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Lettera ai pubblicitari della Huggies (e certi loro colleghi). Sì, quelli dei pannolini.

Gentilissimi,

mi è capitato di recente di subire lo spot da voi ideato per la nota casa di pannolini Huggies. Tale pubblicità, per chi avesse avuto la fortuna di NON incapparci, non si limita a sottolineare le differenze anatomiche tra i pannolini (rinforzino sul davanti e rinforzino al centro, laddove – si pensa – il flusso possa essere più abbondante), che la Pampers tra l’altro aveva già scoperto vent’anni fa ma vabbé. No, la pubblicità Huggies è praticamente un inno alle differenze “di genere” proponendo che: “Lei penserà a farsi bella, lui a fare goal. Lei cercherà tenerezza, lui avventure. Lei si farà correre dietro, lui invece ti cercherà. Così piccoli e già così diversi.

Ecco, io non so se voi avete idea del danno che create con questa accozzaglia di miserie e luoghi comuni, ma una cosa ve la devo dire: CI FATE CADERE LE BRACCIA.

Vi pagano per essere creativi e voi che fate? Andate a riprendere i luoghi comuni più banali e pensate di proporceli come roba nuova.

Non solo, ma così contribuite a quella cultura che vuole una parte della popolazione fortemente repressa nei propri istinti e nelle proprie velleità. Cercate di immedesimarvi in quella bambina da voi stigmatizzata a cercare di farsi bella a tutti i costi, a cercare di piacere, a cercare di fare la smorfiosa (tipo la bimba del salamino, di cui non ricordo nemmeno la marca), a cercare di essere eternamente cucciola per suscitare tenerezza. Non la vedete la GABBIA, cazzo?

Allora, magari vi riesce più facile, provate a pensare di essere un maschietto che non ha la minima voglia di uscire per forza a cercare avventure. Che non sente di dover dimostrare niente a nessuno. Che vorrebbe piangere, che ne so. O che vorrebbe semplicemente essere libero di essere se stesso. Non come VOI gli dite che dovrebbe essere.

Se volevate sottolineare le differenze anatomiche, non ci siete riusciti. Non è da quello che sta tra le gambe che si determina la personalità di un essere umano. Non ci sono leggi di natura che ci dicono che la ragazzina si impegnerà per essere bella (perché essere bella è l’unica cosa che avrà). E’ il vostro modo abietto di provare a plasmare una società che le suggerirà questo e che verosimilmente la renderà infelice e più disposta ad acquistare merce a caso che non le servirà a nulla se non ad appagare il bisogno che le avrete creato.

Perché – e qui mi rivolgo a tutti – il fulcro della cosa è quello.

Rendi infelice una ragazza, dille che comunque sia NON VA BENE. E lei sarà disposta a spendere per piacere di più. Che sia una crema, una tintura per capelli, un abito, una brioche.

Dì al ragazzo che non è ABBASTANZA e lo vedrai buttarsi su dentifrici, rasoi, cinture, profumi…only for men. Perché è risaputo che se usano il dentifricio per soli uomini di recente scoperta alle donne cascano i denti.

Ma santo cielo, evolvetevi.

Siete pagati per essere all’avanguardia. Sembrate usciti da Medioevo Oggi.

GRRRRRRRRRRR!!!!!!!

 

 

Qui il link della petizione affinché questa stupida pubblicità venga ritirata. Siamo stufi e stufe di sentire baggianate così!

»

  1. Ho aperto il post piena di speranza, ma adesso mi sembra un’occasione persa. Lo spot è orrendo perché prende per i fondelli una società che si è evoluta, lo fa in maniera parodistica e molto, molto, molto irritante.
    Il mondo visto attraverso gli occhi dell’azienda Huggies non ci piace, non è realistico, è un’abiezione.

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  2. io poi uso il rasoio non tanto perchè sia “only for men” ma proprio per farmi bello (ritengo di star meglio sbarbato anche agli occhi altrui)
    ovviamente concordo su tutto (certo che un bambino può piangere, solo stiamo attenti a non misurare la sensibilità di persone adulte in base ala quantità di lacrime)

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  3. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 10.06.15 | alcuni aneddoti dal mio futuro

  4. Però smettiamo anche di citare il Medioevo come periodo di arretratezza, grazie. P.S
    Mi sembra che i Pampers siano stati inventati dopo. Forse, alcune innovazioni le hanno fatte prima, non so. In generale: smettete di vedere la TV e le pubblicità. Si vive meglio. Giuro.

