Feed RSS

Quando un 5% dovrebbe vincere sul 95%. O del ghetto a luci rosse.

Sembra confermata la notizia che, da Aprile, Roma avrà il suo quartiere a luci rosse. Il motivo ufficiale sembra essere che, signori miei, mica possiamo tenerci per strada questa orda di ragazze con le chiappe di fuori. Ci turbano il decoro, ci turbano.

Così l’amministrazione ha la bella pensata di ammassare il tutto in un quartiere, quello dell’Eur, per equipararlo ai luminosi esempi di Amsterdam. Perché noi italiani si sa, siamo esterofili, ma delle cose estere prendiamo solo la feccia. Perché siamo esterofili sì, ma mica tanto intelligenti.

Così, cosa ci ritroviamo? Un ghetto, in cui lo sfruttamento della prostituzione dovrebbe essere, di fatto, tollerato.

No, dico, secondo me siamo alla frutta. Ma che dico alla frutta: all’Amaro!!!

Primo: la Chiesa è stata L’UNICA VOCE che si è levata contro. E, indipendentemente da quanto ultimamente questa istituzione mi trovi spesso tra le file degli oppositori, l’ha fatto per l’unica motivazione giusta, ovvero non lo sterile moralismo di cui solitamente si infarcisce, ma l’UMANITA’ delle donne che si prostituiscono. Come esseri umani noi non possiamo accettare la compravendita dell’atto sessuale, perché di fatto non è nemmeno quello che viene venduto.

Il sesso comprenderebbe due “agenti” che si uniscono e scambiano alla pari il desiderio, la passione, il divertimento, il piacere. Instaurando un rapporto. Che poi questo rapporto duri un’ora o una vita è indifferente. Deve esserci un rapporto umano. Che cos’è quando si mettono di mezzo i soldi e quindi si ha da una parte il potere di chi paga e dall’altro l’impotenza di chi, pagata, deve accettare?

Secondo: Di solito a questo punto del discorso arriva “quello più intelligente” che mi chiede: “E allora, le prostitute e le escort, che lo fanno per un sacco di soldi? Non devono essere libere di farlo?”

Signori miei (di solito, ahimé i più strenui difensori della prostituzione sono uomini, chissà come mai), vorrei ricordarvi che le prostitute che dichiarano di farlo spontaneamente e per il proprio esclusivo interesse sono circa il 5% rispetto ad un 95% di vittime di tratta, introdotte al mestiere dopo violenze che al solo nominarle mi fanno piangere sangue. E laddove comunque la libertà della donna di prostituirsi è garantita, in quanto la prostituzione in sé non costituisce reato, ciò che manca è la luce puntata sul vero crimine: l’acquistare questo tipo di prestazione.

Chi va con una ragazza vittima di tratta ne perpetua la schiavitù. Chi pensa di andare con una donna consenziente si illude.

E chi, per giustificare se stesso, dice: “Sì, ma ci sono anche quelle che lo fanno di loro spontanea volontà, e allora?”

Da me riceverebbe questa risposta: “E quelle persone non lo dovrebbero fare. Non perché facciano del male a se stesse, se davvero è una libera scelta. Non per moralismo d’accatto. Ma fanno del male alle altre. Milioni di altre. Perché avvallano l’idea che una donna possa essere usata come una cosa, che bastino i soldi per “rifondere i danni”. E non è mai così.”

Quindi perché, invece che dalla Germania e dall’Olanda, che con la “legalizzazione dello sfruttamento” hanno palesemente fallito, non prendiamo esempio dalla Svezia? Siamo indietro, abissalmente indietro.

Mi si risponde anche che la prostituzione è sempre esistita e sempre esisterà. Anche omicidi, violenze e atti sessuali sui minori sono sempre esistiti. Non mi risulta, però, che si creino, con la benedizione delle istituzioni, dei quartieri appositi dove è possibile sparare alla gente, dove è possibile picchiare, dove è possibile attuare pedofilia.

