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Beata incoscienza.

Tra dieci minuti scatterà il mio compleanno. Ammappete se sto diventando vegliarda, ahò. Sono ancora nella trent’eppassennità, ma se il tempo continua a volare così mi ritroverò col quattro davanti senza neanche accorgermene!

E dunque, è arrivata la panza.

E con lei i seguenti fenomeni:

  1. TUTTI, ma proprio tutti quelli che sanno dell’inquilino e che fino a due settimane fa mi dicevano “ma sei sicura? Non si vede niente.” ora cinguettano: “Eh sì, ora si vede eh?” un po’ con l’aria da haivistobruttastronzamagrolinacheadessoc’hailapanzapuretuesaicomecisisente?Beh, sì per me la rotondità è una cosa nuova, ma dato il suo scopo non mi preoccupa granché. Beata incoscienza.
  2. Mi fa male il sottocostola. Io credo di avere un’ernia, ma quelli più saputi (tranne il medico che non ho ancora consultato!) mi dicono che no, è tutto questo popo’ di viscere che si stirano e si allargano per far stare più comodo l’inquilino. Vedremo chi ha ragione. Spero loro perciò me ne frego. Beata incoscienza.
  3. L’inquy ha finalmente deciso di cominciare a far capire che c’è, tramite calcetti. Dall’una alle tre di notte. ‘Nnnnamo benissimo fin da subito, proprio. Per di più non riesco a far sentir ancora niente a Lui, sia perché un calcio che si sente dall’esterno sarà capitato finora due volte e sia perché appena il Papà-to-be prova a mettere una manina, l’Inquy che ha il sesto senso resta immobile come un topo davanti al gatto per ORE. E tutti che ridacchiano e mi dicono: “Vedrai quando comincerà a saltellarti sul fegato!” e io abbozzo e aspetto che succeda. Che ci posso fare, tanto? Beata incoscienza.
  4. Mia madre sta già pensando a quando dovremo traslocare, perché la Magione è veramente picciotta. Ma sapete che c’è? Ci stiamo da sei mesi dopo due anni di lacrime e sangue. Non penso che un bambino di due anni terrà così tanto alla sua privacy. Perciò per ora  cccccuuuuu cazz’ che penso di andare altrove. Eh lo so, sarà beata incoscienza, ma per ora è così.
  5. Ho appena cominciato a fare shopping premaman. Ovvero pantaloni con la coulisse e top o vestitini tagliati sotto il seno. E sì, mi è anche venuto il seno. I camionisti, l’altra mattina mentre portavo a spasso Bubu col mio sobbbbrio vestitino rosso che mi faceva sembrare Jessica Rabbit appena un po’ più incintola si sono scatenati. Non ho nemmeno avuto la voglia di indignarmi, saranno gli ormoni. E qui non è stata incoscienza, è stata proprio mancanza di reazione. Sarà la panza? Boh.

Nel frattempo la mezzanotte è arrivata e no, non mi sento più saggia. E’ che quasi non sto pensando. Al tempo che passa, alla panza, al fatto che in un tempo ragionevolmente breve qualcuno farà le prove per chiamarmi “mamma”. E io mi volterò per vedere se c’è qualcuno alle mie spalle, ma poi no, mi ricorderò che sono io. OPS.

Alla parola con la M applicata alla mia persona faccio ancora un po’ fatica a pensare.

Sarà anche questa beata incoscienza o paura schiffa? Un po’ l’una e un po’ l’altra.

Nel frattempo mi auto-faccio gli auguri e brindo (con acqua e menta) alla mia salute, alla mia famiglia che si sta formando e anche alla mia beata incoscienza…ad maiora!

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Auto-regalo

Beh…come sapete oggi aumento di punti esperienza.

Mi autodedico questa, che mi mette sempre di ottimo umore. Il meglio deve ancora venire, ma se anche le cose continuassero così andrebbe bene^^.

keep-sparkling-and-happy-birthday

 

Di festeggiamenti, delusioni culinarie e…boh.

