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Resurrection

Cosa fareste se, un giorno, vi si presentasse davanti una persona che da anni credevate morta? Ma attenzione, non è che questa persona fosse solo “dispersa”. No, ne avete riconosciuto il cadavere, ne avete celebrato il funerale, ne avete avuto il cuore straziato per trent’anni…ecco, cosa fareste se un giorno questo tornasse, come se non fosse passato un minuto?

La sfida del telefilm “Resurrection” si basa proprio su questa domanda.

Sono inciampata ieri sera in questa nuova serie tv di Rai Due. Non ne avevo mai sentito parlare prima, non ne avevo visto la pubblicità. Semplicemente, mentre facevo zapping, l’inizio è stato abbastanza interessante da farmi fermare. Il che non è scontato, perché normalmente snobbo la programmazione italiana “normale”.

Documentandomi su wikipedia, ho scoperto che si tratta di una serie della ABC (gli stessi di “Once Upon A Time”) in otto puntate, recentemente rinnovata per una seconda stagione e tratta dal libro “The Returned”  di Jason Mott.

La trama (e la realizzazione) hanno atmosfere vagamente “alla Stephen King-ultima maniera” ovvero si mostra la reazione di una piccola comunità di fronte ad un fatto inspiegabile (avete presente “The Dome”?). In questo caso, però, si tratta di un ritorno di alcuni degli affetti più cari e non è un’invasione di zombies. Le persone tornano esattamente com’erano, non sono mostri e questo potrebbe rivelarsi ancora più pericoloso perché sono in grado di scardinare le difese di chiunque…

Il primo a tornare è Jacob, un bambino di otto anni morto trentadue anni prima dell’inizio della storia. Si risveglia in un campo, in Cina. E viene preso in carico da un agente dell’ufficio immigrazione Martin Bellamy, che lo riporta a casa senza sapere nulla. I suoi genitori reagiscono in maniera diversa: la madre, Lucille, è disposta a credere ciecamente al miracolo, mentre il padre Harold tenta disperatamente di resistere.

Il bambino, però, sa cose che nessun altro può sapere ed è in grado di dire la verità anche sulla prematura scomparsa della zia, che tutti credevano fosse morta insieme a lui nel tentativo di salvarlo. E si scopre che non è andata proprio così…

La situazione si complica quando appare un altro “revenant”, il padre di una ragazza che aveva avuto un infarto circa quindici anni prima. Questo personaggio è più inquietante, perché nella sua famiglia, mentre la figlia lo accoglie con sollievo, il figlio minore – una personalità borderline – non riesce proprio ad accettarlo ed è convinto di non avere a che fare con il proprio padre.

Le tombe contengono i resti e queste creature mangiano per tre. Questi sono, per ora, gli unici elementi “discordanti” che fanno pensare che gli sceneggiatori abbiano in serbo qualcosa di grosso…il belo però è che non sappiamo cosa.

I toni sono più drammatici che “horror” e la sensazione è che ci sia ancora tutto da scoprire, per questo penso che “Resurrection” sia un buon modo per passare i prossimi tre lunedì sera. Speriamo che la storia mantenga le promesse.

 

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