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    • I pampers sono stati inventati dopo, ma il rinforzino lo facevano già vent’anni fa. Detto ciò, smettere di guardare la tv non è una soluzione, purtroppo. Troppo comodo, per questi signori.

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    • bè Laura direi che dal medioevo qualche progresso lo abbiamo fatto, nonostante gli huggies, ma già il fatto che sto spot abbia generato proteste è un progresso

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  5. Hanno pure dovuto mettere gli orecchini a una neonata per renderla distinguibile come femminuccia…

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  6. Anche io sono rimasta basita dopo aver visto la pubblicità, e ho inveito contro la tv! Sono contenta che qualcun’altro la pensi come me🙂

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  7. Mi sembra esagerata tutta questa polemica per questo spot. Ormai siamo arrivati all’eccesso al contrario: bisogna essere tutti uguali per forza. Non siamo uguali, sia fisicamente che nelle preferenze, questo non vuol dire che ad una ragazza non possa piacere il calcio ad esempio o che ad un ragazzo non sia permesso desiderare momenti di tenerezze ma di base alle bimbe piace giocare con le bambole e ai maschi alla guerra e lo dice una che da bimba giocava con le macchinine e i soldatini. L’uguaglianza a tutti i costi è una sciocchezza, sono proprio le diversità che ci attraggono e che ci rendono speciali smettiamola di voler omologare tutto e tutti ormai è un luogo comune anche il reclamare l’uguaglianza a tutti o costi.

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    • E come al solito arriva la persona che non ha capito granché. Oppure che confonde le parole parità e uguaglianza. Non voler essere costantemente rappresentate come cretine che pensano solo a farsi belle è sacrosanto. Non volere spot che avvallano questa “tesi”, già fin troppo diffusa, lo è altrettanto. Le diversità che ci attraggono e ci rendono speciali sono talmente tali e tante che non sarebbe difficile costruirvi sopra uno spot anche simpatico, il problema è che nessuno lo fa, perché ingabbiare bimbi e bimbe nei soliti stereotipi è più comodo e, per certe persone, più rassicurante. E noi siamo stufi/e.

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  8. Ma guarda: Io invece la penso proprio come Laura. Lo spot a me piace, dice la verità, uomini e donne è evidente che possono fare cose simili, ma lo fanno in modo diverso, con una grazia diversa. Io sono stufo di tutte ‘ste queste aberrazioni del “Gender”.

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    • A parte che si chiama Sara, qui non ha commentato nessuna Laura. Grazie per essere stato con noi. Ed è meglio che tu vada ad approfondire un po’ meglio di che cosa si parla quando si usa la parola “gender”, dato che non si tratta di aberrazioni ma di rispetto per le persone. Con buona pace dei pannolini.

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    • maurizio, la “grazia” nessuno te la leva tranquillo e fatti meno paranoie

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    • Quelle sul genere, o gender che dir si voglia, non sono aberrazioni, ma teorie basate su studi psicologici e non certo nuove: esistono da decenni.
      In sintesi: ogni individuo nasce con un sesso biologico: maschio, femmina oppure, in rari casi, una via di mezzo (ermafrodita ecc.).
      Crescendo, ogni individuo imita e impara i comportamenti degli adulti che lo circondano e in questo modo sviluppa l’identità di genere, cioè impara i significati, i comportamenti e i ruoli che la società in cui cresce attribuiscono al femminile e al maschile e si identifica in uno dei due generi.
      Così, semplificando, una persona può essere maschio con identità culturalmente maschile, femmina con identità culturalmente femminile, femmina con identità culturalmente maschile, maschio con identità culturalmente femminile.
      Dunque: il sesso riguarda il corpo, il genere riguarda la psiche, la cultura e il ruolo sociale.
      Non è un’aberrazione, ma un modello descrittivo dei vari modi in cui si può essere donne e uomini, cioè esseri umani. Poi lo si può criticare, confutare, sviluppare o quel che si vuole, ma possibilmente con argomentazioni che vadano un po’ oltre le citazioni della Genesi che ultimamente impazzano tra coloro che attaccano la “teoria del gender” in modo irriflesso e poco informato.
      Fonte: provate, ad esempio, a leggere “Psicologia delle differenze di genere”, di Vivien Burr, ed. il Mulino, scheda qui: https://www.mulino.it/isbn/9788815076571
      L’autrice insegna Psicologia nell’Università di Huddersfield, Gran Bretagna.
      E’ un saggio chiaro e semplice da leggere, che illustra i vari aspetti delle differenze di genere e i vari indirizzi di studio a questo proposito.
      Ripeto: n o n s o n o a b e r r a z i o n i . La Chiesa vuole farvelo credere, ma non lo sono.

