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Cronache di ordinario maschilismo.

Mi stanno arrivando delle e-mail. Mi chiedono di restare anonime, perché temono di essere rintracciate (quella di oggi è già la terza! GULP!). Sono persone a me vicine. Persone che conosco e di cui mi fido. Vogliono che pubblichi la loro storia, per dimostrarmi che anche loro sanno cosa significa.  Volentieri, lascio che si sfoghino attraverso queste pagine.

A. racconta:

Dunque, al lavoro da me siamo circa in 35 e io sono una delle tre uniche ragazze. Recentemente, mi è stato chiesto di seguire per alcune mattine la settimana M.T., che è stato “promosso” responsabile di un’area tecnica e io dovrei spiegargli alcune procedure per la sicurezza sul lavoro. Ci siamo accordati per lunedì scorso. 

Premetto che mi sono sempre fidata di M.T.: è sposato, ha una bambina piccola, ha la fama del “farfallone”, questo è vero, ma al di là di una galanteria per niente fastidiosa (di solito) nessuno ha mai saputo quanto sia vero e quanto sia inventato della sua vita privata. Appare come un ragazzo semplice e gentile e, a volte, fin troppo buono.

Vado nel suo ufficio con tutte le mie fotocopie e comincio a spiegargli la procedura (che – lo ammetto – è una cosa noiosa). Dopo dieci minuti mi interrompe. Mi fa un complimento per il vestito (ho un tubino aderente di lana). Lo ringrazio e tento di andare avanti, ma non me lo permette: mi dice che questo vestito mi fa un culo bellissimo. E poi, ma sembra ricordarlo solo ora, io HO un culo bellissimo. Comincio a essere a disagio, lo ringrazio ancora e dico: “Dai, andiamo avanti, non è il mio sedere l’argomento della discussione.” Mi fa parlare forse per altri due minuti, poi mi interrompe di nuovo. Di punto in bianco mi racconta di una sua non meglio specificata avventura extraconiugale, con una tizia che lavorava in un cantiere edile che lui era stato mandato a ispezionare. Mi racconta i particolari (come se a me dovesse importare qualcosa!), comprese le preferenze di questa signorina. Poi aggiunge: “Era carina, sai, bionda, magra…proprio come te”.

Io faccio lo sforzo di essere gentile e provo di nuovo a fare il mio lavoro. Riesco a dire altre dieci, dodici parole, poi lui mi chiede di punto in bianco: “Ma io ti piaccio?” non aspetta che gli risponda. Io esito perché non voglio offenderlo e lui comincia a vantarsi di come sia bravo a letto, di come dovrei “provarlo”, poi – facendo sempre tutto da solo – mi dice che sono una brava ragazza e non lo farei mai…o sì?

 

Io cerco di sorridere sperando che sia finita lì, ma lui non molla. Mi parla delle sue dimensioni, del fatto che con sua moglie non fa niente di “divertente”, che per distrarsi va a nuotare, perché in piscina vede di quelle tope da mal di testa…Io lo prendo pure un po’ in giro, chiedendogli se almeno non si vergogna a dire a me quelle cose, ma lui ribatte che si fida di me e che insieme ci potremmo divertire, se io volessi…

A quel punto, più decisa gli dico che lo ringrazio, ma che sto benissimo così come sto e che non ho la benché minima intenzione differente dall’amicizia nei suoi confronti. Lui non si abbatte e mi dice che anche l’altra diceva sempre così e che così era più bello. A questo punto mi mette davvero a disagio: non perché non mi fidi di me, ma perché non mi sembra giusto che io debba sorbirmi sta pantomima mentre cerco di lavorare. Purtroppo la cosa non finisce lì: sono rimasta nel suo ufficio per tre ore, cercando di fare il mio lavoro, e ho avuto solo allusioni sessuali a destra e a manca. Per carità, si è trattato solo di parole, ma sono uscita da lì con un senso di spossatezza che non ti dico. E la cosa peggiore è che ho raccontato questa cosa sia al mio collega di scrivania di cui mi fido molto che al mio ragazzo ed ecco le loro osservazioni:

Collega di scrivania: “Eh, è fatto così. Ma guarda che è un bravo ragazzo. Non farebbe male ad una mosca, stai tranquilla. Sai, è fatto così, lui, non gli riesce di essere fedele. Ma anche sua moglie, che stronza, non gli fa neanche un p……….!”

