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American Gods – il telefilm (finalmente!!!)

Dopo SECOLI, torno al blog (sperando di poter scrivere un po’ più spesso) perché avrei un saaaaaacco di cose da dire, ma siccome sono per i “nuovi inizi soft” non sparerò subito uno dei miei pipponi, ma vi darò le mie impressioni sul primo episodio della serie tv di “American Gods”, che per i pochi che non lo sapessero è finalmente uscita sia da noi che negli USA e che promette di essere la mia prossima cotta telefilmica, dopo Supernatural e – ultimamente – Sense8.

Tanto per cominciare Neil Gaiman qui è produttore e credo che questo sia di per sé già una garanzia di fedeltà al romanzo. Infatti, per ora, il primo episodio mi ha incollata al televisore.

Trama in breve per chi non avesse letto i libri: Shadow Moon e’ un ex galeotto che si trova all’improvviso privato di ogni certezza. La moglie Laura muore in un incidente, nel quale resta coinvolto anche l’amante della donna che avrebbe dovuto dare al nostro eroe un nuovo lavoro e un’opportunità per ricominciare. Durante il viaggio verso la sua città natale, dove avrebbe dovuto assistere ai funerali, Shadow incontra un tizio che si fa chiamare Wednesday e che gli propone di fargli da autista/guardia del corpo. Al principio l’aria poco raccomandabile dello sconosciuto vorrebbe far desistere il protagonista che però si trova costretto dagli eventi a imbarcarsi in questo strano viaggio, durante il quale incontrerà una quantità di personaggi bizzarri e spaventosi, qualcuno benevolo, qualcuno totalmente malvagio…e si troverà suo malgrado coinvolto in una guerra all’ultimo sangue tra gli antichi dei e le nuove divinità emergenti quali ad esempio Internet, o la Televisione.

Già vi ho svelato fin troppo, ma sono certa che gran parte di coloro che si stanno avvicinando a questo telefilm o sono appassionati del libro e dell’autore (tipo me) e quindi sanno già tutto, o troveranno comunque decine di motivi per rimanere a bocca aperta.

Questa prima puntata è stata molto più splatter di quanto immaginassi e tuttavia fedelissima al testo scritto. Se devo trovare il pelo nell’uovo, mi pare che l’interprete di Shadow, Ricky Whittle,  sia molto più carino (E PELATO!) rispetto a come me lo fossi immaginata, ma solo proseguendo potrò dare un vero e proprio giudizio sulla resa del personaggio.

 

Quel che già so è che Ian McShane nel ruolo di Wednesday mi sembra perfetto.

Gli effetti speciali e tutto quel sangue mi sembra paghino un po’ a serie che ultimamente hanno sbancato, tipo Game of Thrones, o anche Spartacus…ma spero che American Gods vada ben oltre questo. Per adesso siamo all’inizio dell’avventura: Shadow è uscito di prigione dopo aver saputo la notizia della morte di  Laura ed è stato assunto da Wednesday come da copione. Ciò che mi ha impressionata di più finora è la resa visiva degli ambienti e dei colori ed in particolare il pub dove si svolge la lotta con Mad Sweeney, il leprecauno che gli regala la famosa moneta d’oro che creerà il miracolo…beh, non voglio certo spoilerare più di tanto.

Per chi non sapesse dove e’ possibile vedere American Gods…basta fare l’abbonamento ad Amazon Prime e collegarsi sulla relativa app, se avete una smart tv. Altrimenti – mi raccomando NOOOON USAAAATE i tanti siti di streaming, NON CE NE SONO COSI’ TANTIIII……;)

10 motivi per cui mi piace Ottobre

In genere amo molto l’estate e il caldo, cose che quest’anno, purtroppo, non sono state ai massimi livelli (per usare un eufemismo!).

Se ci penso, però, devo dire che tra i miei mesi preferiti Ottobre ha sempre un posto d’onore. Ecco perché:

1. Non fa ancora quel freddo intenso che caratterizza Novembre e Dicembre, l’aria è limpida e anche se le giornate si accorciano i colori del tramonto sono quasi sempre mozzafiato.

2. I colori autunnali in generale. In tutto il mondo, Ottobre si presenta  dando agli alberi sfumature meravigliose. Talvolta malinconiche, talvolta intense al punto da scatenare la gioia. Non a caso, se non sbaglio, negli Stati Uniti l’estate indiana cade in Ottobre e anche in Giappone l’appuntamento è da non perdere con i Momiji ovvero le foglie d’albero (acero, solitamente) che assumono sfumature da favola.

3. Comincia – per me – la stagione del the coi biscotti. Ah ah ah. D’estate fa troppo caldo, ma voi sapete che io adooooro accoccolarmi con una tazza fumante. Quest’anno, poi, buon proposito: IMPARERO’  A FARMI DA SOLA I BISCOTTI SPEZIATI CHE MI PIACCIONO TANTO!

4.  Nonostante quest’anno abbia poco tempo libero a disposizione, Ottobre è il mese delle passeggiate nei boschi alla ricerca delle castagne. Lo facevo quando accompagnavo mio nonno da piccola, ho continuato a farlo, ogni tanto, da adulta. E che goduria gustarsi alla sera le caldarroste!

5. Ottobre è il mese in cui riprendono le serie tv americane, ovvero l’unica cosa che amo seguire in tv. Mi sto rimettendo in pari con Supernatural, perché – sembra incredibile – ma sono rimasta indietro…e comunque ce ne sono tante altre che voglio recuperare.