Partiamo dal BOH: lo so che l’argomento “caldo”, oggi è ciò che è successo in Grecia. Ha vinto l’OXI, ovvero il fronte del “no” e se da una parte si pontifica su quanto grande sia stata la dimostrazione di applicazione della democrazia da parte del governo Tsipras, dall’altra parte si paventano scenari apocalittici per tutti i danaos et dona ferentes.

Tutti dicono la loro e poi ci sono io, che non ne so una mazza e che, al di là di una naturale simpatia per il fatto che i greci abbiano detto no al colesterolo e sì al valsoja non riesco a esprimere molto di più. Perché non so dove li porterà, non so dove porterà l’Europa. E anche se questa aria alla “Spartaniiiiii!” mi piace molto, non vorrei che la Merkel non fosse così come ce la dipingono e viceversa. Insomma, in questo clima di incertezza, anzi vi racconto della megadelusione in cui sono incappata durante i festeggiamenti per il mio genetliaco.

Ho cominciato a festeggiare una settimana prima con l’avvento di Only a casa mia per un paio di giorni in relax, poi ho proseguito con una bella settimana di cassa integrazione gentilmente offerta dalla mia azienda (sapevano sicuramente che ci sarebbe stato il caldo, così mi hanno offerto la possibilità di dormire cosa che – comunque- non ho fatto). Ho celebrato la vigilia con un barbecue in compagnia di Lui, Fiona e …e…Shrek (accidenti non ho mai dato un nickname al ragazzo di Fiona) e il giorno stesso…niente, non ho fatto niente. Compiere gli anni, talvolta, è molto faticoso e mi ci è voluta proprio tutta, stavolta.

Scherzi a parte, il fatto è che la Grande Celebrazione era prevista per sabato sera, quando con mesi di anticipo e come regalo per: mio compleanno, suo compleanno, + bonus 3 anni di relazione avevo prenotato la Cena D’Estate con la collaborazione dello Chef Bruno Barbieri (che è (era?) lo chef italiano preferito da Lui), presso lo Spazio Torricelli, una struttura di Reggio Emilia.

Forse quando si creano molte aspettative, dopo è difficile tenervi fede…ci sono stati lati positivi e lati negativi, purtroppo però in generale il tutto non si è rivelato come speravo. E voi sapete che io non sono – solitamente – una criticona di prima classe.

Ma andiamo con ordine:

1. La cena era fissata per le 8 e 30 ed il caldo non aiutava di certo. Siamo arrivati in leggero anticipo e abbiamo apprezzato la location: i tavoli erano disposti sotto dei gazebo, su terreno ghiaioso. Peccato che solo una siepe li separava dalla strada trafficata Le vettovaglie mi sembravano disposte in maniera elegante. Per ogni postazione, 4 bicchieri: uno per l’acqua e gli altri 3…ve lo dirò più tardi. Comunque, diciamo, il tutto faceva ben sperare.

Sembrava di essere ad un matrimonio di sconosciuti, ma comunque un matrimonio abbastanza carino. Meno male che mi ero ricordata di indossare la collana di Swarovski, che fa sempre la sua porca figura.

Siamo andati per farci assegnare il tavolo e mentre eravamo in coda, un signore gentile mi ha offerto in omaggio un sacchetto gigantesco contrassegnato dalla marca PINKO. Uno degli sponsor. Lì per lì, mi sono detta “Epperò!”, dato che i prezzi della suddetta boutique non sono proprio abbordabili ed ho pensato che anche un piccolo omaggio, non so, un portachiavi, un fazzoletto, un foulard…sarebbe stato gradito. Ho lottato per non avventarmi subito sul dono, poi dopo un po’, ho aperto e sbirciato. Un catalogo. Un sacchetto grosso come una casa per un catalogo e per una busta con un invito ad andare a ritirare il proprio omaggio in boutique. Seee, grazie, io neanche sono di lì.

