman? Io la trovo fighissima!) e…tanti baci! Oppure più verosimilmente, lui che ronfa alle nove e un quarto sul divano e io che faccio avanti e indietro cantando Carissimo Pinocchio a mio figlio sveglio come un grillo.

E anche così…THIS is Halloween! Auguro a tutti una magica serata!!!

Il mignolino del piede sinistro

Anche se domani è prevista burrasca, oggi è una giornata tiepida, con la luce del sole che scivola tra le fronde dando a tutto sfumature dorate.

Fuori c’è la sedia dove nelle belle giornate te ne stavi a fare i tuoi crittografati o immersa nel ricordo “dei tuoi vecchi”. Oggi quella sedia è vuota. La guardo ogni tanto, sperando di trovarti lì e invece mi devo ricordare che non ti ci vedrò più.

È il ciclo della vita e tu, No, non eri più giovane, ma mi consola proprio poco. Da che mi ricordo, in quella bolla felice che è stata la mia infanzia, accanto a mamma, papà e sorella, ci sei tu più di tutti gli altri. Forse non ci somigliavamo tanto: tu casalinga perfetta, precisa, pignola, attenta. Io una specie di disastro, che forse ti ha dato la soddisfazione di asciugare un piatto solo a 5 anni. E tu sei sempre stata molto, molto più bella. Ma una cosa uguale la avevamo: il mignolino del piede sinistro. Identico. Anche Riccardo ce l’ha. Pensa un po’. Il mignolino del mio piede sinistro, con l’unghia che quasi sparisce, mi ricorda te. Forse non è come un premio Nobel, lo riconosco. Ma mi fa pensare che – anche se non so se la tua vita è stata felice, o almeno serena, o un po’ così così – qualcosa di prezioso c’è stato e continua ad esserci. Ed è la nostra famiglia e l’amore che ci hai lasciato. Per questo so che dopo le lacrime di adesso quando faremo il tuo nome sarà con tanta nostalgia, ma ci sforzeremo di sorridere. Ci manchi già, più di quanto avresti forse immaginato.

Ciao nonna, spero che le persone che amavi ti siano venute incontro nella luce.

Fermate ‘sto scempio prima che sia tardi.

Spero vi siate tutti/e informati/e su cosa sia il ddl Pillon che sta per venire discusso. Se ancora non l’avete fatto è il momento di cominciare, perché questa riforma del diritto di famiglia rischia di passare e di prendere le istanze dei soliti misogini separati e renderle legge. Faccio un brevissimo riassunto su quanto prevede l’obbrobrio:

1. Il bambino dovrebbe passare il tempo ripartito in modo uguale tra i due genitori. (Cosa di per sé impraticabile nella realtà: vi immaginate una cosa semplice come la gestione scolastica? Dove hai lasciato il libro di inglese? Dalla mamma! Mannaggia!…figuriamoci il resto).

2. Obbligo di mediazione familiare A PAGAMENTO per chi si vuole separare. (Ma dico io, siamo scemi? Se decido di separarmi lo decido, punto. E chi non ha i soldi che fa, deve restare sposato per forza? Si vocifera altresì che l’eponimo del ddl sia titolare di uno studio di mediazione familiare…vogliamo parlare del conflitto di interessi?)

3. Abolizione dell’assegno di mantenimento. Questo sarebbe possibile se vivessimo in un paese decente dove uomini e donne avessero sul serio le stesse possibilità lavorative e dividessero equamente la genitorialità e i ruoli di cura. Lo sappiamo tutti/e benissimo che siamo lontani anni luce. Quindi questa è una forma di ricatto economico verso le figure deboli della coppia, che sappiamo bene essere in gran parte donne. Se ci pensiamo, la grande ipocrisia è vomitosa: finché si è sposati fa comodo che tua moglie lavori part time o addirittura stia a casa per fare un saaaacco di lavoro gratis che altrimenti dovresti appaltare a una costosissima colf/infermiera/Baby sitter eeeh? Ma al momento della separazione una cinquantenne dovrebbe diventare all’improvviso top manager e mantenere se stessa e due figli! Che infima malafede. Che ingratitudine. Che schifo.

4. C’è di peggio. Qualora il/la minore dovesse manifestare disagio nei confronti di uno dei genitori verrebbe immediatamente allontanato dall’altro a questo punto considerato alienante da quella PALLA ASSURDA chiamata PAS -riconosciuta come idiozia da qualunque fonte scientifica – e confinato in una casa famiglia (!!!) dove subirebbe una RIEDUCAZIONE COATTA. Ma ci pensiamo all’impatto psicologico? E se un genitore fosse un violento, un abusante? Il bambino, la bambina dovrebbero vederlo lo stesso e subire perché il ddl non prevede che il giudice possa intervenire e non prevede l’ascolto del minore! Rendiamoci conto dell’orrore. Non ne faccio una questione politica, questo è semplice buon senso, che chiaramente manca se uno schifo simile ha potuto vedere la luce. Se passasse, ragazze, C’è un solo modo per evitare di essere incatenate per sempre e vedervi strappati i vostri figli: NON VI SPOSATE E NON FATE BAMBINI. Se vogliono che il poco che resta di questo paese vada in malora, l’avranno.

