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Rolling Stones al Circo Massimo (E io c’ero).

Vi dirò la verità: sono andata a Roma da “non fan”. E per questo intendo dire – non che non mi piacessero gli Stones – ma che non è che io sia un’esperta della loro musica né della loro storia. Come tutti, avevo ascoltato ed apprezzato diverse canzoni e come alcuni ho una vaga predilezione per Keith Richards.

L’idea del concerto è venuta a Lui (Lui, il mio, non a Keith Richards) perché piacciono tanto a sua mamma. E infatti siamo partiti in tre, con lei che sembrava una ragazzina di tredici anni alla prima esperienza, tanto che le brillavano gli occhi. Perché – si viene a sapere poi – Mick Jagger è il grande amorazzo di una vita e questo evento è un “regalo”.

Siamo partiti il giorno stesso, abbiamo pranzato con caaaaalma in un ristorantino nei pressi della zona “rossa”. Roma ci ha accolto con un sol leone che mi ha subito fatto pensare che l’attesa sarebbe stata una graticola.

Cucù! Keith Richards saluta i fans dal balcone. Che faccia! Troppo simpatico!😀

Ora, anche se nessuno lo direbbe a vedermi così fine e delicata, ho una buona esperienza di concerti. Concerti anche metal, come dire. Undici ore di transenna, tanto per. Mi chiedevo se avessi ancora l’età per queste cose, ma poi guardando la mia “quasi suocera” con gli occhi brillini ho pensato  che sì, ce l’ho.

Sinceramente la parte più dura è stata arrivare all’ingresso, perché gli stewards ci hanno fatto fare il giro dell’oca (o – meglio – del Colosseo) per poter accedere. Dopodiché, però, si può dire che non abbiamo dovuto fare alcuna coda il che per me è stato un mezzo miracolo.

Ovviamente, al nostro arrivo era già STRAPIENO. Arrivare nei pressi del palco, con gente pronta a tutto che era lì accampata da due giorni, era inverosimile. Però abbiamo trovato una buona posizione sul crinale. Si vedevano il palco e i suoi occupanti, benché fossero più o meno a grandezza puffo, ed era già qualcosa. Anche perché la gente continuava ad arrivare a frotte.

Cmq, ci siamo sistemati sugli asciugamani, abbiamo aperto l’ombrellino parasole, crema, cappellino…e via sul girarrosto.

Io poi ho avuto la bella pensata di mettermi i jeans. No, ma complimenti. E’ che i miei concerti migliori sono stati in Finlandia, dove non c’era il problema del caldo, diciamo. Comunque ho sopportato stoicamente, pensando che forse no. Non ho più l’età.

Verso le 16.00 la morsa del caldo si è allentata e allora ho pensato che sì, ho ancora l’età. Nel frattempo il Circo Massimo si era riempito a metà. E io pensavo a Ben Hur e alle bighe, alla ragazza seduta accanto a me che – santo iddio – si è fatta cinque ore seduta con la schiena perfettamente dritta e l’aria zen di chi in realtà lì c’è solo per caso. La mia “quasi suocera” che attaccava bottone con tutti i i vicini di posto, dicendo quanto era emozionata, che non doveva perdere il prezioso binocolo “dono” della sua migliore amica per l’occasione, che si alzava per comprare una tazza-ricordo…che bello essere fans.

Poi inesorabilmente è arrivata la sera. Il tempo di uno spuntino e finalmente è apparso un ragazzo sui trent’anni (forse meno) che aveva l’arduo compito di scaldare il pubblico. E ci è riuscito, grazie alle doti di bravissimo chitarrista. Il nome del tizio è John Mayer e tenetelo presente, perché secondo me se ne sentirà parlare ancora.

John ha suonato un’ora buona, accompagnando il sole al suo tramonto. L’emozione ha cominciato a crescere insieme all’attesa.

Il palco, lo saprete dai giornali, era di 40 mq, dominato da tre maxischermi incorniciati da decorazioni in stile art decò (belle, ho pensato subito). Altri due maxischermi erano montati su strutture più o meno a metà dell’arena, perché sì, c’era pieno di gente anche in fondo. E laggiù non so cosa si vedesse esattamente.

Il pubblico: tre – forse quattro – generazioni, considerando che ho visto gente dell’età di Mick Jagger e bambini di dieci anni che saltellavano accanto a genitori che potevano avere appena qualche anno più di me. Un pubblico entusiasta, variegato, fervente. Felice di esserci (e questo fa tanto, in un evento così).

