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Se gli uomini scappano.

Questo post è rivolto a tutte quelle ragazze -comprese le poverine che si sono subite il programma di Belèn ieri – che almeno una volta nella vita si sono sentite dire: “Se continui ad essere così “poco femminile” tutti i ragazzi scapperanno!” ma anche le sue infinite varianti, per cui basta sostituire “poco femminile” con un aggettivo a caso che esuli dallo stereotipo imposto di fanciulla graziosa, innocente e – diciamocelo – parecchio stupida e noiosa.

Lo spauracchio dell'”uomo che se non sei così o cosà scappa“, devo essere onesta, mi ha sempre fatto parecchio ridere. E io non sono una di quelle persone che pensano che dovremmo vivere senza, al contrario.

Cominciamo da un presupposto abbastanza banale, ovvero: come ben sappiamo fin dagli albori della nostra civiltà alle bambine viene insegnato che il matrimonio e la maternità sono la Realizzazione con la R maiuscola per una donna. Tutto il resto è un optional.

E credo che molte di noi, spinte dagli ormoni e dal sacrosanto desiderio di amare ed essere amate, abbiano scambiato questa sorta di indottrinamento per verità insindacabile. Ma se il desiderio di amare ed essere amate è veramente presente in molte di noi dov’è la gabbola?

La gabbola è rappresentata dal fatto che l’Amore, la Passione e la Maternità non sempre costituiscono un tutt’uno, non sempre devono essere conseguenza l’uno dell’altro e non sempre devono rappresentare l’intera vita di una persona, uomo o donna che sia. E’ un po’ lo stesso motivo per cui mi sembra scemo far corrispondere la vita di una donna con la maternità e sovrapporre il suo grado di soddisfazione al livello di mammitudine raggiunto. Cosa significa, che odio i bambini? NO!!! Che penso che non debbano più essere generati?DOPPIO NO! Che essere mamma faccia schifo? TRIPLO NO! Penso però che chi non genera è donna esattamente come chi ha sfornato 4 o 5 pargoli, non un’oncia di meno, e chi sostiene il contrario è vittima di pregiudizio.

Allo stesso modo, la corsa al matrimonio mi ricorda tanto le peripezie dei cercatori d’oro nel klondike, quando si faceva a gara a chi raggiungeva il pezzo di terra più appetibile per aggiudicarsi un filone d’oro che permettesse di vivere nell’abbondanza per il resto della vita. Sarà un caso se tutte le fiabe, in particolare quelle rivolte alle bimbe, terminano con il Lieto Giorno? Sarà un caso se nessuno dice mai cosa succede dopo? Non te lo dicono, no, che il matrimonio, semmai, è l’inizio e non la fine di un percorso ad ostacoli. Perché ce ne vuole, a sopportarsi. E lo dico con tutto l’amore di questo mondo.

Ma dopo questa lunghissima digressione torniamo a bomba: la corsa al matrimonio iniziata in età prescolare, mette un sacco di paletti alla vita delle bambine. Il pregiudizio vuole che sia femminile solo ciò che è esile, quieto, tranquillo, armonioso, silenzioso, grazioso…etc. etc. Tutte belle qualità, ma – avete notato? – TUTTE PASSIVE.

Vi offro, per riflettere, un passaggio dal libro “Stupore e Tremori” di Amélie Nothomb., sull’estremizzazione di questa “passività”. In questo caso è riferito alla società giapponese, ma possiamo tristemente allargarne la visuale:

