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Violenza di genere: cosa possono fare gli uomini?

Ottimo articolo, qualcosa su cui amici e conoscenti si interrogano spesso.

bei zauberei

Ogni volta che l’opinione pubblica si confronta con il femminicidio, il discorso pubblico si allarga alla discussione di tutte le forme di violenza di genere, e inevitabilmente si riflette sugli aspetti dell’argomento che interessano genuinamente il maschile, sia nelle sue reazioni, che nella sua eventuale implicazione alla prevenzione del fenomeno. Forse, la discussione collettiva si è spostata di più su questa prospettiva negli ultimi anni ed è un importante punto conquistato su cui è opportuno non mollare, sia perché la violenza di genere riguarda entrambi gli elementi della coppia relazionale, ma certamente riguarda in primo luogo una patologia del maschile, un suo deragliamento, e quindi bene è che gli uomini ne parlino, sia perché , siccome il potere è politico è ancora prevalentemente maschile, finché il maschile non considererà il problema prioritario, non avrà priorità nel discorso pubblico, nelle amministrazioni regionali e comunali – nei contesti cioè dove si erogano…

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Una risposta »

  1. “Io credo che il primo ruolo importante lo abbiano i padri, i padri di figli maschi.” – ci dice l’articolo, e prosegue: “un bambino deve vedere il padre che rispetta la madre, che le parla in modo paritario, avendo cura del ruolo che esercita in casa per esempio di accudimento se è casalinga, o di lavoratrice che mantiene la famiglia se lavora. Un bambino impara a essere con le donne guardano il padre con la madre.”
    Quello che non ci dice, però, è come intervenire, invece, quando un bambino deve relazionarsi con “un padre che mostra palesemente di disprezzare la madre o che la aggredisce fisicamente” e che “costringe un figlio a disprezzarla a sua volta”.
    Dice anche che “Il padre assente, spesso e volentieri, certo non sempre ma il rischio c’è, è compensato da un immagine di supereroe molto virile molto forte ma poco emotivo e capace di tratti tradizionalmente intesi come femminili. E’ un catalizzatore di riscatto per il senso di abbandono che procura l’assenza di un genitore. Più un figlio ha a casa il padre, lo vede, ci parla, vede che è in grado di essere maschio mostrandosi sofferente e dispiaciuto, meno avrà bisogno di identificarsi con un maschile non in grado di negoziare con i sentimenti e che si schiaccia solo sull’esercizio del potere e della forza.”
    Ci dice, insomma, che un padre è necessario, perché l’assenza del padre porta il bambino ad identificarsi con l’ideale virile proposto dalla società. Ma ci dice anche che il padre, può essere deleterio, quando incarna quell’ideare virile, a volte maschilista e misogino, proposto dalla società. La soluzione qual è?
    Una soluzione sarebbe arrivare alla conclusione che la società dovrebbe cominciare a proporre un ideale di maschio diverso da quello che propone ora, ad esempio, cosicché il bambino senza padre non si trovi a doversi confrontare con un modello deleterio per il suo sviluppo. E che la nostra società abbandoni l’idea che un padre debba esserci anche quando è un padre deleterio…

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