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Yentl, di Barbra Streisand

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ATTENZIONE: SPOILER!!!!

Avevo visto questo film quando ero ragazzina e devo dire che non vi avevo prestato molta attenzione. Ricordo di averlo gradito, ma anche di averlo poi messo in un cassetto e di aver avuto, fino a ieri, un’idea un po’ vaga della storia.

Lo dico subito: Yentl è un musical, nel senso che i pensieri della protagonista sono tradotti in canzoni. Questo a scanso di equivoci dato che mi sono trovata Lui (non proprio amante del genere) che ronfava sulle mie ginocchia dopo dieci minuti.

Per di più è un musical con una protagonista altamente femminista. Uomo avvisato…

Siamo in Polonia, nel 1908. Yentl è figlia di un rabbino e vive con lui in un piccolo paese. Non è graziosa, ma è molto intelligente ed interessata alla cultura. Il padre la asseconda, di nascosto, e lei dimostra doti intellettuali assai maggiori dei vari allievi paterni che frequentano la sua casa.Tuttavia è relegata alla cucina e al servizio in quanto donna e – quindi – nata da una costola.

Quando il padre muore, Yentl prende la folle decisione di fuggire al suo destino, travestirsi da uomo ed iscriversi ad una scuola. Col nome di Anshel riesce a farsi ammettere e diventa uno studente molto brillante e stimato da tutti.

Tutto andrebbe per il meglio se non fosse per Avigdor, il più colto e intelligente dei compagni di studi di “Anshel”. Bello, gioviale, fidanzato con la splendida Hadass, suscita in Yentl sentimenti mai sperimentati, anche perché lo scambio intellettuale tra i due è notevole. L’amicizia si approfondisce sempre più finché Yentl non capisce di amarlo e succede il patatrac: a causa di uno scandalo nella famiglia di Avigdor il matrimonio con Hadass va a monte e l’unica soluzione per l’onore della ragazza è farla sposare al più presto.

Per amore di entrambi, Anshel/Yentl accetta di essere un buon marito e deve arrampicarsi sugli specchi pur di non consumare il matrimonio. La sua sensibilità di donna conquista la “moglie”, che la crede un uomo sensibile, intelligente e rispettoso…così Yentl si trova all’interno di un bizzarro triangolo in cui ognuno ama un altro e tutti sono infelici.

Quando Avigdor si rende conto di essere sul punto di perdere l’amore della ex fidanzata, Yentl ne vede la sofferenza e non resiste più perciò gli rivela il suo segreto. La reazione dell’uomo è in un primo tempo violenta e di rifiuto, ma quasi subito si rende conto che il rapporto speciale che lo legava al compagno di studi aveva un motivo ben preciso.

Avigdor si offre addirittura di fuggire con Yentl e sposarla, a patto però che lei si comporti da “vera” donna. E così Yentl vede scemare all’improvviso le sue speranze di un futuro felice e lo rispedisce tra le braccia di Hadass, con una lettera che spiega tutto.

Poi parte per l’America dove l’aspetta una vita libera.

Chiaramente la tematica femminista così evidente è la cosa che più mi attrae di questo film, però devo dire che non sono rimasta tanto colpita dal personaggio di Barbra Streisand, perché Yentl è una donna descritta come “più intelligente della media”.

Secondo me c’è un sottile stereotipo in questo e devo dire che me ne sono accorta facendo un paragone tra Yentl ed Hadass che è la classica ragazza bella, buona e di brava famiglia…ma ottusa come la sua educazione richiedeva che fosse.

Yentl prova ad insegnare ad Hadass i rudimenti della cultura ebraica e della Torah, ma lei non sembra interessata.

E’ bello vedere come l’educazione abbia lavorato su di lei, rendendola niente più che un elemento decorativo, capace solo di servire adeguatamente in tavola.

Ed è bello vedere come, a poco a poco, si emancipi da questo ruolo e pur non lasciandolo del tutto (sposerà Avigdor) si apra al mondo.

La realtà è che la maggior parte delle donne ha un’intelligenza normalissima e non serve dover dimostrare di valere il doppio di un uomo per poter essere trattate come persone a tutto tondo. Il rispetto dovrebbe prescindere dalla cultura, perché moltissimi fattori esterni possono aver giocato un ruolo. La cultura, magari, può suscitare stima o ammirazione…ma non sono la stessa cosa.

Detto ciò è molto avvilente anche il personaggio di Avigdor che avrebbe tutte le qualità per piacere: belloccio, simpatico e colto…ma capitola miseramente davanti al proprio radicato maschilismo ed infatti perde Yentl, che lo amava davvero. A lui sono messe in bocca le frasi più retrograde del tipo “Non potrei mai discutere di cultura con una donna”, oppure “La mia fidanzata? E che importa quello che pensa? E’ solo una donna!” Questo nonostante lui sia tra i più brillanti studenti del suo corso.

Il sottotesto è che anche l’uomo migliore entra in crisi di fronte ad una donna che scavalca i ruoli imposti all’ombra dei quali lui si sente tanto al sicuro. E, anche se di fatto non c’è il lieto fine delle fiabe, per Yentl il finale è aperto verso una libertà mai sperimentata e fino ad allora impensabile. Per cui si sa che la sua vita sarà in ogni caso migliore di quella che avrebbe avuto legata da un uomo che di fatto la considera inferiore, anche se la ama.

Se non siete infastiditi dalle parti cantate (per di più senza sottotitoli), vi consiglio di recuperare questo film e riguardarvelo in tranquillità. Vi farà arrabbiare, sorridere ed emozionare.

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