“[…] Non che la Giapponese sia una vittima, tutt’altro. Tra le donne del pianeta non è certo la più sfavorita dalla sorte. Il suo potere è notevole: so quel che dico.
No, se bisogna ammirare la Giapponese (e bisogna farlo) è perché non si suicida. La cospirazione contro il suo ideale comincia in tenerissima età. Le ingessano il cervello: “Se a venticinque anni non sei ancora sposata, hai di che vergognarti”, “se ridi, non sei fine”, “se il tuo viso esprime un sentimento, sei volgare”, “se menzioni l’esistenza di un pelo sul tuo corpo, sei immonda”, “se un ragazzo ti bacia sulla guancia in pubblico, sei una puttana”, “se mangi con piacere, sei una scrofa”, “se provi piacere a dormire, sei una vacca”. Precetti del genere sarebbero ridicoli se non ti si conficcassero dentro.Perché, in fin dei conti, ciò che si trasmette alla Giapponese attraverso questi dogmi insensati è che non bisogna sperare in niente di bello. Non sperare di godere, perché il piacere ti annienterà. Non sperare di innamorarti, perché non vali abbastanza: quelli che ti ameranno lo faranno per i tuoi miraggi, mai per la tua verità. Non sperare che la vita ti porti qualcosa, perché ogni anno che passa ti leverà qualcosa. Non sperare in una cosa semplice come la tranquillità, perché non hai nessuna ragione per startene in pace. Spera di lavorare. Visto il tuo sesso avrai poche possibilità di arrivare in alto, ma spera di servire la tua azienda. Lavorare ti farà guadagnare dei soldi dai quali non trarrai nessuna gioia, ma da cui potrai eventualmente trarre dei vantaggi, per esempio in caso di matrimonio – perché non sarai tanto stupida da supporre che qualcuno possa volerti per il tuo valore intrinseco.A parte questo, puoi sperare di vivere a lungo, cosa che in sé non ha nulla di interessante, e di non conoscere il disonore, cosa che invece ha un fine in sé. Qui si ferma la lista delle tue speranze lecite. E comincia la serie interminabile dei tuoi doveri sterili. Dovrai essere irreprensibile, per la semplice ragione che non si può fare altro. Essere irreprensibile ti porterà solo ad essere irreprensibile, non sarà motivo di orgoglio e tanto meno di voluttà.
Non è possibile enumerare tutti i tuoi doveri, perché non esiste attimo della tua vita che non sia dominato da uno di essi. Anche quando sarai chiusa in un bagno per dare umile sollievo alla tua vescica, avrai il dovere di vegliare perché nessuno possa sentire il canto del tuo ruscello: dovrai quindi tirare la catena in continuazione.
Ho fatto questo esempio per farti capire una cosa: se perfino la tua sfera più intima e insignificante della tua esistenza è sottomessa a una regola, figurati quale sarà la vastità degli obblighi che, a maggior ragione, peseranno sui momenti essenziali della tua vita.
Hai fame? Mangia appena, perché devi restare magra, non per il piacere di vedere la gente girarsi per strada al tuo passaggio (non lo farà nessuno), ma perché è vergognoso avere qualche rotondità.
Hai il dovere di essere bella. Se ci riesci, la tua bellezza non ti darà voluttà alcuna. Gli unici complimenti che eventualmente riceverai proverranno da occidentali, e sappiamo bene quanto siano privi di gusto. Se ti ammiri allo specchio, fallo per paura e non per piacere: perché la tua bellezza ti porteràsolo il terrore di perderla. Se sei una bella ragazza, non varrai granché; se non sei una bella ragazza, varrai meno di niente.
Hai il dovere di sposarti, preferibilmente prima dei venticinque anni che saranno la tua data di scadenza. Tuo marito non ti darà l’amore, a meno che non sia matto, e non c’è felicità nell’essere amata da un matto. In ogni caso, che ti ami o meno, non lo vedrai mai. Alle due del mattino un uomo esausto e spesso ubriaco tornerà da te e sprofonderà nel letto coniugale dal quale si alzerà alle sei senza averti detto una parola.
Hai il dovere di avere dei bambini che tratterai come divinità fino a tre anni, età in cui, d’un colpo, li caccerai dal paradiso per arruolarli al servizio militare, che durerà dai tre ai diciott’anni e poi dai venticinque fino alla morte. Sei obbligata a mettere al mondo esseri umani che saranno tanto più infelici quanto più profondamente l’idea di felicità si sarà radicata in loro nei primi tre anni di vita.