6. Ottobre è il mese in cui riprende tai chi. E durante l’estate sento molto la mancanza di questa pratica, sebbene a causa dei sopraggiunti impegni, riesca a seguire la lezione soltanto una volta alla settimana. Però i benefici si sentono comunque, quindi…

7. Ottobre è il mese in cui ci si prepara ad Halloween e come sapete a me si sveglia l’istinto per questa festa, non chiedetemi perché. Probabilmente ho un piccolo germe di paganesimo che in questo mese si esalta. Ma non vado oltre, perché non vorrei irritare chi di queste cose ha fatto per davvero la propria religione.

8. Ottobre, forse ancora più di Settembre, è il mese che mi dà l’impressione di essere un “inizio” e quindi mi stimola a muovermi e fare qualcosa di nuovo.

9. Ad Ottobre, solitamente, riprendo ad andare al cinema (d’estate non lo faccio quasi mai) o comunque a vedere dei DVD.

10. Ad Ottobre mi viene voglia di scrivere. Di tutto. Non so perché…poi di solito questo fervore si affievolisce un po’. Chissà che quest’anno non completi uno dei miei molteplici romanzi. 😀

Tè, pasticcini e spoilers – The Originals, by Only

Ed eccoci al nuovo appuntamento con Only e al suo cilco di post altamente spoilerosi. Stavolta parliamo del finale di stagione di The Originals, lo spin-off tratto da The vampire Diaries, il telefilm che raccoglie. per intenderci – le avventure di Klaus & Famiglia.

Ribadisco la presenza di spoilers per chio non segue la programmazione americana.

Pronti? Via!

Only

Come ben dice la nostra  Lois Lane, io sono una che guarda i telefilm per la “trama”. Proprio per quella, ho iniziato a vedere il telefilm nato dalla costola di The Vampire Diaries.

..scusate, cosa stavamo dicendo??? Ah sì, la trama.

Allora, la Plec ci racconta che alla fine della quarta stagione di The Vampire Diaries Klaus lascia Mystic Falls dopo aver chiesto inutilmente a Caroline di andare con lui (sigh) e ritorna nella sua città natale, New Orleans, da dove era scappato quasi un secolo prima. Per inciso, per sfuggire al padrino Mikael, sul conto del quale ne verranno fuori delle belle nel corso della stagione. Per tornare a Klaus, egli si installa con i fratelli Elijah e Rebekha nella vecchia magione di famiglia, bella assai, e comincia subito una macchinazione delle sue per togliere la città al figlio adottivo Marcel, da lui cresciuto tanti anni prima da bambino a uomo e poi vampirizzato.

Come si può immaginare, Marcel non è che la prenda benissimo, quindi iniziano i macelli.

A rendere le cose ancora più complicate per Klaus, oltre ai vampiri fedeli a Marcel a New Orleans vivono altre due congreghe di esseri soprannaturali, le streghe e i lupi mannari, e tutte e tre convivono in un equilibrio precario.

(Non so voi, ma io preferisco i lupi…).

 

Secondo voi quanto ci ha messo Klaus a rompere questo equilibrio, con la sua innata capacità di fare le cose per bene?

Esatto: un episodio, più o meno.

Non che gli si possa dar torto: passi i licantropi, abbastanza inutili per buona parte del tempo,  ma le streghe, con questa loro abitudine di sacrificare giovani fanciulle agli antenati… non sono mica facili da mandare giù.

Ma le cose per Klaus e gli altri fratelli non erano abbastanza complicate neanche così, altrimenti non sarebbe la Plec.

Perché Hayley…ve la ricordate Hayley, la lupacchiotta? Lei e Tyler hanno complottato parecchio in Vampire Diaries, per liberarsi di Klaus.

Comunque dicevo Hayley, che tra un complotto e l’altro l’anno scorso ha trovato anche il tempo per una notte di passione con Klaus (una delle scene più hot di tutta la quarta stagione di TVD!), torna a New Orleans incinta dell’originale!

Si grida al miracolo, un po’ come la bambina di Edward e Bella insomma (Plec, copiona..) diciamo che però qua, una spiegazione un filino logica c’è: Klaus non è proprio vampiro vampiro, è un ibrido vampiro/lupo mannaro.  Ora, non è così chiaro cosa sia, ma di sicuro non è del tutto morto perciò sì, ci viene detto che gli ibridi possono procreare, anche se con fatica…c’è da dire che finché Klaus rimane l’unico della sua specie (ah no, c’è anche quell’essere inutile di Tyler..) non ci sono certo i numeri per fare una statistica!

Comunque, la bambina diviene il vero motore di tutte le decisioni dei fratelli da quel momento in poi, ed è bellissimo come questo viene narrato: per Elijah, è il mezzo con il quale spera finalmente di unire la sua famiglia. Per Rebekha, è la speranza che Klaus finalmente cambi.  Per Klaus stesso, è la possibilità di redenzione: non vuole essere il padre pessimo che ha avuto lui anche se, siccome è Klaus, cercherà di farlo a modo suo. Con una serie di azioni che, se non sono spregevoli, sono quanto meno discutibili.

Ovviamente, come in ogni telefilm soprannaturale che si rispetti, una bambina tanto speciale non può essere lasciata tranquilla:  la congrega di streghe vuole sacrificarla insieme alla madre (prima delle adolescenti e ora una neonata…non riusciamo a capire un po’ Klaus in fondo?) e qua si arriva alla straziante puntata finale. Non butto lì l’aggettivo a caso: roba da lacrime a fiumi per metà della puntata. Uno dei finali di stagione più belli di quest’anno!

