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La telenovela turca.

Allora gente, devo scrivere un post ad alto tasso di scemitudine. È circa una settimana che spacco la gnugna a chiunque abbia la sfortuna di incontrarmi, anche solo virtualmente, però sono preda di una di quelle inutili, idiote, smodate fisse che addosso a una quaranteenager come me stonano un po’ ma che mi fanno stare taaaaanto bene e mi fanno passare delle mezz’ore di sbavazzamento e allegria.

Tenetevi forte, perché la fissa del momento è…la telenovela turca.

Maria De Filippi, hai vinto tu.

Hai vinto tu perché io già nel tuo programma l’avevo adocchiato di sfuggita quel pezzo di fffffyyyyygo inverecondo che anima la suddetta telenovela e che risponde al nome di Can Yaman (che si pronuncia Gian).

Ho resistito per un po’ ai richiami delle sirene di youtube perché onestamente beccarmi cinquanta puntate da due ore in turco e coi sottotitoli mi faceva fatica. Poi cinque giorni fa in pausa pranzo stavo ruminando il mio riso scondito (quando non c’è lo chef mi riduco così) ed è passata in tv la pubblicità di Day Dreamer – Le ali del sogno. Tutti i giorni su canale 5. Per poco non ho dovuto chiamare l’ambulanza.

Sono riuscita a far finta di niente ancora una mezza giornata ma poi ho ceduto. Non posso vederla in diretta perché lavoro, ma ho fatto il profilo su Mediaset Play come le peggiori fans di Barbara D’Urso, di notte appena i due ragazzi dormono metto le cuffiette e…mi immergo per mezz’ora in questo puro Harmony televisivo.

Non l’ho mai visto e siamo solo alla terza puntata ma per ora la storia vede come protagonista Sanem, una ragazza come tante (diciamo un po’ sopra la media), un po’ svagata e sognatrice ma di buon cuore. La nostra ha tutte le caratteristiche della protagonista classica di questo genere, ovvero inciampa sui propri piedi (di solito le odio quelle che sembrano così sceme, però in questo caso non mi succede, non so perché). I genitori la minacciano di farla sposare col vicino di casa ciospo e belinone se non trova immediatamente un lavoro serio, così, pur a malincuore, la ragazza accetta il lavoro offertole dalla sorella maggiore, cioè fare da galoppina nell’agenzia pubblicitaria in cui la stessa ha un impiego come segretaria ed in cui spera di fare carriera.

L’agenzia pubblicitaria è proprietà della famiglia Davit ed è retta, oltre che dal fondatore, dal figlio minore Emre. Ma l’azienda naviga in pessime acque perché sembra che una talpa passi informazioni riservate alla perfida ex di Emre che ha aperto una propria attività dopo essere stata buttata fuori. All’inizio della storia, in previsione della festa per i 40 anni dell’agenzia, fa ritorno da uno dei suoi viaggi per il mondo il figlio maggiore dei Davit, Can. (Con molta fantasia attore e personaggio sono omonimi – suona un po’ come l’italiano Gian. Gianfigo, mi vien da dire ma va bene così). Can è un fotografo avventuriero di una bonazzita’ ultraterrena. È vero che tende a vestirsi un po’ da rambo truzzo e camminare a rallentatore, ma cristo santo, se non se lo può permettere lui non saprei chi altro.

Il padre lo supplica di restare per un po’ per via delle difficoltà dell’agenzia e perché – detta terra terra – Emre non sa fare una mazza. All’inizio Sua Bontà Imperiale rifiuta, ma poi scopre che il vecchio padre è malato e non si curerà se non potrà lasciare la ditta nelle sue capaci (e sempre incerottate) mani, quindi da figliol prodigo decide di accettare e prendere il comando della baracca mentre il vecchio fa finta di andare in crociera per raggiungere invece un ospedale super ( d’altronde sono ricconi).

La sera della festa, che precede la partenza del padre, tutti i dipendenti sono invitati, compresa Sanem. La ragazza finisce per caso nel palco privato di Can che arriva e, completamente al buio la bacia, scambiandola per la pseudofidanzata che si ritrova e che smolla sempre ovunque e comunque perché la ama come io amo i broccoli.

Il bacio al buio sconvolge entrambi i protagonisti, che però non si conoscono e, dato che lei e’ stupida e scappa via, confusa e felice, non possono nemmeno conoscersi. A lui resta in mente il profumo di fiori, a lei…le scarpe eleganti che sono l’unica cosa che vede (ma che Can si cambia subito perché deve fare il ribelle che odia gli smoking).

Il primo incontro alla luce del sole avviene in agenzia, dove Sanem dimostra subito l’imbranataggine che a questi manzi da mal di testa deve far scattare l’ormone (altrimenti non mi spiego). Ma c’è già la minaccia in agguato. La talpa che sta rovinando la ditta è proprio Emre, il fratello sfigato e invidioso, che decide di usare l’ingenua Sanem per i suoi scopi…

E siamo solo all’inizio. Come vedete la trama promette di dipanarsi come le peggiori telenovelas di Caracas, ma ragazze ( e ragazzi possibilisti), devo dire che è divertente. La fotografia è incredibilmente colorata, i personaggi sono tagliati con l’accetta ma…forse è anche un po’ il simpatico di produzioni come queste. L’aria di non prendesi troppo sul serio, dico. Chi dice che guarda questo prodotto per la trama e non perché sbava per il protagonista mente, ma è anche vero che per il momento lui non è un maniaco del controllo alla mister Grey, è gentile con Sanem e ne sopporta l’imbranataggine con la giusta insofferenza. È stranamente anche simpatico, ecco. Il risultato è che non vedo l’ora di andare avanti, che ne parlo con tutti perché….boh perché mi diverte e mi fa stare bene. Perché so che ci saranno peripezie e colpi di scena ma tutto andrà nel migliore dei modi. Perché è bello vivere una fiaba per una mezz’ora e sbavazzare allegramente come a vent’anni. Se non sbaglio si chiamano Guilty Pleasures, ma io non mi sento colpevole per niente, anzi ve lo consiglio….e se fin qui non vi ho convinte vi lascio la prova scientifica che guardare le telenovelas turche migliora la salute. Beccateve sta cura ormonale, mi ringrazierete dopo.

No, vabbè 1
No, vabbè 2

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