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Le giuoie della futura mammanza.

E sono qui che vi immagino a sbofonchiare che voi non ce l’avete manco per la uallera di seguire l’ennesimo “mummy-blog”,perciò forse non è molto furbo da parte mia continuare a triturare gli zebedei altrui con la cosa dell’inquilino. Epperò, esimi ed esimie, nella mia esperienza questa cosa è forse la più totalizzante che mi sia mai capitata. Quindi perdonate e io farò lo stesso se decidete di abbandonarmi…ma per adesso gli argomenti si ridurranno un pochino perché…beh, perché è la mia vita, ecco.

Beh, oggi dopo tante paure volevo mettere nero su bianco alcune cose che la futura mammitudine mi ha regalato:

  1. Tocchiamo ferro e tutto il toccabile, ma io finora ho avuto una gravidanza da mettere la firma. Mai una nausea, mai un malessere. Però mentre cercavo di baciarmi i gomiti devo essermi stirata un muscolo perché appena sotto il costato per una ventina di giorni ho avuto una specie di lancia che mi trapassava. Visto che non sono ipocondriaca ho pensato a: fegato spappolato, cistifellea infiammata, costola rotta, peritonite, appendicite, pancreatite…tutto tranne la cosetta più probabile, ovvero il mio corpo che caaaaambiaaa eee caaambiaaaa (come dice Pelù). Dodici dottori me lo hanno confermato, ma mi sono tranquillizzata solo adesso che è passato. Quindi il primo dono della Fata della Gravidanza è stata La Paranoia. Però, me lo riconosco, l’ho gestita bene. Mi sono solo lamentata con tutte le persone conosciute,coi passanti e anche col gatto (che non ho).
  2. Da circa un mese è arrivata lei: La Panza. Lo posso dire? A me piace. Non troppo sul lato estetico, come tutte sembra io abbia ingollato un’anguria intera. Però la sensazione di accarezzarla mi fa tenerezza. Mi sono divertita un sacco finché si vedeva poco, perché la gente mi guardava con malcelata goduria e con la faccia da HA! E’ ingrassataaa! senza però avere il coraggio di dirmelo. Ora che è evidente, non credo ci sia stato nessuno -a partire dai miei familiari – che non mi abbia detto la formula fissa “Eh però ora si vede, eh?” e continuano  a ripetermelo più o meno ogni due giorni. Quindi il secondo dono è stata La Pazienza di sentirmi dire la stessa cosa per duecento volte al giorno. In fondo sono tutti in ottima fede.
  3. Contrariamente a molte, a me non dà fastidio la gente che prova a farmi una carezzuola sulla suddetta Panza. C’è anche chi ci parla, come se l’Inquilino potesse già rispondere. Secondo me sono segnali di affetto. Ma la gente non sa quanto è buffa a parlare con una Panza. Quindi il Terzo Dono è stato l’Ilarità nel vedere seri professionisti che si rivolgono al mio ombelico.
  4. La sensazione più bella, finora, (sono entrata nella 23° settimana) è stata sentire i primi calcetti. Giusto perché so che tra poco maledirò in turco quando lui avrà la bella pensata di saltellare sulla mia vescica. Al momento gli spostamenti dell’inquilino sono chiari. Io, il romantico sfarfallio leggiadro non l’ho mai sentito (o se fosse l’ho scambiato per altro, mi sa), mio figlio ha iniziato a prendermi a calci da subito. Da oggi sarà soprannominato Van Dammino. Quindi il Quarto Dono è stato la Cintura Nera di Calcetto.
  5. Su tutti i libri specializzati c’è scritto che il picco di ormoni mi avrebbe portato una pelle d’alabastro, capelli di seta e du’ tette così. Per tutta risposta sembro una pizza, non potendomi tingere i miei capelli sono tipo color ratto e mai così spenti…però il davanzale in effetti lievita. Per la gioia dei camionisti che mi notano quando porto a spasso il cane.Quindi il Quinto Dono è stato la Serena Accettazione di ciò che tanto non posso avere e il passaporto onorario per Brufolandia e Macchiopoli. E va be’.
  6. Ora, sappiamo tutti che le Voglie non esistono. Ma siamo proprio sicuri? No, perché io è dal compimento del terzo mese che non faccio altro che strafogarmi di cornetti di mais e formaggio. Che prima non è che non mi piacessero, però diciamo che mi erano del tutto indifferenti. Ora al solo nominare la marca più famosa (le Dixi, si accettano doni dalla San Carlo che però ahimè non mi sponsorizza) mi viene la bavetta. Quindi il Sesto Dono è stato La Giustificazione per Mangiare Schifezze. Alé.
  7. A proposito di settimane, ma secondo voi i calcoli che fanno hanno un senso? Fanno partire la mia gravidanza da due settimane prima del concepimento (ultimo giorno del ciclo). Poi non è vero che si conta per mesi, bensì per settimane più numero dei giorni. Ancora un po’ e avrei chiesto se dovevo tirare fuori il libro di algebra del liceo. Comunque, sembra che il conto dei giorni sia moooolto importante. Quindi, il Settimo Dono è stato la Consapevolezza che di Matematica continuo a non capire una mazza.
  8. I primi mesi no, ma adesso comincio un po’ più frequentemente ad avvertire qualche sbalzo d’umore.Non repentino, mi pare, ma a giornate. Tipo l’altro giorno che ero proprio giu’, oggi che ero giuissimo, ma stasera che mi sento in superforma. Quindi l’Ottavo Dono è stato l’Ormone Fred Astaire. Occhio a non farmi arrabbiare.
  9. Ancora nessuno che mi abbia fatta – che so – passare avanti al supermercato o dato un posto  a sedere in luogo pubblico. Quindi dai, ammettiamolo, devo proprio sembrare quasi normale. E pensare che a volte mi sento un topo che trascina un melone!Quindi il Nono Dono è stata la Percezione del tutto Sfasata di me. Non Male.
  10. Il decimo e ultimo dono riguarda il mio sonno. Io sono sempre stata abituata a dormire a pancia in giù e ora non posso più. I primi tempi è stata durissima, ma ora so di aver ricevuto Lo Spirito di Adattamento. E so che tornerà utile.

