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Scotland the Brave 7: Meeting Mr. Gaiman

Per gli episodi precedenti:

Scotland the Brave 1

Scotland the Brave 2

Scotland the Brave 3

Scotland the Brave 4

Scotland the Brave 5

Scotland the Brave 6

16° Giorno. Kinross – Edimburgo Book Festival. 24 Agosto

Dalla bellissima villa a Kinross, abbiamo raggiunto Edimburgo in meno di tre ore. Lui aveva ancora un po’ di mal di collo, ma è stato paziente mentre io cominciavo a blaterare su Neil Gaiman. Su internet avevamo visto che in questi giorni lui sarebbe stato all’Edimburgo Book Festival, ma che i suoi eventi erano tutti esauriti. Ogni volta che in un internet point avevo letto SOLD OUT, mi si era gelato il cuore. Tra una cosa e l’altra, il Destino e Lui avevano macchinato ben bene per farmi essere lì proprio quel giorno. E abbiamo trovato subito un hotel a dieci minuti dal centro quando tutti dicevano che era IM-POS-SI-BI-LE!

Alle undici del mattino eravamo già in città. Io sapevo che Neil avrebbe tenuto una presentazione alle 15.00 al Baillie Gifford Main Theatre ed ero determinata ad andare lì davanti nella assurda speranza di vederlo entrare.

Abbiamo trascorso la mattinata girellando, abbiamo pranzato in un pub ed io friggevo come un sofficino.

Immaginate di avere un idolo. Ma non uno che vi piace fisicamente, eh, uno che con le sue parole vi muove qualcosa dentro. Uno di cui avete letto i libri quasi piangendo per l’ammirazione. Uno di cui avete scritto fiumi di recensioni iperlusinghiere cercando di dare una definizione alla parola “talento”. Uno che seguite tutti i giorni sul suo blog. Uno di cui leggereste anche la lista della spesa perché il suo immaginario corrisponde in modo quasi assoluto al vostro. Per me è anche difficile trovarne, di idoli così. E poi immaginate la rassicurante sensazione che lui sia uno che fa un mestiere che vorreste fare anche voi e che c’è riuscito e che non dice mai “io so’ io e voi non siete un…”, ma con ogni riga vi incoraggia a mettere il sedere sulla sedia e scrivere…anche se forse non pubblicherete mai, ma chissà.

Uno a cui, in fin dei conti, siete così’ affezionate da volergli bene. O sentire qualcosa del genere. Ecco, per me Neil Gaiman è questo e avevo paura. Paura di dovermi rassegnare a non vederlo, ma anche paura di vederlo e rimanere delusa. Ma probabilmente non l’avrei visto, quindi verso le 14.00 ho trascinato lui al Book Festival.

Ed ho subito capito che vederlo entrare senza biglietto era impossibile, in quanto anche l’ingresso ai giardini in cui si trovavano gli stand necessitavano di pass.

Arrivati davanti alla biglietteria, con la parola Sold Out in mente, ho guardato lui ed ho detto: “Ormai sono qui. So che è tutto occupato, ma se non provo a corrompere qualcuno non me lo perdonerò mai per il resto della vita.” E Lui, saggiamente, forse paventando la figura ddde merda che non avrei esitato a fare (ero pronta anche a piagnucolare) mi ha lasciata andare avanti.

Alla cassa c’era una ragazza francese. Io, con una sicurezza che in inglese non ho mai avuto, ho cominciato il discorsetto che mi ero preparata, del tipo: “Ciao senti, so che tra poco inizia l’incontro con Neil Gaiman. So anche che è tutto esaurito, ma mi chiedevo se per caso qualcuno non avesse rinunciato, a me basterebbe entrare anche cinque minuti alla fine, e…”

Lei non mi ha lasciata finire, perché ha annuito e sorriso: “Oh, ma non preoccuparti, penso proprio di poterti aiutare: ci sono state un sacco di rinunce, quindi c’è posto.”

E alla modica somma di 4,50 sterline ognuno mi ha allungato DUE BIGLIETTI, che ho continuato a guardare tipo miracolata di Lourdes.

