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Per dieci minuti, di Chiara Gamberale

Di Chiara Gamberale avevo sentito parlare (benino) su qualche blog dedicato, anche se a volte ho un po’ il timore del ggggiovine autore italiano alla Paolo Giordano (i suoi numeri primi non mi sono piaciuti, ahimé) che non vorrei fosse spinto da non so quale lobby di pennaioli che vuole conquistare l’universo-mondo.

Tuttavia, questo libro mi ha incuriosita per il fatto di proporre un giochino di psicologia che secondo me è anche un ottimo modo per modificare le nostre vibrazioni negative e prepararci ad essere meno resistenti al cambiamento.  Poiché dice il saggio che non è il cambiamento a farci del male ma la nostra resistenza ad esso, capirete anche voi come la cosa mi abbia attratta da subito.

Il romanzo ha uno stile autobiografico ed io non so se per davvero alla signora Gamberale sono successe tutte ste sfighe (le auguro di no).  Alla Chiara protagonista del racconto succede tutto insieme: il marito la lascia e la rubrica che tiene su un famoso settimanale viene affidato ad una reduce del Grande Fratello. E lei, che da sempre si era appoggiata a questi due pilastri, si trova ad essere barchetta di carta tra onde gigantesche.

La terapista a cui si rivolge la costringe a fare un esperimento: ogni giorno per dieci minuti dovrà fare qualcosa che non aveva mai sperimentato prima. Cosa non importa, purché sia un’esperienza completamente nuova. E la nostra eroina prende la il gioco sul serio, anche se all’inizio è dura.

Il suo percorso passa da una manicure all’hip hop imparato su internet, dai pancakes cucinati per sbaglio, fino ad un intensificare i rapporti con la famiglia, e perfino a camminare all’indietro su un marciapiede affollato. Le cose nuove di Chiara sono, in fondo, piccoli cambiamenti che però la portano per davvero ad essere una donna nuova. E l’esperimento funziona perché, seppur a fatica, la protagonista si trasforma da donna sempre timorosa di sé e degli altri in persona che, se non ha abbandonato del tutto le sue paure, di sicuro è meglio disposta ad affrontare le conseguenze delle sue azioni. Più elastica e, per questo, un po’ meno fragile.

Se lo stile a tratti mi è parso un po’ lagnoso (ma forse sono io che non apprezzo la squisita ricerca del lessico…ehm, insomma, quelle cose lì), il libro in generale mi è piaciuto perché il personaggio principale è descritto con grandissima umanità nel bene e nel male. E anche i personaggi di contorno sono ben tratteggiati, benché approfonditi solo quanto basta per non lasciare buchi di trama.

Ovviamente, la parte del leone, la fa il gioco. Sì, perché credo che venga spontaneo, dopo la chiusura del libro, volerlo provare per vederne l’effetto. Per una come me, poi, che è terrorizzata dai cambiamenti, potrebbe essere l’ideale. E chissà che non vada a far parte dei tentativi per la Scuola di Felicità. Beh, la domanda non dovrebbe essere perché, ma perché no?

 

Consigliato a chi ama i romanzi di introspezione ed ha bisogno di una proposta che inviti al sorriso.

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  1. Passato giusto per un salutino🙂

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