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Succede anche qui da noi (e – di nuovo – di che cosa avete paura?)

Un breve post per segnalare che un episodio simile a quello di “Il gioco del rispetto” è avvenuto proprio qui nel mio comune (Lerici). In alcune classi delle elementari, infatti, è stata proposta la lettura del libro “Federica e Federico” di Irene Biemmi (illustrato da Silvia Baroncelli) che parla di due bambini della stessa età che vogliono rompere gli schemi che gli adulti hanno già disegnato loro attorno. Vogliono dipingere le loro camerette di tutti i colori, mentre i genitori avevano già predisposto una stanza tutta rosa e bambole per lei e una tutta blu con aeroplanini per lui…e vogliono dedicarsi ad attività che esulano da quelle normalmente rappresentate. Federica, per esempio, vuole giocare a calcio e Federico preferisce i pentolini.

Il libro insegna che non ci sono sentieri “predestinati” e che ogni individuo è libero di amare ciò che sente più vicino al suo cuore. E che molto spesso sono gli altri ad avere delle aspettative. Per di più, le aspettative sul genere sono così forti che passano per “qualità innate”. Cosa che non è.

Spesso quando annunciamo: “Aspetto una bambina!” veniamo già travolti da un’ondata di rosa. E di azzurro se l’atteso è un maschietto. Tutto ciò che facciamo, come ci comportiamo, come parliamo noi adulti è teso a costruire un ambiente consono a ciò che noi pensiamo sia giusto per il nascituro.

NOI. PENSIAMO.

Il problema è che quello che pensiamo noi ci è stato a nostra volta inculcato. E’ consuetudine, non natura.

Che poi vi siano consuetudini positive, o che avessero uno scopo positivo al momento in cui sono state istituite è ovvio. Che però per restare ancorati ad esse si dimentichi che gli Esseri Umani sono fatti per evolversi, non mi sembra più così ganzo.

L’educazione, al momento, presuppone due binari distinti per i nostri bambini. C’è un range oltre al quale nessuno dei due può passare: quelle bambine che si mostreranno più vivaci e urleranno, o faranno la lotta, saranno con insistenza ricondotte all’ordine con molto più vigore di quanto non accada ai maschietti. E quei bambini più miti, che amano giochi di immaginazione e – mio dio – non disdegnerebbero le bambole, vengono guardati con sospetto dagli adulti attorno.

C’è questo pensiero nelle teste di alcuni adulti: “Non è che mi diventa gay?”

Quando io rispondo “E se così fosse che male ci sarebbe?” mi sono sentita ribattere molte volte “Mi dispiacerebbe solo perché la società lo/la farebbe vivere male”.

BALLE.

La società siamo noi. Siamo noi con queste paure cretine, che ci facciamo venire chissà quali paranoie per un libriccino che dice cose sacrosante – cioè che a un bambino può piacere il rosa e DOVREBBE AVERE IL DIRITTO di farselo piacere come tutti gli altri colori, di giocare con le bambole e con i trucchi, di fare quello che sente di fare nella sua fantasia senza essere represso. E lo stesso se una bimba non è interessata a queste cose ma preferisce attività all’aperto, dove poter sfogare tutta la propria esuberanza.

Mi rivolgo a quei genitori che si sono risentiti, che come al solito hanno sentito la parola “gender” e si sono fatti venire il colpo apoplettico per poi correre – così dicono i giornali – a tirare la tonaca del parroco.

E che cosa dovrebbe fare un parroco in una scuola laica? Ma davvero la Chiesa del 2015 non è stufa di mostrare al mondo la sua parte più retrograda? Davvero un’organizzazione così grande e con così tante facce è interessata a mostrare  così bene che sta facendo tutto il contrario della parola di dio e preferisce l’esclusione all’accoglienza?

Davvero c’è chi non si accorge, anche tra i fedeli, che la TOLLERANZA predicata dal messaggio cristiano è all’opposto di quello che viene attuato in realtà?

La smetto con le domande retoriche e dico solo che per gettare fango su queste iniziative le si riveste di connotati sessuali, additandole come se nelle scuole si insegnasse pornografia. E, come dico sempre, quando per screditare qualcosa c’è bisogno di inventare menzogne, significa che la strada è quella giusta.

Resto comunque schifata dall’atteggiamento di questi genitori. Di queste persone che pensano ancora che vi siano ruoli predeterminati, che l’omosessualità sia una malattia da curare e che i gusti personali debbano essere indirizzati per non deviare da un sentiero che di sicuro Dio non ha tracciato.

Mi dispiace per quei bambini e quelle bambine a cui i genitori stessi precludono alcune strade solo per non fare brutta figura davanti ai conoscenti.

E la mia preghiera, se mai diventerò madre, è quella di essere diversa.

»

  1. se la bambina vuole giocare coi pentolini va bene, se vuole le macchinine va bene, se li vuole entrambi va bene..idem per il maschio. Se ci fosse meno paranoia sarebbe più facile da capire

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