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Mai contente?

Torno, un po’ mio malgrado, sull’argomento Emma Watson e sull’ormai famoso discorso che le è valso tanto astio. Con mia grande sorpresa, molte Femministe con la F maiuscola non sono state molto contente di questo intervento.

Per approfondire sulle numerose critiche, basta leggere un articolo ben strutturato come QUESTO le cui istanze, per carità hanno tutte molto senso.

Tuttavia, mi pare che pur di criticare, si sia sorvolato (volutamente) su alcuni punti che molto spesso sono stati discussi e che sono ancora in via di definizione, perché -ahimé – la verità in tasca non l’ha nessuno.

Provo, nel mio piccolo, a rispondere nella mia ottica, consapevole che alimentare polemiche non è salutare…ma poiché il discorso mi interessa ritengo che anche se dovesse infiammarsi la discussione (spero di no, ma conosco i miei polli) non sarà cosa grama.

Vediamo:

1. La critica secondo cui Emma avrebbe sbagliato ad estendere agli uomini un invito formale, perché non è per mancanza di questo che agli uomini non frega una mazza, secondo me è un po’ senza senso. Mi spiego meglio: non credo che Emma Watson, né chiunque l’abbia aiutata a calibrare il suo discorso, siano così sprovvedute da pensarlo E onestamente a me non sarebbe mai venuto in mente. Ho colto questo dell’invito “formale” come una provocazione. Non a caso la campagna si intitola “He for She”, Lui per Lei. E’ una campagna, non l’intero movimento. E come tale, a me appare una campagna più che giusta.

2. Se il bersaglio della richiesta sono, appunto, gli uomini, è ovvio e naturale che il discorso sia stato portato sugli svantaggi che anche questi possono avere dalle assurde idee patriarcali. Se qualcuna si è risentita perché ho detto “richiesta”, mi spiace per lei. Non sono di quelle femministe che sprezza l’aiuto solo perché arriva da una controparte maschile. E sono una delle persone che non crede in un mondo di “amazzoni”, né mi piacerebbe. Se si vuole arrivare ad una rivoluzione non violenta occorre rassegnarsi a tempi mooooolto più lunghi, ma anche al coinvolgimento di tutte le parti in causa. Altrimenti, secondo me, non andiamo proprio da nessuna parte.

3. L’ingenuità di una simile “richiesta” è solo superficiale. Non significa, infatti, che ci si aspetta che da questo momento tutti i maschietti si sentiranno invasi dal sacro fuoco del femminismo. Ma perché secondo voi? Cosa vuol dire la battuta “Chiedere agli uomini di supportare il femminismo è come chiedere alle zanzare di supportare l’autan”? C’è un vizio di forma, qui: il femminismo non uccide, né danneggia gli uomini. Non si tratta del contrario del maschilismo. E’ un ALLARGAMENTO di modelli e possibilità, non un cambiamento verso un genere, o molteplici altri in cui per un determinato genere non può più esserci posto (quello, se non sbaglio, è il maschilismo).

4. Pensare che mettere al centro di una campagna gli uomini sia una sconfitta del femminismo, a me sembra un po’ poco concreto. Dobbiamo fare i conti con lo stato attuale delle cose, in cui sì, gli uomini sono al centro di molte posizioni chiave. Vi scoccia ammetterlo? Strano, perché lo fate tutti i giorni quando denunciate i privilegi di genere. Allora, perché non far leva sulla loro posizione attualmente privilegiata? Perché non poter dire che pagano anche loro lo scotto per questi privilegi? Sì, è così. Possiamo concederglielo senza per questo sentirci meno femministe, credo. Non mi sembra, inoltre, che il fulcro della campagna sia suggerire che gli uomini non beneficino di privilegi, ma di mostrare i diritti femminili (e degli altri generi) come essi sono ovvero DIRITTI UMANI. Questa educazione deve esserci e non può coinvolgere solamente la parte svantaggiata, o rischiamo lo sterile ripetere delle stesse istanze. Per questo penso che la campagna He for She abbia un suo senso, e che sia efficace.

5. Che noi lo vogliamo o meno abbiamo TUTTE rapporti umani e relazioni con gli uomini. Richiamarli facendo riferimento ai loro affetti, non significa necessariamente definire una donna come moglie o sorella o figlia di…, ma aiutare loro a capire qual è il fulcro della campagna. Forse la questione qui si fa un po’ troppo semplicistica, ma – ripeto – occorre capire dalla situazione in cui  partiamo per cui per molti la definizione di una donna parte proprio dal rapporto che si viene a creare. Conosco molti uomini che si sono improvvisamente aperti alle istanze femministe dopo aver avuto una figlia. Forse, per loro, far leva sui rapporti è un modo per agevolare l’empatia di cui in gran parte sembrano mancare. Se è così, ben venga.