Ragazzo: “Se ti ha toccata lo sfondo”.

Io:  “No, no, per carità. Non mi ha toccata. E tutto il tono della conversazione è stato di scherzo e confidenza…però sai quelle cose che ti fanno sentire a disagio? Io volevo lavorare e lui…”

Ragazzo: “Sei esagerata! Ci ha provato, si è spinto un po’ in là e gli è andata male. Se ti dice di nuovo qualcosa me lo dici che lo aspetto fuori.”

Io:  “Non sono esagerata, ti dico che mi ha dato fastidio. Sono dovuta rimanere lì dentro tre ore, per cercare di fare il mio lavoro con questo che parlava del mio culo. E’ stato…bruttissimo!”

Ragazzo: “Sì, ma anche te! Cosa sei rimasta lì a fare? Te ne dovevi andare!”

(E certo, me ne dovevo andare, non fare il mio lavoro e magari prendere una nota di demerito quando questo fosse venuto fuori!)”

La mia prima reazione a una storia come questa è: VADO A PRENDERE LA SPRANGA. Poi mi ricordo di avere un intelletto funzionante e ripiego sull’indignazione. Questa storia è intrisa di maschilismo su tutti i fronti e non riesco a capire come la mia amica A. abbia avuto così poca solidarietà da parte delle persone che le sono vicine. So che sta ancora col “Ragazzo” e perciò eviterò di dire che anche lui è da prendere a schiaffoni. OPS, l’ho detto? Ormai l’ho detto.

Ma analizziamo la questione: innanzi tutto il molestatore. Incredibile ma vero, il Molestatore non è un vecchio con la bava alla bocca, né un mostro, né uno con scritto in fronte “stronzo”: è un giovanotto simpatico, descritto come “semplice e gentile”. La fama di “farfallone” gliela scusano tutti anche perché non si sa se quello che si dice sia vero o no (NB: a una donna verrebbe concesso il beneficio del dubbio o verrebbe subito etichettata con la Grande P???). Si capisce che alla ragazza è sempre stato simpatico e, con il suo modo di fare tra il serio e il faceto, forse non si è reso conto di compiere una vera e propria MOLESTIA.

Sì, perché è molestia se una persona cerca di fare il proprio lavoro e viene continuamente interrotta e delegittimata. In questo caso perché donna e quindi vista come oggetto sessuale. Se il Molestatore non avesse avuto voglia di lavorare gli argomenti potevano essere tanti: il tempo, il Grande Fratello, oppure – chessò – la migrazione delle rondini. Invece no, si è dovuto parlare delle sue prodezze (ma che ci frega? ma chi te l’ha chiesto?) e del sedere della nostra protagonista. Gli intenti sono chiari, ma una volta che ti è stato detto per circa quindici volte di no e che bisogna parlare d’altro l’insistenza diventa veramente una sorta di violenza.

Se a tutto ciò aggiungiamo le giustificazioni dei due maschi interpellati in seguito, completiamo la torta con tante pessime ciliegine.

1. Il collega che giustifica bonariamente la cosa (e non si sa bene come avrebbe reagito lui se un uomo gli avesse impedito di portare a termine un compito insinuandogli l’idea di un rapporto orale ogni due minuti).

