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La cometa e la camicia

Siamo nel mondo dell’ipercomunicazione, eppure – secondo me – l’incomunicabilità la fa da padrone. Il fatto che le notizie sui social viaggino alla velocità del suono, mi fa pensare che un sacco di gente tra noi non si prenda la briga di capirle e questo genera montagne di idiozie.

Prendiamo il caso di ieri.

Fatto n. 1: qualche giorno fa la ESA è riuscita a far atterrare un aggeggio su una cometa, traguardo scientifico sicuramente importantissimo. Uso volutamente termini da tg quattro, perché non è di scienza che stiamo per parlare.

Fatto n. 2: Matt Taylor,fisico britannico tra i responsabili del progetto, si presenta all’appuntamento con la stampa con una camicia stampata con su una donnina semi-nuda in varie pose (niente di particolarmente zozzo e che non si sia mai visto in un calendario di quelli super casti).

Fatto n. 3: alcuni giornali inglesi, tra cui The Verge, hanno scritto che una simile camicia offende le donne. Taylor ci è rimasto male e il giorno dopo si è scusato in diretta, non senza riuscire a trattenere qualche lacrima di commozione.

Fatto n.4: levata di scudi contro le femministe kattive che hanno fatto piangere per niente il povero innocente Matt. Ma guarda che stronze. Ma questo ha fatto atterrare una sonda su una cometa e loro pensano alla camicia!!!

E ora, qualche piccolo spunto di riflessione:

1. Prima di tutto vorrei dire che questo modo di strumentalizzare una critica a una camicia addossandola a non si sa bene quali feroci femministe è un tentativo anche piuttosto scarso di rinverdire il cliché della femminista frustrata e isterica. Cosa che, il mondo se ne sta accorgendo, non siamo. Tra i miei contatti femministi non ho visto condanne di sorta. Una può pensare che la camicia sia brutta, un po’ poco consona all’occasione e si può dire al limite che ormai siamo assuefatti a vedere il corpo seminudo di una donna come una decorazione da camicia. Ma, non so voi, da qui a montare una campagna mediatica ce ne passa. Se devo dirla tutta io la camicia di Taylor non l’avrei nemmeno notata, se i media non ci avessero insistito sopra. E per media non intendo davvero i canali femministi che sono abituata a seguire.

2. Alla luce di ciò siamo dunque certi di voler biasimare per forza le femministe in blocco? Sì, perché è questo che sta succedendo. E’ un errore. E’ un voler parlare a nome di un movimento che mi pare si sia espresso diversamente.

3. Il dott. Taylor si è scusato pubblicamente. Da un lato ho pensato che sia stato molto delicato da parte sua, anche se probabilmente la sua camicia aveva offeso soltanto Enzo Miccio. Dall’altro lato ho pensato che casino si genera quando è un uomo a subire LIMITAZIONI nel modo di vestire. Signori e signore, questo è quello che noi subiamo TUTTI I GIORNI, se parliamo di gonne troppo corte, leggins troppo attillati, scollature troppo o troppo poco profonde. Brutto trovarsi dall’altra parte, eh? Proprio per questa ragione, poiché il femminismo si batte contro certi diktat, mi sembra un po’ improbabile che la campagna sia partita da donne che ogni giorno lottano per la libertà di ciascuno di esprimersi nell’abbigliamento come meglio aggrada.

4. Qualcuno leggendo la notizia ha pensato che il problema fosse il fatto che Taylor si sia presentato in camicia e tatuaggi in bella vista, piuttosto che in giacca e cravatta. Ne hanno fatto, cioè, una questione di “opportunità”. Ebbene no, la polemica non è nata da questo. E’ la fantasia della camicia la pietra dello scandalo, se fosse stata a stelline credo che nessuno avrebbe avuto da ridire, nemmeno i giornalisti inglesi.

5. Sui giornali, il povero Matt Taylor è trattato come un deficiente. Cioè – andiamoci piano – non proprio come un deficiente…è trattato come un genio che però fa fatica a pensare alle cose pratiche, tipo allacciarsi le scarpe. Gli si dipinge addosso l’immagine del super nerd e, francamente, la camicia lo lascia tranquillamente pensare. La cosa assurda è che si parli più della camicia che della cometa: probabilmente perché quello del corpo celeste è un argomento un po’ troppo difficile.

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