Feed RSS

Archivi tag: Neil Gaiman

American Gods – il telefilm (finalmente!!!)

Dopo SECOLI, torno al blog (sperando di poter scrivere un po’ più spesso) perché avrei un saaaaaacco di cose da dire, ma siccome sono per i “nuovi inizi soft” non sparerò subito uno dei miei pipponi, ma vi darò le mie impressioni sul primo episodio della serie tv di “American Gods”, che per i pochi che non lo sapessero è finalmente uscita sia da noi che negli USA e che promette di essere la mia prossima cotta telefilmica, dopo Supernatural e – ultimamente – Sense8.

Tanto per cominciare Neil Gaiman qui è produttore e credo che questo sia di per sé già una garanzia di fedeltà al romanzo. Infatti, per ora, il primo episodio mi ha incollata al televisore.

Trama in breve per chi non avesse letto i libri: Shadow Moon e’ un ex galeotto che si trova all’improvviso privato di ogni certezza. La moglie Laura muore in un incidente, nel quale resta coinvolto anche l’amante della donna che avrebbe dovuto dare al nostro eroe un nuovo lavoro e un’opportunità per ricominciare. Durante il viaggio verso la sua città natale, dove avrebbe dovuto assistere ai funerali, Shadow incontra un tizio che si fa chiamare Wednesday e che gli propone di fargli da autista/guardia del corpo. Al principio l’aria poco raccomandabile dello sconosciuto vorrebbe far desistere il protagonista che però si trova costretto dagli eventi a imbarcarsi in questo strano viaggio, durante il quale incontrerà una quantità di personaggi bizzarri e spaventosi, qualcuno benevolo, qualcuno totalmente malvagio…e si troverà suo malgrado coinvolto in una guerra all’ultimo sangue tra gli antichi dei e le nuove divinità emergenti quali ad esempio Internet, o la Televisione.

Già vi ho svelato fin troppo, ma sono certa che gran parte di coloro che si stanno avvicinando a questo telefilm o sono appassionati del libro e dell’autore (tipo me) e quindi sanno già tutto, o troveranno comunque decine di motivi per rimanere a bocca aperta.

Questa prima puntata è stata molto più splatter di quanto immaginassi e tuttavia fedelissima al testo scritto. Se devo trovare il pelo nell’uovo, mi pare che l’interprete di Shadow, Ricky Whittle,  sia molto più carino (E PELATO!) rispetto a come me lo fossi immaginata, ma solo proseguendo potrò dare un vero e proprio giudizio sulla resa del personaggio.

 

Quel che già so è che Ian McShane nel ruolo di Wednesday mi sembra perfetto.

Gli effetti speciali e tutto quel sangue mi sembra paghino un po’ a serie che ultimamente hanno sbancato, tipo Game of Thrones, o anche Spartacus…ma spero che American Gods vada ben oltre questo. Per adesso siamo all’inizio dell’avventura: Shadow è uscito di prigione dopo aver saputo la notizia della morte di  Laura ed è stato assunto da Wednesday come da copione. Ciò che mi ha impressionata di più finora è la resa visiva degli ambienti e dei colori ed in particolare il pub dove si svolge la lotta con Mad Sweeney, il leprecauno che gli regala la famosa moneta d’oro che creerà il miracolo…beh, non voglio certo spoilerare più di tanto.

Per chi non sapesse dove e’ possibile vedere American Gods…basta fare l’abbonamento ad Amazon Prime e collegarsi sulla relativa app, se avete una smart tv. Altrimenti – mi raccomando NOOOON USAAAATE i tanti siti di streaming, NON CE NE SONO COSI’ TANTIIII……;)

L’Esilarante Mistero del Papà Scomparso, di Neil Gaiman (trad. Giuseppe Iacobaci)

Se state cercando un libro per bambini che si legga in fretta, ma che allo stesso tempo contenga avventura, dinosauri, pirati, extraterrestri e un cartone di latte…Neil ha dato alla luce quello che fa per voi.

“Fortunately, the milk…” è la storia di un papà che, una mattina, trovandosi solo in casa coi figli, esce per procurare loro il latte per la colazione. Torna dopo un saaacco di tempo e con una storia pazzesca da raccontare.