6. Non staranno mica criticando Emma Watson perché è bianca e carina, vero? No, perché mi cascano le palle. Perché allora sì  che mi scatta il dubbio: “Scusate, care, ma che, per essere femministe bisogna essere per forza parte di una minoranza – meglio se ulteriormente svantaggiata? Credevo che il femminismo ci abbracciasse idealmente tutti e tutte e che non significasse nulla essere belle brutte o così così, bianche nere o verdognole…dai, davvero bisognava attaccare la Watson perché è un’attrice famosa e perché corrisponde ad alcuni canoni per cui ad oggi è vista come immagine vincente? A me sembra bellissimo che si sia dichiarata orgogliosamente femminista e che abbia detto anche perché.

Ricordiamoci anche che non tutti mangiano pane e femminismo tutti i giorni, anzi. Forse, molte delle critiche di scontatezza vengono da persone che sono già avanti anni luce…ma la strada è lunga da fare e a volte è utile anche guardare che è rimasto indietro, chi fa qualcosa. Per quanto piccola sia, anche una goccia fa il mare.

Vorrei sottolineare il fatto che non ce l’ho con chi ha scritto questo articolo né con chi lo appoggia: qualsiasi spunto di discussione non fa che ampliare le visioni e per me è un bene anche se si è in disaccordo.

Infine, vorrei farvi vedere una cosa che mi ha fatta sorridere e mi ha fatto battere il cuore:

Qualcuno che mi sta a cuore, questa campagna, la supporta.

Qualcuno che mi sta a cuore, questa campagna, la supporta.

Questo è Neil Gaiman. Un motivo in più per adorarlo.

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  1. Stamattina sono incappata in questo post: http://bellejar.ca/2014/03/15/tired-of-talking-to-men/
    E ho scoperto che certi giorni anche io sono stanca, anzi, più che stanca: esasperata.
    Emma Watson quanti anni ha? 24. Solo 24. Io che ho molte più primavere sulle spalle, ho spiegato tante di quelle volte che il femminismo non ha nulla a che fare con l’odiare qualsiasi essere umano in possesso di un pene (quanto piuttosto il maschilismo è una questione di uomini che odiano le donne), intavolando esasperanti conversazioni a colpi di citazioni di Andrea Dworkin e SCUM manifesto, che se ricevessi 5 centesimi per ognuna di quelle occasioni potrei comprarmi i Caraibi con tanto di Jack Sparrow sopra…
    E’ un bene che arrivino ragazze giovani, fresche e piene di buona volontà. Ma non si può pretendere che chi questi discorsi non solo li ha già ascoltati, ma molto probabilmente li ha anche pronunciati, e ripetuti, per ritrovarsi il più delle volte con un pugno di mosche in mano e orde di womenagainstfeminism, non abbia un momento alla Magda: “Non ce la faccio più!”
    Dobbiamo solo sperare che sia vero quello che dicevano i latini: gutta cavat lapidem.

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    • Infatti posso capire la stanchezza…ma le critiche alla pelle bianca di Emma ed al suo status sociale non credo siano dettate dalla stanchezza. Possiamo essere stanche di parlare di/agli/con uomini, ma è su questa pazienza che vinceremo (bhwah bhwah bhwah). Poi sai, se non pensassi positivo non avrei aperto questo blog.😉

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    • Ricciocorno, io sono una di quelle giovani femministe (ho 19 anni). Penso che non abbiamo alternativa al continuare a spiegare, spiegare, spiegare, perché è l’unico modo che abbiamo per rendere il femminismo una prospettiva legittima e accettata agli occhi della società.
      Pensateci un attimo: istituzioni come l’ONU e l’UE riconoscono la necessità di una prospettiva di genere come parte fondamentale delle loro strategie (gender mainstreaming) e le basi teoriche degli studi di genere sono riconosciute nella loro validità al punto che sono il quadro teorico all’interno del quale si articolano le linee guida dell’OMS sull’educazione sessuale.
      La divulgazione funziona, per quanto logorante. Anch’io a volte sono piena di sconforto nel dover ripetere per l’ennesima volta che il femminismo non significa odiare gli uomini e nemmeno volersi adeguare ai modelli maschili. A volte queste discussioni mi fanno stare male fisicamente. Ma quale alternativa abbiamo?
      Chiuderci nella nostra torre d’avorio e aspettare che magicamente la società si renda conto di cosa è il femminismo e adotti le sue istanze?