=.= Evvabbe’.

Ci sediamo: davanti a noi due ragazzi trentenni, che avevano lasciato a casa la loro bambina, a fianco a me una coraggiosa in abito di paillettes che era venuta sola, le si è seduto di fronte un signore, solo anche lui, che aveva deciso di interrompere la dieta, e infine è arrivata una coppia di mezza età, piuttosto simpatici e chiacchieroni. Lei lavora per la Nike, lui non ho capito bene.

Quindi, commensali: ok.

La cucina ci ha “omaggiati” di un carpaccio molto semplice e anche molto buono (fuori menù). Ahò, ma una fettina, eh? Non sia mai che fosse una porzione “normale” (ma quello te lo aspetti quando vai nei ristoranti “in”, che se vuoi magnà a tappo vai da Giggi lo Zozzone e muto!)

Comunque, il sapore era buonino.

Dopo un poco, è arrivato lo Chef a presentare la serata: sembra simpatico e alla mano, con l’accento emiliano che aiuta sempre molto. Ci ha detto che – essendo noi 150 – sarebbe stata un serata molto impegnativa perché avevano preparato in maggioranza piatti freddi. E noi abbiamo pensato: “E va be’, meglio.”

Ci ha allietati nell’attesa Antonella Lo Coco, ex concorrente di X factor (che io non ricordavo) con una bella voce (ed è anche una bella ragazza). Noi eravamo un po’ troppo vicini alle casse, ma non è che lei abbia cantato come una calandra senza interruzioni, quindi per fortuna l’accompagnamento musicale è stato buono.

Ci hanno portato un Rosé, che credevamo fosse per gli antipasti. Fresco, decente.

Poi ci è arrivata la zuppa di cereali con squacquerone, che però era prevista tra i primi. Uhm…un po’ dubbiosi la abbiamo assaggiata valutandola come se fosse un po’ il minestrone di mio nonno. Buona, ma mio nonno la faceva meglio.

E vabbe’ (e 2).

Dopo mezz’ora, è arrivata la tartare di fassona con olio di nocciole, pesche croccanti al profumo di menta e sesamo tostato. Ottima. Due bocconi, ma ottima. Qui si è sentito per davvero il tocco dello chef, anche se…lo devo ammettere, io sarò abituata benissimo, ma certe tartare che fa Lui non hanno molto da invidiare. Comunque fin qui tutto ok.

Purtroppo, però, per la seconda portata dell’antipasto, ovvero una polpetta alle spezie marocchine su frullato di pomodoro piccante, abbiamo dovuto aspettare altri quaranta minuti. Un altro boccone. Buono, non da buttarsi in terra, ma buono.

Altri quaranta minuti e ci è arrivato un cous cous con insalata di mare e verdure. A parte il fatto che c’erano i peperoni e io sono un po’ allergica, sinceramente non mi ha fatta impazzire. ma quelli possono essere gusti.

Capisco anche che, essendo in 150, non si poteva pretendere una prontezza cosmica, ma quasi un’ora tra un boccone e l’altro metteva davvero tutti a dura prova.

Malus: continuavano a servirci sto rosé, che però per la carne era un po’ insipido. Ci siamo arrischiati a chiedere del vino rosso e ci hanno portato una magnum direttamente dal freezer. ma che davvero? O.o Freddo così, il vino era imbevibile, per fortuna poi si è scaldato. Ma anche caldo, è diventato a malapena accettabile.

Dopo ulteriori quaranta minuti e forse qualcosa di più, ci è arrivato uno spiedino con due bocconi di fassona avvolti nel lardo poggiato su una cipolla piena di ananas. Ok lo spiedino, ma l’abbinamento ananas – cipolla non mi è piaciuto per niente. Inoltre l’ora tarda mi aveva fatto un po’ chiudere lo stomaco…e non ero la sola.