L’organizzazione: a mio parere buona la logistica. Servizio d’ordine imponente, spero sinceramente che il giorno dopo si sia fatta pulizia nel sito, perché dalla parte del nostro crinale non c’era un solo cassone per l”immondizia, ma un mare di bottigliette di plastica. A me è stato detto che ci sono state polemiche per l’affitto a prezzo irrisorio del sito, ma che non è stata fatta parola del contributo di 200.000 euro per le “pulizie”. Non so quale sia la realtà, per parte mia ho cercato di raccogliere i rifiuti in un sacchetto, ma era l’unico che avevo e dalla mia parte saremmo stati 50.000, capirete anche voi.

Insomma, con il calare del buio, il palco si è illuminato di una fiammata. Un boato. Ed io ho pensato subito “Gente di un certo livello”, non so perché. Le note di intro erano quelle di “Jumpin’ Jack Flash”.

Avevo letto tante cose sugli Stones: che sono vecchi, che è ridicolo che a settant’anni stiano ancora a sculettare sul palco, che Mick Jagger qua, che Keith Richards là. E l’unica cosa che mi chiedo è perché certa gente parli e scriva solo per dar fiato ai propri tromboni e senza capire un accidente.

Alla seconda canzone, “Let’s spend the night together” mi avevano già conquistata. Sono diventata la loro ultima fan. Arrivo in ritardo, lo so, ma non mi vergogno. Non è colpa mia se prima ero ignorante. Da quel momento è partito un treno: il tempo è volato. Sono rimasta impressionata – come tutti – nel pensare che questa gente ha l’età di mio padre e corre su e giù come se fossero miei figli, altroché. Qualche “maligno” ha insinuato che sono fattoni. Ebbene che mi dicano di cosa si fanno, che ne voglio un po’ anche io se a 70 anni mi viene il sorriso contagioso di Keith Richards. (L’ovazione che il pubblico gli ha dedicato a circa metà concerto, quando Jagger si è preso una piccola pausa, è stato per me uno dei momenti più emozionanti. La mia vaga predilezione ha assunto per qualche secondo i contorni dell’adorazione, potenza della folla!😀 ).

La scaletta comprendeva, oltre alle canzoni già citate, successi come “Streets of Love” (che momento romantico! Io e Lui che ci diamo un bacino al volo, perché baciarsi con Mick che ce la canta era do-ve-ro-so!), It’s Only Rock’n’Roll, Respectable (quest’ultima scelta dai fans attraverso un sondaggio su internet),Tumbling Dice, Out of Control (durante la quale c’è stato un pregevolissimo duetto tra l’armonica di Mick e la chitarra di Keith) e poi le più classiche Honky Tonk Women, Gimme Shelter, Start me Up (che è forse tra le più famose ed anche la mia preferita, sarà perché la conoscevo già molto bene!), Simpathy for the Devil (e dovevate vederlo, Mick, avvolto in una mantello nero con boa di piume rosse!) e Brown Sugar.

L’encore prevedeva You can’t always get what you want e I can’t get no (Satisfaction), che è stata una roba da urlo.

Mea culpa: ce ne sono state altre nel mezzo…ma non conosco i titoli. Di sicuro sono state due ore e mezzo di ottima musica, uno spettacolo difficile da descrivere per chi non era là.

Mick Jagger ha parlato un pochino anche in italiano, decantando la bellezza del sito, l’ottima risposta del pubblico e augurandoci – memore delle fortune passate – di vincere pure i mondiali. Se vinciamo anche stavolta verrà imbalsamato e portato a feticcio per i prossimi cinquemila anni. Anche se l’idea è che tra 5000 anni loro saranno ancora lì in barba ai detrattori.

No, davvero, sono flashata. Keith Richards ha ancora un sorriso da far tremare le gambe e con la fascetta della Giamaica a tenergli i capelli bianchi sembra più giovane di taaaaaante persone che conosco.

Ma non voglio dire che sembrano più giovani, quando l’età anagrafica è quella che è. Sono splendidi settantenni, che nonostante gli eccessi sono ancora lì – per soldi o per passione, questo non lo giudico, fatelo voi – a regalare emozione alla gente. Ed è gente che SA suonare (certo, ai nostri tempi giocano facile visto che ad oggi sono davvero pochi quelli in grado di costruirsi una carriera non basata su due o tre canzoni) e che ha ancora da dire la sua, è gente che ha fatto e continua a fare la storia della musica.

Fotonici  loro e supersonica l’esperienza.

Ieri sera sono andata a letto alle otto e mezzo. Io non ho più l’età, ma loro sì. Che invidia!!!

 

 

 

 

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