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Chi ha paura di Conchita Wurst?

I Russi hanno avuto un coccolone. Non se la possono bere che all’Eurofestival abbia vinto proprio lui, Thomas Neuwirth, 25 anni. Hanno protestato a tutti i livelli, definendolo pervertito, tentando di ritirare la partecipazione della Russia dalla rappresentazione (non si sa mai che le biondine gemelle inviate in gara potessero risultare contagiate da cotanta malvagità…).

Che cos’ha fatto Thomas per essere oggetto di tali pesanti critiche e spauracchio dell’intera Europa? Si è presentato come Drag Queen, con il nome di Conchita Wurst, l’abito scintillante i capelli lunghi, gli occhioni truccati e la barba. Sì, avete capito bene, la barba (curatissima).

Se avesse sgozzato un capretto sul palco, forse, non avrebbe ricevuto le stesse critiche.

A parte che tutti l’hanno etichettato come trans, cosa che una Drag Queen non è necessariamente.

La Drag Queen è un uomo che per fare spettacolo adotta abiti femminili.

Il travestito è un uomo che per il proprio piacere personale adotta abiti femminili.

La trans è una donna nata nel corpo “sbagliato”, che deve affrontare un doloroso e faticoso calvario sia psicologico che chirurgico per sentirsi a proprio agio.

Capirete che non è esattamente la stessa cosa.

Tuttavia, siccome omofobia e misoginia dipendono sempre dalla stessa cosa, cioè l’ignoranza, la piccola spiegazione è necessaria.

Dicevamo, Tom si è presentato come Conchita ed ha osato vincere. Si potrebbe obiettare sul fatto che di certo gli europei hanno votato un personaggio che in qualche modo li stuzzicava o ne solleticava la curiosità. Si può dire che forse il personaggio abbia “scavalcato” la canzone e forse sia stata premiata più la “stranezza” che l’arte. E’ già successo, non me ne stupirei. Non ho nemmeno sentito tutte le canzoni dell’Eurofestival (quella di Emma l’ho canticchiata tutta la sera, ma mi domandavo come mai non stabiliscono un regolamento: o cantano tutti in inglese o ognuno canta nella propria lingua. E vogliamo parlare della caprese? Che tristezza.), ma “Rise like a Phoenix” mi è piaciuta molto.

Detto ciò non capisco cosa significhino le parole di un politico russo che dice che l’Europa non vuole più uomini e donne, ma qualcosa di indefinito. Lo spauracchio di questa “teoria del genere” che non è altro che un cercare di far accettare a dei poveri di spirito il fatto che se una persona ama vestirsi da donna, o vorrebbe diventarlo con tutto il cuore, questo non distruggerà il mondo. Perché non è una malattia contagiosa e chi nasce nella maggioranza degli etero tale resterà. Quindi l’accettazione serena che la realtà umana è anche altro non può che essere un beneficio, perché dovrebbe aiutare a sviluppare la tolleranza verso ciò che è diverso da noi e quindi appianare molti dei conflitti che attualmente deturpano la nostra società.

La vittoria di Conchita sarà sicuramente una scelta “politicamente corretta”, ma reca con sé anche un messaggio molto positivo, anti-discriminazione. Non significa che da domani tutti saranno costretti a travestirsi. Significa che c’è un’altra realtà alla quale guardare -magari con curiosità – ma senza paura.

Davvero, che senso avrebbe avere paura di Conchita Wurst?

Inutile dire che a me è venuto in mente anche che la componente misogina all’interno dell’omofobia è sconcertante. L’omosessuale – e in generale chi si avvicina al mondo femminile – è disprezzato perché non è più considerato un “Vero Maschio”. E la concezione di mascolinità è sempre più associata al fattore violenza, come se fosse l’unico modo rimasto per affermarla. Che tristezza.

E invece guarda che strana, la barba di Conchita sotto quelli occhioni pieni di rimmel. Che spiazzante. Ma è attraverso lo straniamento, il sorriso e – perché no – una bella canzone che forse (dico forse!) mitigheremo il nostro senso di controllo verso gli altri e il disprezzo verso ciò che non rientra nei nostri rigidi schemi mentali.

Se lo notate, uso il “noi”. Conchita ha spiazzato anche me. Ho avuto bisogno di un po’ di tempo per metabolizzare un’immagine così diversa da quelle che mi sono state inculcate finora.  Ora, però, è sotto gli occhi di tutti ed il messaggio – ben chiaro – è che è giunto il tempo che la smettiamo di guardare la barba, o gli strass. E pensiamo un po’ di più al contenuto.

 

 

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  1. Condivido tutto quello che dici; che misoginia e omofobia siano strettamente collegati è un dato noto (anche all’interno della comunità LGBT esiste questo fenomeno, in modo piuttosto diffuso) e molto spesso l’ “omofobia passiva” (e.g. ‘mi dà noia che due ragazzi si tengano per mano/si bacino, ma non due donne’) deriva più dagli stereotipi di genere che da problemi con l’orientamento sessuale. É lo stesso motivo per cui in Italia noi lesbiche siamo sempre state più invisibili, fintanto che rimanevamo nei canoni di quello che ci si aspetta da una donna (al massimo venivi tacciata di zittellaggio).

    Una piccola nota a margine: non cadere anche tu nella trappola linguistica della ‘teoria di genere’ (“Perché non è una malattia contagiosa e chi nasce nella maggioranza degli etero tale resterà.”), orientamento e identità sessuale non sono necessariamente correlati

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  2. Non c’è un motivo valido e razionale per urlare contro qualcuno per il suo aspetto.
    Nemmeno si fosse presentato nudo -.-

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  3. A me pare che la barba abbia prevalso sulla canzone. Fosse stata una bella donna o un bell’uomo, probabilmente non sarebbe passata. Quindi, ancora una volta, ha vinto l’apparenza.
    Non mi piace questa ostentazione del “diverso” e nemmeno le critiche a chi giudica. Se hai voglia di essere diverso devi anche essere pronto ad essere additato.

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    • Ostentazione? 😀 Lei ha solo partecipato, come gli altri. Non ha sparato fuochi d’artificio. 🙂 Quando hanno vinto i LORDI nessuno ha avuto nulla da ridire, mi sembra.

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    • Ricapitolando. A te non piace l’ostentazione del diverso (?) e critichi. A me non piace la tua critica e ti critico, però tu puoi criticare perché hai ragione ma io non posso criticarti perché tu hai diritto di criticare. Mi manca il passaggio in cui anche io ho libertà di criticarti.

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      • Ognuno è libero di dire ciò che pensa, così come Conchita di presentarsi con la barba!

      • Non è vero. Hai detto che non ti va che si critichi chi la giudica. Tre commenti sopra. (poi francamente questa storia dell’ostentazione del diverso ha stufato da seimila anni. Un po’ di onestà intellettuale. Dite che la gente che non rispetta i vostri canoni di normalità vi fa schifo e non la vorreste vedere. Sareste molto più onesti. Persone migliori magari no, ma meno ipocrite)

      • Sono tutto tranne che intellettuale…e soprattutto “normale”, si tanto “normale” da risultare diversa. Però di schifo non ho parlato e non credo di essere ipocrita solo per così poco…

  4. non c’è nessun motivo razionale per aver paura di una drag queen, in effetti

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