      C’è una cosa che vorrei confessare: più di tutta l’ignoranza (nel senso di assenza di informazioni/conoscenza) mi fanno arrabbiare le femministe che hanno rinunciato a combattere la battaglia della divulgazione (né tu né La Zitella Felice fate parte della categoria, questo non è un attacco a voi, che ammiro e stimo!). Mi fanno arrabbiare anche le femministe che non credono nella possibilità di realizzare il cambiamento in QUESTA società, dall’interno. Mi sembra un modo di chiamarsi fuori.
      Non sto giudicando nessuno, ma dal mio punto di vista questo è quello che vedo e che sento. E non mi piace.

      I giorni neri li abbiamo tutti, lo sconforto a volte è soverchiante per tutti, ma per favore, non rinunciamo.

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  2. Ops, ho scritto che mi cascano le palle…ora mi diranno “Cara, sei maschilista!”😉

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  3. Le critiche fatte da Mia McKenzie hanno i loro fondamenti: e onestamente non le ho trovate cosi acide nei riguardi di Emma.
    Anzi mi suona come una saggia mentore che vuole fare un onesta critica e un supporto, per un futuro più incisivo, più completo. Migliore.
    Sinceramente: SANTA COSA imho.

    Queste critiche però portano alla luca anche un altra cosa: ognuno porta avanti una causa con i mezzi che ha e offre il suo contributo. Chi lo ha fatto da “prima”, chi inzia ora… ma direi che manca qualcosa.
    Sembra che ognuno sia incapsulato nella sua generazione senza un vero Ricambio, senza un senso di eredità passata dall’altra parte.

    Insomma: leggo femministe che hanno dato grandi contributi e fatto grandi lavori che sono più o meno critiche verso la Watson… e non sembrano granchè contente che ci sia una donna in più ad usare la sua posizione a fin di bene, per quanto ancora in modo non ottimale ma … con potenziale di crescita.
    Penso che Emma Watson, ora le faccio una critica io😛 , avrebbe anche potuto mostrare un pizzico più di legame e riconoscenza nel suo discorso per le donne che lottano e hanno lottato con meno attenzione mediatica e meno mezzi di lei.
    Non sarebbe stato male mostrare da parte sua più apprezzamento e continuità con loro.

    Una cosa è certa: senza autocrtica e sintesi tra le varie visioni, il Femminismo starà peggio, non meglio.

    E qui mi chiedo una cosa sul finale, magari inutile per qualcun* : si potrà accettare , in futuro? , di parlare di uomini femministi che affrontano difficoltà a farsi accettare da chi ha interiorizzato un certo astio per questi “uomini , uomini, sempre uomini!?” ?
    (Non a torto, attenzione. Ad aver a che fare sempre col peggio di un “qualcosa”, l’esasperazione è un rischio professionale concreto).

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  4. Parlando del post originale, a me dà fastidio la parte della critica di McKenzie che si può riassumere in: “perché non hai detto nulla sul transfemminismo? Perché non ti preoccupi dell’oppressione delle donne bianche nei confronti di quelle nere? Perché non ti occupi della misogynoir? E dell’oppressione verso i disabili? Eh? Eh? Eh?”

    Voglio dire, questo è il PRIMO discorso femminista di Emma Watson in questo ruolo. Le aspettative di McKenzie mi sembrano irrealistiche e punitive. E’ ovvio che Watson ANCORA non padroneggi tutte queste conoscenze teoriche approfondite: ma questa è una buona ragione per sminuire il suo impegno dicendo già dall’inizio di non essere interessate a quello che ha da dire?

    E rivolgersi agli uomini per me è una cosa fondamentale, perché credo che negli ultimi decenni le donne abbiano fatto/tentato di fare tutto ciò che era il loro potere per rimediare alle disuguaglianze di potere nella società. Ma, nonostante gli importanti risultati ottenuti, i loro sforzi non sono stati sufficienti. Per me è evidente che ci vuole una presa di coscienza e un impegno concreto degli uomini (e l’obiezione di McKenzie sul fatto che la campagna HeForShe non suggerisca azioni concrete mi sembra pretestuosa: quello di Watson era il discorso introduttivo e basta). Sbaglio? Ma se non coinvolgiamo gli uomini, se non spieghiamo, se non parliamo con loro, non rischiamo di ottenere solo che i nostri sforzi si infrangano contro un muro?

    Io sono rimasta molto amareggiata per le critiche alle esternazioni femministe di Beyoncé (ne ho scritto qui, è un po’ off-topic ma neanche tanto: http://ilragno.wordpress.com/2014/09/21/la-liberta-di-non-opporsi-confronto-fra-femminismi/), e ora questo. Ma a volte un discorso di una persona famosa, influente, distante dallo stereotipo della femminista (ebbene sì, anche questo ha un peso, che lo vogliamo o no) può fare breccia molto di più di un saggio accademico, per quanto illuminante, per il solo fatto di arrivare anche a coloro che quel saggio non lo leggeranno mai.

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  5. Emma Watson avrebbe potuto vivere la sua vita da VIP finendo sui giornali solo per eventuali abiti, tappeti rossi, gossip e tutto il circondario di quel mondo come fanno tante starlette italiote. Invece ha scelto di metterci la faccia e di usare la sua popolarità per lanciare un messaggio. Io questo lo trovo ammirevole, al di là dei singoli punti contenuti nel discorso.

    Conosco molti uomini femministi che non sanno di esserlo: rispettano le donne e credono nella parità e nella divisione dei compiti ma si dissociano dal movimento ritenendo erroneamente (e purtroppo la radice della parola non aiuta) che il femminismo sia il contrario del maschilismo e che abbia come ideale un mondo dominato dalle donne (vedi partito femminista svedese i cui proclami purtroppo allontanano solamente l’elettorato maschile).

    Emma Watson ha rivolto un invito a questi uomini. E’ ovvio che nonostante la sua popolarità e risonanza mediatica rimane pur sempre una goccia nel mare. L’unica cosa che mi rattrista è che mentre in Inghilterra tutti i media hanno parlato di questo discorso e del suo significato, in italia preferiscono concentrarsi sul matrimonio della Canalis e il vestito di Belen…

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  6. Pingback: #HeForShe: il discorso di Emma | Il Ragno

  7. io faccio notare soltanto che George Clooney e Leonardo Di Caprio esprimono sempre posizioni politiche e sociali (Di Caprio in particolare è un ambientalista)..sono bellocci (ma Di Caprio senza barba sta meglio), ricchi, famosi e bianchi ma nessuno rompe loro i coglioni per questo e nessuno dice loro “no non potete parlare solo di X dovete parlare pure di Y! Perchè non ne parlate?”

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    • forse sono un malpensante ma temo che una celebrità maschile risulti sempre un po’ più autorevole di una celebrità femminile specie se giovane come Emma Watson..anche agli occhi di alcune donne e anche agli occhi di alcune femministe

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  8. che poi vorrei capire (in riferimento all’articolo linkato) quali sarebbero i problemi di harry potter relativi all’uguaglianza di genere.mo’ è sessista pure la Rowling? Per favore..

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  9. Il problema è che si cerca di risolvere un problema contribuendo alle cause che lo creano, un paradosso che nessuno pare notare.
    Dividere socialmente il mondo in maschi e femmine è sessista, abbiamo ereditato un sistema molto sessista, e quindi molto diviso, dai secoli passati, poi in occidente l’abbiamo mitigato con le ondate di vari illuminismi. Fino alla situazione attuale, che benché non essendo perfetta, non necessita nemmeno l’isterismo femminista.
    Quando pressate una persona in una categoria, quando dite che agli uomini non fotte una sega delle donne, state affrontando il problema in maniera orribile.
    Siamo individui, non masse, i diritti umani sono diritti individuali, l’autodeterminazione appartiene all’individuo, l’individuo decide per se stesso, decide chi scopare, come scopare, se fare un porno, se prostituirsi, se fare il consorte casalingo, se studiare e avere una carriera senza famiglia, se questa carriera debba essere politica o meno.
    Non dev’essere la massa a decidere per l’individuo.
    Sapete come mi piace chiamare una massa che decide per un individuo?

    Fascismo

    Il femminismo fa esattamente questo, e almeno finora ha colpito molto più le donne che gli uomini, il moralismo sessuale degli ultimi 40 anni ha visto uno stravolgimento tra i suoi sostenitori.
    Il sostegno delle autorità statali è stato praticamente annichilito, il sostegno ecclesiastico è diminuito notevolmente, sia nei messaggi lanciati che nella quantità di persone che questi raggiungevano, eppure non viviamo in un mondo sessualmente libero, specialmente per le donne, perché il femminismo ha raggiunto livelli di moralismo mostruosi, in parte perché si sa che i maschi sono porci sessuomani, ed è stata spinta l’idea che le donne fossero più evolute e meno istintive degli uomini, in parte perché ancora il sesso viene visto come un atto dominante, e guai se una donna adulta decide di voler essere dominata. Moralismo politico, e a conti fatti, assolutamente fascista.

    Non stupiamoci se oggi una grande quantità di donne è anti-femminista, il femminismo è ormai una ideologia reazionaria, immobilista, il cui unico scopo è produrre giustificazioni per i propri fallimenti, ma soprattutto addossare agli altri la responsabilità dei propri errori.