Stanco delle rappresentazioni stereotipate del papà distratto dalla lettura del giornale, sembra che Neil Gaiman abbia dato sfogo a tutte le fantasie sue e dei bimbi e imbastisce così un racconto ai limiti dell’assurdo, in cui il papà protagonista incontra uno stegosauro scienziato che lo porta in giro attraverso i mondi e le dimensioni. C’è solo una regola fissa: se un oggetto preso nel passato viene in contatto con se stesso nel presente possono verificarsi due terribili opzioni: la fine dell’Universo, oppure Tre nanetti viola che appaiono e cominciano a ballare. Per questa legge universale (forza di gravità e legge di attrazione…rodetevi il fegato!) il cartone di latte acquista un valore impensato, così come incredibile è la determinazione del papà nel portare ai suoi bambini quella stramaledetta confezione.

Riuscirà il papà, con l’aiuto del professore stegosauro (che nasconde un simpatico segreto) a salvare tutti noi, ma soprattutto la colazione dei suoi figlioli? Potrete saperlo solo immergendovi (magari con i vostri figli o nipoti) in questa avventura che, come vi dicevo, si legge in mezz’ora ma è gustosa, divertente, ironica.

Ed è bene che i bambini imparino presto a distinguere quelle storie che sono capaci di far cadere i limiti alla fantasia.

Ancora una volta, Neil centra il bersaglio e ci regala un gioiellino adatto ai piccini, ma godibilissimo anche per i grandi.

Riconoscete il tizio in copertina?

L’Oceano in Fondo al Sentiero, di Neil Gaiman (Trad. Carlo Prosperi).

Inserito il

Questo resterà, con American Gods, il libro di Neil che forse ricorderò con più affetto ed emozione. Primo, perché me ne ha firmato una copia (e non cesserò giammai di ricordarvelo), secondo perché è un inno al femminile nelle sue varie forme.

Lui stesso, nelle intenzioni, lo dedica all’amatissima moglie Amanda Palmer.

Se la domanda fosse “perché le ha dedicato proprio questo libro, in cui il protagonista è un maschio?”, la risposta è semplicissima: perché questo protagonista non è il vero e proprio eroe della vicenda e perché il romanzo, camuffato da storia “quasi” per bambini è un richiamo alla Triplice Dea che avevamo già incontrato in American Gods (Utrennajaja, dea del Mattino, Vechernjaja, dea del Crepuscolo e Polunochnaja dea della Notte).

Ma andiamo con ordine: dicevamo che si tratta di una storia che potrebbe tranquillamente essere letta dai bimbi, ed è così, anche se Gaiman annovera questo libro come uno di quelli scritti per gli adulti.

In realtà, come lui stesso ha detto alla presentazione di “Fortunately, the milk…” per lui adulti e bambini, quando scrive, sono lo stesso pubblico, ciò che gli interessa è raccontare una buona storia. E “L’Oceano in fondo al  sentiero” è dannatamente buona.

La trama vede un protagonista senza nome, di mezza età, che torna a casa per un funerale e si trova a percorrere un sentiero che credeva di aver dimenticato, a sedersi sulla riva di un laghetto e a ricordare…ricordare quando di anni ne aveva sette e viveva con i genitori in una bella casa a due piani.

La sua vita scorre senza troppi intoppi fino alle difficoltà economiche che travolgono i suoi genitori e a causa delle quali essi si vedono costretti ad affittare camere. Un ospite sgradevole ruba loro la macchina e si suicida, proprio nei pressi della fattoria in fondo al sentiero, dove vivono tre donne misteriose. Quella morte apre una porta che non dovrebbe mai essere attraversata. Lettie Hempstock, che ha pochi anni più del protagonista, lo prende sotto la sua ala protettrice, quando da quella porta entra qualcosa che non dovrebbe essere lì.

