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No, non è colpa tua, tesoro.

Purtroppo siamo ormai tutti a conoscenza dei fatti di Sarno e di come cinque ragazzi abbiano aggredito e violentato una ragazza della loro età, che “camminava sola, la sera”. Abbiamo come al solito assistito al teatrino dell’ “erano ragazzi normali”, dell’insopprimibile istinto del maschio, dell’irresponsabiità, della “ragazzata”, dei genitori che minimizzano ecc.ecc.

Poi è uscito il comunicato della ragazza che si prende un po’ di colpa. Perché “si è fidata” di qualcuno che conosceva. Questo mi ha colpita al cuore. Chissà quante, in una situazione simile, si sono prese la colpa. Si sono sentite in colpa…a lei, a loro, vorrei dire solo questo:NO, NON E’ COLPA TUA, TESORO.

Fidarsi di qualcuno non è una colpa. Essere ingenui e ben disposti verso gli altri non è una colpa. Pensare che gli altri rispetteranno in qualunque occasione i sacri confini del nostro corpo non è una colpa.

Una colpa è approfittarsi della buona fede di una persona per farle del male. Una colpa è commettere un reato del genere senza volersi rendere conto, o senza un briciolo di empatia. Una colpa è credersi padroni di un corpo altrui e provare gusto per questo.

Queste sono le colpe. Quei ragazzi NON SONO NORMALI.

Nessun ragazzo normale si sognerebbe mai di fare ciò che hanno fatto loro.

Questi ragazzi sono dei delinquenti e invece di scusarli nei modi più assurdi bisognerebbe privarli della libertà e della possibilità di offendere di nuovo.

Perché signori miei, se davvero pensate che il Maschio abbia questo istinto insopprimibile, vuol dire che è un pericolo per la società e quindi va rinchiuso. Non sono le vittime a doversi nascondere, ma sono gli aggressori che devono essere messi in condizione di non nuocere.

E francamente, delle loro vite rovinate, non mi importa niente di niente. A sedici anni si ha la percezione del bene e del male e le scelte come questa vanno pagate.

So che verosimilmente non succederà, sia per garantismo, sia per la tipologia di reato (incoraggiante, devo dire! =.=), ma  spero che per una volta sia fatta giustizia in qualche modo.

 

 

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  1. Quei ragazzi NON SONO NORMALI, scrivi.
    Proprio poco tempo fa una persona ha sollecitato in un gruppo al quale prendevo parte una riflessione colletiva su cosa intendiamo quando ci viene chiesto di definire qualcosa “normale” o “anormale”.
    Di questi ragazzi sappiamo poco, solo che “Quattro studiano, uno fa il manovale con il padre. Nessun precedente, nessuna famiglia disastrata alle spalle”, insomma sembrano dei ragazzi del tutto “normali”, nel senso che mai sono stati notati per comportamenti vistosamente diversi da quelli dei loro coetanei, come d’altronde le loro famiglie.
    Tu scrivi che non sono normali perché “approfittarsi della buona fede di una persona per farle del male.. commettere un reato del genere senza volersi rendere conto, o senza un briciolo di empatia… credersi padroni di un corpo altrui e provare gusto per questo” non è “normale”.
    Eppure ad ogni episodio del genere ci troviamo di fronte al medesimo scenario. Pensiamo al caso del giovane studente di Stanford che ha infuocato la stampa straniera: un ragazzo promettente ammesso con borsa di studio in un’università prestigiosa, un campione di nuoto, che non esita un attimo di fronte ad una donna in stato di incoscienza, un corpo inerme e inanimato, la trascina dietro un cassonetto, la stupra e, scoperto, tenta di fuggire senza neanche preoccuparsi se la sua vittima è viva o morta.
    Cosa dicono i genitori?
    Che non è giusto infierire su un così bravo ragazzo per “20 minuti di azione”. Lo descrive così, il padre, lo stupro di una donna, “20 minuti di azione”.
    In 33 hanno stuprato una ragazza in Brasile: «Mi hanno stuprata, ma dicono che è colpa mia.» ha dichiarato la vittima ai giornali. E il video del suo stupro è finito in rete, come finì in rete lo stupro di Rehtaeh Parsons, in Canada. Si è uccisa, Rehtae, perché dopo che i suoi aggressori avevano pubblicato le foto della violenza su facebook, era diventata oggetto degli insulti dei suoi coetanei.
    Quanti sono questi casi? E quante volte abbiamo visto la folla offendere e umiliare la vittima, addirittura in televisione, con nel caso di Montalto di Castro?
    Tante, troppe, per dire che tutto questo non è “normale”, ovvero usuale, comune, consueto, abituale…
    Ma non è più accettabile. Noi non siamo più disposte ad accettarlo. Vogliamo cambiarla, questa “normalità”.

