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La sacralità della maternità.

Fin da quando ero piccola, ho sempre pensato che sarei diventata mamma. Mia sorella, invece, si è sempre sentita un po’ così rispetto all’argomento. Non è che le sconfinferasse tanto.

Risultato: io zero figli, lei due. (ok, ok, io faccio ancora “in tempo”, ma…)

La nostra mamma è una donna come ce ne vorrebbero a milioni. (ma ogni mamma soja è bella à scarrafone – se mi perdonate l’ardito ribaltamento).

Quasi tutte le mie amiche, invece,  sono mamme (se ne salvano solo un paio).

Ho fatto questo rapido sunto della situazione, perché sto per dire la mia su una situazione che non vivo direttamente, ma che osservo dall’esterno.

Dire che in Italia il ruolo di Madre surclassa anche quello di Donna, sembra quasi una bestemmia. Eppure, a me sembra così.

Da figlia, per anni, mi è sembrato normale che la mia mamma fosse sempre lì, sempre attenta, onnipresente, onnipotente e onnisciente. Tanto che mi commuovevo a sentire Eric Draven mormorare a una terrorizzata tizia drogata: “Madre è l’altro nome di Dio sulle labbra e nei cuori dei nostri figli”. Vi dirò, mi fa rabbrividire ancora, mi sembra una cosa bellissima.

Raramente ho provato a mettermi nei suoi panni (non di Eric Draven, di mia mamma!). Ora che (forse) l’orologio biologico comincia a dirmi che si fa tardi, mi viene da pensarci più spesso, ma le rappresentazioni della maternità che vedo attorno a me a volte mi spaventano.

Che c’è un amore incondizionato, lo vedo benissimo. E sono certa che, grazie a quell’amore, tante cose si riescono a superare per davvero in modi che a noi che non siamo madri sono ancora sconosciuti. Io non so dove stia trovando mia sorella la forza di NON DORMIRE da tre anni. Considerando che prima si faceva tirate da undici ore di fila, dico.

A volte, però, mi domando se questa patina di felicità a tutti i costi sia reale per tutte e non sia, invece, parte di uno stereotipo a cui ci hanno abituate. La Mamma Perfetta, quella che lava, stira, cuce, cucina favolosi ravioli fatti in casa, vive PER i figli ed attraverso di essi…ed ultimamente lavora anche fuori casa e ha il dovere di essere sempre desiderabile (è stato o non è stato coniato l’acronimo M.I.L.F?). La mamma che non è mai stanca. La mamma che è sempre a disposizione. La mamma che…si sacrifica.

Come vi dicevo, vedo un innalzamento dello status di Mamma, che secondo me ha un po’ del disumano, se uno ci riflette bene. E’ una pretesa molto profonda quella che viene richiesta per aderire allo standard: basta solo rinunciare a te stessa, il resto vien da sé.

Sembra così facile a dirsi. Ma è anche qualcosa di fattibile? Di giusto?

Sono certa che quando in una famiglia arriva un bambino cambi la prospettiva. In accordo con i rispettivi caratteri, poi, cambierà anche l’atteggiamento dei genitori, sia verso se stessi che verso la prole.

Sono certa che sia altamente destabilizzante.

Mi domando, e sono abbastanza sicura che la risposta sia no, se sia tutto oro quel che luccica. A parte le questioni ormonali, quella depressione post partum che è riconosciuta dalla medicina, io credo che la verità della maternità sia una faccenda molto complessa e vada molto oltre il felice stereotipo da pubblicità dei pampers.

Io credo che ci siano molte madri che si sentono stanche, sole, arrabbiate, deluse, frustrate, irritate…madri che magari non avrebbero voluto lasciare il lavoro che stava cominciando a dar loro soddisfazione, madri che dicono che va bene così e che la loro realizzazione sta proprio lì in quel fagottino urlante ma in realtà nella loro vita avrebbero voluto fare altro…

Questo perché le donne, quando diventano mamma, non smettono di essere donne. Si adattano – alcune meglio, alcune peggio – e la maggior parte di loro fa salti mortali che, dal mio punto di vista, riesco solo ad ammirare (e di cui spero di essere capace). Ma cosa accade a chi non ce la fa?

Si fa un parlare esagerato, in questi giorni, del terribile caso del piccolo Loris. La madre è accusata e in attesa di giudizio. L’infanticidio sembra premeditato.

E’ shockante, lo ammetto. Come tutti i casi in cui un piccolo innocente subisce la violenza di chi dovrebbe proteggerlo.

E’ come i media stanno trattando il caso che mi lascia perplessa. Questa donna è stata etichettata come MOSTRO e come VIOLENTA nel giro di pochissime ore. Si è scavato nel suo passato di bambina a sua volta disagiata, si è passato al setaccio ogni suo atteggiamento con una morbosità che onestamente mi spiego poco. E me lo spiego poco perché, per esempio, l’altroieri un PADRE ha impugnato una pistola e, molto tranquillamente, si è recato a casa dell’ex moglie ed ha sparato, sempre molto tranquillamente, a lei e al loro figlioletto di cinque anni. Sul giornale lo chiamano “Rambo”, come se fosse uno scherzo. Niente approfondimento psicologico, per lui. Niente ricerche ossessive sul movente. Basta la parola “raptus”, o “follia”, o – tra le più gettonate – “esasperazione”.

Ora, la battuta “Una madre sa quanti capelli hai sulla testa, un padre è a malapena consapevole che c’è una persona più bassa in casa” acquista un sapore molto più amaro.

Da un lato relega il papà in una comfort zone di irresponsabilità perché “tanto c’è mamma”, dall’altro sovraccarica le donne ingabbiandole in un ruolo che, per essere svolto a puntino, richiederebbe capacità sovrumane.  Poi c’è qualcuno che viene qui e si lagna perché c’è chi crede che si sia ricordato di essere padre solo dopo aver dovuto firmare degli assegni.

Forse basterebbe cambiare di un pizzico la prospettiva. Non credo che si risolverebbero i problemi (temo che casi come quello del piccolo Stival succederanno sempre) ma si potrebbe avere una visione più obiettiva del ruolo di genitori, dei propri compiti, dei propri limiti ed anche un affievolimento del senso di colpa che si abbatte sulle ragazze che vorrebbero – per amore – corrispondere all’idea che la società dà di una mamma coi fiocchi e – per umanità – non arrivano a tutto.

Così, tanto per pensarci un po’ su.

 

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  1. Bell’articolo. Mi piace questo “taglio”, ho anche apprezzato moltissimo la battuta dello scarrafone😉

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  2. tante madri e tanti padri (non tutti) hanno problemi, difficoltà di vario tipo gravi o meno gravi e non ammazzano..qui non è questione di perfezione, di milf o non milf è questione di assumersi le proprie responsabilità e amare le creature che tu hai chiamato al mondo, la maggioranza (che non sarà mai 100% ahimè) degli uomini e delle donne lo fa..per un genitore che uccide il proprio bambino come per i mariti che commettono femminicidio io non ho la minima comprensione

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    • e non è questione nemmeno di sacro, io non santifico nessuno: semplicemente ci sono madri (e padri) che pur con mille difetti e problematiche, momenti di rabbia ecc, si prendono cura dei pargoli e li amano come e più di sè, e purtroppo ci sono anche genitori indegni del compito

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  3. Ho fatto una riflessione simile sulla madre/mamma l’altro giorno (riflessione mia personale).
    Da tutte queste vicende di cronaca nera, nerissima, è come se venisse fuori che esistono madri buone e madri cattive, madri nate per esserlo e madri che non avrebbero mai dovuto diventarlo.
    Davvero si può ridurre tutto qui?
    E davvero i padri non possono essere “inclusi” in un discorso simile?

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    • sì i padri e le madri che ammazzano i figli non avrebbero mai dovuto diventarlo..anzi dopo l’omicidio dovrebbero avere la decenza di suicidarsi, purtroppo non lo fanno sempre e costringono il mondo a sopportare la loro presenza.

      che vuol dire “includere i padri in un discorso simile?”..chi uccide è responsabile punto e basta. forse, questo padre avrebbe dovuto stare di più in casa col figlio (come molti in situazioni meno drammatiche), avrrebbe dovuto notare che la moglie stava male ma comunque il responsabile è chi ha ucciso e spero ancora che non sia la madre

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      • E padri e madri che crescono figli e non li educano, non li amano, anche se non li ammazzano, dovevano diventarlo?
        Come siamo categorici nell’esprimere giudizi che non ci riguardano.

      • certamente si può essere pessimi genitori anche senza arrivare all’omicidio, ma se non possiamo dire che un genitore che ammazza (volontariamente!) il figlio di otto anni non avrebbe mai dovuto diventarlo allora di chi lo dobbiamo dire?

      • Io non giustifico in alcun modo un genitore che uccide (volontariamente o meno) il proprio figlio.
        Dico solo che forse è il caso di farsi un esame di coscienza tutti quanti. E iniziare a capire che una società così, con la violenza gratuita che piove su tutti i fronti, su chi non si può difendere, forse non va bene.
        E che condannare tout court le persone e fare processi mediatici prima ancora che tutto sia chiarito, neanche.
        Che magari, se fossimo meno pronti a puntare il dito e giudicare e più pronti ad abbracciare e tentare di comprendere, qualcosa di concreto si potrebbe fare.

      • “Comprendiamo” anche gli uomini che ammazzano moglie e figli? “comprendiamo” anche quell’essere che ha tentato di sturare e ha ucciso la signora che faceva jogging?
        Preciso: io non mi sostituisco ai giudici e sono d’accordo che non possiamo condannare Veronica Panarello prima che lo faccia il tribunale e voglio sperare che sia innocente come dice di essere, però forse sto diventando forcaiolo, ma questo “dobbiamo comprendere” inizio a non capilo più. Io comprendo quelli, e non sono pochi, che hanno tanti problemi, hanno avuto un passato difficile, dolori, rabbie, soffrono terribilmente, hanno anche momenti di aggressività e pensieri orrendi e di morte, sono tutt’altro che santi o sante ma non risolvono la cosa ammazzando i congiunti o stuprando

  4. Mi è piaciuto molto questo articolo. No, non è tutto oro ciò che luccica, e non tutte le madri (e i padri!) sono uguali. Non tutte le donne sono super-donne, alcune hanno dei crolli psicologici e fisici, che a volte non hanno nulla a che vedere con l’amore per i propri figli. Però, anche l’amore per i propri figli non è da dare per scontato. Anch’io, come la donna attualmente accusata di aver ucciso il suo bambino, ho avuto un’infanzia e un’adolescenza orribili. Mia madre è stata una non-madre. Mio padre, altrettanto assente. Eppure io ho sempre desiderato diventare madre, ho sempre avuto un forte istinto materno, purtroppo la Natura mi ha messo i bastoni tra le ruote, ma finalmente ce l’ho fatta… Amo mio figlio di un amore che non si può spiegare. Non penso di essere una super donna né una super mamma, sicuramente avrò i miei momenti di fragilità, per fortuna non ho paura a chiedere aiuto e soprattutto ho un marito che è un padre vero, presente, che fa tutto ciò che faccio io, tranne allattare, per ovvi motivi🙂
    Le donne e le madri non sono delle Madonne, non sono angeli, ma esseri umani con le loro fragilità. Però… Mi dispiace ma non riesco assolutamente a giustificare una madre o un padre che fanno del male, o addirittura uccidono, la propria creatura! A tutto c’è un limite. Non giustifico la violenza in nessun caso. Condanno ogni forma di violenza verso le creature più indifese, che siano bambini, anziani o animali. Un passato poco felice non può giustificare un atto così orribile. Le mamme non sono sante, ma non devono neppure diventare assassine!! Parlo in generale, dato che il caso del piccolo Loris non è ancora stato risolto e non sono solita condannare nessuno senza che ci sia una sentenza di un tribunale.

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  5. Secondo una ricerca che ho reperito in rete le madri single (mai sposate, vedove o separate) sono discriminate a causa del loro particolare status; le loro competenze genitoriali vengono giudicate più severamente di quanto lo siano quelle dei genitori che vivono in una “normale” famiglia eterosessuale (mamma, papà e prole) e più severamente di quelle dei padri single. Sulla madre gravano maggiori aspettative, si pretendono degli standard molto più elevati rispetto al genitore di sesso maschile. e vengono giudicate con molta più severità.http://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2014/09/15/due-pesi-e-due-misure-i-genitori-single-e-il-genere/
    E’ una ricerca interessante, che ci dice che il genere del genitore influisce sulla valutazione che si dà delle sue competenze genitoriali.

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