2. Il ragazzo prima fa scattare l’istinto protettivo alla “tu sei mia e nessuno deve toccarti”, ma poi appena capito che non c’è stato alcun tocco si calma e e – probabilmente felice di non avere corna…- dà dell’esagerata a lei.  Il poverino ci avrà provato ed è stato rimbalzato. Stop. Che c’è di male? Tutti gli uomini fanno così. (Che culo!!!) E poi, la frase che mi ha dato più fastidio, quella in cui lui dice che se a lei dava tanta noia essere trattata come un buco con la donna intorno, doveva andarsene via. Eh sì, A. te la sei cercata. Cosa ti è venuto in mente di restare nell’ufficio del Molestatore così tanto tempo? Sciocchina! E’ colpa tua se lui non ha saputo tenere la bava a freno e tu ti sei dovuta sorbire i suoi racconti hard che, chiaramente, avrebbero voluto avere te come protagonista. Capito? la soluzione era INTERROMPERE IL LAVORO. E se le conseguenze fossero piovute sulle tue spalle, poco importa.

Questo, signori miei, per come la vedo io è cultura dello stupro, con la quale si giustifica l’uomo qualunque cosa faccia, cercando di affibbiare le colpe alla donna.

Che schifo, A.. Sono tanto triste che ti sia capitata questa cosa, ma sono certa di un fatto: cammina a testa alta, perché puoi farlo. So che ami tantissimo il tuo Scemo ( io non lo amo, si vede? E tanto lo sa che lo chiamo scemo), perciò non ti incoraggerei mai a lasciarlo su due piedi, però dagli una lavata di capo. Se la merita. Cerca di fargli capire, perché è importante per la vostra vita insieme.

E con le storie di ordinario maschilismo, per oggi è tutto.

A volte ci vorrebbe lui!

PS: se avete sfoghi simili da raccontare…la mia e-mail è qui a lato.

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  1. Ecco, l’immagine che hai messo alla fine esemplifica perfettamente come mi sento quando si parla di queste storie. Gli uomini, tutti e tre, fanno una pessima figura. La tua amica A è stata fin troppo educata e cortese, con persone che educazione e cortesia non la meritano affatto. Cosa avrebbe potuto fare lei? Me lo chiedo pensando di ritrovarmi in una situazione simile un giorno. Ma il punto non è come avrebbe potuto/dovuto comportarsi lei, il punto è che queste situazioni non dovrebbero MAI accadere. Io spesso passo per fredda e stronza sul lavoro, è la mia difesa contro eventuali situazioni spiacevoli. Ma è giusto dover imporsi un comportamento che non ci appartiene per evitare di essere ferite? Non è come rinunciare a mettersi una gonna perchè altrmenti il maschio è autorizzato a fare avances? Vorrei avere le risposte, invece ho solo tanta indignazione e amarezza. Un abbraccio ad A. e a te.

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  2. Questo nella mia azienda (americana) si chiama sexual harrassment. Ho colleghe inglesi che stavano per segnalare alle risorse umane un collega italiano che le ha ammonite di non rimanere incinte nei viaggi di lavoro e un altro che ha distribuito a tutte le ragazze volantini sull’allattamento al seno. L’uomo italiano maschilista, pur essendo magari bravo e competente nel suo lavoro, si fa sempre riconoscere…

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  3. E la moglie che viene definita stronza perché non gli fa servizietti orali? Ma ringrazi che non lo prende a coltellate e non si fa l’amante lesbica!!! Che schifo!!!

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  4. disgustorama.

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  5. Credo che “il più grave” sia il ragazzo della protagonista… dei tre è l’unico che lei si è scelta, e non certo come collega. Penso che in generale, le donne, debbano iniziare a “selezionare” con parametri un pò più severi, i propri compagni di vita. Volenti o nolenti siete voi donne a “scegliere”; non solo il compagno, ma soprattutto il padre dei vostri figli. E dare discendenza a determinati geni, non migliora certo la società! L’uomo ormai ha dichiaratamente mostrato la propria incompetenza sociale e genitoriale. Tocca alla donna il compito di “cambiare il mondo”. Sò che non c’è tanta “mercanzia” in giro, e quelli “buoni” sono spesso “già presi”, ma dovete iniziar a pretendere di più, E a casa mia, di più, vuol dire “intelligenza e sensibilità”, connubio che nell’80% dei maschi non esiste… ma sono tempi duri, di frontiera, e bisogna sapersi metter in gioco ad oltranza. L’uomo è immobile da tempo, perso totalmente e lontano da qualsiasi sentiero evolutivo. La donna invece stà avendo un’evoluzione…scomposta, caotica e confusa, ma cmq mobile. Fate attenzione a non scadere nella caricatura del maschio, spesso accade,.. della serie:”se lo fà l’uomo, noi possiamo farlo meglio!” e così nascono figure grottesche come le soldatesse, le manager del porno o le tifose di calcio…!! Vi faccio i miei auguri, è un’epoca crudelmente demenziale, dove bisogna lasciarsi alle spalle stupore e disgusto, e passar all’azione. Se conosci il “nemico”, sai come sconfiggerlo.

