Feed RSS

Jamaica: One Love 1

Ecccchiccccc’è? Ecccchiccccc’è? ^__________________^

Eccomi di nuovo qui: Anno Nuovo di Zecca, Batteria Carica e Felicità alle stelle!

BENTORNATI!

Spero che il vostro 2015 sia partito col botto. Per parte mia, cosa si può dire di ritorno da un paese caraibico affascinante come la Giamaica?

Come sempre ho fatto, vi presento un “diario di viaggio” che serve per riportare a galla i bei ricordi…e magari potrà essere utile a qualcuno che decidesse per una vacanza laggiù.

Cominciamo? Cominciamo!!!

La prima cosa che mi sento di dire è che avevo sentito parlare malissimo di American Airlines e le premesse non erano le migliori, dato che quasi all’ultimo momento ci avevano cambiato tutti gli orari dei voli (se prenotate in anticipo controllate SPESSO che il vostro volo non subisca variazioni o cancellazioni, se volete evitare brutte sorprese!). Invece ci siamo trovati benissimo. I voli sono stati tutti tranquilli, comodi e puntuali salvo forse la tratta di ritorno da Miami a Madrid (7 ore!) dove non mi funzionava lo schermo televisivo – ma poco importa perché ero stanca morta ed ho dormicchiato. Certo, gli aerei non sono il massimo dell’innovazione, per lo meno non in classe economica. Però non ci siamo potuti lamentare di nulla.

Detto ciò, l’arrivo a Kingston è stato preceduto da una serie di letture terrificanti della guida Lonely Planet che dipinge la città tipo come la capitale della criminalità organizzata in cui il rischio di prendersi una pistolettata sta appena un gradino al di sotto di pestare il ricordino di qualche cagnetto. Capirete dunque che ero un po’ tesa. Specie quando ho visto che il Reggae Hostel, il posto da noi scelto per passare la prima notte, pur trovandosi nella cosiddetta UpTown, che dovrebbe essere una zona sicura, ha le sbarre alle finestre, neanche fosse San Vittore.

Lì per lì mi ha presa un po’ di tristezza, ma di sicuro è stato dovuto all’improvvisa botta di caldo umido (28 gradi!!!) e alla stanchezza.

Infatti, appena fatta una doccia, sono crollata sul letto senza neanche sentire il casino inaudito che facevano fuori. E anche Lui, nonostante avesse promesso al simpatico gestore dell’ostello, di uscire a farsi una birra, è svenuto tipo dieci minuti dopo.

La mattina seguente volevamo fare un salto alla Casa-Museo di Bob Marley, ma la ragazza alla reception ci ha detto che era chiusa per restauri. Un po’ dispiaciuti (ma neanche tanto, perché si sa che è una robbba solo turistica) e visto che Kingston ha questa brutta fama, abbiamo deciso di andare subito a prendere l’autobus per raggiungere la nostra vera meta, ovvero Long Bay, situata nella parte nord orientale dell’isola (Portland).

Dopo una lauta colazione a base di pollo fritto, abbiamo raggiunto la stazione degli autobus a piedi. Lì c’era un casino abbastanza sostenuto, tuttavia è bastato chiedere perché un signore gentile ci indirizzasse subito alla giusta fermata.

Ora. I mezzi pubblici di lunga percorrenza giamaicani sono costituiti da Autobus e Minibus. Gli Autobus sono grandi e, all’apparenza, confortevoli. Con aria condizionata e tutto. E costano una stonfa. I minibus, invece sono da circa dodici posti. E dentro ci stipano almeno TRENTA persone, conducente e controllore compresi. Praticamente uno sopra all’altro. Bagagli e tutto. E costano un’inezia. Appena ci hanno visti, ci hanno buttato dentro uno di questi minibus, ci hanno venduto un pacchetto di banane essiccate (hanno il gusto delle patatine) e ci hanno dato la benedizione. Quando proprio non ci stava più nessuno, del tipo che c’era una nonnina che stava con la testa fuori dal finestrino, siamo partiti.

In tutta onestà, devo dire che si è rivelata un’esperienza divertente e per nulla spiacevole. Ero tutto sommato comoda, con vicini di posto profumati e gentili (NB: in tutti i nostri viaggi sui minibus non abbiamo MAI riscontrato puzze o contatti non richiesti). Musica a bomba e via per le colline. Giù da un minibus e su per un altro, con i giamaicani sorridenti che facevano tutto loro. Siamo arrivati a Long Bay dopo circa tre ore, quindi nel primo pomeriggio.

Grazie Surfspots online per la bella immagine

Long bay è una spiaggia bellissima e assai poco frequentata, se non da qualche surfista, dato che ci sono sempre onde piuttosto alte. La cosa non ci ha disturbati, infatti, subito dopo esserci sistemati alla Guest House (che si trova circa a 100 m  in linea d’aria) siamo corsi in spiaggia per una prima occhiata e Lui ha fatto anche il bagnetto.

Purtroppo è inverno anche là e, nonostante la temperatura di 28°, il Sole cala abbastanza presto (tra le cinque e trenta e le sei del pomeriggio). Così dopo il tramonto ce ne siamo tornati alla Guest House.

Spenderò, credo, altre parole su “La Familia Resort” dove siamo stati ospiti, ma vi do un’anticipazione. Si tratta di una guest house situata nel mezzo della vegetazione e gestita da una famiglia italiana: Enrico, Suna, la loro bimba Noah e una quantità di cani e gatti. La sera, aprono anche il ristorantino, in cui Enrico è lo chef. Le camere sono essenziali, ma accoglienti. Non dico che non ci sia stato qualche problema (mancanza d’acqua!) ma non per responsabilità dei ragazzi, che comunque si sono fatti in quattro per farci avere i servizi essenziali, quindi magari se uno si aspetta una vacanza “all inclusive” quello non è il posto adeguato. Noi, però, ci siamo trovati così bene da rimanere anche oltre le date concordate…ma questo ve lo racconterò nella prossima puntata!

»

  1. Spero che nella prossima puntata passerai al fumo……

    Rispondi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: