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La costruzione sociale e mediatica della “madre del mostro”. Oltre le lasagne c’è di più

Sacrosanto articolo dalle amiche di “Un altro genere di comunicazione”, per quest’italietta trasformata in salotto di maria De Filippi che ritiene più grave un paio di (presunte)corna rispetto a un (presunto) assassinio.

Ex UAGDC

Abbiamo parlato solo ieri della costruzione mediatica e sociale del “mostro”. Quel mostro così lontano da noi, così arcano e innaturale, che ci piace tanto tenere distante dalla nostra quotidianità. Quel “mostro” a cui, però, bisogna riconoscere sempre e comunque delle attenuanti che possano spiegare la “lucida follia” di cui parlano i giornali, soprattutto quando ad essere uccisa è una donna, moglie o sconosciuta che sia.

E anche di questo abbiamo scritto nel nostro articolo. Di come la colpa possa essere addossata ad una “moglie che opprime” o una “donna che seduce”.

E dopo la vita di mogli, compagne, ex, amanti, partner occasionali che i nostri giornali hanno scandagliato per trovare la benché minima giustificazione nei confronti dei delitti commessi dai loro omicida, cercando di dimostrare come fossero opprimenti e asfissianti oppure dominati e promiscue, non poteva certo mancare l’invettiva contro le “madri dei mostri”, tirando fuori ancora una volta la malattia mentale

View original post 807 altre parole

Una risposta »

  1. l’educazione di un figlio è responsabilità di entrambi i genitori che influiscono comunque con la loro presenza o assenza

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