Hayley viene rapita in pieno travaglio dalle streghe “cattive”, che fanno nascere la bambina, poi uccidono Hayley e portano la neonata al cimitero per sacrificarla (quale posto migliore?). Hayley però risorge, perché l’avevano già scritturata per la seconda stagione è morta con in circolo in sangue di sua figlia: da lupo mannaro rinasce come ibrido.

Elijah piange di contentezza, e per gli unici cinque minuti di tutta la stagione, è lievemente spettinato. L’amore della sua vita (?) è tornato da lui (??).

La bambina, grazie all’intervento provvidenziale di Marcel (che nel finale si riconcilia con Klaus) viene salvata e la puntata di chiude con la decisione di farla credere morta a tutti, e di mandarla via. La bimba viene affidata a Rebekha, che aveva abbandonato New Orleans (e il telefilm) qualche puntata fa: credo che questa chiuda la questione che la bionda vampira possa tornare a Mystic Falls, come si vociferava. Ora farà la zia a tempo pieno da qualche parte, crescendo Hope (che altro nome dare a una bambina così?) in attesa che i suoi genitori risolvano i conflitti di classe a New Orleans, e la possano richiamare a loro. Rebekha sogna ancora la sua casa con lo steccato bianco intorno, e noi le auguriamo di trovarla, perché è una delle poche donne, qui, a cui vogliamo davvero bene.

Ecco, le donne di The Originals…parliamo un attimo di loro. Credo che siano il vero punto debole del telefilm.

Iniziamo da lei, da Hayley, la donna della discordia tra i due fratelli Mikealson (non tanto perché Klaus la voglia per sé, quanto perché, come sempre, cerca di controllare la vita dei fratelli).

 

E’ quella che di tutte mi sta meno antipatica, e ho detto tutto, visto che simpatica non mi sta. A parte l’ingresso in scena un po’ infelice che le hanno fatto fare in TVD, il tentativo qui, di cambiarle pelle come ai serpenti non so se è andato a buon fine. La storia tra lei e Elijah, sulla carta dovrebbe tenerci incollati allo schermo, in pratica è di un piattume imbarazzante. Poca passione, tanti sbadigli. Il tanto “sospirato” bacio che i due si scambiano, alla puntata 20 o giù di lì, è stato solo noia.

Poi c’è Camille, Dio ce ne scampi.

A parte che personaggio più insulso non potevano creare, neanche sforzandosi parecchio (Plec, ma che mi combini?), ma dovrebbero quantomeno decidersi se debba sbavare dietro a Marcel o a Klaus. Comunque rassegniamoci: il Klamille arriverà. E’ un cerotto che dovremo levarci anche questo, basta che non faccia troppo male.

 

Le varie streghe sono troppe per nominarle tutte, oltre al fatto che nessuna merita una menzione speciale. Celeste, Genevieve, Monique, quella-morta-dopo-la-sorella-talmente-noiosa-che-manco-ricordo-il nome e via discorrendo. Eccezion fatta per la giovanissima Davina, l’unico personaggio femminile davvero degno di nota!

L’unica fanciulla del raccolto che le streghe “cattive” non sono riuscite a sacrificare, quindi colei che racchiude in sé troppo potere per poter essere gestito da una persona sola.  Un bel personaggio che affronta durante questa stagione una serie incredibile di problematiche: la minaccia di morte da parte della sua stessa congrega, la morte dell’amore di infanzia, la perdita del suo potere e la riacquisizione di una parte di esso, che la costringe a ricominciare da capo. E’ anche il personaggio che vive i legami meglio tratteggiati di tutto il telefilm, forse anche la Plec come me ha un debole per lei: l’amore/odio quasi filiale con Marcel,  l’amicizia fraterna con il vampiro gay Josh (un rapporto stupendo che spero non rovinino facendoli innamorare!),  il timore/odio che la lega a Klaus e che la spingerà, nel finale di stagione, a scegliere di resuscitarne il padre ma con delle condizioni da lei dettate. Perché Davina è davvero una strega con gli attributi.

A conti fatti, The Originals si merita il rinnovo a una seconda stagione, arrivato molto prima che gran parte dei telefilms della CW fossero anche solo nominati? A mio parere, sì. In ventidue episodi ci ha fatto vedere belle cose, e ha sfoderato quelle idee “originali” che sono purtroppo mancate al suo fratello maggiore (ne parlo qui).

C’è sicuramente qualcosa da migliorare, come nella caratterizzazione di alcuni personaggi, e ho già detto quali. Ma siamo solo alla stagione uno. Gli diamo sicuramente fiducia. Sono certa che la seconda stagione sarà ancora meglio.

 

 

Té, pasticcini e spoilers 2 – Arrow – by Only

Ed eccoci al secondo articolo spoileroso di Only. Questa volta parliamo del giustiziere di Sterling City  che risponde al nome – in borghese – di Oliver Queen. Per gli amici Freccia Verde.

Only

Attenzione, ultimo avvertimento: come dice il titolo, questa recensione riguarderà al seconda stagione di Arrow e soprattutto, ma non solo, la season finale.

Siete ancora in tempo a fermarvi qui.

Vi ricordate dove avevamo lasciato il nostro eroe mascherato alla fine della prima stagione?

In una scena straziante e per molti fans inaspettata: la morte di Tommy, uno dei personaggi cardine di Arrow.

