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Di un bambino gentile.

C’era una volta un bambino che stava per compiere quattro anni. Era un bambino molto timido, non era di quelli che sorridono sempre o saltano in braccio a tutti. Ogni volta che incontrava qualcuno di nuovo lo osservava attento e sembrava quasi imbronciato. Qualcuno non l’avrebbe definito immediatamente simpatico, come invece succedeva alla sua sorellina più piccola, ma era molto molto intelligente per la sua età.

E poi, questo bambino aveva un cuore grande grande. Tanto per fare un esempio: una sera in cui la sorellina piangeva e non voleva dormire, lui – benché assonnato – si mise accanto a lei per tranquillizzarla, parlottandole nel linguaggio buffo e tenero dei bambini, raccontandole cosa avrebbero fatto a Natale, portandole giocattoli e peluches e cantando per lei, finché lei non si calmò e si addormentò.

Il bambino andava all’asilo, ma non aveva molti amici. Era timido e non gli piacevano i giochi violenti. Non gli piaceva nemmeno la competizione, a dire il vero, perciò non si impegnava mai – per esempio – a giocare a calcio. Lui amava le macchinine, i pirati e i giochi di fantasia. Sopra ogni cosa amava i racconti fantastici della sua nonna materna.

Successe un giorno, che questo bambino arrivò a casa dall’asilo e disse che un altro bambino lo aveva picchiato e picchiava anche quei pochi che volevano giocare con lui.

La mamma, preoccupatissima, si fiondò dalle maestre per chiedere conto e interrompere sul nascere questa situazione di disagio. Le maestre risposero che sì, un bambino infastidiva particolarmente suo figlio, però lui si era difeso, eh. Quindi non c’era problema.

E non fecero nulla. Non stanno facendo nulla.

Ora, questo bambino è mio nipote. In casa gli è sempre stato insegnato a NON ESSERE violento contro nessuno. A scuola, a nessuno importa se viene picchiato. Meno male che si difende. Ma io dico: è possibile che se un bambino viene aggredito da un altro in qualunque modo FIN DALL’ASILO le maestre chiudano gli occhi, invece di spiegare ai piccoli che bisogna essere tutti amici? Non dico che dovrebbero anche sforzarsi di far integrare nella classe i bambini più timidi e meno propensi alla socialità, ma almeno evitare che si facciano male!

Tutto questo succede a Reggio Emilia, che si vanta di avere asili all’avanguardia e personale preparatissimo. Beh, io non la vedo tutta questa preparazione, se si lascia che un bambino che non vuole fare male a nessuno e che  ama i giochi di fantasia invece che il trito pallone da calcio (quindi non si conforma alla massa) venga fatto oggetto di bullismo. Già a quell’età. E non mi vengano a dire “So’ bambini”, perché me li mangio.

Diffffficilissimo essere una zia femminista, idealista e…lontana.

Ma io, piccolo mio, sono così orgogliosa di come sei che mi esplode il cuore.

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  1. Sono completamente d’accordo che fin dall’asilo si debba insegnare ai piccoli a stare insieme rispettandosi a vicenda, senza violenza né fisica, né verbale ( a volte le prese in giro fanno più male delle botte)
    A questo proposito vorrei segnalare due libri sull’argomento
    Uno è un romanzo per ragazzi che vinse nel 1964 il premio Bancarellino. si tratta di VIOLETTA LA TIMIDA di Giana Anguissola
    l’altro, più recente, è di un autore australiano: NON CHIAMATEMI ISMAELE di Michael G. Bauer del 2008
    a riprova che bullismo e prese in giro, purtroppo, sono sempre esistiti e che i bambini, se non vengono educati, possono anche essere crudeli.

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  2. Ormai i miei sono adulti ma all’epoca ci siamo ritrovati nella stessa situazione. Purtroppo non esiste una soluzione, quando un bambino ha problemi in famiglia o semplicemente ha una iperattività che lo rende aggressivo, scarica tutto a scuola verso i più deboli. Non potendoli legare o cacciare si cerca di contenerli , è inutile prendersela con gli insegnanti o gli stessi genitori, non ci si può far niente. Adesso questi bambini me li ritrovo per casa fra la cerchia delle migliori amicizie dei miei figli, fai tu.