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    • Ci sono alcune piccole cose che non mi tornano nel tuo commento: la prima, responsabilizzare lei sull’uomo che si è scelta. A parte che io conosco relativamente “bene” il ragazzo e – credimi – dal mio punto di vista se lo è scelta più che bene. Il mio intento nel raccontare la sua storia non è dare giudizi sulla vita altrui, ma dare un’impressione dell’ambiente che una donna si trova attorno e del perché certi atteggiamenti del cavolo vengono minimizzati e tollerati. Secondo: dare per scontato che l’uomo resti immobile è una forma di disprezzo. E io non provo disprezzo per gli uomini, penso solo che per tutto questo tempo abbiano avuto meno bisogno di interrogarsi sul loro ruolo poiché era un ruolo da privilegiati anche se non se ne rendevano conto. Terzo: le figure che tu chiami “grottesche” non lo sono affatto. E non si tratta di dimostrare di saper fare una cosa meglio di qualcun altro ma di poterla fare in quanto persona. Ed ora fammi capire cosa avrebbe di “strano” una tifosa di calcio. Ma fammi il piacere, va. Non abbiamo bisogno di auguri, ma di intelligenza e supporto.

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  6. Ti rispondo. 1)Ho capito che intendevi raccontare un “situazione tipo” nella quale spesso una donna si ritrova in questa società; però hai fatto un ritratto del ragazzo della tua amica che sinceramente non denotava una “buona scelta”. Io, non conoscendo le persone che tu hai citato, non potevo che attenermi all’identikit che tu ne hai fatto… e sinceramente sarei curioso di capire quali sono i fattori che invece ne fanno una buona scelta. Giusto per farmi un’idea dei tuoi parametri di misura, visto che per me, detto così, sembra che questo ragazzo sia esattamente il diffusissimo prototipo del machista superficiale. 2) Io non dò per scontato che l’uomo resti immobile, analizzo semplicemente un dato di fatto, facendo leva non solo su un’idea personale frutto di esperienze di vita, ma anche su una statistica che mi trovo a poter fare grazie al mio lavoro, che mi porta a stretto contatto con persone differenti tutti i giorni. Posso esser d’accordo con te sul fatto che i “maschi” abbiano avuto meno bisogno di interrogarsi sul loro ruolo poiché era un ruolo da privilegiati… ma che non se ne rendessero conto mi sembra proprio una favola. Di mio posso sicuramente, e lo faccio, disprezzare la struttura sociale nella quale vivo, con la sua non-cultura, e con tutto il gregge arrendevole che vi si crogiola; ma questo non vuol dir disprezzare una specie, una razza e tanto meno il singolo individuo e le sue “potenzialità”. Di fatto, per memoria storica, l’essere umano dimostra di essere un animale distruttivo, quindi anche autodistruttivo.. ed è vero che io nutro poche speranze per il nostro genere, ma il disprezzo del quale tu parli è un’altra cosa. 3) I Cesari dell’antica roma capirono presto che l’uomo italiota, per poter essere ammaestrato, necessitava di un contentino anestetico, così inventò le arene e l’antagonismo partecipato e spettacolarizzato, arricchendolo di una connotazione giustizialista. quasi 2 millenni dopo, colse perfettamente il messaggio un altro dittatore italiano, che capendo di non poter fare del popolo italiano un popolo Sportivo, reinventò la tifoseria e la figura dell’eroe, come eccellenza per pochi eletti. Il termine “sportivo” fu poi esteso non solo più a chi praticava lo sport, ma anche ai milioni di lavoratori, che il fine settimana, dopo 6 giorni di feroce e “normale” schiavitù inconsapevole, invece di “vivere” si radunavano allo stadio o davanti alla televisione per adorare 22 “divinità” in mutande e scagliare rabbia repressa su un nemico chiamato “avversario sportivo”. …Ora, credo sia ancor più palese, perchè ti ho citato le altre 2 categorie, le soldatesse e le manager del porno. quindi non credo di dover continuare a puntualizzare… Potevo sicuramente esser più chiaro e usare forme meno metaforiche/ironiche, te ne do atto. Ma rivendico il concetto guerrafondaio (nel senso di rivoluzione culturale), bisogna lasciarsi alle spalle lo sbigottimento e i principi ideali. C’è bisogno di una presa di coscienza dei “fatti” e un’azione volta a cambiare quello che ora è la società. Ho volutamente spostato il fulcro del discorso dal singolo episodio, capitato alla tua amica, a quello che mi è sembrato il punto più nevralgico del problema; chiaramente l’ho fatto coi soli elementi che tu hai fornito nel tuo articolo. Non so se sono stato più chiaro ed esaustivo a questo giro. I miei “auguri” erano ironici, era come dire avete il mio supporto e il mio contributo alla causa… ma la parte più difficile, volenti o nolenti, è la vostra. Un’analisi impietosa? boh, a me sembra semplicemente realistica.

