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DIAZ – Don’t clean up this blood, di Daniele Vicari (e già che ci sono mi sfogo un po’)

Dopo 14 anni dai fatti narrati e tre anni dopo l’uscita del film ho avuto il coraggio di vedere DIAZ, il film di Daniele Vicari che riprende gli atti processuali di quello sventurato 21 Luglio 2001 e mostra l’assalto delle Forze Armate contro il complesso scolastico Diaz-Pertini durante il G8 di Genova.

La Scuola, sede media e legale per il Genoa Global Forum, era stata messa a disposizione come dormitorio e come tale viene usata da circa 90 persone di diversa età, nazionalità e condizione sociale.

Nessun black bloc all’interno.

Eppure, con la scusa di andare a stanare i responsabili degli scontri dei giorni precedenti ed in particolare di un tafferuglio avvenuto nel pomeriggio, alle 23.00 un nucleo operativo, composto da circa 350 uomini in assetto antisommossa, fa irruzione.

Quel che segue, nelle parole di chi ha visto la scena, è la triste metafora: “macelleria messicana”. Uomini armati che si accaniscono su persone inermi. E infieriscono. E umiliano. Non solo al momento dell’irruzione, ma anche dopo, nella caserma di Bolzaneto, dove alcuni dei feriti meno gravi vengono trasportati in stato di arresto e sottoposti ad ulteriori violenze.

Il film segue, tra i flash back, anche i risvolti “politici” della storia, cioè non si ferma all’esecuzione materiale, ma si rifa a chi ordinò l’azione e, soprattutto, ai modi in cui ci si dette da fare per “coprirla”, anche inquinando le prove.

Il film è corale, non ha un solo protagonista: si seguono le vicende di vari personaggi da “entrambi i lati”. Spicca l’interpretazione di Claudio Santamaria, che riprende il personaggio di Michelangelo Fournier, a quanto sembra dalle ricostruzioni processuali, l’unico che (troppo tardi) abbia ordinato ai suoi di smetterla e che sia rimasto a vegliare la ragazza mandata in coma dopo svariate manganellate alla testa.

La violenza è davvero disturbante, ma purtroppo non stupisce più. Eppure le domande restano.

Dopo la condanna dell’Europa, per cui l’argomento Diaz è tornato un po’ di attualità, spuntano dichiarazioni facebook di poliziotti “che c’erano e che lo rifarebbero”. A cui a caldo sarebbe tanto semplice rispondere: “E io ti ci rimanderei, ma stavolta da solo, disarmato e con una cinquantina di persone con bastoni in mano. Per due ore. Poi vediamo se ci ritorneresti.” solo che le risposte di pancia non servono più. Quello che ancora spaventa, più della violenza e dei pestaggi, è stato che dopo il G8 di Genova qualcosa è morto nella percezione degli italiani che ancora pensavano che un cambiamento fosse possibile. La speranza, forse?

E non è nemmeno questione di un solo lato politico. Perché quell’azione, definita la più grande sospensione della democrazia in uno stato di diritto, non solo non ha avuto colpevoli (i pochi condannati non hanno subito alcuna conseguenza per via delle prescrizioni, altri hanno fatto carriera) doveva servire soltanto come dimostrazione e l’ha fatto.

Quando si parla di Genova 2001, il popolo béla: sì, ma i black bloc…sì, ma hanno spaccato la vetrina…sì, ma allora l’estintore? Eh, ma il problema è  che in quella scuola non c’era alcuna resistenza. E che la polizia si è comportata da squadrista.

Io non ho problemi nel concepire un black bloc che sfascia qualcosa. E’ un facinoroso e un violento e andrebbe fermato.

Ma ho molti problemi nel concepire un poliziotto che si comporta come un black bloc. Sulle persone. E non è perché odio la polizia. Perché, anzi, la Polizia dovrebbe essere il riferimento a cui tutti i cittadini guardano in tempi non proprio felici. Si chiamano o no Forze dell’Ordine? E invece sono stati “usati” per rappresaglia. Per far pensare alla gente che “manifestare la propria idea se contraria sia un’ andarsela a cercare.”

Ci sarebbe tanto da dire, ma quando sento “scuse” tipo ” Eh però di giorno sfasciavano le vetrine” (a parte che avete sbagliato persone, comunque anche se fosse non serviva pestarli a sangue), o  “Hanno fatto tutto gli uomini del GOS (che sarebbe un nucleo operativo fantasma, di cui nessuno sa nulla. Potrebbe essere, ma allora diteci perché vi siete coperti l’un l’altro come se non ci fosse un domani. Chiamiamo Voyager?)”, oppure tirano in mezzo Carlo Giuliani (facinoroso quanto volete, col passamontagna quanto volete…ma a) il morto è lui, b) anche io avrei tirato un estintore, forse, se una camionetta avesse appena tentato di investirmi per due volte – e mi ritengo una persona pacifica – c) non è vero che erano tutti facinorosi, anzi la stragrande maggioranza del movimento no global aveva intenzioni pacifiche. E lo so con certezza perché l’ho vissuto anche io.) o, ancora, dicono che “questi poveri poliziotti, la domenica allo stadio…” (ma noi non stiamo parlando di domeniche allo stadio, dove i poliziotti fanno un lavoro davvero ingrato. Qui parliamo di due giorni difficili e di un modo “comodo” per scaricare le frustrazioni, da un lato. Per rifarsi la faccia dopo una figura del cavolo dall’altro. E si è precipitati nel baratro)…quando sento queste scuse, dicevo, mi si accappona la pelle. Perché sono state troppo poche le voci che dicono che i fatti della Diaz sono stati una vergogna per tutti quelli che ne sono stati interessati a vari titoli. Ho letto troppe poche scuse e, di contro, troppi tentativi di giustificare l’ingiustificabile.

E’ ovvio che, non avendo visto coi miei occhi, mi affido a ciò che è emerso dai processi e dalle inchieste, di cui il film è ricostruzione fedele. Ma d’altronde, se chi c’era sa e io mi sbaglio…non darà peso a nessuna delle mie parole, giusto?

 

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  1. Guarda, alle discussioni sul G8 manca solo il caro vecchio “E le foibe?”. Come se il poliziotto fosse in diritto di fare quello che vuole col potere che gli viene dato con cieca fiducia, come se non avesse il dovere di difendere pure il peggio delinquente, figuriamoci massacrare degli innocenti. Io non la capisco questa tendenza a difendere gli stronzi.

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    • Hai letto il fumetto di ZeroCalcare, quando ha preso schiaffi dalla forestale? C’era qualcosa, in quel periodo a Genova, che non era normale…un clima indescrivibile. Forse il motivo che ha scatenato tutto questo non lo sapremo mai, ma è assurdo che siano così poche le voci che chiedono scusa.

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  2. I fatti di Genova mi hanno segnato forse per sempre, ho diradato la mia partecipazione alle manifestazioni (c’entra anche l’età) e non ho più fiducia in tutte le forze dell’ordine. Mi è rimasta la paura addosso…

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  3. Hai mai visto la ricostruzione di quei giorni presentata da Lucarelli? E’ agghiacciante! Il tutto comprovata dalle originali registrazioni della Polizia.

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