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Perché possono farlo.

Sono certa che moltissimi di voi sono rimasti malissimo per l’ennesima uccisione a sangue freddo dell’ennesima persona afroamericana da parte di un bianco in divisa. Questa volta, il video ha fatto il giro del mondo e i dieci minuti di agonia di George Floyd, le sue ultime parole, quel “Non riesco a respirare” e quell’invocazione alla madre non possono lasciare indifferenti. Se lo fanno, siete parte del problema.

Minneapolis è stata messa a ferro e fuoco dalla rivolta, perché gli assassini di George Floyd, così come accaduto ai predecessori, sono stati licenziati, ma non c’è voce che dica che verranno perseguiti. Una sorta di immunità protegge questa gente, data dalla divisa.

Al netto della retorica della mela marcia che si trova ovunque e che i poliziotti in tutto il mondo si fanno un culo così etcetc (cosa che nessuno discute in questa sede) viene però da domandarsi come mai per una persona di colore negli Stati Uniti del 2020 incontrare un poliziotto bianco diventa un terno al lotto. Che cosa può avere spinto il poliziotto in questione a premere il ginocchio sulla carotide di un uomo che supplicava.

Il razzismo? Naturalmente. E fino a che punto, lo abbiamo purtroppo visto. Ma c’è anche un’altra cosa, più sottile ed odiosa, che accomuna questo assassinio ad altri di cui ogni giorno veniamo a conoscenza. La consapevolezza, da parte dell’omicida (o del femminicida, per esempio) che quello che sta commettendo è un atto che darà un messaggio ad altri. Il maschio ammazza la femmina per dire ai suoi simili “Vedete? Si è ribellata e l’ho rimessa al suo posto”. Il bianco ammazza il nero perché lo reputa inferiore e colpevole dei mali del mondo. E lo deve dimostrare. Non tutti arrivano all’estremo, ma che differenza trovate tra questo omicida e la signora in coda alla cassa che gode dell’annegamento di centinaia di poveracci?

Di fatto la ragione è semplice: se chiedessimo a qualunque attuatore di sopruso il perché della sua azione, la risposta-base sarebbe la più banale: PERCHÉ POTEVO FARLO. Perché il mio privilegio (di razza, colore, genere, religione,strato sociale) lo prevede.

Al momento, leggo tanti status contro gli USA. Mah, non mi vanterei troppo dopo che da noi ci sono stati gli Aldrovandi, i Cucchi, gli Uva…e temo che l’elenco sia più lungo.

Chi protesta è fatto passare per sovvertitore dell’ordine pubblico. Dal Presidente eletto, nemmeno una parola di conforto, ma hanno eletto uno con lo spessore morale di un rapanello, non c’era da aspettarsi troppo.

Cosa succederà adesso? Difficile a dirsi ma temo che questo non basti a scardinare il sistema dei privilegi. Nemmeno un virus sconosciuto lo ha scalfito più di tanto ed ancora una volta, mi sembra, ne stiamo uscendo abbruttiti e peggiorati. E gli uni contro gli altri nella più deprimente delle guerre “tra poveri” (che poi poveri a vederla bene non siamo affatto).

Da cosa si riparte, davanti a tanto schifo? Come diceva Tolkien, nella sua meravigliosa saggezza, dalle azioni del singolo. Dalla bellezza che ancora permane, dall’innocenza che va difesa. Perché un giorno non lontano quelli che oggi calpestano le vite altrui non possano più farlo.

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