Altri quaranta minuti ed è arrivata l’ultima portata del menù: una tagliata di fassona con una salsa all’uovo dragoncello. La carne era di qualità buonissima e cotta in maniera spettacolare. La porzione, per una volta, era decente…solo che era tardissimo. E caldissimo. E tutti avevamo lo stomaco chiuso dall’ora tarda…infatti credo che al mio tavolo nessuno di noi abbia finito.

Poco dopo (!), finalmente il dessert!

Ma santo cielo, invece di un bel gelato, ci è toccata una serie di sorbetti di verdure (!!!): basilisco, pomodoro, carota, zenzero…che saranno digestive, ma io volevo il dolceee! Uèèèè!

Insomma, per tutto questo avrei pagato – a essere generosa – 30 euro. Invece ne abbiamo dovuti sborsare 100 a testa (a prezzo di un certo sacrificio, vorrei sottolineare!!!). Devo dire di non essere uscita con la fame, ma anzi… con un po’ di nausea dovuta al caldo, e all’attesa. Certamente, la mia non vuole essere una condanna a Barbieri, ma devo ammettere che da un Masterchef mi aspettavo davvero qualcosa di più, a livello di sapori. Promossa a pieni voti la tartare, per il resto è stata una cena nella media con vino e dessert abbastanza deludenti.

Chiamatemi Anton Ego, ma…per cento euri…vuoi che muoro?

Buon Compleanno, Candy Candy!

Inserito il

40 anni e non sentirli.

Il 4 Marzo 1975 nasceva in Giappone l’orfanella bionda e codinzoluta più tritacoglion...famosa del mondo. Candice, detta Candy perché abbandonata all’orfanotrofio della Casa di Pony (ma chi era Pony?) in un giorno di neve candida.

Credo che tutte noi bambine degli anni 70 (e primissimi anni 80, dopo sono passate tutte a robe più alla marinara) abbiamo dovuto fare i conti con i piagnistei di Candy Candy.

La Sagra della Sfiga.

Candy che già parte in svantaggio in quanto orfana. Vengono tutti adottati tranne lei. Quando finalmente succede, finisce in una famiglia di Sadici & Violenti (tutti abbronzati e coi capelli color topo. ma voto Iriza e Neal Legan come i migliori cattivi del secolo. ‘Na coppia di stronzi che lévati). In tutto ciò, l’unico barlume di giuoia è un tizio in kilt con la voce nasale che le dice “sei più carina quando ridi che quando piangi”. Mai più rivisto.

Quando crede di averlo ritrovato, si scopre che non è lui, ma suo nipote Anthony e – cosa più grave – Anthony schioppa quasi subito.

Le rimangono dunque due amici (brutti ma simpatici: uno con i capelli a goccia e l’altro con gli occhiali) che però non la salvano dai tormenti imposti dalla sempiterna stronzaggine della famiglia Legan. E più tardi, nemmeno da quelli della zie Elroy che la incolpa della morte di Anthony.

Dopo un’infanzia che vivere a Gaza sotto i bombardamenti è forse meglio, l’adolescenza della nostra non è tanto diversa. Viene mandata in collegio dove una suora con la stessa faccia della zia Elroy la sottopone a decine di umiliazioni. E i due sempiterni stronzi sempre alle calcagna.

Si innamora di Terence, belloccio e ribelle, che però ha anche un gran carattere di merda e la tratta come una pezza da piedi, poi la molla lì per fare l’attore.

Da grande, le tocca la Prima Guerra Mondiale, e Candy decide di diventare infermiera e la capa infermiera (che ha la faccia della zia Elroy!!!) la tratta come al solito come il mocio vileda facendone lo zimbello di tutte le colleghe che la disprezzano (tipo la tizia mora con gli occhiali, che non mi ricordo il nome).

Muore uno dei suoi più grandi amici (quindi la tristezza galoppa). Ritrova Terence, ma è un breve momento perché lui la molla di nuovo per stare vicino a una collega lagnosa rimasta sulla sedia a rotelle per un incidente.

