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Due “armi” per una rivoluzione.

Ok, ok, la Scuola di Felicità è finita, ma ciò non significa che non se ne parlerà mai più. Quindi, miei cari biscottini, non temete perché finché avrò forza per muovere le dita e una connessione funzionante non vi abbandonerò! (suona un po’ come una minaccia, ma va be’…)

Oggi vorrei riflettere con voi su un argomento che sta al centro tra pensiero positivo, uso dei media, cronaca nera e osservazione dei parametri con cui una notizia tende a diffondersi e far discutere.

Mi sto domandando (senza alcuna pretesa di originalità, sia ben chiaro) cos’è che trascina molti di noi verso l’orrore. Un esempio tipico di questi giorni sono i video delle crudeltà perpetrate dall’IS. Ma anche altro: su FB, per esempio, vanno forte filmati di cuccioli mutilati o uccisi, di incidenti, di sangue sparso qua e là. Con un gusto che, onestamente, non riesco a capire.

E vogliamo parlare delle notizie?

La news dello stupro e della morte di una bambina di 7 anni verrà condivisa molto più di una che racconta, per esempio, di un dottore che ha salvato una vita con un’operazione di emergenza.

E io dico che, forse, stiamo davvero esagerando con l’attrazione per il macabro.

Un conto è il diritto di cronaca. Dare una notizia, seppur terribile, è sacrosanto ed utile, perché dobbiamo sapere che cosa è successo e sta succedendo, ci mancherebbe. Però, siamo anche davanti all’eccesso di utilizzo dell’orrore.

Per me, è uno dei metodi più sicuri per manipolarci.

Se vi mostro una testa tagliata, dopo sarà molto più facile per me incoraggiarvi all’odio verso chi ha impugnato il coltello. E, magari, verso chi – con chi ha impugnato quel coltello – ha in comune solamente l’abitudine di portare un copricapo.

Generare paura nella massa ne paralizza il potenziale decisionale. Un popolo spaventato si lascia guidare con molta facilità. Se poi il popolo spaventato viene anche incoraggiato all’ignoranza, piuttosto che allo studio…siamo a cavallo. Forse il nostro problema è che al giorno d’oggi chi sta nei posti di responsabilità tende a farci credere che sia meglio NON studiare, che – anzi – più si è ignoranti e più si va lontano. Ragazzi e ragazze, indifferentemente, vedono quotidianamente personaggi confezionati come “vincenti” che non sanno mettere due parole di fila in italiano corretto, vedono gente ricca sfondata che dice di aver studiato “all’università della vita”…

Le armi di cui parlavo nel titolo sono, prima di tutto, i libri. Per quanto la letteratura moderna sia sotto attacco (non disperate, dei “bei” libri ci sono ancora, è solo più difficile trovarli nella fuffa generata dall’industria delle sfumature e simili), ci sono ancora mondi da scoprire. La seconda arma è quel buon senso e quello spirito critico che ci consentano di dire “basta” quando l’informazione diventa splatter fine a se stesso, quando il tentativo di manipolarci si fa evidente, quando è il momento di fare quel piccolo sforzo per capire cosa c’è dietro un link di facebook che ci indigna…e a volte anche dietro le milionate di commenti idioti che lo seguono.

Per parte mia, lancio la campagna #nonèinformazioneèmorbosità con cui mi impegno ad evitare di guardare/diffondere/condividere gli orrori assortiti di questi giorni. Le notizie scritte bastano. Senza ricamarci sopra. E anche #almenoduelibrialmese, in cui mi impegno a leggere di più. Perché io già leggo e grazie a dio conosco gente che legge. Ma non è mai abbastanza.

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