Una scena strappalacrime, perché purtroppo a Starling City la gente ha il brutto vizio di rimanere morta, non come a Mystic Falls!

E mentre le fans di Tommy Merlin (presente!) passavano l’estate a strapparsi i capelli, i mesi galoppavano e si è tornati a ottobre.

E come li ritroviamo i nostri nell’inizio della seconda stagione? Molto, ma molto male direi.

Oliver, affranto dai sensi di colpa di non essere riuscito a salvare il suo migliore amico, è tornato all’isola infernale da cui era stato salvato un anno prima. Tocca a Felicity e Diggle farlo rinsavire e ricordargli che non può lasciare che tutto il resto del suo mondo, azienda, famiglia e città, vada a puttane mentre lui gioca a fare Tom Hanks.

Laurel è rimasta a Starling City ma, afflitta dagli stessi sensi di colpa di Oliver, si è rifugiata nell’oblio confortante delle pillole e dell’alcool. La brutta china che prende il suo personaggio nella prima parte della stagione non è poi così irreale, se pensiamo a cosa debba rimproverarsi la poverina nelle notti insonni: Tommy è morto mentre andava a cercarla sul suo posto di lavoro, certo di trovarla là nonostante l’allarme meteo desse Terremoto su tutti i fronti. In realtà lei urla che la colpa è di Arrow, che non ha salvato Tommy in tempo quindi da eroe le è sceso nella stima a bandito della peggior specie, ma non ci crede neanche lei a questa bugia che si racconta. Aggiungiamoci il carico da novanta: poche ora prima che Tommy morisse, lei si stava divertendo tra le lenzuola con Oliver, anche se “forse” (seee) non si poteva considerare un vero tradimento visto che lei e Tommy si erano lasciati.

Ma Laurel all’inizio di questa stagione non è poi così importante, perché è quasi inesistente: fa solo il grosso favore alle Olicity fans di dire a Oliver che non possono stare insieme e poi scompare, nell’oblio dell’alcool ma soprattutto della sceneggiatura. Fino a Sebastian Blood almeno, ma lì ci arriveremo più avanti.

Oliver intanto, come dicevamo, torna  a Starling City e deve iniziare a fare i conti con i casini successi durante la sua assenza: riprende in mano le redini della sua vita, e riprende in mano anche l’arco del giustiziere.  Qualcosa è cambiato dalla morte di Tommy ma anche, a mio parere, dal confronto con il Dark Archer, aka Malcom Merlin, in cui si è tremendamente rispecchiato: Oliver non vuole più essere lo stesso killer spietato di prima. Sa che il suo migliore amico, che è morto in parte disapprovando i suoi metodi, vorrebbe che lui cercasse di essere diverso, e Oliver vorrebbe tanto cambiare per la memoria di Tommy. Ci prova per tutta la stagione, a onor del vero, a cambiare approccio: credo che la vera essenza di questa seconda stagione di Arrow sia il tentativo che Oliver Queen fa per migliorarsi, per provare a ottenere gli stessi risultati ma in un modo completamente diverso. Giustizia, senza più giustiziare nessuno. E qua, più che nella prima stagione, il parallelo con quello che è accaduto sull’isola è palese e calzante: il percorso dell’Oliver di cinque anni prima ci fa vedere una serie di errori che l’Oliver di adesso vorrebbe evitare. Ed è inevitabile, da questo discorso, arrivare a Slade Wilson.

Non credo che sia stata una sorpresa per nessuno che il grande villain di questa stagione sarebbe stato lui: un po’ per il discorso fumettistico (quando ti introducono un personaggio che esiste anche nel fumetto, non ti aspetti che faccia qualcosa di troppo diverso dal diventare Deathstroke prima o poi), un po’ perché Sebastian Blood era difficile che fosse di più di quello che sembrava, ovvero un fantoccio in mani più abili.

Questo paladino della giustizia benvestito che mira a diventare sindaco di Starling City, è solo un pazzo affetto da manie di grandezza con seri rapporti genitoriali: è chiaro come il sole che non ha lo spessore per fare da contraltare a The Arrow. Certo, i suoi danni li fa eccome, mentre cerca di mettere insieme un vero esercito al soldo dello stesso Slade: Laurel a tanto non arriva, ma che ci sia del marcio nel (quasi) boyfriend arriva a capirlo. Peccato che quando non è impasticcata è ubriaca quindi neanche Oliver riesce a crederle davvero e casca con tutti e due i piedi nella trappola messa in piedi da Blood, una trappola che scagiona il politicante folle da ogni accusa.