Lui, con la sua portentosa macchina fotografica, si è rassegnato a subire un’ora di conferenza in inglese. Lo so che è stato un po’ egoista da parte mia, ma io giuro che avrei fatto lo stesso se al posto di Neil ci fosse stato Gordon Ramsey (uno dei Suoi idoli. E anzi, chissà se un giorno potrò ricambiare questo favore!).

Dove eravamo? Ah sì, alla mezz’ora di coda. Durante la quale Lui è andato a comprarmi una copia di “The Ocean at the end of the Lane”, l’ultimo romanzo. “Per ricordo”, mi ha detto. Non so descrivervi l’amore che cresce a dismisura, cercate di immaginarlo.

Mentre eravamo in coda, giunge la notizia che dopo la presentazione Neil avrebbe fatto una seduta di autografi. Lì mi si è davvero fermato il cuore. Avevo il suo libro tra le mani da autografare e non sarebbe stata solo una conferenza!!!

Sorprendentemente, in coda c’erano un sacco di italiani, tra cui un ragazzo del sito OrgoglioNerd.it, che è stato simpaticissimo e generosissimo con me, cedendomi anche il suo posto  in cambio delle foto che gli avremmo mandato per il suo articolo (che però poi non  ha usato. Comunque ciao Fabio e ancora grazie!!!).

Siamo entrati, dunque, e ci siamo piazzati belli centrali in seconda fila (davanti a noi, solo la Stampa). Io finalmente cominciavo a crederci.

E’ salita quindi sul palco la moderatrice dell’evento, di cui dovrei ricordare il nome, ma proprio non ce la faccio. Perciò la chiameremo La Tipa. La Tipa per fortuna non l’ha tirata per le lunghe e dopo una breve introduzione del libro per bambini che Neil doveva presentare, “Fortunately, the Milk”, lo ha chiamato sul palco. A tipo un metro e mezzo da dove ero seduta.

La sensazione? Io, lui e un bicchiere d’acqua.

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Neil è un uomo alto e spettinato. Uno di quelli che si definirebbe “dinoccolato”. Sembra capitato lì per caso, un po’ curvo sotto il peso del successo. Poi però scrolla i riccioli e improvvisamente il suo viso si anima. Ha una voce calda e molto profonda, proprio come immaginavo. E in un attimo vedo Shadow, vedo Coraline, vedo Yvaine, vedo Charlie e Spider e Nobody Owens  e Richard e Anansi. Tutti lì a godersi lo spettacolo.

Ci   ha  parlato dell’importanza delle storie. Le storie sono quelle che ci tengono in vita e che ci sopravvivono, per questo gli sono sempre interessate.  Le storie durano, tornano e ci danno gioia. Anche la parola “gioia” torna spesso e per questo mi sono sentita ancora più vicina a lui. Non che possa esserne sicura, ma Neil Gaiman sembra proprio una persona felice.

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La Tipa gli ha chiesto come mai le sue storie per bambini sono per lo più inquietanti e lui ha risposto che in realtà per lui, quando scrive, adulti e bambini sono lo stesso pubblico, dato che scrive in primo luogo a se stesso. Poi però ha ricordato la massima secondo cui non si mettono i draghi nelle fiabe per spaventare i più piccoli, ma per insegnare loro che i draghi possono essere sconfitti.

Ha parlato con amore dei suoi figli: di come Holly gli abbia suggerito “Coraline” e di come una volta suo figlio, a 5 anni, avesse litigato con lui e gli avesse gridato: “Vorrei non avere un padre! Vorrei avere…un pesce rosso!” e lui invece di offendersi gli ha detto: “Bravo!” e da quello è uscito il libro illustrato “Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi”.

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Ha parlato dei preferiti tra i suoi romanzi: “Il figlio del cimitero”, “L’Oceano in fondo al sentiero”, scritto per la moglie…e poi ha aggiunto che, naturalmente, il suo libro preferito è quello che deve ancora scrivere.

