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Qualche pensiero su The seasoning house (La Casa Chiusa), di Paul Hyett

Stanotte ho dormito poco e male dopo essermi imbattuta praticamente per caso sul film di cui sto per parlare. L’ho beccato dai titoli iniziali e dopo aver visto il titolo -“La Casa Chiusa” – sapendo come sto male al solo pensiero, ero pronta a cambiare canale dopo pochissimo. Invece non ci sono riuscita anche se sono stata almeno 45 dei novanta minuti di durata con le lacrime agli occhi per lo schifo.

Dunque, siamo in un imprecisato paese dei Balcani, durante la guerra che li devastò negli anni 90. (Ci pensiamo? Anni 90! Non cento anni fa. A pochissimi chilometri da noi!)

Un gruppo di soldati rastrella le case alla ricerca di ragazzine. Ne trovano una mezza dozzina, fucilano tutti gli altri, compresa la madre di Angel, la protagonista della storia, che è molto più minuta della altre, con un viso più infantile, poche curve e per di più sordomuta.

Ritroviamo Angel nella Casa del titolo, dove un certo Viktor ha creato un bordello per i soldati. Attraverso i flashback di Angel scopriamo che l’uomo ha dato lui stesso ad Angel il nome che porta e, stranamente infatuato di lei, non le riserva lo stesso destino delle altre ma le impone di preparare le ragazze all’arrivo dei “clienti”. Il che significa drogarle pesantemente (siringhe di eroina) e poi truccarle, quasi come se – nonostante i lividi e il sangue – a queste dovesse rimanere ancora l’obbligo di “piacere”.

Angel sbriga i suoi affari, nel suo isolamento emotivo (in cui la sordità aiuta), ma si ha l’impressione che si renda anche cieca, pur di non impazzire. Si muove non vista attraverso le intercapedini grazie al suo fisico sottile. Conosce la casa ed i suoi anfratti a memoria e questo le permette di poter avere qualche attimo di tregua.

Ma poi l’equilibrio si rompe, perché una delle povere vittime riesce ad infrangere la sua barriera con il linguaggio dei segni. Poco a poco, Angel abbassa lo scudo di indifferenza per instaurare un rapporto umano fatto di poche parole, ma incredibilmente intenso. Ed è con nuovi occhi che la ragazzina deve affrontare la realtà di soldati che entrano nelle camere delle ragazze e le stuprano sfogando la rabbia sui loro poveri corpi immobilizzati. Il fatto che Angel sia muta trasmette benissimo il nostro stesso senso di impotenza, credo che la scelta di sceneggiatura sia ottima perché fa immedesimare tantissimo lo spettatore.

Dopo violenze inaudite, l’amica di Angel muore, a causa dello stupro di uno dei soldati che – pensate un po’ – avevano ucciso la madre della protagonista.

Da quel momento il film cambia totalmente e, devo dire, scivola un po’ nell’inverosimile dato che assistiamo alla “vendetta” della ragazzina che con i suoi 38 chili scarsi tiene testa a cinque soldati armati fino ai denti. Un po’ per culo, un po’ per rabbia, un po’ perchéssì.

Diciamo che la seconda parte è quella che può collocare il film in un ambito meno realistico e stempera un poco l’atmosfera che si era venuta a creare  fino a circa metà della pellicola.

Non mi vergogno a dire che ho pianto come una fontana e mentre cercavo di prendere sonno  mi sono venuti alcuni pensieri sparsi, che onestamente non pensavo di mettere sul blog ma ormai che ci siamo…