Povera Laurel, per una volta ne aveva azzeccata una… ma almeno dopo questo episodio si dà una svegliata o meglio, qualcuno si ricorda che c’è pure lei sul libro paga di questa seconda stagione ed è ora di cominciare a farle fare qualcosa di costruttivo! Così, in un percorso così rapido da stordire, inizia a ripulirsi e a riprendersi la sua vita indietro. Ma come dicevamo il tutto è stato troppo veloce, persino per i ritmi abituali della CW, e Laurel comincia a sembrare affetta da una doppia personalità: passa dall’urlare contro a Oliver ad abbracciarlo nella puntata dopo. Un giorno  lancia bicchieri contro la sorella Sarah, pure lei tornata come Slade dal mondo dei morti, quello dopo le dice quanto le vuole bene. Ecco, Sarah…appunto, parliamo un attimo di lei. Siccome le cose per Oliver non erano abbastanza complicate, il secondo colpo di scena della  seconda stagione è l’arrivo di un nuovo superoe della DC Comics, Black Canary, impersonato da Sarah Lance, che non è morta sull’isola neanche lei (mi sbagliavo, forse Arrow è un po’ come The Vampire Diaries in fondo..). Qui ammetto di essere andata in tilt, e aver iniziato a googlare come una folle: non mi risultava che ci fosse questa cosa nei fumetti, e google mi ha rimesso in pace con le mie convinzioni. Se c’è stato un prima di Laurel come Black Canary, era stata sua madre. E quando ho iniziato a temere che gli autori avessero del tutto stravolto il fumetto, Sarah pianta una salutata a tutti nella final season (grazie Signore, grazie), passa il suo giubbino di pelle da mille dollari a Laurel(ad avercene di sorelle così), passando idealmente il testimone alla futura Black Canary. Gli sceneggiatori si salvano in corner e la qui presente tira un sospiro di sollievo.  C’è da dire che lo sdoppiamento di personalità rimane un grosso difetto delle sorelle Lance, suggerirei una mappatura del DNA per vedere se è un gene ballerino: Sarah la puntata prima abbraccia Oliver, progettano di vivere insieme e quella dopo decide che se rimane con lui lo rovinerà ed è meglio che torni a fare l’assassina al soldo dell’uomo-dal-nome-impronunciabile-che-è-anche-il-padre-della-sua-amante ( qui non si capisce bene perché Oliver glielo lasci fare, forse era distratto dal problema Slade e non aveva capito bene). Ma non importa: l’importante è che ci siamo levati dalle palle quella parentesi imbarazzante che è stata Sarah Lance, e si possa andare avanti.

In tutto questo casino inenarrabile, mentre ci si chiede con timore cosa ci inventeranno gli autori per la terza stagione per la povera Starling City, visto che in solo due stagioni abbiamo avuto un terremoto e un esercito di superuomini drogati e cazzutissimi, succede l’inaspettato. Un altro dei protagonisti di Arrow ci lascia, non proprio nel finale di stagione ma quasi ci siamo: Moira Queen viene trafitta a morte da Slade Wilson davanti agli occhi di Thea e Oliver. Siamo rimasti tutti COME-DEI-BACCALA’.

Nonostante i trascorsi tra Oliver e la madre non fossero proprio idilliaci, specie ultimamente (lei in fondo in fondo era po’ una stronza che rigirava sempre la frittata come le faceva comodo, diciamocelo), è sempre sua madre che Slade fa fuori. Eppure lui non reagisce come l’Oliver che era, ma come l’Oliver che è diventato: plauso agli autori per aver dimostrato coerenza. Nonostante tutto, lui non vuole uccidere Slade, vuole tentare di salvarlo, perché sente che è la cosa giusta da fare. Perché ha preso una strada da cui non vuole tornare indietro. E perché, e qui lo vediamo nei flash back sull’isola che quest’anno sono stati davvero grandiosi, lo ha già ucciso una volta (o almeno così pensava), quando era un uomo diverso. E non vuole farlo di nuovo, perché si era reso conto che quella decisione era stata un errore.

Questo ci porta a un finale di stagione davvero pazzesco: un finale di stagione che è quasi uno scontro apocalittico tra diverse forze in campo, con Oliver che fino alla fine cerca di fare la cosa giusta, che anche quando si rende conto che non è neanche in grado di fare quella sbagliata, cioè uccidere Slade, perché non ne ha la capacità. Alla fine, ci dimostra il suo vero cambiamento, con un vero colpo da maestro che è il risultato di ventitré episodi di evoluzione dell’eroe mascherato: meno forza bruta e più cervello, anche se ci mancherà vederlo fare tutta quella ginnastica addominali al vento.

L’unica vera debolezza di Slade è l’odio che nutre per Oliver, quest’ultimo lo sa e  se ne serve per farlo cadere in una trappola che sarà la rovina del superuomo.

Slade rapisce Laurel, convinto di aver portato via a Oliver la donna che ama. Vuole ucciderla, come Oliver ha ucciso la sua Shado tanti anni prima, la donna che ora gli appare nel delirio della droga e guida la sua mano.

Fin qui nessuna vera emozione, è tutto come da copione poi.. colpo di scena: Oliver porta Felicity alla Queen-magione, le dice che la ama e che deve stare nascosta qui perché Slade ha preso la donna sbagliata e lui deve saperla al sicuro. Il fandom Olicity è in delirio, la lacrime scorrono a fiumi, alcuni si chiedono come mai non la baci o la abbracci almeno ma poco importa, la contentezza è troppa per contenersi. Slade ovviamente in tutto questo rapisce anche Felicity mentre noi tutti pensiamo che Oliver sia stato un po’ allocco a smollarla così, si sapeva che sarebbe successo. E poi…colpo di scena di nuovo, o lo definirei addirittura una badilata sulle  gengive: Felicity si rileva essere l’asso nella manica di Oliver. Mentre Slade sta per ucciderla davanti a Oliver lei approfitta del momento di distrazione di lui, che la considera ovviamente inoffensiva, per iniettargli la cura alla Mirakuru. Il fandom della coppia, costernato, assiste nei minuti successivi  alla rivelazione che la dichiarazione di Oliver a Felicity era stata tutto un trucco per dare la chance a Felicity di fare quello che andava fatto.

Le lacrime scorrono di nuovo a fiumi tra gli Olicity, e stavolta sono di cocente delusione.