Anche le altre due Hempstock, la Madre e la Nonna di Lettie, sembrano volerlo proteggere da un pericolo sconosciuto che ha le sembianze di un mostro di stracci…e della nuova governante, Ursula Monkton, che si insinua pericolosamente nella famiglia del ragazzino. Il mostro realizza i desideri degli adulti, ma si appropria anche delle loro menti. Il bambino e la sua giovane amica hanno il compito di ricacciarlo da dove è venuto e la questione si rivelerà più difficile del previsto…per fortuna le tre donne Hempstock hanno risorse che dire inaspettate è poco.

Neil ci regala un’ altra delle sue “pecorelle sperdute”, come ho finito per chiamare io affettuosamente i suoi protagonisti-tipo. Il bambino si sperde in un mondo “altro”, vicinissimo e pericoloso, mentre l’uomo che diventerà è sperduto perché non ricorda. L’età adulta, o forse un incantesimo, ha confuso le acque al punto che lui non saprà mai quante volte è già stato sulle rive di quel piccolo lago, o se esso era davvero un oceano, come diceva sempre Lettie Hemsptock.

Le Hempstock sono diverse. Verrebbe da citare la celebre canzone: “le donne lo sanno, c’è poco da fare.”. Che siano semplicemente nonna-madre-nipote o molto altro, sono personaggi che si stagliano nitidi. Lettie, la più giovane, è anche la più impulsiva e scapestrata. Il suo gran cuore è la salvezza del bambino ( e quindi dell’uomo che egli diventerà). Sua madre ha il ruolo di pilastro della famiglia, colei che non cede. E poi c’è la saggia, la Nonna, che sa sempre cosa fare perché già vecchia quando è scoppiato il Big Bang. La Nonna è una presenza estremamente rassicurante, perché sembra che sappia tutto e che tutto possa, anche se Lettie pagherà comunque le conseguenze delle sue azioni, in qualche modo.

L’elemento fantastico di questo libro è preponderante, al punto da non necessitare spiegazioni. Gaiman non fa nulla per rendere i suoi testi “reali”, o quanto meno “plausibili”. Lancia la fantasia e induce il lettore a seguirlo in qualsiasi avventura. Sia essa una corsa tra diverse dimensioni, o una fuga da un mostro di stracci e fumo. E non c’è rete di sicurezza. Questo, forse, è il bello dei suoi libri e, in generale, di questo libro.

Lo stile è limpido, come si addice ad un testo fruibile anche da lettori giovani. I livelli di lettura, però, sono più d’uno e forse, nelle insicurezze del protagonista, ognuno può ritrovare un po’ del bambino che è stato.

In tre aggettivi: avvincente, delicato, emozionante. Libri come questi non capitano di frequente.

Scotland the Brave 7: Meeting Mr. Gaiman

Per gli episodi precedenti:

Scotland the Brave 1

Scotland the Brave 2

Scotland the Brave 3

Scotland the Brave 4

Scotland the Brave 5

Scotland the Brave 6

16° Giorno. Kinross – Edimburgo Book Festival. 24 Agosto

Dalla bellissima villa a Kinross, abbiamo raggiunto Edimburgo in meno di tre ore. Lui aveva ancora un po’ di mal di collo, ma è stato paziente mentre io cominciavo a blaterare su Neil Gaiman. Su internet avevamo visto che in questi giorni lui sarebbe stato all’Edimburgo Book Festival, ma che i suoi eventi erano tutti esauriti. Ogni volta che in un internet point avevo letto SOLD OUT, mi si era gelato il cuore. Tra una cosa e l’altra, il Destino e Lui avevano macchinato ben bene per farmi essere lì proprio quel giorno. E abbiamo trovato subito un hotel a dieci minuti dal centro quando tutti dicevano che era IM-POS-SI-BI-LE!

Alle undici del mattino eravamo già in città. Io sapevo che Neil avrebbe tenuto una presentazione alle 15.00 al Baillie Gifford Main Theatre ed ero determinata ad andare lì davanti nella assurda speranza di vederlo entrare.

Abbiamo trascorso la mattinata girellando, abbiamo pranzato in un pub ed io friggevo come un sofficino.