    Non avverrà mai la fine dell’ineguaglianze se continuiamo a massificare le persone, è offensivo, è fascista, è inefficace. Quello che serve non è femminismo, è stato del welfare, è meritocrazia, è una educazione infantile che sia scevra da ruoli di genere.
    Come possiamo aspettarci di vedere la fine di tutto ciò se da piccoli separiamo bambini e bambine, per giochi, appioppandogli aspirazioni selettive quando ancora non sanno neppure parlare?

    E il femminismo ha fallito in tutto ciò. E ha da incolpare solo se stesso, e le sue ipocrisie.

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    • Che casino che hai fatto, Mr. Charles. Con la storia e con tutto il resto. Guarda, cosa piace chiamare fascista a te, a me non importa molto. Già accostando il Femminismo al fascismo dimostri che sei “contro” per pregiudizio e non per un vero ragionamento. Primo perché credi che il femminismo sia moralista, quando invece è l’unico movimento che si batte contro la divisione tra madonne e puttane (non voluta dalle donne, mi dispiace…). Poi, se scambi per moralismo l’avversione verso la TRATTA degli esseri umani…è un problema tuo, non mio. Che il 98% dei clienti delle persone prostituite sia maschio è un dato di fatto. Quindi, prima di parlare di fascismo, moralismo etc etc…forse varrebbe la pena di approfondire le istanze femministe e CHI E’ che vuol dividere i generi alla nascita (fiocco rosa o fiocco azzurro). Chi è che si batte, per esempio con la campagna #lettoysbetoys affinché i bambini non abbiano una rigida imposizione dei ruoli così rigida fin dall’inizio. Poi, magari, torni e mi sai dire qualcosa di più di questo ritornello della serie “ma anche il femminismo è sessista se no non avrebbe la parola -femmin – nel nomeeeee gneee gneee gneee”. Davvero, ne abbiamo abbastanza.

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      • Allora per negare che il femminismo sia fascista bisogna dimostrare due cose:
        -Che il fascismo non abbia come carattere intrinseco la sovrascrittura dell’individuo da parte della massa
        -Che il femminismo non sia un movimento che ha sempre posto le opinioni della massa come vincolanti per le azioni del singolo

        Trai le tue conclusioni.
        E la tratta non coinvolge il 100% della prostituzione, così come non coinvolge il 100% del settore tessile, anche se lo coinvolge.
        Ciò che il femminismo fallisce nel comprendere è che, per un adulto, prostituirsi volontariamente è possibile, e non è sbagliato.
        Se il femminismo lottasse in forma continua contro lo sfruttamento di ogni forma di lavoro, non solo la prostituzione, allora potrei credere che non è moralista, almeno nella sua forma mainstream.
        E dopo che il 98% dei clienti di prostitute sono uomini?
        Sorge una domanda, stai prendendo in considerazione solo la clientela di prostitute femmine o anche dei gigolò? Perché nel primo caso è una gravissima omissione capziosa.
        Pagare per del sesso, se la controparte è adulta e consenziente, non è sbagliato, perché se offro per un determinato tempo le mie mani e il mio cervello per fare lavoro d’ufficio, dovrebbe essere diverso da offrire altre parti del mio corpo?
        L’unica spiegazione per questo, è il moralismo, di cui il femminismo è pregno.

        Il fiocco rosa o il fiocco azzurro sono una parte della segregazione di genere, poi ci sono le palestre segregate, i corsi di studio “women’s studies”.
        C’è la questione del “ministra” e altri orrori linguistici, che vanno in aperta contraddizione con la testardaggine del chiamare qualcosa per la parità “femminista”.

        Il femminismo è pieno di imbarazzanti lacune di coerenza, e quando vi si fa una domanda le risposte sono sempre quelle:
        -ah tu sei un mansplainer (e credo che nulla sia più sessista di giudicare le ragioni di qualcuno in base al sesso)
        -siamo stanchi (difendere una causa significa anche rispondere a domande e accuse, se non sei disposta a parlare, a metterti in discussione, non pretendere che io ti dia ragione solo in virtù del fatto che tu sia femminista)
        -ban