Trovi orribile tutto questo? Non sei la prima a pensarlo. Le tue simili lo pensano dal 1960. Come vedi, non è servito a niente. Molte di loro si sono ribellate e anche tu forse ti ribellerai nel solo periodo libero della tua vita, tra i diciotto e i venticinque anni. Ma a venticinque anni ti accorgerai all’improvviso di non essere sposata e proverai vergogna. Abbandonerai l’abbigliamento eccentrico per un tailleur sobrio, calze bianche e scarpe ridicole, sottoporrai la tua splendida capigliatura liscia a una messa in piega desolante e ti sentirai sollevata se qualcuno – marito o datore di lavoro – ti vorrà.
Nel caso molto improbabile che tu faccia un matrimonio d’amore, sarai ancora più infelice perché vedrai tuo marito soffrire. Meglio non amarlo: così riuscirai a rimanere indifferente di fronte al naufragio dei suoi ideali, visto che lui, tuo marito, ne ha ancora. Gli hanno fatto sperare, per esempio, nell’amore di una donna. Si accorgerà presto invece che tu non lo ami. Come potresti amare qualcuno con quell’ingessatura che paralizza il cuore? Ti hanno imposto troppi calcoli perché tu possa amare. Se ami qualcuno è perché non ti hanno educata bene. I primi giorni di nozze, simulerai ogni genere di cose. Bisogna riconoscere che nessuna donna ha il tuo talento per la simulazione.
Il tuo dovere è quello di sacrificarti per gli altri. Non credere però che il tuo sacrificio renderà felici coloro ai quali ti dedicherai. Servirà solo a non farli arrossire per te. Non hai nessuna possibilità di essere felice o di rendere felice.
E se in via del tutto eccezionale il tuo destino sfuggirà a una di queste regole, soprattutto non dedurne che hai trionfato: puoi dedurne casomai che ti sbagli. D’altronde te ne accorgerai molto presto, perché l’illusione della tua vittoria può essere solo momentanea. Non gioire dell’istante: lascia questo errore di calcolo agli occidentali. L’istante non è niente, la tua vita non è niente. Nessun tempo al di sotto dei diecimila anni conta qualcosa.
Se può consolarti, nessuno ti considera meno intelligente di un uomo. Sei brillante, la cosa è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che ti trattano tanto bassamente. A pensarci bene, però, è davvero una consolazione? Almeno, se ti ritenessero inferiore, il tuo inferno avrebbe una spiegazione, e potresti uscirne dimostrando, in conformità con i precetti della logica, l’eccellenza del tuo cervello. E invece no: ti sanno uguale, se non superiore. E dunque la tua geenna è assurda, il che vuol dire che non esiste via di fuga.
Invece ce n’è una. Una sola ma alla quale hai pienamente diritto, a meno che tu non abbia fatto la stupidaggine di convertirti al cristianesimo: hai il diritto di suicidarti. In Giappone è un atto molto onorevole. Non pensare però che l’aldilà sia uno di quei paradisi giocondi descritti da quei simpaticoni degli occidentali. Dall’altra parte non c’è niente di straordinario. In compenso, pensa alla cosa più importante: la tua reputazione postuma. Se ti suicidi, sarà splendente e sarà l’orgoglio dei tuoi parenti. Avrai un posto di riguardo nella tomba di famiglia: è la speranza più grande che un essere umano possa nutrire.
Certo, puoi anche non suicidarti. Ma allora, prima o poi, non reggerai e in un modo o nell’altro cadrai nel disonore: ti troverai un’amante, o ti metterai a mangiare, o diventerai pigra – tutto può accadere. È stato notato che gli esseri umani in generale, e le donne in particolare, faticano a vivere a lungo senza cadere in uno di quei piccoli vizi legati al piacere carnale. Se diffidiamo di quest’ultimo non è per puritanesimo: lungi da noi questa ossessione americana.
A dire la verità, si deve evitare la voluttà perché favorisce la traspirazione. Non c’è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l’inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità.
Tra il suicidio e la traspirazione non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore. Se ti dai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre. […]”

(grazie a EUBLOG per la raccolta della citazione)

Che cosa esce da queste pagine amarissime? Che l’annullamento sarebbe il male minore. Perché chi ti vuole ti vuole solo nella misura in cui corrispondi a un desiderio, che però non è il tuo. Ma sarà davvero così? Le varie mamme/nonne, i carissimi amici/conoscenti che ci dicono la frase “Se non sei così o cosà gli uomini scapperanno” non suggeriscono che questo: “Annullati, pur di piacere a qualcuno”. E qualcuna lo fa. Per carità, non è che si suicidi (!!!) ma cerca di adeguarsi, e siccome gli standard imposti sono praticamente inarrivabili ne consegue una continua insoddisfazione che porta, sul piano psicologico, all’infelicità e sul piano pratico all’acquisto di prodotti e servizi che diano l’illusione di “avvicinarsi” al modello desiderato.

Per esempio, se la dote principale di una ragazza è l’intelligenza, piuttosto che un bel faccino, spesso si sentirà ripetere “Sei troppo intelligente per i ragazzi, li spaventi.” e verrà incoraggiata a dedicarsi a cose come la cura dei capelli, delle unghie, del peso. E io dico: seriously? Allo stesso tempo, poi, passa lo stereotipo della ragazza bella = scema quindi cosa dobbiamo dedurre che se non sei graziosa e scema gli uomini scappano? Ma siamo sicure sicure che devono essere le ragazze ad adeguarsi a QUESTO TIPO DI UOMINI?

Ritengo che un mattone base di un rapporto d’amore sia il confronto. Laddove il confronto con l’altro non è paritario, non si può parlare di vero amore, ma di dipendenza per un verso o per un altro. Se un uomo – così come sembra dai fautori del “sii così se no scappano – non riesce a sostenere la personalità di una donna vale la pena perderci del tempo? Vista l’abbondanza di pesci nel mare non sarà meglio dedicarsi alla ricerca di qualcuno che ci capisca e sostenga nella stessa misura in cui noi siamo in grado di farlo con lui/lei?

In sostanza, ritengo che sto fatto degli “uomini che scappano” sia un bene. Vale un po’ il detto del “ognuno avrà ciò che si merita”: secondo me uomini scemi cercano donne sceme e viceversa. Che poi durante l’adolescenza ci si senta soli e incompresi da tutti e sembri sempre che il tanto desiderato amore non arrivi mai è quasi fisiologico, ciò non significa che siamo necessariamente noi quelle sbagliate, così come quel disgraziato programma che è “Come mi vorrei” vorrebbe fare intendere.

Insomma, ragazze: se certi uomini scappano perché non sanno “affrontarci”…ce ne faremo una ragione e vorrà dire che ci accompagneremo a quelli più furbi, o se preferite, più adatti a noi. E sarebbe comunque così. Dov’è il problema?

“Come mi vorrebbero gli altri” sarebbe un titolo più adatto, mi pare…

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  1. Meglio sola, che i compagnia di un uomo che mi vorrebbe scema come Belen. La solitudine non sempre è poi tanto brutta.

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    • Sai, io non conosco Belen, ma non la ritengo una scema. Anzi, è molto lucida nel gestire la sua carriera e la sua ricchezza maggiore – che al momento risiede nell’estetica. Quello che mi fa specie è che si sia prestata a questo “gioco al massacro”. Cmq, la questione è molto semplice, penso: chi ci vuole diverse farebbe prima a cercarsene un’altra…;)

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    • Pienamente d’accordo. Belen non è scema, è un’altra cosa, ma mi autocensuro perché non è politically correct…

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  2. ma appunto, se un uomo non apprezza l’intelligenza di una donna (che non è affatto incompatibile con la bellezza e con altre doti, peraltro) il problema è solo suo, non posso credere che esistano programmi di merda come questo.
    Quanto all’amore, la passione eccetera..fanno parte della vita di una persona e le ritengo importantissime..ma certo la vita è fatta di tante cose.

    (comunque sarebbe interessante sapere cosa pensano i e sopratutto le giapponesi di un giudizio così duro nei confronti della loro cultura dato da un’autrice occidentale per quanto sia nata e abbia vissuto la prima infanzia in giappone)

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  3. Ho sempre pensato che i giapponesi fossero alieni sbarcati per sbaglio. adesso ne ho la certezza. grazie di questo articolo, interessante e approfondito come sempre.

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