Infine capisce che il suo amico di sempre, Albert, non è altri che il ragazzo in kilt di quel lontano giorno e che è anche un riccone e il suo “benefattore” (no, ma grazie Albert che mi hai appioppato prima ai Legan e poi alla zia Elroy eh? Grazie!), che per un po’ aveva anche perso la memoria. Ma non è che si sposano eh, anche Albert la smolla lì. Tant’è vero che alla fine lei torna a far festa alla casa di Pony (e tutti ci chiediamo cos’avrà mai da festeggiare).

Certo, Terence le ha promesso che tornerà a prenderla, ma…cucù, non si vede manco nel finale. Candy Candy è il pilastro del “mainagioia” fino all’ultimo, style tanto in voga negli anni 80.

La ricordo come principale responsabile di tutti i miei traumi infantili, in quanto mia sorella si lasciava sempre un po’ condizionare e tutti i nostri giochi viravano sulla tragedia (tipo che qualcuno moriva di malattia, che non avevamo soldi per mangiare, che nessuno ci si filava di pezza – e avevo solo 5 anni, cazzo!)

Epperò, Candice detta Candy, ti abbiamo voluto tanto bene. Specie quando avevi la prima sigla, cantata dal tizio con la voce in falsetto  di Mal dei Primitives, che forse era “veramente” Mal dei Primitives.

“Caaaandy, ooo Candyyy nella vita sola non sei tuuuu” cantava Mal de noantri. E noi dicevamo “come no, l’unico che la caga è un procione di nome Klin!”

Epperò, Candice detta Candy, ti abbiamo amata.

Ti amiamo ancora.

Buon compleanno! (E spero che Terence poi sia venuto a dartela, una bottarella!)

Disegno di Marco Albiero (stupendo!) nello stile del manga di Rumiko Igarashi

Disegno di Marco Albiero (stupendo!) nello stile del manga di Yumiko Igarashi

Son momenti 11. Alcolisti (Poco) Anonimi version.

Premetto: fino a pochissimi anni fa ero praticamente astemia. Complice il fatto che a mio padre non piace il vino, in casa mia non sono mai entrati alcolici eccezion fatta per la birra, che però non piace(va) a me causa gusto amaro.

Poi – ormai oltre due anni fa – Lui mi portò fuori per la prima volta e si dichiarò dopo un OTRE di saké. (eravamo al ristorante giapponese, chiaramente).

Poi ho fatto armi e bagagli e mi sono trasferita. Non so quando sia cominciata esattamente la mutazione, ma diciamo che Lui mi ha fatto scoprire come un BUON vino possa essere il coronamento di una cena degna di questo nome.

In due anni abbiamo fatto quattro gite a tema vinicolo. Non sono un’intenditrice, ma diciamo che ormai so che non devo bere alla goccia come fosse un succo A.C.E.

Ieri ho avuto tre conferme che ormai la gente mi considera nel tunnel dell’alcool perché:

1.Le mie colleghine mi hanno regalato un decanter, una coppia di calici da rosso e una bottiglia (in altri tempi mi avrebbero appioppato la tazza per la tisana della buona notte)

2. Ieri sera per i festeggiamenti del genetliaco a un certo punto ho smesso di contare i brindisi.

3. Stamattina avevo il mal di testa ed ero ancora ridanciana. E nessuno si è stupito.

E’ fatta. Devo andare alla A.A. a farmi quantomeno analizzare.

Son momenti!

PS: dopo la Scozia mi piace pure la birra.

PPS: Questo post è dedicato in particolare a Lui, ad Abilù e Tamshit che hanno assistito alla mutazione, a Fiona “che non ce l’aveva mai fatta”, ai miei amici “quasi sommelier” che mi avevano sempre detto “Non sai cosa ti perdi”. Avevate ragione. Un buon vino è un buon vino.

PPPS: Però ieri sera io NON HO GUIDATO eh!!!

 

“Nel mezzo del cammin”…ma facciamo anche “a un terzo”, va!