Mi si dà dell’ingenua. Beh, preferisco essere un’ingenua, se è questo il mondo dei furbi, di quelli che hanno talmente perso di vista la propria umanità che in nome dei soldi venderebbero la propria madre, che non riescono a instaurare un’idea di rapporto umano e allora devono sentirsi rassicurati dal pensiero di poter pagare per abusarne. Quel mondo che crea ghetti a luci rosse per il decoro, ma non si cura del dolore che c’è dietro.

Ritorniamo alla capacità di scandalizzarci, di dire NO all’abuso su persone non hanno altra via di scampo.

Un 5% di “volontarie” contro un 95% di schiave, in tutto il mondo. Sempre più spesso, nei paesi più poveri, queste schiave hanno meno di dieci anni. Pensateci su, la prossima volta che mi darete dell’ingenua.

Foto dal web.

»

  1. Concordo pienamente con te, con tutto ciò che hai scritto. Purtroppo mi sono ritrovata diverse volte a discutere con colleghi e amici su questo argomento. Comunque non riesco a credere come andare a prostitute sia un reato e prostituirsi, invece, no. Non è un controsenso? Anch’io sono felice di essere un’ingenua!

    Rispondi
    • Veramente andare a prostitute non è configurato come reato. Lo sfruttamento è tale quando, per esempio, si guadagna dalle loro prestazioni anche indirettamente (es. affitto di una stanza). Non serve criminalizzare una situazione, quella delle persone che si prostituiscono, che ha già addosso un simile stigma sociale. Ciò che scandalizza è che quelli che la passano sempre liscia sono i clienti. mai una parola su quanto siano squallidi. Forse perché dovremmo accettare la realtà che sono i nostri padri, i nostri mariti, i nostri fratelli.

      Rispondi
      • Ero sinceramente convinta che andare a prostitute fosse reato, mi pareva di aver letto tempo fa che i clienti possono essere multati se colti in flagrante. Ho fatto una ricerca su internet e in effetti ricordavo male. Ancora peggio, secondo me!! Se almeno iniziassero a multare i clienti forse – e dico forse – questi ultimi avrebbero qualche remora in più ad approfittarsi (perché alla fine, anche se le pagano, per me non è un “affare” alla pari) di queste donne. E secondo me anche prostituirsi dovrebbe essere considerato un reato, perché ti assicuro che parlando con diverse persone ho capito che il fatto che non lo sia in un qualche modo giustifica ai loro occhi i clienti e il loro squallore. Come dire: beh, non è illegale, quindi non è una cosa poi così squallida o sbagliata, non c’è niente di male…