Tirando le somme di una stagione in cui è successo di tutto è di più (mi sono sicuramente dimenticata qualcosa), direi che è il finale è stato all’altezza di una grandissima stagione. Tutto è stato di alto livello: il percorso di crescita fatto da Oliver, che ha iniziato a scendere a patti con il suo passato e capire che ci sono diversi modi di fare le stesse cose. La gestione dei vari comprimari di Arrow, il cui ruolo è sicuramente stato definito con più precisione nel corso di questa stagione: Diggle, meno ombra dell’eroe e più eroe lui stesso, Felicity, splendida dal primo episodio all’ultimo, senza dimenticare Roy Harper che credo si sia avviato al ruolo che gli spetta di diritto, anche se forse per farlo dovrà rinunciare a Thea. Quest’ultima è sicuramente stata meno ragazzina e più donna in questa stagione, e penso non sarà del tutto un bene: staremo a vedere dove la porterà la sua scelta di andarsene via con suo padre. Ecco un’altra che quando tornerà menerà botte da orbi. Alla fine, ma non meno importante , abbiamo avuto un grande cattivo, uno dei miei preferiti in assoluto in questa stagione telefilmica americana: Slade Wilson chiaramente non poteva morire, è la Nemesi di Oliver Queen, e spero di rivederlo molto presto.

Qualche ex cattivo ci ha fatto vedere qualcosa di notevole, e credo che meriti più chances in stagioni future: segnatevi il nome di Deadshot, che penso che ne risentiremo parlare. Il Detective Lance ci ha finalmente spiegato, nella bella puntata intitolata in maniera emblematica “The man under the hood”, che non è poi quel tonto che non sa fare due più due. Bellissima la sua motivazione sul perché non voglia (o preferisca far finta di non, a mio parere) sapere chi si nasconda dietro l’incappucciato: uno dei momenti recitativi più belli, a mio parere, del bravo Paul Blackthorne.

Ora attendiamo con trepidazione Ottobre: non dimentichiamoci che Oliver ci deve ancora parecchie spiegazioni sul suo passato. Io sono curiosissima, e voi?

Resurrection

Cosa fareste se, un giorno, vi si presentasse davanti una persona che da anni credevate morta? Ma attenzione, non è che questa persona fosse solo “dispersa”. No, ne avete riconosciuto il cadavere, ne avete celebrato il funerale, ne avete avuto il cuore straziato per trent’anni…ecco, cosa fareste se un giorno questo tornasse, come se non fosse passato un minuto?

La sfida del telefilm “Resurrection” si basa proprio su questa domanda.

Sono inciampata ieri sera in questa nuova serie tv di Rai Due. Non ne avevo mai sentito parlare prima, non ne avevo visto la pubblicità. Semplicemente, mentre facevo zapping, l’inizio è stato abbastanza interessante da farmi fermare. Il che non è scontato, perché normalmente snobbo la programmazione italiana “normale”.

Documentandomi su wikipedia, ho scoperto che si tratta di una serie della ABC (gli stessi di “Once Upon A Time”) in otto puntate, recentemente rinnovata per una seconda stagione e tratta dal libro “The Returned”  di Jason Mott.

La trama (e la realizzazione) hanno atmosfere vagamente “alla Stephen King-ultima maniera” ovvero si mostra la reazione di una piccola comunità di fronte ad un fatto inspiegabile (avete presente “The Dome”?). In questo caso, però, si tratta di un ritorno di alcuni degli affetti più cari e non è un’invasione di zombies. Le persone tornano esattamente com’erano, non sono mostri e questo potrebbe rivelarsi ancora più pericoloso perché sono in grado di scardinare le difese di chiunque…

Il primo a tornare è Jacob, un bambino di otto anni morto trentadue anni prima dell’inizio della storia. Si risveglia in un campo, in Cina. E viene preso in carico da un agente dell’ufficio immigrazione Martin Bellamy, che lo riporta a casa senza sapere nulla. I suoi genitori reagiscono in maniera diversa: la madre, Lucille, è disposta a credere ciecamente al miracolo, mentre il padre Harold tenta disperatamente di resistere.

Il bambino, però, sa cose che nessun altro può sapere ed è in grado di dire la verità anche sulla prematura scomparsa della zia, che tutti credevano fosse morta insieme a lui nel tentativo di salvarlo. E si scopre che non è andata proprio così…

La situazione si complica quando appare un altro “revenant”, il padre di una ragazza che aveva avuto un infarto circa quindici anni prima. Questo personaggio è più inquietante, perché nella sua famiglia, mentre la figlia lo accoglie con sollievo, il figlio minore – una personalità borderline – non riesce proprio ad accettarlo ed è convinto di non avere a che fare con il proprio padre.

Le tombe contengono i resti e queste creature mangiano per tre. Questi sono, per ora, gli unici elementi “discordanti” che fanno pensare che gli sceneggiatori abbiano in serbo qualcosa di grosso…il belo però è che non sappiamo cosa.

I toni sono più drammatici che “horror” e la sensazione è che ci sia ancora tutto da scoprire, per questo penso che “Resurrection” sia un buon modo per passare i prossimi tre lunedì sera. Speriamo che la storia mantenga le promesse.