1. Ovunque, si leggono recensioni di questo film come un horror alla The Grudge, ovvero come se fosse totalmente frutto di fantasia. Magari, cavolo. E’ vero che i soldati (o forse dovrei dire “gli uomini”, perché si evince che tutti nel villaggio approfittassero della situazione, istituzioni comprese) sono rappresentati come totalmente disumanizzati (potrebbero tranquillamente essere orchi e non si noterebbe la differenza). Sarebbe davvero molto rassicurante pensare che sia tutto finto, ma lo sappiamo che non è così. Solo che non lo vogliamo ammettere. Eppure anche adesso, mentre scrivo, ci sono posti come la Casa Chiusa, in cui ragazze e ragazzini sono tenuti come bestie, drogati picchiati e ripetutamente stuprati fino alla morte. Succede in Thailandia, succede nei posti più poveri del mondo, sta succedendo in Nigeria (e sappiamo chi sono! Lo sappiamo! Le ragazze rapite da Boko Haram hanno dei nomi!), in Congo dove a volte non riesco a leggere le notizie che arrivano… Così come è successo in passato. Vogliamo forse dimenticare le “Donne di conforto” ridotte in schiavitù sessuale per sollazzare l’esercito dei soldati giapponesi?

Poi tornino, certi idioti, a dirmi che le donne sono avvantaggiate perché se ne stanno al calduccio mentre gli uomini combattono le guerre! La verità è che il corpo delle donne è sempre stato uno dei mezzi attraverso cui queste guerre si combattono, altro che! Gli stupri etnici usati come arma sistematica ne sono prova più che evidente.

2. Non posso non pensare alle ragazze sulle nostre strade. Alle centinaia che vengono qui sperando in una vita migliore e invece si trovano alle prese coi peggiori dei nostri uomini. Il film mostra una cosa essenziale e infatti io, nella mia ingenuità, mi sono trovata più di una volta a chiedere rivolta allo schermo “Ma perché? Ma perché la picchia così?”. Ciò che si vede infatti è l’assoluta indifferenza con cui il cliente tratta il corpo della donna prostituita. E per indifferenza non intendo in senso “buono”. Il corpo che paghi diventa meno di spazzatura. Puoi picchiare, tagliare, strappare, lacerare…E io (povera ingenuotta) non riesco a fare a meno di pensare “Ma come? Ciò che stai facendo ti procura piacere, perché devi rovinare il corpo che, seppur costretto, te lo procura? Perché ?” E mi rispondo da sola: il solo pensiero di poter “avere” un corpo in cambio di soldi è la base di questa ferocia. E’ il fatto stesso di disumanizzare la persona che poi può portare all’eccesso. I clienti delle prostitute comprano più di un rapporto sessuale. Comprano il degrado della persona. Schifo che sale oltre le nuvole.

3. Penso agli “inevitabili”, ovvero a coloro che ci dividono in “vere donne” e “puttane”, a quelli che in totale buona fede pensano che la maggioranza delle prostitute lo faccia con gioia e come via per i guadagni facili. A quelli che pensano che le prostitute dovrebbero pagare le tasse. Penso anche a quelle che lo fanno davvero come scelta propria, perché il corpo è il loro e non si sentono vittime. Queste ultime, probabilmente, vittime non sono. Epperò. Epperò contribuiscono ad alimentare questo mercato.

Il mercato di carne umana, che regge -ahimé – il confronto con quello della droga. Quello che tutti dicono che non si può fermare.

Quello che tanti, TROPPI, non vogliono fermare.

La loro vittoria è quella di farci credere che la prostituzione sia un fenomeno inestirpabile, perché connaturata ai bisogni dell’uomo (se fosse davvero un bisogno e non un fattore culturale ci sarebbero altrettanti rapporti a pagamento per clienti donne). Io dico che questa è una stronzata: l’uomo e la donna hanno bisogno di amarsi l’un l’altro o magari solo di divertirsi facendo sesso senza complicazioni (può succedere, purché ci sia consenso e desiderio da parte di entrambi). Non è bisogno connaturato all’uomo quello di sopraffare. Questa è una costruzione mentale e, come tutte le costruzioni mentali, si può debellare eccome.

PS: scusate se questo post si discosta dal solito tono “felice”, prometto che non cambierò rotta. Ma a volte mi fa bene utilizzare il blog anche come valvola di sfogo.

»

  1. L’ho visto anche io. E non ho dormito proprio perché so che se la vendetta è improbabile, il calvario descritto non lo è affatto: http://www.repubblica.it/online/mondo/stupri/stupri/stupri.html

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  2. e torneranno purtroppo a dirti che le gli uomini sono le vere vittime perchè le guerre le combattono per permettere alle donne di stare a casa…..ah,se torneranno!

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