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Mad Max: Fury Road, di George Miller

Sono stata invitata dagli amici a vedere il nuovo film della serie di Mad Max (quella cominciata con “Interceptor” e ai suoi tempi interpretata da Mel Gibson). Sinceramente, non mi sembrava che il film fosse molto nelle mie corde, perché di solito non sono una fan di sparatutto & motori, ma poi mi sono ricordata che questa storia ha dato l’ispirazione ai creatori di Ken il Guerriero, ne ho sentito parlar bene e – soprattutto – ho letto che negli USA il MRA provava invano a boicottare questo film per via della presenza di ruoli femminili “forti”. Quindi mi sono convinta ad andare e devo dire che non sono rimasta delusa, anzi: questo è stato uno di qui casi in cui è bello rimanere piacevolmente stupiti.

Comincio col dire che anche chi non è un grande fan della serie può gustarsi il film, infatti la trama è semplice che più semplice non si può: siamo in un futuro post-atomico dove i sopravvissuti alle varie catastrofi vivono ridotti in schiavitù sotto il giogo di pochi, malvagi signori della guerra che comandano controllando con la violenza le risorse principali. In questo ambiente ben poco amichevole, mirando solo a sopravvivere, si muove Max, un ex poliziotto che dopo aver perso la famiglia è vittima di frequenti allucinazioni.

Max viene catturato dagli sgherri di un signore della guerra che si fa chiamare Immortal Joe: costui, ormai vecchio, governa una torma di esaltati chiamati “Figli della Guerra”, il cui scopo principale è morire combattendo. Il suo unico fine è avere una figliolanza sana, dato che le radiazioni hanno afflitto con malattie ed orribili mutazioni la progenie avuta fino a quel momento.

Max – dicevo – viene catturato da questi esaltati e si ritrova senza volere, così, all’inseguimento di una donna che guida un’autocisterna corazzata e che doveva andare a fare rifornimento di benzina ed ha inspiegabilmente deviato dal percorso stabilito.

Si scopre presto il fattaccio: questa donna, che viene chiamata Imperatrice Furiosa, nella sua fuga ha portato con sé cinque ragazze che Immortal Joe aveva scelto come mogli. Queste sono bellissime e, soprattutto, sane. Hanno saputo mantenere una dignità nonostante le ripetute violenze ed hanno colto la prima occasione buona per scappare. In principio, Max si trova in contrasto con loro, vorrebbe farsi i fatti suoi, ma poi si trova irrimediabilmente coinvolto.

Quando Immortal Joe si accorge della fuga, scatena un inseguimento pazzesco lungo la cosiddetta Fury Road, una landa immensa e desertica, funestata da tempeste di sabbia, predoni, paludi e chi più ne ha più ne metta.

Il film è un susseguirsi di esplosioni, rombi di motore, spari, acrobazie. Eppure, secondo me può piacere anche a coloro che di solito da queste pellicole si tengono alla larga.

Quelli del MRA hanno fatto proprio bene ad arrabbiarsi: i personaggi femminili – tutti – ne escono fuori benissimo. Inutile dire che Charlize Theron nei panni di Furiosa fa la parte del leone. Tuttavia, è bene evidenziare che anche lei sfugge allo stereotipo: nonostante il nome e nonostante il fatto che sia assolutamente alla pari con quello che dovrebbe essere il protagonista, non si dimostra una “virago priva di qualsiasi sentimento”. E, soprattutto, non ha un’aurea di “eccezionalità” per quello che fa. Lotta, combatte, si fa male, dà ordini e consigli… ieri un mio amico ha commentato: “E’ come se avessero preso il personaggio di Max dividendolo in due e dando metà della parte ad una donna, il che è una novità”. Sì, è una novità, ma è una bella novità. Non mi stupisce che, quando le donne sono rappresentate a tutto tondo, cioè come esseri umani e non come strani animaletti da salvare, il film funzioni.

Il rapporto di Furiosa e Max, dicevo, è assolutamente paritario e per questo molto bello. Infatti ciò che si instaura tra loro è un bellissimo rapporto di fiducia ed amicizia, fatto di sguardi e di non detto, tra due esseri che si capiscono molto bene.

Sono stata anche favorevolmente colpita dalla caratterizzazione delle mogli, le cinque bellissime ragazze che  – temevo – fossero lì per fan service. Beh, dopo pochi secondi ho perso questa impressione: sono belle e discinte ma si capisce perché. Sono fuggite con il poco che avevano appena hanno potuto. Si capisce che, in una società violenta e maschilista come quella descritta, le donne destinate alla riproduzione non dovessero avere molti orpelli. E tutte mostrano un carattere “normale”, ovvero la naturale inclinazione a voler essere libere e a NON voler subire degli stupri continuati.

NON SIAMO COSE! Ripete a gran voce Angharad, splendida ragazza che è fuggita incinta di otto mesi (interpretata da Rose Huntington -Whiteley,sì, la stessa di Transformers). E tutte sembrano volerle dare ragione, anche se qualche volta la paura fa chiedere a qualcuna di loro se non sia meglio cercare la protezione dell’oppressore.

Vi ricorda mica qualcosa, care “Donne contro il Femminismo”?

Durante la fuga, Nux (Nicholas Hoult) il Figlio della Guerra che suo malgrado ha portato Max fin lì, impara che forse il suo destino non sarà quello che gli è stato imposto fin da bambino. E basta una carezza gentile per fargli capire ciò che non ha mai avuto. Perciò diventa un prezioso alleato. Tanto per far capire che, no, non è un film in cui le donne sono buone e gli uomini cattivi.

Purtroppo, il piano di Furiosa di portare le ragazze al Luogo Verde, un’oasi in cui lei stessa è cresciuta, fallisce per cause naturali: le radiazioni lo hanno reso invivibile. Del passato della ragazza resta solo un piccolo gruppo di donne, guerriere non più giovani e sfinite, che però hanno conservato il sapere del loro popolo e, cosa anche più importante, dei veri semi di ogni pianta. Sono solo in cerca di un luogo per far rifiorire un intero mondo.

Max si prende in carico anche queste moderne “amazzoni” superando la diffidenza delle più anziane. Ma la battaglia incombe, perché l’unico posto in cui sia possibile piantare qualcosa è proprio la cittadella di Immortal Joe con le sue riserve d’acqua. Il luogo da cui tutto è cominciato.

Il film può piacere o non piacere, sia ben chiaro, ma ci sono alcuni particolari per me oggettivamente belli: parlo della fotografia e dell’equilibrio tra immagini e colori, che è stupefacente. L’armata di Immortal Joe, su cui spicca un carro composto da casse acustiche su cui un pazzo cieco suona una chitarra elettrica, è decisamente da vedere.

Due ore sono passate in un soffio.

Se volete che risponda alla domanda: “ma è davvero un film ‘femminista’? Vi direi di sì. Ma vi direi anche che per femminismo intendo la normalità, quindi sono gli altri film ,che dovrebbero rivedere qualcosa nelle loro sceneggiature, di solito zeppe di personaggi-stereotipo.

Se avete otto euro da spendere,quindi, ve lo consiglio: il film li vale, per un sacco di ragioni.

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