Dopo un’ora precisa di ricordi, risate e aneddoti di questo genere, ha lasciato un po’ di spazio alle domande dei ragazzini, dato che l’incontro era dedicato ai più piccoli. Tra questi, una ragazzina che avrà avuto 10 anni ha fatto la domanda che tutti aspettavano, ovvero: “Quando scriverai un altro episodio del Doctor Who”? La risposta è stata diplomatica, cioè, che a lui piacerebbe molto scrivere un altro episodio, ma è indietro con tutte le scadenze e ci vorrebbe il Tardis. Però, attenzione, non ha detto no…:)

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Finita la presentazione, ci siamo messi in coda. Stavolta ero straordinariamente tranquilla: Neil è proprio come appare dal blog. Simpatico, brillante, geniale, alla mano. E’ proprio vero che la grandezza si accompagna ad una equivalente dose di umiltà.

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La coda per l’autografo sembrava infinita. Eppure, lo staff – organizzatissimo – ha fatto in modo che tutto si svolgesse nel modo più ordinato possibile. Io già sapevo che non sarei riuscita a spiaccicare parola. In realtà avrei voluto dirgli un rotolo di carta  igienica di cose, ma a parte il tempo tiranno, ad ogni passo sentivo la tremarella che aumentava. Non ho tremato così, nemmeno vicino a Ville Valo (altro idolo, per altri motivi. Sì, ho visto abbastanza da vicino anche lui).

A pochi passi da lui, chino sui libri da autografare, ho visto con quanta gentilezza si rivolgeva ai fans. Mi sono venute le lacrime agli occhi. Avevo una spilletta di OrgoglioNerd da dargli per poter ricambiare la gentilezza di Fabio, ma appena è arrivato il mio turno, l’assistente gli ha messo il mio libro sotto il naso e…ha fatto sparire la spilletta! (Secondo me le piaceva e se l’è intascata!). E io ho detto il mio timido: “Hello Neal.”

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Lui ha alzato gli occhi e solo in quel momento ho visto che non sono neri come sembrano, ma verde scuro. Occhi carezzevoli e quasi paterni. Condensare in 10 secondi tutto quello che vorresti dire al tuo mito è un’impresa praticamente impossibile ed infatti a me è uscito, testuale e in un inglese che però almeno ha capito: “Mi chiamo Alessandra, vengo dall’Italia e…il mio cuore in questo momento sta esplodendo. Grazie per tutto!” ci tengo a dire che non ho frignato. Lui mi ha visto emozionata e si è affrettato a stringermi la mano con entrambe le sue, dicendomi  che  era onoratissimo che fossi lì, che lo trovava straordinario e che quello che doveva ringraziare era lui (ve l’ho detto che è umile). E poi mi ha permesso di fare un paio di foto con lui, facendo un lieve strappo alla regola e permettendomi di mettermi proprio lì accanto.

Sono uscita da lì che camminavo a tre metri da terra, con Lui – fotografo ufficiale – forse contento che finalmente la giulebbe fosse finita, orgoglioso per avermici portata e potermi regalare anche dei bei ricordi grazie alla portentosa Canon. La paralisi sorridente che mi ha colta, mi ha accompagnata nelle otto ore successive, durante le quali abbiamo mangiucchiato qualcosa al pub, abbiamo perlustrato di nuovo la città (ma io continuavo a ripetermi in testa “ho stretto la mano a Neil Gaiman! Ho stretto la mano a Neil Gaiman!) e, visto che era una giornata fortunata, siamo andati a cercare i biglietti per la Military Tattoo, la parata che si svolge tutte le sere di Agosto presso il castello e che, tanto per cambiare, doveva essere tutta esaurita.

Ma ve l’ho detto, no, che è andato tutto bene?Mentre eravamo in coda ci si è avvicinata una signora americana che ci ha detto che aveva tre biglietti in più e che ce ne avrebbe venduti due a prezzo di costo, perché ne aveva comprati per un gruppo, ma alcuni le avevano dato buca. Così li abbiamo comprati: sapevamo cosa fare in Scozia per il  giorno dopo, cioè la nostra ultima sera. (Ma io ho stretto la mano a Neil Gaiman! Ho stretto la mano a Neil Gaiman!!!)

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…to be continued…e vi prometto che la prossima è l’ultima.

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  1. Ma sai che mi sono quasi commossa? E’ veramente uno splendore questo post!

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