      • Abbi pazienza, ma secondo i libri di storia a far valere le ragioni della “massa” sul singolo è il cosiddetto comunismo, che vorrebbe l’uguaglianza delle parti sociali. E quindi si potrà parlare di femminismo legato al comunismo in termini politici, ma non certo al fascismo. Quindi sei proprio fuori strada.
        La tratta non coinvolge il 100% della prostituzione, ma ciò non significa che – se io faccio qualcosa che crea così tanta sofferenza ad altri – io debba continuare per forza. Come vedi è una questione che riguarda l’etica umana, non la moralità sessuale.
        Mi spiace per te, ma il mio dato riguarda anche le persone prostituite di sesso maschile: i loro clienti sono uomini. Non lo dico io, lo dice l’ISTAT. Sì, puoi tirarmi fuori le attempate che se ne vanno a Cuba e si “comprano” una notte con un bel ragazzo in cambio di una cena sontuosa o di un telefonino nuovo, ma vai tranquillo che non si possono paragonare alle nostre strade.
        Ciò che a te sembra segregazione lo sembra anche a me, ma per ragioni diverse: infatti per me non esiste che una parte in vantaggio possa sentirsi discriminata. Non può esistere – per esempio – un razzismo dei nativi americani contro gli attuali abitanti degli Stati Uniti. Sicuramente i discendenti degli Apache non la pensano benissimo di chi haq rubato loro la casa eppure parlare di razzismo è proprio un’altra cosa, è anche questione dei mezzi che si hanno. Il Fiocco rosa, il computer rosa con 50 funzioni in meno è indicativo di ciò. Così come quelli che ti sembrano orrori linguistici: la pensi così perché il tuo genere è incluso in ogni forma dell’italiano – o meglio – è l’unico che c’è. Il che è ridicolo, se si pensa che si tratti solo di parole…che però all’improvviso acquistano importanza, se si parla della parola FEMMINISMO. Se si usa questa parola c’è un perché, ovvero si vuol mantenere il significato storico. Non ci importa molto se questo spaventa.Non dovrebbe spaventare, visto che mettere al centro le donne non dovrebbe fare paura…invece, l’avversione che si ha per questo termine è esattamente quello che smaschera coloro che credono di non essere maschilisti.
        Molte femministe sono stanche perché non si capisce bene come mai solo noi dobbiamo metterci in discussione e quando discutiamo l’accusa è sempre quella di essere isteriche. Eh eh eh, come vedi è un circolo vizioso. Mi spiace, ma perdere tempo non piace a nessuno, ti pare? Per questo, credo, il ban scatta dopo poco. Ci si aspetta dalle donne un a pazienza e un’accoglienza che è una costruzione sociale…perciò molto spesso di fronte alle porte in faccia si resta sbigottiti. Una discute – in luoghi pubblici – finché ne ha la voglia e la pazienza. Dopodiché come tutti ha il diritto di interrompere. E cmq io non vedo troppe lacune di coerenza. Semmai vedo diverse “correnti” come è giusto che sia in un movimento così ampio e che raduna così tante teste.

      • E infatti il comunismo è stata una dottrina così misurata e liberale vero?
        E il fatto che il 100% delle prostitute non lo facciano per la tratta, vuol dire che coloro che vanno con le prostitute che lo fanno volontariamente, non stanno facendo nulla di male.

        E mettere al centro le donne è contraddittorio per un movimento che dice di essere per la parità.
        E anche il fatto che ci siano diverse correnti implica il fatto che dovrebbero esistere tanti tipi di femminismo, e quindi tanti nomi per esso, e invece no. Perché?
        Per la natura fondamentalmente totalitaria del femminismo, che non accetta opinioni differenti.
        Vedasi WomenAgainstFeminism, e la valanga di critiche e insulti che hanno sistematicamente ricevuto, insulti che non esiterei a ritenere misogini.
        Il femminismo, seppure nella sua sostanziale inconcludenza, aspira quasi apertamente ad avere il monopolio ideologico su come debba essere la società.
        E mi chiedi perché l’anti-sessismo non andrebbe chiamato antisessismo? =D

