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Charlie Hebdo

Della moltitudine che ad oggi pontifica su religione, terrorismo, clandestini, rifugiati, islam & cristianesimo, libertà di stampa, opinioni e idee, Oriana Fallaci che l’aveva detto prima, Oliviero Toscani che propone di abolire -un due tre – TUTTE le religioni…io mi sento di far parte solo per dire che non sapevo cosa fosse questo giornale, né conoscevo le vittime (a malapena Wolinski di nome, perché mi sembra abbiano pubblicato su Linus qualcosa di suo, ma non ricordo bene e non sono andata a verificare).

A me, oltretutto, vedendo le vignette qua e là, Charlie Hebdo non sarebbe piaciuto particolarmente, mi pare. Non l’avrei trovato granché buffo, a giudicare da quello che vedo in rete.

Mi chiederete che cacchio scrivo, allora.

E’ che mi sento ferita e mi devo sfogare. Mi sento ferita perché è stata attaccata ben più di una redazione di giornale. E’ stato colpito qualcosa che appartiene a me, a voi, a tutti. Mi sento ferita perché tutto questo sta già generando altro odio, invece la risposta dovrebbe essere amore.

Quando la Norvegia subì un colpo simile, la strage di Utoya in cui morirono 77 persone a causa del fanatismo del cristianissimo Breivnik, il primo ministro disse che la risposta della Norvegia sarebbe stata PIU’ CIVILTA’, PIU’ DEMOCRAZIA, PIU’ DIALOGO.

Invece, complice la crisi, da noi si diffonde sempre più una strisciante xenofobia, una corsa a cercare il capro espiatorio, una strategia del “nemico in casa” tanto cara a una certa parte politica, ma sostenuta anche da persone che ho sempre ritenuto più ragionevoli. E gli inviti a non fare di tutta l’erba un fascio vengono accolti come buonismo d’accatto.

E’ qui, secondo me, che siamo messi male. Non ne faccio una questione di partito e posso comprendere benissimo lo sgomento e la paura. Anche io sono sgomenta e spaventata. Però lo sono perché ammetto di essere – in questo campo e in altri – un’ignorante.

Perché ciò che arma la mano di un fanatico non è sempre e solo la follia. Non è sempre e solo un dio geloso e vendicativo. Ci sono giochi molto più grandi di quelli che io penso di poter gestire e comprendere. E non sarà accusando tout court persone che vanno in moschea piuttosto che in chiesa che se ne uscirà.

Quella è solo paura del diverso. Comprensibile, per certi versi. Ma causa di così tanti mali che dovremmo fare un grosso sforzo per sconfiggerla.

Da molte parti ho letto che non si vedono prese di distanza da parte della comunità islamica rispetto a quanto accaduto: beh, non è vero, qui l’appello delle organizzazioni francesi, tanto per citare un link, qui Matite Arabe per Charlie Hebdo.

Ancora, la risposta non è l’odio, la chiusura, il sospetto.

La risposta è la democrazia, l’integrazione, il dialogo e la pace.

La risposta è una risata.

La risposta è che hanno ucciso dei disegnatori, scrittori e dei liberi pensatori, ma molti altri verranno a disegnare, scrivere e pensare liberamente.

La risposta è che il terrorismo si può sconfiggere.

La risposta è che tanti, quasi tutti scrivono #jesuisCharlieHebdo, perché si sentono liberi e la libertà può essere a volte messa in ombra, ma come il Sole, spunta sempre oltre le nuvole.

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  1. Complimenti, bellissimo.

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  2. Mi ha fatto bene leggere il tuo post, che dalla Giamaica ci catapulta in una strage contro persone inermi, giornalisti satirici liberi e veramente indipendenti. Le tue parole sono ossigeno per la mente. Grazie e a presto!

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  3. Concordo con quanto hai scritto. Neanch’io conoscevo Charlie Hebdo, ma la vicenda mi ha scosso parecchio e mi ha lasciata letteralmente senza parole. Ho preferito non scrivere nulla di direttamente riconducibile al fatto perchè ritengo personalmente di non poter aggiungere niente che non sappia di retorico o, peggio, di polemico. Ho già letto troppi, prevedibili, rigurgiti xenofobi che mi fanno schifo e mi spaventano. Spero di continuare a esercitare il dubbio e a non cedere mai ad alcun integralismo, di pensiero, prima che religioso.

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