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Jamaica: One Love 2

E rieccoci qui. Ci eravamo interrotti al nostro arrivo a Long Bay.

Se dovessi dire che tutto era come mi aspettavo, mentirei. Per carità, non è che volessi il resort-tutto-compreso per cui non sai se sei in Jamaica o a Riccione, però devo dire che mi immaginavo tutto un po’ meno…selvaggio. Per tutta la vacanza, mi sono ripetuta che mi sembrava più di essere nella giungla che ai caraibi. Che poi a pensarci bene vorrei capire che idea assurda mi fossi fatta prima di partire…quel che è certo è che dopo una bella dormita e un paio di giorni mi sono abituata così bene al posto che ho capito subito che andar via sarebbe stato difficile.

Vediamola così: solitamente io e Lui siamo dei gironzoloni. Durante questa vacanza, invece, complice un po’ di stanchezza accumulata, siamo stati decisamente pigri e felici di stare dove stavamo. Ovviamente questo è stato possibile anche perché i dintorni di Long Bay sono deliziosi e ci sono diverse spiagge in cui spaparanzarsi indisturbati.

Ecco una delle cose più belle di questa parte della Jamaica: l’assoluta tranquillità del posto. Sulla guida c’è scritto che se sei bianco e con l’aria vagamente turistica verrai assalito da decine di personaggi che pretenderanno di venderti qualcosa. Beh, a Long Bay no. A Long Bay qualcuno ti si avvicina col sorriso, ti chiede come stai, ti chiede SE può mostrarti qualcuno dei suoi lavori. E se dici di sì è contento di spiegarti che fa le sue collanine/braccialetti con materiale naturale, come li fa e perché. Se dici di no ti saluta col medesimo sorriso con cui è arrivato.

Una delle cose più difficili è stato aver a che fare col fuso orario: la mattina ci svegliavamo prestissimo, mentre la sera alle otto ci pigliava un abbiocco da cascare con la faccia nel piatto.

La prima giornata ci siamo abbronzati a Long Bay, mentre il giorno dopo siamo andati a rilassarci a French Man’s Cove, una spiaggia privata (appartiene ad un resort) ma aperta al pubblico dietro pagamento di un biglietto di 10 $. Si paga, ok, ma devo dire che merita, sia per la bellezza del posto che per i servizi offerti. Suna mi ha detto che sembra che sia la spiaggia dove Kennedy portava Marylin aumm’aumma. Hai capito il marpione? Comunque, sono stata benissimo a fare la fyga sulla sdraio, pensando che era dicembre!!! 😀

La cosa bella di tutte queste spiagge è che sei “quasi” da solo. Magari ti raggiungono una dozzina di altri turisti, ma considerando come siamo abituati in Italia sembrano deserte!

La sera, tornando con un taxi, ci siamo fatti lasciare a Boston Bay, che oltre ad avere una piccola spiaggia popolare tra i surfisti, vanta anche il miglior jerk della zona.

Per chi non lo sapesse, il Jerk è una particolare marinatura piccante che i giamaicani mettono sulla carne alla brace (maiale, pollo e aragoste). A me non è piaciuta, ma Lui ne andava matto e da quel momento, la “merenda” è diventata quasi tappa fissa!

La sera…faccia nel piatto alle otto, perciò siamo andati a dormire. Suna ed Enrico ci hanno proposto di rompere il fuso orario uscendo con Suna la sera dopo, che sarebbe stato sabato.

Per la giornata, di sabato abbiamo scoperto quella che sarebbe stata un po’ la nostra “base” per tutta la vacanza: la spiaggia libera di Winnifred Beach.

A parte il posto, che è bellissimo (acqua limpida e calda, sabbia bianca, chioschetti per mangiare o bere qualcosa…), questa spiaggia merita di essere frequentata perché appartiene ai giamaicani i quali la condividono tranquillamente con i turisti. C’è stata anche una lunga battaglia legale per evitare che vi fosse costruito sopra un resort (cosa che sarebbe alquanto ingiusta). Siamo stati bbbbbbeeeeenisssimooooooooooooooooooooo! Oltretutto lì si può mangiare presso un chiosco gestito da Cinthia, una signora molto simpatica, che serve piatti unici molto buoni. E le sue aragoste (20 $) sono molto abbondanti e molto saporite!

La sera, come da accordi, siamo usciti con Suna e siamo andati ad un party in strada, poco oltre Port Antonio. Io purtroppo ero fusa dal fuso, se no me lo sarei goduta molto di più, comunque è stata una serata molto particolare, con il Sound System (ovvero un palco dove il dj metteva la musica, più un camionicino che fungeva interamente da cassa…) e la gente che ballava in mezzo alla carreggiata interrompendosi solo per far passare le macchine. E COME. BALLAVANO. Non per generalizzare, ma erano tutti bravi. E sfrenati. Io ci ho provato a fare il twerking, ma mi è venuto il colpo della strega al secondo movimento di chiappa, quindi ho desistito per sempre. Tra un ballo e l’altro, non senza qualche disavventura (a Suna hanno rubato la borsa, per fortuna poi sono state restituite subito le chiavi della macchina e i documenti!), abbiamo tirato le sette del mattino! FUSO INFRANTO!

La domenica, verso l’una del pomeriggio, eravamo tutti insieme a Winnifred Beach.

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