      • Ah ah, ma come…il femminismo non era fascista fino a due commenti fa? Per me non si tratta di una questione “politica”, ho solo voluto dimostrarti che stai dicendo il contrario di ciò che è. E – ahimé – continui a farlo.
        Coloro che vanno con le prostitute che, secondo loro, lo fanno volontariamente stanno facendo qualcosa di male perché:
        1. creano una “domanda”. Per la prima elementare legge del mercato, la domanda genera l’offerta. E questo convince migliaia di persone a sfruttare la prostituzione, nei molti modi orrendi che conosciamo. Quindi contribuiscono alla tratta.
        2. Normalizzano un rapporto di disparità tra compratore e “merce”. Se così non fosse, il mestiere della prostituta sarebbe addirittura “onorato”, dato l’alto numero di “consumatori”, non ti pare? Invece, pensa un po’, “Puttana” è un insulto. E viene rivolto solo alle donne. Fatti due domande.
        3. Normalizzano il fatto che un corpo umano possa essere affittato per scopi sessuali. Questo non va bene, perché – te lo chiedo provocatoriamente – se è così bello e normale fallo con una donna allora perché non si deve fare con i bambini? Se mi dici che non c’è niente di male…
        Questo è solo la punta dell’iceberg del perché il tuo difendere la prostituzione non regge.
        Il fatto che ti scocci anche solo pensare di poter mettere il genere femminile al centro di una situazione mi dà la misura del tuo pensiero. Tu non sei antisessista, altrimenti non avresti alcun problema. E questo è il motivo principale per cui la parola Femminismo non viene sostituita con altri nomi che forse, al giorno d’oggi, potrebbero avere più appeal. ma perché ricercare l’approvazione di qualcuno che si mette a frignare se la parola maschio viene, per una volta, messa da parte? Ma per carità, non ne abbiamo bisogno. Esistono, in realtà, tanti tipi di femminismo e tanti aggettivi che li descrivono, se tu non li conosci non è colpa mia.
        Se anche avessi letto qualche articolo in più – per esempio – su WomenAgainstFeminism sapresti anche che è stato detto più di tutto che sono delle ingrate, perché il fatto che potessero esprimere pubblicamente la loro contrarietà è stato guadagnato per loro dalle femministe. E questo è vero. ma francamente, per me una persona normalmente intelligente che si esprime contro il femminismo è perché non sa niente del femminismo. Ha la colpa di parlare a vanvera e di non volersi informare. E io l’ignoranza consapevole la ammetto solo se tace.
        Il Femminismo aspira ad avere il monopolio ideologico sulla società, perché quello che c’è stato fino ad ora ha tagliato fuori META’ della società stessa. Quindi sì, è ora di ampliare gli orizzonti. E chi lo nega è destinato a ricevere delusioni, credo. Poi, se tu vuoi chiamarti anti-sessista e non femminista…fai pure. Ma ti chiedo: di che cosa hai paura?😀

      • dire che andare a prostitute consenzienti sia sbagliato perché aumenta la domanda di quelle forzata è come dire che comprare del cibo da una azienda in regola è sbagliato perché ci sono le aziende coi lavoratori in nero (e ti sfido a dire che non siano trattati come schiavi).
        E il tuo moralismo, che poi non è affatto raro nel femminismo, è così profondo che nemmeno riesci a vederlo.
        Se è legale pagare qualcuno per avere a disposizione le sue braccia (che fino a prova contraria fanno parte del suo corpo) per coltivare la terra, quale differenza c’è tra il vendere altre parti del proprio corpo, tipo i genitali?
        E francamente se non capisci la differenza tra un bambino, e una donna adulta, sei molto più misogina di un adinolfi a caso. Il bambino non ha la capacità di decidere per se stesso, la donna si. Se neghi questa capacità di scelta ad una donna sei peggio di quelli che impongono l’hijab.

        E proprio il fatto che sia antisessista è ciò che mi fa provare fastidio quando si fa intendere il sesso come una caratteristica totale, mi dispiace cari maschilisti e care femministe, l’M o F sulla carta di identità definisce le persone per meno dello 0.1%

        Se questo concetto non ti è chiaro, è perché sei sessista.

        Ah e qual’era quell’altra organizzazione che una volta che le fai un favore le devi essere riconoscente per sempre?
        Ah già… la mafia.
        Il fatto di vivere in una democrazia io lo devo largamente alla cultura greca antica, cultura che conteneva anche il diritto di possedere schiavi, e misoginia a gogo.
        Se qualcuno venisse a dirmi che devo rispettare lo schiavismo ateniese perché a loro devo la democrazia, li prenderei solamente per pazzi.
        Per me il femminismo non è differente, si molte cose gliele dobbiamo, altre cose in realtà le dobbiamo più in generale all’illuminismo.
        Ma non ho nessun obbligo, né io né qualsiasi altra persona, ad onorare e rispettare il femminismo, specialmente le sue derive odierne.

        Infine, io ho paura perché il femminismo rovinerà l’eguaglianza, e solo uno stolto penserebbe che potrebbe essere una ineguaglianza che favorisca le donne.
        Io ho paura perché ci tengo alla parità.