Immaginate di avere un idolo. Ma non uno che vi piace fisicamente, eh, uno che con le sue parole vi muove qualcosa dentro. Uno di cui avete letto i libri quasi piangendo per l’ammirazione. Uno di cui avete scritto fiumi di recensioni iperlusinghiere cercando di dare una definizione alla parola “talento”. Uno che seguite tutti i giorni sul suo blog. Uno di cui leggereste anche la lista della spesa perché il suo immaginario corrisponde in modo quasi assoluto al vostro. Per me è anche difficile trovarne, di idoli così. E poi immaginate la rassicurante sensazione che lui sia uno che fa un mestiere che vorreste fare anche voi e che c’è riuscito e che non dice mai “io so’ io e voi non siete un…”, ma con ogni riga vi incoraggia a mettere il sedere sulla sedia e scrivere…anche se forse non pubblicherete mai, ma chissà.

Uno a cui, in fin dei conti, siete così’ affezionate da volergli bene. O sentire qualcosa del genere. Ecco, per me Neil Gaiman è questo e avevo paura. Paura di dovermi rassegnare a non vederlo, ma anche paura di vederlo e rimanere delusa. Ma probabilmente non l’avrei visto, quindi verso le 14.00 ho trascinato lui al Book Festival.

Ed ho subito capito che vederlo entrare senza biglietto era impossibile, in quanto anche l’ingresso ai giardini in cui si trovavano gli stand necessitavano di pass.

Arrivati davanti alla biglietteria, con la parola Sold Out in mente, ho guardato lui ed ho detto: “Ormai sono qui. So che è tutto occupato, ma se non provo a corrompere qualcuno non me lo perdonerò mai per il resto della vita.” E Lui, saggiamente, forse paventando la figura ddde merda che non avrei esitato a fare (ero pronta anche a piagnucolare) mi ha lasciata andare avanti.

Alla cassa c’era una ragazza francese. Io, con una sicurezza che in inglese non ho mai avuto, ho cominciato il discorsetto che mi ero preparata, del tipo: “Ciao senti, so che tra poco inizia l’incontro con Neil Gaiman. So anche che è tutto esaurito, ma mi chiedevo se per caso qualcuno non avesse rinunciato, a me basterebbe entrare anche cinque minuti alla fine, e…”

Lei non mi ha lasciata finire, perché ha annuito e sorriso: “Oh, ma non preoccuparti, penso proprio di poterti aiutare: ci sono state un sacco di rinunce, quindi c’è posto.”

E alla modica somma di 4,50 sterline ognuno mi ha allungato DUE BIGLIETTI, che ho continuato a guardare tipo miracolata di Lourdes.

Lui, con la sua portentosa macchina fotografica, si è rassegnato a subire un’ora di conferenza in inglese. Lo so che è stato un po’ egoista da parte mia, ma io giuro che avrei fatto lo stesso se al posto di Neil ci fosse stato Gordon Ramsey (uno dei Suoi idoli. E anzi, chissà se un giorno potrò ricambiare questo favore!).

Dove eravamo? Ah sì, alla mezz’ora di coda. Durante la quale Lui è andato a comprarmi una copia di “The Ocean at the end of the Lane”, l’ultimo romanzo. “Per ricordo”, mi ha detto. Non so descrivervi l’amore che cresce a dismisura, cercate di immaginarlo.

Mentre eravamo in coda, giunge la notizia che dopo la presentazione Neil avrebbe fatto una seduta di autografi. Lì mi si è davvero fermato il cuore. Avevo il suo libro tra le mani da autografare e non sarebbe stata solo una conferenza!!!

Sorprendentemente, in coda c’erano un sacco di italiani, tra cui un ragazzo del sito OrgoglioNerd.it, che è stato simpaticissimo e generosissimo con me, cedendomi anche il suo posto  in cambio delle foto che gli avremmo mandato per il suo articolo (che però poi non  ha usato. Comunque ciao Fabio e ancora grazie!!!).

Siamo entrati, dunque, e ci siamo piazzati belli centrali in seconda fila (davanti a noi, solo la Stampa). Io finalmente cominciavo a crederci.

E’ salita quindi sul palco la moderatrice dell’evento, di cui dovrei ricordare il nome, ma proprio non ce la faccio. Perciò la chiameremo La Tipa. La Tipa per fortuna non l’ha tirata per le lunghe e dopo una breve introduzione del libro per bambini che Neil doveva presentare, “Fortunately, the Milk”, lo ha chiamato sul palco. A tipo un metro e mezzo da dove ero seduta.

La sensazione? Io, lui e un bicchiere d’acqua.

366I5833-1-1

Neil è un uomo alto e spettinato. Uno di quelli che si definirebbe “dinoccolato”. Sembra capitato lì per caso, un po’ curvo sotto il peso del successo. Poi però scrolla i riccioli e improvvisamente il suo viso si anima. Ha una voce calda e molto profonda, proprio come immaginavo. E in un attimo vedo Shadow, vedo Coraline, vedo Yvaine, vedo Charlie e Spider e Nobody Owens  e Richard e Anansi. Tutti lì a godersi lo spettacolo.

Ci   ha  parlato dell’importanza delle storie. Le storie sono quelle che ci tengono in vita e che ci sopravvivono, per questo gli sono sempre interessate.  Le storie durano, tornano e ci danno gioia. Anche la parola “gioia” torna spesso e per questo mi sono sentita ancora più vicina a lui. Non che possa esserne sicura, ma Neil Gaiman sembra proprio una persona felice.

366I5826-1-1

La Tipa gli ha chiesto come mai le sue storie per bambini sono per lo più inquietanti e lui ha risposto che in realtà per lui, quando scrive, adulti e bambini sono lo stesso pubblico, dato che scrive in primo luogo a se stesso. Poi però ha ricordato la massima secondo cui non si mettono i draghi nelle fiabe per spaventare i più piccoli, ma per insegnare loro che i draghi possono essere sconfitti.

Ha parlato con amore dei suoi figli: di come Holly gli abbia suggerito “Coraline” e di come una volta suo figlio, a 5 anni, avesse litigato con lui e gli avesse gridato: “Vorrei non avere un padre! Vorrei avere…un pesce rosso!” e lui invece di offendersi gli ha detto: “Bravo!” e da quello è uscito il libro illustrato “Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi”.

366I5828-1-1

Ha parlato dei preferiti tra i suoi romanzi: “Il figlio del cimitero”, “L’Oceano in fondo al sentiero”, scritto per la moglie…e poi ha aggiunto che, naturalmente, il suo libro preferito è quello che deve ancora scrivere.

Dopo un’ora precisa di ricordi, risate e aneddoti di questo genere, ha lasciato un po’ di spazio alle domande dei ragazzini, dato che l’incontro era dedicato ai più piccoli. Tra questi, una ragazzina che avrà avuto 10 anni ha fatto la domanda che tutti aspettavano, ovvero: “Quando scriverai un altro episodio del Doctor Who”? La risposta è stata diplomatica, cioè, che a lui piacerebbe molto scrivere un altro episodio, ma è indietro con tutte le scadenze e ci vorrebbe il Tardis. Però, attenzione, non ha detto no…:)

366I5830-1-1

Finita la presentazione, ci siamo messi in coda. Stavolta ero straordinariamente tranquilla: Neil è proprio come appare dal blog. Simpatico, brillante, geniale, alla mano. E’ proprio vero che la grandezza si accompagna ad una equivalente dose di umiltà.

366I5832-1-1

La coda per l’autografo sembrava infinita. Eppure, lo staff – organizzatissimo – ha fatto in modo che tutto si svolgesse nel modo più ordinato possibile. Io già sapevo che non sarei riuscita a spiaccicare parola. In realtà avrei voluto dirgli un rotolo di carta  igienica di cose, ma a parte il tempo tiranno, ad ogni passo sentivo la tremarella che aumentava. Non ho tremato così, nemmeno vicino a Ville Valo (altro idolo, per altri motivi. Sì, ho visto abbastanza da vicino anche lui).

A pochi passi da lui, chino sui libri da autografare, ho visto con quanta gentilezza si rivolgeva ai fans. Mi sono venute le lacrime agli occhi. Avevo una spilletta di OrgoglioNerd da dargli per poter ricambiare la gentilezza di Fabio, ma appena è arrivato il mio turno, l’assistente gli ha messo il mio libro sotto il naso e…ha fatto sparire la spilletta! (Secondo me le piaceva e se l’è intascata!). E io ho detto il mio timido: “Hello Neal.”