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    • non è normale e non è accettabile. Quel che sappiamo dei giovani stupratori è che le loro famiglie non hanno saputo o voluto insegnargli il rispetto verso le donne, e non hanno saputo o voluto insegnare loro che bisogna accettare i no nella vita e che non ti è tutto dovuto

      Rispondi
    • Sono una ragazzina di 16 anni come tutte le altre,sempre esposta a quesiti atti di bullismo e violazione della persona.Il mondo va a rotoli ed intorno a noi cresce sempre di più la superficialità e l’ignoranza delle persone dinanzi a queste situazioni.
      Non voglio fare la vittima ma purtroppo noi DONNE in generale lo siamo e spesso danno a noi la colpa di quello che ci accade.Oggi noi ragazzine dobbiamo aver paura di mostrare qualche curva in più (sempre dignitosamente) ,che qualcuno nota e non si accontenta di un semplice sguardo.Ci sentiamo schiave dell’essere donne anziché prenderla come una gioia lo proviamo come una vergogna..questo perché “l’uomo”ci ha portato a vergognarci del nostro essere,quando in realtà quelli a vergognarsi dovrebbero essere loro (ovviamente salvando sempre la pace di qualcuno).

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  2. Finché non cambieremo anche, e forse per prima, la nostra concezione di normalità tutto resterà sempre uguale. Finché non riusciremo ad entrare nell’ottica che giudicare gli atti di una persona come non-normali vuol dire allontanare un problema e rifugiarsi nella bolla di sicurezza della normalità, in cui tutto é certo e coerente (bolla creata per darci sicurezza, per tenerci al riparo da certi brutti eventi perché, a noi persone normali, certe cose non accadono mai). La normalità non esiste: esiste solo la facoltà e la possibilità di scelta. Non bisogna avere un disturbo della personalità o una sindrome psicotica per compiere uno stupro di gruppo, ricordatevelo sempre. Quei ragazzi sono perfettamente normali e non sono affatto giustificabili: erano e sono in pieno possesso di capacità cognitive, empatiche e razionali che tutti possiedono. Uccideresti mai qualcuno? Mai. Sarebbe più “giusto”allora se uccidessi un ladro entrato in casa tua? Qual é la differenza, se comunque decidi di eliminare una vita?

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    • Forse non abbiamo usato il termine nella stessa accezione. Io non pensavo ad una normalità psichica ma a ciò che è la maggioranza, che rientra – appunto – nella norma. Grazie al cielo, la violenza NON E’ la norma. E’ ancora un’aberrazione del comportamento sociale. Che sia diffusa è un conto, che sia “normale” ne senso di ovvia, no.

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    • qualunque psicologo sa che si può avere un disturbo della personalità ed essere comunque pienamente responsabili dei propri atti, in pieno possesso della facoltà di scegliere e capaci di distinguere il bene dal male, quindi se avere un disturbo della personalità non assolve e non giustifica nulla.
      E non capisco che cavolo centra sparare a un ladro che si introduce in casa tua conoscendo i rischi, con lo stupro

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  3. Assolutamente d’accordo!
    Belle parole ben pesate!

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  4. No, non è colpa della vittima.
    Non è colpa sua, se quella sera ha indossato una minigonna.
    Non è colpa sua, se si è fidata di lupi travestiti da agnelli.
    Non è colpa sua, se quei ragazzi hanno abusato di lei.
    La colpa è di questa società. Di tutti coloro che non si schiodiano dal concetto del “se l’è cercata”, di tutti coloro che non educano i propri figli ad essere persone, e non consumatori.

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