      • Eh eh, almeno ammetti che hai paura. Chiediti di cosa e dove vedi la parità attualmente. Dopodiché, chiediti se queste prostitute consenzienti siano consenzienti per davvero oppure se qualcosa le ha portate fino a questo “mestiere”. Di solito verrà fuori una parola che è identica per tutti: coercizione. E non deve significare necessariamente coercizione D’INCAPACE, come possiamo ammettere per i bambini, che non hanno ancora i mezzi per difendersi da certi mali del mondo. Quando una persona è indotta dalle circostanze a pensare che il sesso sia l’unica cosa che può “vendere” di sé non è una libera scelta. Chi lo fa per libera scelta – davvero – non si fa pagare. Perché gli uomini, specialmente al giorno d’oggi, non comprano una prestazione sessuale che possono ottenere gratuitamente. I clienti delle prostitute non sono dei poveracci che non hanno la possibilità di fare sesso. Di solito sono uomini già impegnati, il che significa che comprano la possibilità di comportarsi come pare a loro – di solito cioè senza alcun rispetto. Comprano il degrado della persona prostituita. Se questo non ti è chiaro, ti prego, non sporcare l’antisessismo come ami definirlo, prima prova a guardare le cose in una prospettiva diversa da quella a cui – tuo malgrado – sei abituato.
        Per quanto riguarda le donne contro il femminismo e il parallelismo con la democrazia: a me sta bene un atteggiamento critico nei confronti del femminismo, se fondato su ciò che veramente è. Ma scrivere: non ho bisogno di femminismo perché amo mio marito è una stronzata, grande come una casa. E non c’è giustificazione che tenga: significa semplicemente non sapere di che cosa si stia parlando. Come ti dicevo: se tieni alla parità, sei femminista. Mi spiace che la parola ti spaventi. Se stai ancora al livello “il femminismo è il contrario del maschilismo” stai messo male a livello di storia. Peccato, perché mi sembra che con Atene tu te la cavi abbastanza bene…;)

    • Mr Charles
      la faccenda fiocco rosa-fiocco azzurro è chiaramente una idiozia (poi se una bambina gioca con le bambole è ok, se gioca coi Gormiti è ok, se gioca con entrambi è ok) ma maschi e femmine esistono, non lo si può negare.

      Rispondi
      • quello che conta è che maschi e femmine sono moralmente e intellettualmente pari nel bene e nel male

      • il problema è più profondo, alcuni dei giocattoli che vengono considerati per ragazzi e non per ragazze sono intellettivamente stimolanti, questa potrebbe in effetti essere una delle cause per cui i maschi rendono generalmente molto di più nelle discipline matematiche e scientifiche, mentre le donne generalmente scelgono discipline umanistiche

        ovviamente è uno spettro, che ha i suoi estremi in discipline ingegneristiche e facoltà di lettere, ed ha un punto di equilibrio intorno a discipline meno matematiche tipo biologia

      • E secondo te è il femminismo che stimola i ragazzini all’apprendimento e relega le bimbe ai ruoli di cura perciò sostiene la produzione di giocattoli fortemente generizzati (della serie “Il piccolo chimico Vs L’aspirapolvere giocattolo”?)😀

  10. Parlare per ignoranza non serve mai a nessuno. E’ solo uno spreco di tempo.

    Il problema non è il Femminismo, ma come le persone “provano” ad attuarlo: in buona fede ovviamente.
    Il problema di alcune femministe è che entrano in contatto serrato con il peggio del genere maschile e devono studiare nel dettaglio le politiche inique e gli atti depravati… guarda guarda, che strano se poi qualcuna non ce la fa e sbotta con sospeto contro tutti che non aderiscono alla sillaba con loro, eh?
    E’ fisiologico… ci vuole una forte preparazione e rigore morale sopra la media per occuparsi con coscienza e nel lungo periodo, del marcio della società.
    E imparare a dosare forse ed energie: chiunque alla fine cede un poco o tanto… la pressione è insostenibile se affrontata in modo costante e senza rielaborazione periodica.

    Semmai alcune dimenticano un passo fondamentale: lo scopo non è solo bacchettare i “cativoni” irrecuperabili.
    Ma avere la pazienza e la gentilezza di istruire ed educare, di invitare e fare discussioni con quelle persone che sono disposte ad apprendere, a mettersi in discussione.
    E’ noioso, pesante, sfibrante? Perchè, gli altri compiti sono invece piacevoli, gradevoli e appaganti al 100%?
    No.
    Semplicemente, c’è da fare ANCHE questo, e partendo da casa propria.
    E qui lo dico apertamente per esperienza diretta: ho trovato poche donne femministe disposte a fare autocritica sui metodi e pensieri, sul ruolo riservato agli uomini da alcuni gruppi e collettivi.
    Se le stesse critiche le fanno altre donne, vengono più “tollerate” e prese in discussione… non dovrebbe suonare un campanellino d’allarme?
    Non possiamo permetterci sessismo involontario, occulto: a parte per i danni che sappiamo tutti che fa, ma invalida anche la coerenza e la credibilità.
    Oltre ad essere SBAGLIATO.
    E si, sono femminista io per primo.

    Rispondi

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