366I5838-1-1

Lui ha alzato gli occhi e solo in quel momento ho visto che non sono neri come sembrano, ma verde scuro. Occhi carezzevoli e quasi paterni. Condensare in 10 secondi tutto quello che vorresti dire al tuo mito è un’impresa praticamente impossibile ed infatti a me è uscito, testuale e in un inglese che però almeno ha capito: “Mi chiamo Alessandra, vengo dall’Italia e…il mio cuore in questo momento sta esplodendo. Grazie per tutto!” ci tengo a dire che non ho frignato. Lui mi ha visto emozionata e si è affrettato a stringermi la mano con entrambe le sue, dicendomi  che  era onoratissimo che fossi lì, che lo trovava straordinario e che quello che doveva ringraziare era lui (ve l’ho detto che è umile). E poi mi ha permesso di fare un paio di foto con lui, facendo un lieve strappo alla regola e permettendomi di mettermi proprio lì accanto.

Sono uscita da lì che camminavo a tre metri da terra, con Lui – fotografo ufficiale – forse contento che finalmente la giulebbe fosse finita, orgoglioso per avermici portata e potermi regalare anche dei bei ricordi grazie alla portentosa Canon. La paralisi sorridente che mi ha colta, mi ha accompagnata nelle otto ore successive, durante le quali abbiamo mangiucchiato qualcosa al pub, abbiamo perlustrato di nuovo la città (ma io continuavo a ripetermi in testa “ho stretto la mano a Neil Gaiman! Ho stretto la mano a Neil Gaiman!) e, visto che era una giornata fortunata, siamo andati a cercare i biglietti per la Military Tattoo, la parata che si svolge tutte le sere di Agosto presso il castello e che, tanto per cambiare, doveva essere tutta esaurita.

Ma ve l’ho detto, no, che è andato tutto bene?Mentre eravamo in coda ci si è avvicinata una signora americana che ci ha detto che aveva tre biglietti in più e che ce ne avrebbe venduti due a prezzo di costo, perché ne aveva comprati per un gruppo, ma alcuni le avevano dato buca. Così li abbiamo comprati: sapevamo cosa fare in Scozia per il  giorno dopo, cioè la nostra ultima sera. (Ma io ho stretto la mano a Neil Gaiman! Ho stretto la mano a Neil Gaiman!!!)

foto0088

…to be continued…e vi prometto che la prossima è l’ultima.

.

Halloween 7: e se sono da solo?

Mi è capitato un sacco di volte di essere sola quando tutti gli altri festeggiavano. San Valentini, Ferragosti, Halloween…uh, non li conto nemmeno più. Non c’è niente di male a passare una festa come questa in casa da soli, anche se lì per lì vi sembra una palla atroce.

Beh, chi è solo può cucinarsi comunque le buone cosine dei post precedenti. E poi…ecco qui qualche suggerimento dell’ultimo minuto.

1. Per chi ama leggere, non c’è miglior compagno di un buon libro. E per rimanere in tema con questa notte vi consiglio “Il figlio del cimitero“, di Neil Gaiman.

E’ la storia di un bimbo scampato per miracolo al massacro della propria famiglia ad opera di due sicari, che trova rifugio nel vicino cimitero e viene “adottato” dai fantasmi del signore e della signora Owens, che gli insegnano a cavarsela. Il piccolo, che verrà chiamato Nobody, dovrà far fronte alla vita con i fantasmi, ad una strega bambina e al passato che ritorna in forme minacciose, ma soprattutto…al suo essere solamente un vivente e non un fantasma come i suoi “genitori”…

Dedicato ai ragazzi, piacerà anche agli adulti, perché Neil Gaiman non ne sbaglia mai una.

2. Leggere non vi piace? Beh, c’è la tv. Se vi va un film, non c’è che l’imbarazzo della scelta, tra quelli ddde paura ad altri a tema soprannaturale. Io guarderei “Il corvo“, ma nel caso l’abbiate già visto tipo tremila volte forse è il caso di riprendere una pellicola meno inquietante, di modo che non dobbiate stare a guardare il soffitto una volta finita. Che ne dite di “Casper”? La storia del fantasmino che si innamora della bimba è dolce e decisamente adatta!

Se poi volete qualcosa di diverso, ho saputo che stasera alle 22 e 10, sul canale 56 (FOCUS) c’è un documentario dal titolo: “Mermaids: the body found”. Si tratta di una produzione della Animal Planet, una rete americana tipo “Discovery Channel” che ha prodotto questo documentario in Computer Graphic che ipotizza la reale esistenza delle sirene. Io l’ho visto e…mi ha dato di che pensare. Certo  le sirene non sono tra le creature celebrate ad Halloween di solito, ma vi assicuro che in questo documentario non troverete fluenti capelli d’oro e reggiseni fatti a conchiglia…

Infine una doverosa segnalazione per tutti: è stato portato alla mia attenzione questo “speciale Halloween” sul sito Una Donna. Copre davvero tutti gli aspetti della festa, in modo simpatico, colorato ed è pieno di passatempi da fare insieme. Di solito non amo i siti “femminili” che parlano solo di make up, scarpe e vip alla Paris Hilton, ma questo mi sembra ben fatto. E di sicuro gli articoli tra cui scegliere sono per tutti i gusti.

Bene, è venuto il momento di concludere questa serie di post. Che ve ne stiate al calduccio a casa vostra o che decidiate di celebrare nei modi più sfrenati, auguro a tutti una buona festa.

Ah, dimenticavo…TRICK OR TREAT?

Neil Gaiman(iac)

Questa è una dichiarazione d’amore.

Metto le mani avanti – e dico anche a Lui di non essere geloso, sarebbe inutile – perché non so bene come uscirà questo articolo, ma so per certo che quando parlo di Neil finisco sempre nell’identica direzione. Sviolinerò, siate pronti. Se non siete pronti, vi do il permesso di saltare l’articolo a pie’ pari – e ci vediamo domani. Quindi, via alle musiche.

La prima volta che ho incrociato un testo di Neil Gaiman non l’ho capito. Mea culpa. Ero piccola e si trattava di un volume a caso di The Sandman, perciò, non conoscendo gli antefatti, il fumetto mi sembrò strano, noioso, difficile e…in qualche modo pericoloso.

Non ci ho più pensato finché un amico non mi ha messo in mano una raccolta (di quelle che regalavano in abbonamento con un quotidiano) dicendomi che senz’altro mi sarebbe piaciuto.

Il muro si è crepato allora, ma la diga non era ancora esplosa.

Ci ha pensato, un paio di anni dopo, Colui-che-non-deve-essere-nominato-ma-ha-la-fumetteriaetcetc. Il quale, vedendomi a ciondolare nel suo negozio per dei quarti d’ora, mi ha piazzato in mano “American Gods” e mi ha assicurato che si trattava davvero di un bel romanzo.

Non so come funzioni, per certi scrittori. Non so se è come una storia d’amore e cioè non basta essere fatti l’uno per l’altra, ma occorre anche incontrarsi al momento giusto. Posso solo dire che quando ho aperto “American Gods” per la prima volta ho sentito vibrare dentro di me un accordo armonico.

Neil Gaiman nasce il 10 Novembre 1960 aPortchester, Inghilterra. Comincia la sua carriera come giornalista e scrivendo racconti di fantascienza per riviste a sfondo erotico. Negli anni Ottanta approda alla DC Comics in qualità di sceneggiatore e si fa immediatamente notare grazie alla sua versione di Black Orchid un personaggio da lui completamente rivoluzionato.

La consacrazione, però, arriva solo nel 1989, con The Sandman ovvero le avventure di Morfeo, Signore dei Sogni, uno degli Eterni (ovvero Sette entità che sono al di sopra degli dei: Sogno, Morte, Delirio, Desiderio, Distruzione, Disperazione, Destino). The Sandman, che si avvale della collaborazione di Dave McKean per le illustrazioni di copertina, segnerà una pietra miliare nella storia del fumetto e getterà le basi per l’universo gaimaniano, incredibilmente sfaccettato e complesso ma, come vedremo, dotato di pilastri fissi.

La DC Comics pubblicherà The Sandman fino al 1996 e da allora la carriera di Neil non conoscerà nubi: da sceneggiatore di fumetti passerà alla televisione, ai racconti per l’infanzia, ai romanzi per adulti. Tra le sue opere più pregevoli vi segnalo “Stardust”, “Coraline”, “Il Figlio del Cimitero” tra i libri scritti per i ragazzi; “American Gods”, “I ragazzi di Anansi”, “Nessundove” e – in coppia con Terry Pratchett – “Buona Apocalisse a Tutti” si distinguono invece tra i testi dedicati agli adulti.

Diversi sono poi gli adattamenti cinematografici: “Mirrormask”, “Beowulf”, “Stardust” e si vocifera di un telefilm tratto da “American Gods” a cui collaborerebbe – pensate un po’ – Eric Kripke, il creatore di Supernatural (praticamente il mio sogno che si avvera).

La narrativa di Neil Gaiman è geniale. Lo dico senza mezzi termini e senza paura di smentite, benché in letteratura tutti i gusti siano gusti. Chi altri riuscirebbe a raccontare il massacro di una famiglia dal punto di vista del coltello in modo da rendere l’idea in ogni particolare, ma allo stesso tempo senza fare paura ai bambini cui la storia è rivolta? Avviene ne “Il figlio del cimitero”, in cui il piccolo Nobody Owens riesce a fuggire agli aguzzini dei suoi genitori e viene “adottato” dai fantasmi che si aggirano nel vicino Camposanto, diventando un “quasi-fantasma” lui stesso.

I suoi personaggi principali sono sempre “pecorelle smarrite”, ragazzi che – in un modo o nell’altro – hanno perso la strada e se stessi ed hanno il compito di “ritrovarsi” attraverso una serie di mirabolanti avventure.

La teoria più avvincente, germogliata in The Sandman e poi fiorita in “American Gods” è quella secondo cui non sono le Divinità ad aver creato l’uomo, ma il contrario. Quindi esse restano potenti finché l’Uomo stesso tributa loro preghiere ed attenzioni. Per questo gli Eterni di cui fa parte Sogno sono superiori: essi non mutano mai con il fluttuare della mentalità umana.

Nell’universo in cui tutto è mutevole, le possibilità dei protagonisti di Neil Gaiman sono infinite, così come infinita sembra la fantasia di questo autore. Ma è nelle pennellate che si misura, secondo me, il suo genio. Perché lui riesce a descrivere un uomo che si annoia così come il passaggio in un’altra dimensione con precisione incredibile, rendendo il concetto chiarissimo ed allo stesso tempo facendo sorridere (o tremare, a seconda del momento nella storia).

Infine, di solito non giudico gli autori dalla persona, ma Neil è pure simpatico. Attivissimo in rete, ha un blog molto seguito ed è sempre in contatto diretto con i fans tramite i profili Twitter e Facebook. Ed è modesto, come non ci si aspetta da uno del suo livello.

Ricordo perfettamente che ad un suo lettore che gli scrisse: “Perché tu hai pubblicato tuuti questi libri ed io invece non sono mai riuscito a pubblicare un bel niente?” non rispose mandandolo a quel paese come avrebbero fatto scrittori assai meno titolati di lui, ma con una grande verità: “Caro amico, se non hai mai pubblicato niente, verosimilmente, è perché non hai mai finito niente. Continua a provare”.

Oppure come dimenticare la dedica di “I ragazzi di Anansi”, che dice:

Lo sai come funziona. Apri un libro, leggi la dedica e scopri che ancora una volta l’autore l’ha dedicato a qualcun’altro.

Questa volta è diverso.

Perché non ci siamo ancora incontrati o perché la nostra è soltanto una conoscenza superficiale, o siamo pazzi l’uno dell’altra, o non ci vediamo da troppo tempo ma tra noi c’è uno strano legame, oppure non ci incontreremo mai, ciononostante continueremo a pensarci con affetto…

Questo libro è per te.

Con quali sentimenti te lo dedico lo sai, e probabilmente sai anche da cosa nascono.

 Io di uno così mi potrei innamorare.