      • Considerare reato il vendere il proprio corpo, mi sembrerebbe un poco una forzatura ed una limitazione delle libertà personali, perché ognuno dovrebbe avere piena sovranità sul proprio. E’ anche vero che la questione morale pesa, ma non tanto sulle donne che si prostituiscono, secondo me. La questione a me appare abbastanza semplice: se c’è un mercato, esso è generato dalla domanda. La domanda, ovviamente, corrisponde ad una clientela disposta a pagare. Spesso chi paga non è un uomo timido e solo che non RIESCE a stabilire rapporti. E’ una persona come quelle che abbiamo accanto, che ha già una vita sessuale e che…beh, non compra quello, ma compra la possibilità di andare con una donna senza alcuna implicazione. Così facendo, da un lato non ha “problemi” con l’eventuale compagna, che dice di amare. Dall’altro sfoga vari bisogni (attenzione, sono bisogni avvertiti, non certo diritti) che – mi si dice – possono essere: maggiore libertà nell’atto (es. senza preservativo, oppure più violento), assoluta indifferenza nei confronti del piacere altrui, richieste (solitamente mutuate dal porno) che per qualsiasi ragione (solitamente vergogna o quel senso maschilista del “non lo faccio con la madre dei miei figli”) non vogliono proporre alla moglie, ecc. ecc. Alcuni apprezzano il fatto di pagare proprio perché così si sentono sciolti da ogni “obbligo morale” verso un altro essere umano. Possono fare quello che vogliono, tanto chi li accoglie è totalmente spersonalizzata. Io ti pago, tu fai quello che dico io. Qui, a mio parere casca l’asino. I clienti si vogliono illudere che le prostitute li apprezzino. Tanto è vero che alcuni, che diventano clienti abituali, cercano di instaurare una sorta di relazione. E tu dirai “ma allora non è vero che non c’è rapporto umano”. E io rispondo: “Ma che rapporto umano vuoi che ci sia quando è il denaro a farla da padrone?” I clienti si rapportano sempre e solo con se stessi e con ciò che vorrebbero. Se ne raccontano a centinaia, pur di autoassolversi. Tra queste centinaia di balle, il mito della prostituta felice e contenta è il migliore. Perché, certo, ce ne saranno diverse, di felici e contente. Che però devono subire la concorrenza spietata di quelle povere schiave senza identità che ogni santo giorno vediamo sulle nostre strade e che se non portano quei 50 euro al magnaccia vengono riempite di botte e chissà che altro. Francamente, io non me la prenderei mai con una donna perché pensa di poter vendere il suo corpo e lo reputa normale, perché non so quale sia il suo percorso. Non ne faccio una questione di moralità. Se quello della prostituta fosse un “mestiere” davvero felice ed onorato, fosse scevro di ogni implicazione nella malavita e non generasse traffico di esseri umani, non avrei niente da dire in merito. Così, però, umanamente non riesco ad accettarlo.

      • Quello che mi fa più pensare è che ci siano clienti che credono davvero che una prostituta possa essere “felice” di andare con loro… E che non lo faccia solo per le due lire che guadagna. Io abito vicino ad una zona dove giorno e notte ci sono prostitute ogni venti metri. Vedo anche la gente che si ferma. Ci sono molti vecchietti, ma anche ragazzi giovani… Ogni volta mi stupisco del PERCHE’ debbano andare a prostitute, mi chiedo se non si sentano squallidi, come facciano a non provare pena per quelle ragazze che non sono escort di lusso, ma ragazze sulla strada, sfruttate, che se ne stanno per ore ed ore mezze nude nella neve (sì, ci sono anche in questi giorni di gelo). Immagino che i motivi siano quelli che hai già elencato tu. Comunque continuo a pensare che prostituirsi debba essere considerato un reato. Lo so che pare una limitazione alla libertà personale, ma ti giuro che molti uomini ragionano così: non è un reato = è una cosa giusta e non deplorevole andare con loro. Comunque, so che ci sono associazioni che aiutano le prostitute di strada, ogni tanto, sempre nella zona che dicevo, vedo dei volontari che si fermano a parlare con loro. Mi chiedo se riescano a salvarne qualcuna. P.S. Che poi, anche le prostitute che fanno questo “mestiere” volontariamente (le escort di “lusso”, insomma), siamo totalmente certi che siano veramente contente? Cosa le spinge ad amare un mestiere del genere? I soldi facili? Oppure credono che per loro non ci siano altre possibilità nella vita? Qualcuno le ha convinte di questo? Sarebbe interessante saperlo.

  2. Scusate l’ignoranza, ma il reato di ‘Sfruttamento della prostituzione’ (il magnaccia, pappone o come lo si chiama), cioè una delle cose giuste da punire, non è anche stato depenalizzato di recente? O forse sono i miei incubi…
    Gran bel post

    Rispondi
    • Guarda c’è un po’ di confusione in merito. So che ci sono “proposte” di depenalizzazione, come anche di “legalizzazione”. Attualmente credo che costituisca ancora reato. Devo cercare fonti attendibili.🙂

      Rispondi
  3. Pingback: Nella scatola. | La Zitella Felice

  4. È esattamente quello che penso io su questa questione. Complimenti per l’articolo ben scritto.

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: