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Emma, you’re the next. Ma noi siamo a fianco a te.

Pochi giorni fa sono stata colpita dal discorso di Emma Watson che si è fatta portavoce presso l’ONU della campagna #heforshe, in cui si chiede agli uomini di affiancare le donne per i diritti umani richiesti a gran voce da un numero sempre maggiore di femministi e femministe. Il suo discorso è stato profondo, toccante, una vera manna per tutte quelle ragazze che ammirano l’attrice nei panni di Hermione Granger ed ora possono farlo anche oltre.

Qui trovate il testo completo del discorso in cui, in buona sostanza, si sottolinea come anche gli uomini siano intrappolati negli stereotipi di genere e come loro stessi dovrebbero promuovere le istanze femministe perché libererebbero tutti.

Fin qui sembrerebbe tutto rose e fiori, invece no. Perché non appena una donna si dichiara femminista scatta la rappresaglia di quella parte di mondo che ancora se la fa sotto dalla paura e che si aggrappa con le unghie e con i denti ai propri obsoleti privilegi. Quindi dei “coraggiosissimi” hacker anonimi hanno cominciato immediatamente con le minacce ed i tentativi di discredito, il più antipatico dei quali è la promessa “Sei la prossima” con il riferimento alla diffusione di foto private (spesso di nudo) che dei cretini hanno rubato giorni fa forzando la piattaforma ICloud, dove molti dati di telefonini restano registrati anche quando vengono cancellati dall’apparecchio in questione. Giorni fa era toccato a Jennifer Lawrence e già questa cosa mi aveva dato noia, perché tra i commenti più quotati c’era il classico: “Se non volevano che le foto fossero diffuse non doveva farsele”, che equivale al classico “L?hanno stuprata perché portava la minigonna”.

Ora Emma è sotto tiro e mi dispiace.

Sia ben chiaro: non mi verrà un colpo se mi toccherà vedere le nudità di Emma Watson. Non vedrò cose che metà del mondo non possieda, a meno che quella di Hermione non sia messa in orizzontale, cosa che mi spingerebbe, forse a guardarla due volte (scusate la leggiadria). Ciò che mi scandalizza è il modo sistematico in cui il maschilismo intende “punire” una donna che ha alzato la voce per denunciare i soprusi che tutte subiscono. E che sia stata minacciata attraverso la sua sessualità ed il suo corpo è proprio l’esempio pratico che tutti possono mettersi dove non batte il sole quando mi vengono a dire che ormai siamo tutte libere e che non c’è bisogno di femminismo.

Guardatela, questa libertà: appena alzi la testa trovi subito lo stronzo che cerca di metterti a tacere – pensampò – cercando di indebolire la tua credibilità attraverso il tuo corpo. Come se una donna mostrata nuda perdesse improvvisamente le facoltà mentali per essere resa un oggetto.

Il fatto è che – forse mi sbaglio – stavolta la reazione rabbiosa di questi cosiddetti haters ha scatenato l’idea opposta ed ha portato alla Watson un supporto senza precedenti. Più che derisione, mi pare si sia sparso un nuovo rispetto, per  questa ragazza. Che, ne sono certa, non si farà scalfire dal più subdolo degli attacchi. Qualsiasi azione contro di lei non sarebbe che la dimostrazione che quanto ha detto è vero. Quindi un ammissione di colpa da parte dei suoi stessi odiatori.

Quindi – capiterà, può darsi – di vedere le foto private di Emma Watson. E ci saranno battute grevi e risatine da parte di una manica di morti di f…rimasti al paleolitico che pensano che una tetta riesca ad inficiare qualcosa. Io non batterò ciglio. Che Emma Watson ha il seno, il sedere e persino – mon dieu – una vagina è cosa risaputa. Grazie al cielo sembra abbia anche cuore e cervello e quelli li ha messi in mostra lei. 100 punti a zero.

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  1. Bell’articolo. Io sono giorni che sto “combattendo” in difesa di Emma e di questo discorso contro tutti quei troll che la insultano, senza neanche aver capito di cosa parlasse.
    Io, la seguo dall’esordio, siamo coetanee, l’adoro. Mi piace come attrice e l’ammiro molto come persona. Riguardo le presunte foto hackerate, sinceramente credo sia una bella bufala.

    Comunque entro sta sera pubblicherò anche io un articolo sul mio blog a riguardo (non ce l’ho fatta in questi giorni per mancanza di tempo).

    Rispondi
  2. Pingback: #HeForShe: il discorso di Emma | Il Ragno

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