Lombroso, ti rivalutiamo…

Il dono del Tempo.

Detta così, me ne rendo conto, sembra il titolo di un romanzo fantasy. Invece vorrei parlare di come – dopo essere tornata al lavoro – il Tempo sia diventato, per me, la moneta di scambio più preziosa al mondo.

Il Tempo è Denaro, suggerisce un vecchio detto.

Già, ma sono arrivata alla conclusione che poter disporre di una discreta quantità di tempo, non solo per sé stessi,ma per dedicarsi a ciò che riguarda – diciamo – la propria sfera è una delle poche fonti di serenità possibile.

Peccato che il mondo, spinto da un’economia sempre più feroce e disumana, si diriga verso il lato completamente opposto. Siamo sempre di fretta, sempre con l’acqua alla gola, chi con orari di lavoro improponibili, chi perché deve occuparsi di millemila cose diverse, chi per disorganizzazione, chi perché completamente solo/a.

Quando le donne si lamentano perché il carico di lavoro è troppo e il carico mentale le schiaccia, non è una fregnaccia. Non è la lagna di chi non ha voglia di muovere il sedere. E’ che a volte è davvero troppo.

Faccio un piccolo esempio di ciò che mi è attualmente più vicino: la conciliazione tra i tempi di lavoro ed i tempi dedicati ad un bambino piccolo. Nonostante i diritti che abbiamo conquistato, nonostante in molte aziende siano rispettati al minuto, per molte donne è ancora difficile. Un poco è dovuto senz’altro all’attaccamento naturale che il neonato in sé genera (non sarà così per tutte, ma sono certa che 99 mamme su 100 si sono sentite un po’ come la mamma di Dumbo in gabbia, i primi tempi in cui hanno dovuto riprendere in fabbrica o in ufficio).

dumbo

Ma tanto è dovuto anche, penso, al carico mentale che si genera nel trovarsi all’improvviso a dover gestire un insieme di cose, tutte molto importanti. E’ come trovarsi su un’autostrada e all’improvviso vedere la carreggiata che si restringe di punto in bianco, diventando un sentierino scosceso su cui si fa fatica a far passare quattro ruote.

Ho posto il problema, come sempre, sotto un’ottica femminile, ma sono pronta ad ammettere che – sempre più spesso – questo riguarda anche gli uomini. Forse, anzi, dal loro punto di vista questa assenza di tempo è ancora più atroce perché data per scontata (l’Omm deve lavurà, giusto? Se no chi lo porta il pane a casa? =.=).

Mai come oggi mi appare appetibile la parola FLESSIBILITA’. Personalmente, la sto sperimentando, perché per un poco ancora avrò l’orario di lavoro ridotto di un paio d’ore, ma penso alle tante persone che conosco che la flessibilità non sanno nemmeno che cosa sia. Di chi è la colpa? Forse questo non è il luogo per un’analisi sociale anche vaga. Però non posso fare a meno di pensare che il dono del Tempo sia attualmente il più prezioso e che quando ci raccontiamo che l’importante non è la quantità, ma la qualità, un pochino sappiamo di mentire a noi stessi. Io, per lo meno, lo faccio.

O, meglio, la ritengo una bugia bianca, perché la qualità del tempo è certamente vitale, sia che ci dedichiamo alla famiglia, sia al lavoro, sia ad un hobby. Ma vogliamo mettere non dover fare tutto di fretta?

Come diceva Gandalf, una cosa incoraggiante è che “possiamo decidere cosa fare con il tempo che ci viene dato”. Provare ad organizzarlo al meglio, per esempio. E provare a lasciar perdere quelle distrazioni che ci fanno perdere anche il poco che abbiamo. Io per esempio mi sto disintossicando dai litigi su facebook.  Non che non frequenti più il suddetto social, ma sto provando a non perdere tempo e fiducia nell’umanità andando a battibeccare con personaggi che nemmeno conosco e su cui tra l’altro non otterrò il minimo effetto. E’ difficile, perché a volte prudono le mani, ma sta funzionando e sto vivendo meglio il mio tempo libero, per esempio scrivendo sul blog.

A proposito, avete visto che ho scritto duuuuue giorni di fila? Non vi abituate troppo bene, mi raccomando! 🙂

Sul sentiero del ritorno.

Care e cari,

oppure caro Blog, perché non so se c’è ancora qualcuno che passa da qui a buttare un’occhiatina visto che sono in silenzio da mesi, eccomi tornata. Spero sia un ritorno “vero” e non un fuoco di paglia, ma il desiderio di scrivere sul blog era così forte in questi ultimi giorni che non posso esimermi anche se probabilmente questo sarà l’articolo meno letto della storia di wordpress.