 

Veronica Mars -Il film, di Rob Thomas

Se siete come me dei telefilm-addicted spero non vi siate mai persi quel gioiellino che è “Veronica Mars“. Questa serie, andata in onda negli Stati Uniti tra il 2004 e il 2007, ha avuto vita breve (solo tre stagioni) ed ascolti altalenanti che alla fine ne hanno decretato la chiusura, ma vanta anche lusinghieri giudizi di critica e un fandom che dire agguerrito è poco, tanto che, a distanza di dieci anni, il progetto di un lungometraggio che desse una degna conclusione alla detective in erba di Neptune ha sbancato il sito di crowdfunding Kickstarter, raccogliendo oltre 5 milioni di dollari quando ne erano sufficienti solo due. Veronica Mars movie Ebbene sì: “Veronica Mars” rappresenta un progetto singolare, voluto dai fans, prodotto dai fans e come tale creato per incontrarne le aspettative. E si vede. Chi ha amato la serie tv, infatti, non può che fare la Ola più o meno ogni tre scene, per la comparsa di un personaggio conosciuto, per una svolta sperata, persino per la cara vecchia colonna sonora. Per i pochi di voi che non hanno idea di che cosa io stia parlando, un breve riassunto: nella serie tv Veronica Mars è una liceale che vive a Neptune, un piccolo paese tra San Diego e Los Angeles, abitato per lo più da ricconi. Lei, figlia dello sceriffo, fa parte dell’elite, grazie anche alla relazione con Duncan Kane e all’amicizia con sua sorella Lily. Un giorno, però, Lily Kane viene uccisa ed il padre di Veronica cade in disgrazia per aver accusato l’uomo sbagliato (in apparenza). Veronica diventa così una “outsider” e, quando suo padre viene espulso dalla polizia e crea un’agenzia di investigazioni private, decide di arrotondare aiutandolo e risolvendo per i suoi facoltosi compagni misteri e segreti che si nascondono dietro mura apparentemente perfette. Ogni episodio ha un caso da risolvere ed allo stesso tempo viene portato avanti un pezzetto per volta il grande puzzle che riguarda l’intera serie (nella prima, tutto ruota attorno, appunto, all’indagine sull’assassinio di Lily). Veronica intreccia anche qualche relazione: divisa tra Duncan e Logan (ex ragazzo di Lily), lo spettatore sbircia anche nella sua vita privata e assiste al suo evolversi come donna “speciale”. Chi nota una vaga somiglianza con Buffy? Beh, qui non ci sono vampiri né creature soprannaturali, ma sono convinta che se il protagonista di questo telefilm fosse stato un uomo, il tutto sarebbe risultato assai più banale. In “Veronica Mars”, invece, l’eroina è un personaggio forte e propositivo, le cui astuzie  e modi di cavarsela sono sempre da applauso. Ma veniamo al film: anche nella storia sono passati circa dieci anni e Veronica si è lasciata alle spalle l’atmosfera fangosa di Neptune e i suoi trascorsi di detective, convinta, così, di non ferire più nessuno dei suoi cari. Dopo essersi laureata a Stanford, la troviamo in procinto di accettare un lavoro in un prestigioso studio di avvocati. Ma l’omicidio di una star della canzone la riporta al passato, perché l’accusato è Logan Echolls, ex fidanzato di Veronica e compagno della vittima. Con qualche dubbio, la ragazza torna a casa, decisa a non immischiarsi troppo, ma una volta di nuovo immersa nel suo piccolo paese i ricordi prendono il sopravvento e diventa evidente che il sentimento che credeva di aver sopito nei confronti di Logan non è che una brace pronta a divampare. Passo dopo passo, Veronica si lascia catturare dall’indagine e torna ai “vecchi metodi”, scoprendo qualcosa di più sia sulla realtà che l’ha sempre circondata che su se stessa e sui suoi reali bisogni. Commento “tecnico” (per modo di dire”): il film scorre veloce e piacevole, così come succedeva per le puntate della serie tv. La sceneggiatura è solida e credibile e la vicenda “gialla” è sapientemente amalgamata con il resto della storia e con le note romantiche. Unico particolare un po’ stridente è [ATTENZIONE SPOILER]: il modo in cui Piz – che all’inizio troviamo come fidanzato ufficiale di Veronica – si toglie di mezzo (cioè la lascia) che risulta un po’ forzato, ma…era quello che tutti speravamo. Per il resto ci sono tutti gli elementi graditissimi nel telefilm: suspence, arguzia, humor quanto basta. Commento superficiale: il tempo passa per tutti, ma non per Kristen Bell. Ok, ok, non avrà più diciassette anni (non li aveva neanche prima! Eh eh!), ma ha il viso di una ragazzina. Magari si notano forme un po’ più morbide, ma è davvero invidiabile. E la sua recitazione è credibile. E comunque noi la amiamo, Veronica è un personaggio che lascia il segno: profondo, originale, mai noioso. Commento da “fangirl”: Oh Logan, Logan, perché sei tu Logan? Diciamocela tutta: quando [ ATTENZIONE SPOILER!!!] il bel Jason Dohring appare all’aeroporto vestito da cadetto POTEVANO ANCHE FINIRLA LI’, il film sarebbe valso lo stesso qualcosa. Beh, sì, sto un po’ esagerando, tanto più che il suddetto Dohring non è il classico adone stile “Jensen Ackles”. Epperò il personaggio di Logan ha il suo perché, l’ha sempre avuto e tutti noi abbiamo sempre sperato che gli sceneggiatori facessero finire Logan e Veronica insieme, in qualche modo. Insomma, è valsa la pena pagare 5 milioni di dollari per vedere una degna conclusione anche per loro? la risposta è SIIIIIIIIIIIIIIII! (Sbav sbav). E poi c’è tutto il fattore nostalgia: questo film ha fatto tornare in mente a tutti noi fans i tempi in cui guardavamo le puntate, ci ha riproposto personaggi che non abbiamo mai dimenticato (primi fra tutti Wallace, Mac e Weevil) e ci ha restituito un po’ di sana tardoadolescenza. Che volere di più? Niente. E ora lasciatemi canticchiare la bellissima colonna sonora dei “The Dandy Warhols”: “A long time ago, we used to be friends…” http://www.youtube.com/watch?v=2HIZuYcwR30