      Rispondi
      • Ammirevole, Francesca, il tuo tentativo di dare una spiegazione esauriente. Grazie, anche da parte di chi, come me, non ha più molta voglia di ripetere sempre la stessa cosa a sta manica di ignoranti. Solo il fatto che “confondano” le eventuali lezioni di educazione civica di genere con non si sa quale fantomatica legge sulle adozioni omosessuali (di fatto, i progetti nelle scuole, non ho notizia che trattino di legislazione) significa che sono nella malafede più bieca. Quindi temo che sia una perdita di tempo.

      • Beh, io ci provo, a dire agli altri quello che so su questi argomenti (sperando di non fare strafalcioni!). Mi piace pensare che qualcuno possa essere in buona fede e cominciare, se non a cambiare idea, a riflettere diversamente!🙂

      • Brava, adoro l’ottimismo e spero che abbia ragione tu!!! ^_^

      • e quale sarebbe una donna “culturalmente maschile? Una soldatessa? Un ingegnere? E perchè mai dovrebbero essere meno femminili di una modella o di una maestra d’asilo? Un uomo che fa l’infermiere o porta i capelli lunghi o si depila o ha un carattere dolce è culturalmente femminile? Una donna con capelli cortissimi e tuta e pantaloni è culturalmente maschile? Per me sono tutte donne e uomini anche sul piano “culturale” esattamente come lo sono gli altri uomini e le altre donne…oggi ci sono infiniti modi di essere uomo e di essere donna e di esprimere questa identità anche sul piano del look, tanti modi quanti sono gli uomini e le donne nel mondo, modi più frequenti statisticamente e modi meno frequenti ma tutti autentici e che non mettono in discussione l’identità di genere (la quale non può essere ridotta nè a fattori biologici nè a fattori culturali).

        Un marine degli Stati Uniti che tornato da una missione dove ha fatto il culo ai cattivoni in nome dello zio Sam, cambia i pannolini a suo figlio, gli da’ la pappa e lo coccola è culturalmente sia maschio sia femmina? E Margaret Thatcher come si colloca?
        non vorrei che sopravvalutassimo gli aspetti culturali come altri sopravvalutano gli aspetti biologici. Un uomo resta maschio a prescindere dal look, dalla professione o dal carattere, idem per una donna

      • Ehm…esattamente quello che diceva Francesca. Che la questione culturale è una costruzione.

      • e che questa storia che l’identità di genere è solo cultura mi pare sbagliata come quella che vorrebbe ridurre tutto a biologia. Io non sono uomo perchè la cultura mi ha “condizionato”, lo sono con tutto ciò che mi accomuna e mi distingue dagli altri uomini, idem per una donna.
        Oltretutto ci tenevo a dire che una donna che ha un look “mascolino” o che fa una professione ritenuta prevalentemente “maschile” è sempre una donna, la sua identità di genere non è in discussione e neanche la sua femminilità, poi ci sono donne che hanno un look almeno parzialmente “mascolino” e sono femminilissime quanto le altre donne, ci sono uomini depilati o coi capelli lunghi fino alla schiena sulla cui mascolinità. non si può dubitare.
        Insomma in qualunque modo frequente o meno frequente statisticamente un uomo o una donna si esprimano esteticamente, questo non pregiudica la loro appartenenza di genere.
        e questo vale anche per orientamento sessuale e professione, insomma per dirla brutalmente: un uomo che fa l’infermiere sempre uomo è con barba e bicipiti, una donna che fa la camionista sempre donna è e niente le impedisce quando non lavora di truccarsi e mettersi la minigonna o abiti scollati se vuole