Cominciamo con i convenevoli: state bene? Me lo auguro.

Io sto benone, anche se – come avrete immaginato – sono stata assorbita PARECCHIO fuori dalla rete. C’è una gioietta che ha compiuto 9 mesi da poco che reclama quasi ogni mio secondo libero ed io sono felice di regalarglielo. La maternità è per me l’esperienza più preziosa mai sperimentata finora, questo lo avrete capito dai precedenti post. Però…c’è un però. Sento un po’ il bisogno di ritornare a quella me stessa che ero prima che l’inquilino del piano di sotto facesse la sua comparsa. E forse un po’ mi sono mancata, tutta presa ad imparare come si fa a fare la mamma.

Ora, siccome tanto ho capito che non si impara ma si vive, ho pensato che qualche spazio potrei tornare a ritagliarmelo. E per me scrivere viene al primo posto.

Quindi cercherò di essere costante e tornare a dire la mia. Basta fare come quei vecchietti che scuotono la testa senza dire granché.

E da scuotere la testa ce ne sarebbe eccome.

Io però voglio continuare ad orientarmi sulla positività, perciò perdonatemi se non sarò sempre sul pezzo. Voglio anche continuare a darvi qualche spaccato della mia vita, anche se questo inevitabilmente porta il racconto sulla mammitudine e ciò che comporta. Insomma, prendo un poco questo “secondo tempo del blog” come se fosse un nuovo inizio. Non so sinceramente se riuscirò a mantenere il ritmo, ma prometto di provarci con tutte le mie forze.

Nel frattempo, come sempre, vi auguro che la Felicità bussi alla vostra porta. Io continuerò a cercare i modi per coltivarla.

Cooooosa?E’ già metà Febbraioooo???

Quando si dice che il tempo vola…per me in questo periodo non  rende abbastanza l’idea. Tra due giorni Richard The Coccolyn compie tre mesi ed io non mi capacito.

Sono giorni di risvegli notturni (non troppi…pciù pciù, questa sono io che mi bacio i gomiti), pannolini pieni (che io non ci credevo quando mi dicevano che i neonati fanno più robbbbba di Godzilla), lavatrici, filastrocche senza senso o con rime improbabili, nonni sdilinquiti, tette doloranti (sì, ho detto tette!), sonaglini, bavaglini…e c’è il mio Lui piccino che al risveglio mi sorride con quella fossetta lì e si aggrappa a me, proprio a me, e cerca me più spesso di chiunque altro facendomi sentire il cuore grande e leggero, tanto che gliene farei una spremuta.

Sono felice in un modo solido e tranquillo, completa solo quando ci abbracciamo tutti e tre nel lettone; sono sulle nuvole gran parte del tempo, forse, però mi piace.

Faccio tesoro di questo periodo prezioso.

Lì fuori, l’anno non è cominciato al massimo, lo so. Leggo di una campagna elettorale vergognosa, di intolleranza troppo diffusa, di ragazze  innocenti che continuano a morire e che vengono strumentalizzate senza alcuno scrupolo.

Ma in questo periodo mi basta affondare le labbra sulla guancia di panna del mio bambino, respirare la sua pelle per allontanare ogni negatività. E’ una bolla effimera, perciò non mi sento colpevole.

Non ho mai amato tanto come ora.

 

Bye bye 2017,welcome 2018!

Caro 2017,

oggi ci salutiamo e siccome leggo che tanti ti salutano con un calcio nel sedere perché sei stato severo con loro, io vorrei spezzare una lancia a tuo favore. Sei un anno che ricorderò per sempre, perché sei l’anno che mi ha donato Ricky, che ora dorme qui accanto ubriaco di latte. L’anno in cui l’ho portato con amore e in cui mi sono quasi spezzata in due per darlo alla luce. Sei l’anno che si è portato via Bubu, che non abbiamo avuto nemmeno il tempo di piangere. Ma conoscendo Bubu non avrebbe voluto che piangessimo troppo. Sei l’anno in cui finalmente ho piantato il seme per il mio sogno che non dico per scaramanzia e in cui per la prima volta le cose mi sono sembrate muoversi in direzione giusta. Insomma, 2017 sei stato un anno di emozioni. Ti saluto con gratitudine e un briciolo di malinconia. E ora veniamo a te, 2018. Cosa si può dire al futuro, di cui non si sa nulla? Non ti dirò di andarci piano. Anzi. Spero tu sia intenso. Spero tu sia buono. Spero tu sia vivace. Spero tu porti salute e abbondanza. Ti stringo la mano, sperando non sia una mano fredda e moscia. 2018 sii gentile con noi. Ci saranno cambiamenti, già lo so. Fai che li accettiamo con la giusta disposizione d’animo. Sii divertente, anche. Abbiamo bisogno di ridere un po’. Non ti chiedo nient’altro. Ma ti ringrazio del tuo arrivo, in anticipo, caro 2018. Vedi di non deludermi!vortice.jpg