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    • 1. Non vorrei scendere troppo sul personale, perché tu non conosci queste persone ma io sì. Se vuoi sapere quali sono io miei parametri in una relazione, mi sembrano abbastanza semplici: due persone che si amano a tutto tondo senza che una delle due venga considerata incapace di intendere e di volere solo per ciò che ha tra le gambe. Come vedi ho parametri MOLTO ampi e sono altresì piuttosto tollerante con “errori” di questo tipo per il semplice motivo che, condizionati come siamo, tutti finiamo per commetterne. Il ragazzo della mia amica, secondo me, avrebbe potuto farle capire che comprendeva il suo disagio, ma molto probabilmente non lo ha compreso a pieno o, se l’ha fatto, l’ingiustizia gli ha fatto tappare una vena. D’altronde la mia prima reazione, appena ho letto la mail, è stata uguale alla sua, ovvero: “vado a prendere una spranga”, l’ho anche scritto.
      2. E’ chiaro che a molti uomini abbia fatto comodo lo status quo, ma è anche vero che non si può colpevolizzare una generazione di bambini a cui viene insegnata una cosa con tutti i mezzi, se non tutti riescono a distaccarsene. Il condizionamento sociale e culturale è forte, non credo ci si possa accanire sui singoli ed ottenerne qualcosa.
      3. Scusa, ma ancora non capisco molto bene, sarò tarda. Se una donna volesse “seguire” il maschio nelle sue passioni ed attività più becere non è libera di farlo? Sarebbe meglio di no? E perché? Perché sono cose sceme? Ebbene, ritengo che la parità sia il diritto di interessarsi anche a cose sceme. Ripeto, forse non ho capito molto bene le tue intenzioni, scusa se ti costringo a puntualizzare, ma i tuoi discorsi mi filano tutti a parte alcuni particolari che stridono proprio.

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  7. Ha ragione il ragazzo: bisognava andare via! Chi tace acconsente, chi resta promuove la cultura masochista del silenzio. Ben diverse sono le situazioni in cui non è possibile la fuga. Per il resto il ragazzo ha ragione: che esca la voce e si denunci!!!

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    • Quindi ogni volta che uno crea una situazione sessista in ufficio, occorre trotterellare via anche se significa NON SVOLGERE il proprio lavoro. E’ l donna che se ne deve andare. CERTO. Compimenti, mi sembra proprio la soluzione adeguata.

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