      • Credo tu non abbia capito. O non hai letto, come spesso ti succede. A tuo beneficio, posso dire che nessuno sta dicendo quello che temi: non è che tu sia un uomo “per cultura”, ma di certo fai delle cose che ti sono state insegnate essere “da uomo”, per via della cultura che ti è stata insegnata. Se ti avessero insegnato da piccolo che gli uomini si danno lo smalto sulle unghie – pena la riprovazione sociale – al 99% te lo saresti dato, punto e basta. E’ cultura. E tradizione.

      • può darsi io credo che mi sarei dato lo smalto sulle unghie perchè mi andava di darmelo e se l’avessi ritenuto insopportabile avrei smesso di farlo rispondendo a eventuali critiche che l’identità di genere non dipende dallo smalto (infatti oggi ci sono donne che non se lo mettono e non si può dubitare che siano donne, o meglio solo un imbecille o una persona che vuole offendere può dubitarlo)

  9. Paolo, quello che ho cercato di dire nel commento è diverso. Provo a spiegarmi diversamente: ognuno di noi è uomo o donna (o transessuale, ma quello è più complesso e non ne so abbastanza), e su questo non ci piove. Essere un uomo o essere una donna è il risultato di un’interazione tra fattori biologici (il nostro corpo) e fattori culturali (tutto il resto, ovvero quello che sta nella nostra testa e nelle teste delle persone con cui veniamo a contatto). Gli studi di genere si basano su questo scheletro concettuale. Nell’accezione comune, “genere” si usa in modo equivalente a “sesso”, perciò sentir parlare di “genere” come un qualcosa di culturale può lasciare spiazzati.

    Non si intende ridurre la mascolinità o la femminilità a soli fattori biologici o a soli fattori culturali, ma usare due nomi diversi per due concetti e categorie diverse. “Sesso” si riferisce al corpo, “Genere” alla mente, “Identità” abbraccia entrambe le cose e riguarda il nostro essere, ciascuno con la propria personalità e i propri gusti, uomo o donna.

    E’ ovvio che se ti metti lo smalto non smetti di essere un uomo! Ma se il tuo vicino di casa ti vede metterti lo smalto, penserà che è una cosa “da donna” e che è strana per un uomo, perché le categorie di “genere” della nostra cultura attribuiscono al metterti lo smalto una valenza femminile.

    Le categorie di “sesso” (corpo) e “genere” (mente) servono a separare concettualmente i fattori biologici da quelli culturali, per poterli studiare e comprendere meglio.
    Di fatto, NON SI SA con esattezza in che modo e in che misura reciproca “natura” e “cultura” concorrano a formare l’identità (maschile o femminile) di ciascuno.

    Personalmente, penso che l’unico modo per isolare i fattori biologici da quelli culturali, q e quindi scoprire quali siano le differenze ineludibili tra donne e uomini, sarebbe prendere un gruppo di neonati maschi e femmine e crescerli, dalla nascita fino alla fine dell’adolescenza, in modo assolutamente identico, indipendentemente dal sesso del loro corpo.
    Rimosse le influenze culturali, emergerebbero unicamente quelle biologiche.

    OVVIAMENTE un esperimento del genere NON SI PUO’ fare, visto che usare bambini come cavie non è esattamente rispettoso dei loro diritti umani, quindi dobbiamo (o meglio, gli studiosi devono) accontentarci di dati molto più parziali e difficili da interpretare.

    Rispondi
    • Comunque, se parliamo di look, certamente una donna può adottarne uno mascolino e un uomo uno femminile senza che questo le o gli cambi l’identità!🙂
      Ma il fatto stesso che parliamo di “look mascolino” o “look femminile (o effeminato)” è frutto delle caratteristiche che nella nostra cultura si attribuiscono al maschile e al femminile. Crescendo, impariamo dagli altri che certe cose sono “da maschi” e altre “da femmine” . In base a queste categorie culturali, e cioè di genere, anche da adulti consideriamo qualcosa come tipico (non esclusivo, eh!) di un sesso o dell’altro, cioè qualcosa che istintivamente (non razionalmente!) associamo a “maschio” o “femmina”.

      Rispondi
      • Francesca, è vero che mettersi lo smalto è prevalentemente femminile ed è normale che lo identifichiamo come tipico (non esclusivo) delle donne perchè banalmente il più delle volte è vero, se in un bagno vedi smalto, rossetto, ombretto lì ci abita o ci ha abitato una donna nella maggior parte dei casi se vedi rasoio e schiuma da barba, dopobarba è molto probabile che ci viva anche un uomo, è una questione di probabilità statistica. Quel che mi sta a cuore è che non vengano pestati e umiliati quei ragazzi che si mettono lo smalto o le ragazze che non se lo mettono solo perchè è statisticamente poco frequente.
        Ma il dato secondo cui chi si mette lo smalto è nella maggior parte dei casi femmina non è di per sè qualcosa di negativo, nè credo che una donna che si mette lo smalto sia una “schiava inconsapevole” della società (tu non hai detto nulla del genere ma è un ragionamento che vedo fare)

    • crescere qualcuno fregandosene di com’è fatto il suo corpo come se questo non contasse non mi sembra neanche una cosa giusta. A una certa età le differenze tra corpo maschile e femminile, certe pulsioni sessuali non si possono ignorare, per fare un esempio banale:prima o poi dovrai spiegare che se fanno sesso solo lei rischia una gravidanza
      poi grazie delle spiegazioni, ma non posso che ribadire quello che scritto, e anche l’idea stessa di separare nettamente natura e cultura quando si parla di esseri umani mi sembra molto accademica forse troppo.

      Rispondi
      • E’ vero, infatti non si tratta di separarla nella vita reale (perché mai dovremmo farlo? E poi sarebbe possibile? Non credo – vedi sotto), ma appunto in ambito accademico, per comprendere meglio come siamo fatti e per sviluppare politiche di pari opportunità che siano da un lato, appunto, paritarie, e dall’altro rispettose delle reali differenze tra uomini e donne.
        Come ho scritto, sono la prima a pensare che non si possa svolgere l’ipotetico esperimento!

        Comunque sono stata imprecisa: si tratterebbe di crescere questi ipotetici bambini e bambine in modo identico, sì, ma non sarebbe possibile né sensato ignorare le differenze anatomiche o le pulsioni sessuali. Si tratterebbe di proporre loro gli stessi giocattoli, gli stessi studi, le stesse occupazioni (professionali o domestiche che siano) e di tenerli all’oscuro di qualunque differenza tra femmine e maschi che non sia puramente fisica. Ma sarebbe estremamente difficile e comunque non sarebbe eticamente corretto fare un esperimento, così invasivo per giunta, su dei bambini!

        Grazie del confronto, non tutti hanno voglia di confrontarsi su questi argomenti!

      • basterebbe lasciar giocare bambini e bambine con ciò che vogliono a prescindere da quanto sia statisticamente diffuso, poi per tenerli all’oscuro di tutto cioè ad esempio per non fargli vedere babine con le trecce che giocao con la barbie e bambini che giocano coi gormiti bisognerebbe tenerli in una campana di vetro, preservarli dall’incontro-scontro con l’esterno questo causerebbe più problemi di quanti non ne risolva

  10. Ma allora parlo arabo?! O cosa?!? Ho detto che servirebbe a capire quali sono i fattori esclusivamente biologici nelle differenze tra uomini e donne. E che comunque un esperimento simile non sarebbe fattibile perché non si possono usare bambini in questo modo. Ora basta, perché mi sono stufata di ripetere gli stessi tre concetti in croce all’infinito.

    Rispondi
    • Paolo, ma possibile che porti la gente all’esaurimento ripetendo in loop sempre le stesse cose? Non farmi fare come gli altri blog sui quali imperversi, per favore, e cerca di leggere e rispettare i commenti degli altri, specie quando non ti stanno dando contro. Altrimenti, se vuoi un soliloquio, apri un blog tutto tuo e straparla quanto vuoi. Avvertimento numero 1. Non farmene fare un altro. Grazie.

      Rispondi

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