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    • Lo immagino, però mi viene l’ansia. Perché penso che sia ingiusto. Mio nipote non è “debole”, perché per fortuna è intelligente. Ma è sensibile e mi fa soffrire il fatto che al giorno d’oggi, persino tra i bimbi di quell’età, essere miti e fantasiosi sia più un difetto che un pregio.

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      • E’ la vita che è ingiusta, quello è solo l’inizio: scuola, lavoro, vita quotidiana siamo circondati da arroganza e aggressività. Il nostro piccolino era un tenero e timido bambolotto gracilino che prediligeva giocare con le più tranquille bambine. Continuava a dire che era brutto solo perché da bambini i belli sono gli arroganti e i faccia da culo, e solitamente gli insegnanti prediligono questi ultimi, ci sono passato anch’io. L’importante è incoraggiarlo e accrescergli l’autostima, una volta che si renderà conto che è migliore degli altri reagirà meglio alle situazioni negative. Che fatica però……

      • Davvero! Anche io ci sono passata, ai miei tempi. Ma quando succede a loro, che sembrano così indifesi, il cuore si stringe di più. Non so se potrei mai diventare madre se già solo da zia faccio così!!!😀

      • Far figli è come giocare d’azzardo, non sai cosa uscirà. Economicamente c’è solo da perdere, un genitore mantiene i figli a vita, ma le gioie sono grandi, come le preoccupazioni. Vorresti il controllo totale mentre loro vorrebbero solo la libertà. Alla fine, se hai il sonno pesante, dormi lo stesso. Io invece non conto più le notti insonni…..🙂

      • e non è debole anche perchè si difende per fortuna. Ciò non di meno le maestre devono intervenire

  3. Sembra di sentire la storia di mio figlio maggiore (ora 10 anni) ai tempi dell’asilo.
    Un bimbo di un’altra classe lo picchiava gia’ dai 3 anni.
    Mio figlio per un anno e mezzo non andava volentieri all’asilo.
    Poi a 4 e mezzo ha fatto gruppo con 4 bimbi della sua classe, e non e’ stato piu’ picchiato.
    A scuola, a 6 anni, poi ha perso i suoi 3 amici, divisi in altre scuole e altre classi, e si e’ ritrovato in classe con il bimbo che all’asilo all’inizio lo picchiava.
    Ma a scuola no, non lo picchiava.
    Anzi, quando piangeva che non voleva entrare, quel bimbo lo prendeva sotto braccio, dava un’occhiata a me come a dire “ci penso io” e lo portava su.
    Poi picchiava altri, eh, non era cambiato del tutto, ma con lui ha smesso.
    Ora legano, giocano insieme.
    In classe pero’ spero sempre glielo tengano lontano dal banco, perche’ disturba molto e quando ce l’ha vicino vedo la differenza sui quaderni.
    Pero’ fatico anche ad arrabbiarmi con quel bimbo perche’ ha una situazione mica semplice, quindi sfoga li’…

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  4. Io regalerei i libri suggeriti da annamariademajo alle maestre, che spesso non intervengono nel modo giusto perché non sanno come fare. La presenza di bambini aggressivi nelle classi rende incandescenti le diverse situazioni e non tutti gli insegnanti hanno la preparazione necessaria a contenere e a gestire bene le dinamiche di una classe.
    Purtuttavia penso che i genitori debbano continuare ad insistere con le maestre, provando a discutere anche tra genitori, senza colpevolizzare nessuno, ma scambiandosi esperienze, strategie, consigli spiccioli.
    Un bambino gentile come il tuo nipotino ha il diritto di andare a scuola sereno, imparando anche a stringere alleanze con altri bambini (con l’ombrello protettivo dello sguardo degli adulti). Ma anche un bimbo aggressivo ha il diritto di essere capito e aiutato ad integrarsi nella piccola comunitá. É complicato il lavoro degli insegnanti (lo sono stata per una vita, si vede?) ma é una sfida continua a mettersi in gioco con tutto se stesso, continuando ad aggiornarsi perché i tempi cambiano ed anche i bambini non sono mai gli stessi…

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  5. purtroppo ti capisco, proprio come te sono una zia a distanza e quando sento storie come questa,mi viene il nervoso e mi commuovo pensando a mio nipote un bambino splendido, intelligente e timido che non sempre viene capito dagli altri…

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