Sì, lo so, sono un po’ ottimista. Se la cosa vi stupisce forse avete dimenticato dove vi trovate. E comunque mi rifiuto di essere già “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Combatto ancora con i brufoli, io! (Che poi sti brufoli spuntino tra una rughetta e l’altra è un altro paio di maniche, non stiamo a pignolare!).

Come avrete capito, oggi è il mio compleanno. Tempo di bilanci, giacché i lustri qui passano come treni in corsa. Non sono una fanatica dei compleanni, non delle feste, almeno.

Però mi piace tanto ricevere gli auguri e credere che le persone mi abbiano pensata almeno un momento (anche se credo che dovrebbero pensare più a mia mamma, giacché la fatica l’ha fatta lei, mi pare).

Che stavo dicendo? Ah, sì, che mi piacciono gli auguri. Che siamo a un giro di boa. E che forse è tempo di bilanci.

Ebbene quando il numero 2 è scomparso dalla mia carta di identità ho sentito come un tuffo al cuore. Mi sembrava di affacciarmi su un baratro. Ora mi viene da ridere perché mi sa che questi sono stati gli anni più belli della mia vita. Quelli dove ho imparato ad essere veramente felice (o comunque ho deciso di esserlo).

Scheletro nell’armadio: io prima – soprattutto in amore – ero una lagna che lévati. Come molti di noi, il lamento era il mio sport preferito. Se penso a quanto tempo ho perso lamentandomi me pija male. Non che non ne avessi motivo, ma di sicuro spesso il mugugno prendeva il sopravvento. Invece, dopo i famigerati 30 mi sono avvicinata al pensiero positivo e…anche si dicono che si dovrebbe tacere per non attirarsi chissà quali malignità diciamocela tutta senza paura: sta andando benissimo. Tutto.

E la cosa bella è che non so se effettivamente tutto sta andando così perfettamente, ma a me pare proprio così. Forse è davvero una questione psicologica. O forse è l’Universo che – zitto zitto – dà una mano.

Cmq da quando avevo 20 anni, sono cambiate tantissime cose per me: Lui (con cui ogni giorno incrocio le dita, perché so che nulla può mai essere dato per scontato), che è arrivato davvero quando non me l’aspettavo, amici che ho perso, amici che ho acquistato…quelli che sono rimasti e ci sono da sempre. Non mi posso lamentare, perché a rimanere sono stati in pochi. Ma proprio per questo ritengo siano quelli veri.

Il lavoro traballa, ma c’è. E mai come oggi so quanto questo conti per poter pensare ad un futuro.

E poi le esperienze: mi sono accorta di essere femminista (bene) e di avere ancora tanta strada da fare per comprendere cosa significhi per davvero (altrettanto bene, credo). E mi sono accorta di avere ancora tante cose da fare, da chiedere, da imparare.

Mi sono fatta la domanda: era questa la vita che volevi? E la risposta, in linea di massima, è sì. E non perché abbia già realizzato tutti i miei sogni, ma per il semplice fatto che quei sogni sono ancora vivi e vegeti e mi danno uno scopo.

Più fortunata di così, non saprei che pensare.

Per dire un grazie cosmico so ringraziando uno ad uno tutti gli utenti FB che si stanno ricordando di me. Scrivere GRAZIE così tante volte è salutare!

Qualcuno vuole una fetta di torta?

 

Pensiero Felice 112/1000

Dunque oggi divento più SAGGIA. E’ il 3 Luglio e come tutti i 3 Lugli mi capita quella buffa cosa di spegnere le candeline. Ebbene, il pensiero felice di oggi sono brioscine alla cannella fatte in piena notte da qualcuno che mi ama (e non ha dormito!!!).

Sono qui che ancora mi chiedo cosa ho fatto di bene per meritarmelo, un Lui così.

(e lo so che non ci si bulla di queste cose e che è una questione personale, ma un po’ di onore volevo restituirglielo!!!)