Ecco, nell’immediato  quello che ho avuto in dono mi sembra questo. Ma ogni giorno dico grazie perché tutto sta filando liscio e sereno come non avrei mai pensato, e anche se so che è solo fortuna, la nostra, non posso smettere di essere infinitamente grata. Per tutto. La Gratitudine, la chiave di tutto -secondo me –  ed un dono che c’era già da prima.

Alle radici del maschilismo 4 – Il prototipo del “macho”

Tra le cose che più mi fanno tristezza infinita in merito alla questione del maschilismo c’è la totale assenza – in questi figuri – di un qualcosa che anche solo vagamente assomigli ai sentimenti.

Ricondurre il tutto all’istinto o allo stato di natura, come i nostri antieroi sono soliti fare, infatti, presume l’assenza di un qualunque coinvolgimento di livello superiore. Il luogo comune vuole questo tipo di uomini che pensa solo con le parti basse e loro – tutti garruli! – si agitano per aderire il più possibile al modello imposto.

Il prototipo del macho del 2013 segue questi punti fondamentali:

 

1.

L’attenzione per il proprio aspetto, perché per beccare occorre appagare l’occhio.

Peccato che – distorto – il voler essere in forma e curati diventi ossessione per l’estetica, in cui si perde di vista ciò che si è e si considera solo ciò che appare. Motivo per cui si è subito pronti a spalare m…elma su una ragazza che magari ha qualche chilo di troppo, il seno poco abbondante, o qualsiasi altro difetto che la renda dissimile dal modello-bambola-gonfiabile.

ABOMINIO: il tentare di far sentire una donna “inferiore” perché, appunto, non corrispondente a questa aspettativa. Come, per esempio, quando Mr.B cercò di zittire Rosy Bindi non sul piano politico, ma dicendole che è un cesso.

 

2.

L’egoismo. Trovo che sia il peggior difetto degli uomini di oggi. Il fatto è che sembra che abbiamo a che fare con una generazione di bambinelli mai cresciuti. Se sanno cucinare se la tirano che nemmeno una fionda Uruk-hai. Salvo poi perdere ogni capacità di cura di se stessi nel momento in cui si accompagnano. La dignità, evidentemente, è una parola ancora sconosciuta.

E niente mi toglie dalla testa che molti, moltissimi uomini non cerchino una compagna, ma una badante.

ABOMINIO: il sentir dire a cuor leggero cose come “Noooo, guarda non la amo più da ANNI, non mi ricordo nemmeno quando siamo stati a letto l’ultima volta…epperò sai, lava, stira, cucina, spolvera…” Figliuoli, vorrei dire a tutti che la mammina santa vi ha dotati di due manine e due gambine funzionanti. Anziché portare avanti una farsa del genere (magari condita da corna a più non posso), permettete a quella poveraccia che in buona fede ha creduto di unirsi a voi perché siete uomini degni di questo nome di rifarsi una vita. Con uno molto più furbo. Esistono, tranquilli. Voi potete continuare a fare i cazzoni in giro.

 

Certi se credono pure Rambo!!!

3.

Il sesso a tutti i costi. Questa mi fa ridere da una parte e piangere dall’altra. Il cliché del macho sempre arrapato, per cui la misura del pene è molto più importante di quella della scatola cranica mi sa di barzelletta triste. Ma per molti non la è. Credo che ci sia stato un grandissimo dispendio di neuroni per fare in modo di dare giustificazioni alla dirompente voglia di F…elicità che contraddistingue il macho medio. Il problema è che – quando sono così sfortunati da non vederne una nemmeno col binocolo – non è che fanno un po’ di autocritica e si ingegnano per migliorare e magari avvicinarsi alla meta. Nein. Loro cominciano a incolpare le donne e la loro cattiveria e superficialità. Snobbano la ragazza della porta accanto con i brufoli e i problemi del giro coscia, quando poi loro sono ancora più disgustosi e pretendono di trombarsi Charlize Theron.

ABOMINIO: per me in questo campo è abominevole la mentalità con cui gli uomini intendono la prostituzione. Ignorano – o, meglio, preferiscono far finta di ignorare – che nel 95% dei casi è una tratta ed il restante 5% si tratta di persone molto al di fuori del loro ambiente e della loro portata. Nel 100% dei casi, però, anche con la stratopa di turno che si fa pagare 1000 euro a sera, la mentalità che genera la ricerca di una compagnia del genere è: “Questa non è una persona come me, è un oggetto, che posso usare a mio piacimento. Posso farle quello che desidero, perché le do un corrispettivo in denaro. Mi interessa solo il buco, non tutto ciò che c’è attorno. E la disprezzo, perché ho la possibilità di fare questo.”

4.

Direttamente derivante dal punto 3, l’estensione della condizione di “prostituta” a tutte le donne, nella propria intima concezione. Ciò è dovuto al volersi negare il fatto che noi possiamo (e dobbiamo!!!) avere una sessualità libera. E deve essere libera anche all’interno della coppia. Per essere sinceri: molti macho sono  egoisti anche tra le lenzuola, una volta raggiunto il loro piacere può bastare. E se lei non ha fatto in tempo a venire pazienza.

SORPRESA: Pazienza un corno!

La scoperta che le donne possono non essere soddisfatte, che hanno delle esigenze tali e quali a quelle dell’uomo è forse tra le più destabilizzanti per il macho medio. Che, a parte che crede di essere l’Uomo Denim sempre e comunque, non può tollerare le critiche. E, come sl solito, mai una volta che si prendesse mezza responsabilità: la colpa è delle donne. Che sono troppo frigide o, al contrario, troppo zoccole. Comodo eh?

5.

L’atavica convinzione di qui parlavamo qualche post fa e che suggerisce che qualcosa di simile ai bargigli di un tacchino tra le gambe ti renda per definizione migliore. Perché tutto quello che conta nella vita, povere noi, è saper parcheggiare nello stretto, capitooo? Le donne hanno un ruolo che è quello da secoli e non si capisce bene perché non abbiano più voglia di avere accanto qualcuno che:

– non ascolta

– parla – se va bene – di calcio. Oppure critica la misura del tuo reggiseno.

– crede di lavorare (e quindi di essere stanco) solo lui

– crede di farti un favore a stare con te

– crede che Clitoride sia un filosofo greco (questa non è mia, è di Luciana Littizzetto! 😀 )

– pretende che tu sia sempre disponibile per lui, ma lui c’è se e solo se ha un suo interesse personale.

– se guadagni più di lui millanta impotenza, oppure si incattivisce al punto da offenderti in altri campi, pur di mantenere la supremazia.

– i figli sono “cazzi tuoi, che io devo dormire”, finché non ti separi e allora c’è la trasformazione in “Superpapà dell’Anno”.

– oppure di figli proprio non ne vuole perché altrimenti tu daresti più attenzione a loro che a lui. E la scusa ufficiale è che non ha ancora un lavoro stabile e non sa se potrebbe mantenerli (i soldi per cambiare l’auto ogni due anni però ci sono).

– ritiene ovvio e naturale che tu lavi, stiri, pulisci, strigli “e già che ci sei fai il caffè”

– sotto sotto pensa che non riuscirai mai a raggiungere lo scopo che ti sei prefissata…e se fossi in procinto di farcela ci penserebbe lui a metterti i bastoni tra le ruote, con una frasuccia del tipo: “Se vai all’estero per tre mesi, per fare quello stage, a me chi ci pensa?”

Ora, lo so, in questo post sono andata ai limiti estremi della galassia. E sono convinta che tutte abbiamo compagni (e compagne!) meravigliosi. Però mi ci gioco altrettanto la testa: qualche briciola di quello che ho scritto l’avete già sentita, o – peggio – l’avete vissuta. Perché questa mentalità non è dichiarata, certo, ma sottintesa. E diffusissima. O sono io che sto di nuovo parlando di fantascienza?

Se sì, allora ditemi che una cosa come questa l’ha creata Asimov. La pagina se la sono chiamata così da soli, eh? Io non centro. Più di 190.000 seguaci (tra cui un paio di miei colleghi. Complimenti.).  Io ci rifletterei. E, se fossi un maschio, mi offenderei.

Luoghi comuni che non posso sfatare (mannaggia).

Essì, di solito amo trovare la pinzillacchera con cui posso controbattere a certe terribili affermazioni promosse dal Patriarcato (cit.!), tuttavia ci sono cose davanti a cui devo togliermi il cappello.

Però ci tengo a sottolineare che si tratta della MIA esperienza e non di una situazione comune a tutte le donne.

1° Luogo comune che su di me va benissimo: DONNA AL VOLANTE

Porca miseria, ogni volta che me lo dicono devo proprio tacere. Io e le auto siamo due entità opposte, da sempre. Innanzi tutto ho iniziato a guidare tardissimo. E poi sono proprio una schiappa.

Lo ammetto, senza se e senza ma.

Ora, non credo di essere un pericolo per me e per il prossimo, ma diciamo che se dovessi affidare a me come pilota un cuore in attesa di essere trapiantato, anzi sceglierei di trasportarlo via cammello.

Ieri, però, sono riuscita a mettermi nei panni degli altri: andando in città, infatti, ho incontrato un’APE. Il classico vecchietto col cappello. Non scherzo, andava ai 10 all’ora. In mezzo alla strada. La colonna opposta rendeva impossibile il sorpasso (anche perché, pippa come sono, se anche ci fosse stata possibilità probabilmente non l’avrei colta in tempo). Per una volta nella mia vita ho sperimentato l’impazienza.

Ora, c’è da dire che ho iniziato a guidare tardissimo rispetto a quando ho preso la patente (coi punti Mira Lanza), perché mia madre – intuendo il mio disagio – si è rifiutata per secoli di darmi le chiavi della Corriera che avevamo all’epoca e io non sono mai stata un’adolescente normale quindi non gliele ho mai rubate – tipo per guidare a fari spenti nella notte…

Comunque, una cosa che mi ha aiutata quando dovevo iniziare a guidare è stato “umanizzare” la macchina. In poche parole ho dato loro dei nomi mutuati dal fantasy.

La prima che ho avuto – una pegeout verde smeraldo che definire scassata è un complimento – si chiamava Folgoreth.

Quando a malincuore Fologoreth è morta ha lasciato spazio a Mithrandir , la mia attuale Clio grigio argento (ancora più scassata, se possibile). Notare la finezza: Mithrandir in elfico vuol dire “Grigio pellegrino”.

 

E devo comunque ammettere che da quando guido per conto mio (seppur male), la mia vita è cambiata in meglio: basta chiedere passaggi, libertà di tornare a casa all’ora che voglio, basta sentirmi in obbligo di pagare la benzina.

 

2° Luogo comune: AMORE SFRENATO PER I PICCOLI OGGETTI SBALUCCICANTI

Attenzione, non serve che siano pietre preziose. Il fatto è che ho una passione insana per i brillantini. Non so precisamente se sia un residuo d’infanzia, ma ovunque io veda qualcosa di luccicante, sbarello. Come le gazze ladre, ma senza rubare. Semplicemente sto lì e sbavo.

La commessa del negozio locale di Swarovsky pensa che io sia una ritardata mentale che sosta davanti al suo negozio per infastidirla, ma non è così. Io sono davvero capace di passare CINQUANTA volte davanti alla vetrina e commentare la stessa collana con aggettivi diversi.

Non ci posso fare niente, è più forte di me.

Per questo verso non sono affatto migliore delle fanatiche di Hello Kitty.

Ora che l’ho ammesso mi sento molto meglio! E’ proprio vero che ogni tanto i propri demoni vanno guardati in faccia, specie se luccicano. 😀