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22 Jump Street (ovvero: come andare al cinema “a caso” a divertirsi)

Sicuramente molti di voi hanno sentito parlare di “21 Jump Street”, il telefilm poliziesco arrivato anche in Italia, famoso più che altro per aver segnato il debutto di Johnny Depp.

Ebbene un paio d’anni fa ne è stato tratto un adattamento per il cinema con Channing Tatum e Jonah Hill nei panni degli agenti Jenko e Schmidt.

Il bello è che noi non lo sapevamo.

Ieri eravamo a mangiare al ristorante cinese e abbiamo avuto l’idea di andare al cine, ma le sale sono praticamente tutte occupate dallo strapotere dei Transformers (e da camion a robot e da robot a camion e da camion a robot e da robot a camion…altre tre ore no, eh!). L’unico film che resisteva fiero a cotanta megadistribuzione e che non aveva l’aria di essere una commedia rosa & tritacoglioni per i nostri Lui, né un horror che in questo momento non sarei riuscita a sostenere (ho voglia di evasione!) era questo e così siamo andati.

Ignorando che fosse un sequel.

All’inizio sono rimasta un po’ sgomenta, perché già sapevo di stare per vedere un film un po’ scemino e avevo paura di aggiungerci il carico da “noncicapiscounafavaperchéilprimononl’hovisto”.

Per fortuna, però, devo dire che la serialità dell’impianto ha fatto sì che la mancanza dell’episodio precedente fosse irrilevante: tutto ciò che bastava sapere (e che si evince benissimo dai primi minuti) e che i due protagonisti sono molto amici, hanno fatto insieme l’accademia di polizia e sono finiti a lavorare in un distretto che si occupa di infiltrare agenti in casi che riguardano i minorenni: la particolarità di questi poliziotti, infatti, è avere un aspetto abbastanza giovanile, tanto da renderli adatti a missioni nelle scuole etc.etc.

Così avviene anche in questo secondo episodio: c’è una partita di droga da scovare e Schmidt&Jenko devono risalire allo spacciatore. Ma nel college in cui si infiltrano ci sono tante distrazioni: la possibilità di diventare un campione di football, per esempio, nuove amicizie, il club bohemienne di cui fa parte la bella Maya…e per la prima volta la loro amicizia ed il loro sodalizio professionale cominciano a scricchiolare.

La cosa che più mi ha colpito molto favorevolmente è che, contrariamente a quanto mi aspettassi, questo non è un film tutto “tette&culi”. Anzi. A dire il vero si passa quasi al lato opposto, con un sacco di doppi sensi sul rapporto lavorativo dei due protagonisti che è equiparato in molti modi e molti momenti ad una vera e propria relazione. Con tutte le gelosie, le insofferenze  e le ripicche del caso.

C’è anche qualche battuta piazzata qua e là, chiaramente anti-discriminatoria.

E di trovare un simile concentrato di buoni propositi in quello che pensavo fosse una gran sciocchezza me l’ha fatto apprezzare il triplo: ecco cosa succede quando non si cade nella solita retorica che vede la donna bambolina e il macho, il cui unico picco di sensibilità è il pizzicarle una chiappa con delicatezza. Viene fuori un film che, nella sua leggerezza, fa ridere di gusto. Buone le interpretazioni dei protagonisti, ma soprattutto dei diversi personaggi di contorno, primo fra tutti il capitano Dickinson interpretato da Ice Cube.

Quindi, se vi capita e se avete voglia di un’ora e mezzo di puro relax, ve lo consiglio: risate assicurate, facili…ma non a discapito di generi o categorie. Una rarità, di questi tempi, anche in sceneggiature che si danno molte più arie.

 

Una risposta »

  1. è da vedere solo per Channing Tatum😄 sbav sbav

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