Halloween: il Party Perfetto 4 [Dracula della NBC, by Only]

A volte un party ha bisogno di decollare. A volte alcuni ospiti arrivano in anticipo o…in ritardo e quindi come fare a mantenere l’atmosfera giusta? Un intero film, di solito, è troppo lungo. Ebbene, Only ha la soluzione per noi.

Only

 

Ed eccolo qua, il pilot che aspettavo con grande ansia in questa stagione televisiva.

Per quanto ami i telefilm sovrannaturali della CW, devo ammettere che il target di pubblico a cui si rivolgono, molto più giovane della sottoscritta!, li rende spesso dei prodotti un po’ depurati. Persino Supernatural, dove visivamente si depura molto poco, si punta però spesso sull’ironia per alleggerire l’impatto emotivo della trama su un pubblico considerato “giovane”.

Da questo Dracula mi aspettavo parecchio. L’NBC, l’emittente che lo trasmette, ha un target di pubblico più adulto, e i promo trasmessi promettevano:

-Un’atmosfera cupa, a tratti gotica. In fondo è di Bram Stoker che stiamo parlando.

-L’eleganza della fotografia e la cura nelle ambientazioni. Fondamentali se non si vuole apparire grotteschi, quando si mette in campo la Londra dell’epoca vittoriana.

-Sangue, ma proprio tanto, in senso reale e metaforico. Quando non scorre a fiumi, volevo almeno immaginare che.

Devo dire che dopo la visione del pilot, poco di cui sopra è stato disatteso.

Forse giusto il sangue: ecco, di quello se n’è visto pochino. Mi aspettavo molta più violenza, una maggiore brutalità, molte più scene al limite. Invece tutto ora mi è parso controllato, pure troppo, come se qualcuno stesse tastando il terreno…pardon, volevo dire il pubblico, per vedere fino a che punto potesse spingersi.

La trama del telefilm, personaggi a parte, ha poco in comune con il romanzo di Bram Stoker, ma altri telefilm da me molto amati mi hanno insegnato che questo non è necessariamente un lato negativo.

Qua Dracula assume l’identità di un facoltoso uomo d’affari americano per recarsi nella Londra del 1896, allo scopo di vendicarsi di un ordine segreto che gli distrusse la vita.

Per far ciò, si inserisce nella stretta maglia della società londinese, e qui incontriamo i personaggi del romanzo di Stoker: Jonathan Harker, Mina Murray, Lucy e il professor Van Helsing. Sarà interessante vedere come si intrecceranno, nel telefilm, le relazione tra loro e il conte Dracula. E quanto queste saranno fedeli a quanto ideato dal creatore del celebre vampiro.

Accanto a questi personaggi “storici”, diciamo così, ci sono ovviamente i personaggi inediti, tra i quali i cosiddetti nemici, ovvero gli appartenenti all’Ordine del Drago.

La parte di Dracula, o dell’americano Alexander Grayson se preferite, è affidata all’attore Jonathan Rhys Meyers , già noto al pubblico televisivo per aver interpretato Enrico VIII nei “Tudors”.

Se cercavano un attore carismatico, che fosse capace di trasudare sensualità ma anche un senso di repulsione verso la parte bestiale dell’essere un vampiro, credo che abbiano fatto la scelta azzeccata. Meyers è molto bravo a interpretare personaggi ambigui, come penso si rivelerà essere questo Dracula.

La parte di Mina Murray è di Jessica De Gouw, che chi ha visto la prima stagione di “Arrow” ricorderà nei panni di the Huntress.

Mi è piaciuta subito: secondo me è semplicemente una creatura meravigliosa, e i suoi lineamenti delicati si sposano benissimo con l’epoca vittoriana. La trovo una Mina perfetta.

Sugli altri personaggi ancora non mi pronuncio: si è dato loro troppo poco spazio per poterli già giudicare, e la più carismatica per ora mi è parsa Victoria Smurfit nei panni di Lady Jane, l’unica oltre ai due sopra citati a cui si sia dato per ora vero risalto.

Non che mi aspetti poi chissà che da Harker e Lucy, che erano due piattole anche nel romanzo di Stoker: bisognerebbe fare una vera rivoluzione del loro essere per renderli veramente interessanti.

La NBC ha commissionato una prima stagione di Dracula di dieci puntate, e chi è incuriosito ma non ha voglia di fare fatica con l’inglese sarà felice di sapere che da noi arriverà già a marzo su Mediaset Premium.

Speriamo che il venerdì sera, un po’ di stanca per tutta la tv americana, non sia penalizzante per gli ascolti, ma c’è da dire che questo nuovo “Dracula” è stato messo al traino dell’ottimo “Grimm”, serie che raccoglie un nutrito pubblico che dovrebbe avere gli stessi gusti televisivi.

Capito gente? Mentre aspettate gli invitati o se volete “scaldare” la serata niente di meglio di un telefilm “a tema”. Dura il giusto e vi proietta immediatamente nella giusta atmosfera! 😀