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Qualcosa non torna.

E così hai un anno. E stai in una culla rosa, con un bavaglino rosa, il ciuccio rosa e un peluche di un unicorno rosa. Il rosa – ti sembra – è l’unico colore che gli adulti trovano adatto a te, perché ti regalano solo roba rosa (o bianca e rosa). Tuo fratello ha tutto azzurro così impari ad associare l’azzurro a lui e il rosa a te stessa. Peccato, perché anche a te piaceva l’azzurro. E va be’. Mangi col tuo cucchiaino di gomma rosa e pensi che tutto sto rosa val bene tutti i bacini che ti danno.

A cinque anni, il rosa è il tuo colore preferito. Anche tutte le tue migliori amiche hanno grembiulini rosa e fiocchi rosa tra i capelli e tu sei contenta di essere una principessa tutta rosa. Sì, ho detto bene, principessa. Perché in tv  le tue eroine sono tutte principesse fate, con gonnelline microscopiche e ali trasparenti.

A sette anni torni a casa da scuola piangendo, perché i bambini della classe ti hanno presa in giro per il tuo abitino rosa e ti hanno detto che il rosa è “da femmine” e fa schifo.

A dodici anni il rosa lo detesti, è da bambinette. In compenso ti piacciono un sacco le minigonne. Le fate dei cartoni animati che guardavi da piccola avevano un sacco di ragazzi belle e forti attorno e supponi che, in parte, fosse perché seguivano così bene la moda.

A tredici anni papà ti sgrida tantissimo e ti proibisce di uscire con la gonna così corta. Che palle, tutte le tue amiche ce l’hanno! E poi che male c’è? A te piace vestirti per somigliare alle attrici che vedi sui giornali della mamma e alla tv: splendide giovani donne vincenti.

A quattordici anni ti iscrivi a Facebook. Con le tue amiche fai a gara ad ottenere “mi piace”. Solo che… solo che non è tanto bello come pensavi, perché a volte arriva qualcuno che ti insulta. Che ti dice che devi stare zitta, perché sei una ragazzina. Ai ragazzini, però, non lo dicono e non vedi quasi mai link offensivi rivolti ai tuoi coetanei. A volte, ma questo non lo dici a nessuno, ti hanno dato della puttana. Non sai nemmeno perché.

A scuola le ragazze che sembrano un po’ più grandi hanno già il fidanzato. Indossano abiti alla moda e si truccano parecchio. Il successo che hanno stride con ciò che trovi scritto ad ogni angolo dei social network: che le ragazzine della tua età che mettono la minigonna e si truccano sono delle prostitute e che nessuno le vuole né le vorrà mai. A te non pare proprio, anzi: tu e la tua amica, che tutto sommato avete un look “normale”, siete viste un po’ come sfigate.

A quindici anni hai un seno generoso e tutti ti dicono di nasconderlo, per non subire attenzioni indesiderate. Questa è bella, se un seno prosperoso piace così tanto perché dovresti nasconderlo? E piace tanto, ne hai le prove dagli sguardi di ammirazione dei compagni e di invidia delle compagne.

Pochi giorni dopo, torni a casa piangendo: eri andata a scuola con un maglioncino scollato a V e ti hanno dato della “vacca”.

Ti chiedi che cosa stai facendo di male: tu vuoi solo essere carina e simpatica a più gente possibile, come tutti. Sai che un aspetto curato è un buon biglietto da visita e te lo stanno ripetendo fin dalla culla. I tuoi idoli sono tutte ragazze poco più grandi di te, che si mettono in mostra, ricevono complimenti  e successo. Le volte che sei andata a scuola in jeans e maglietta ti hanno detto di crescere, che era ora che tu ti vestissi da donna e non da bambina. Appena hai osato un po’ di tacco uno di terza B ti ha messo una mano sul culo, ma a te non è piaciuto e quando gliel’hai detto ti ha chiamata  “troia”.

A diciassette anni chiedi a tuo fratello di portarti con lui in discoteca e lui lo fa di malavoglia. Fulmina con uno sguardo chiunque provi ad essere carino con te e quando gli dici di lasciare in pace sia te che quel ragazzo gentile che ti voleva far ballare lui ti trascina fuori per un braccio e ti dice di “non fare la puttana”.

Ma tu stavi solo ballando! E per di più quel ragazzo ti piaceva! Quando lo dici a tuo fratello, lui ti dice che lui conosce i suoi amici e che anche il tizio carino da te non vuole che una sola cosa e che se gliela dai lo racconterà a tutta la scuola. E tu resti  a chiederti perché mai dovrebbe raccontare ad altri cosa succede tra voi due. E tuo fratello ti risponde che sei una stupida e che è importante che i suoi amici non ti considerino una troia.

Dopo due giorni scopri che l’amico di tuo fratello ti ha chiamata zoccola davanti a tutti, perché hai ballato con lui ma non avete combinato niente.

C’è da rifletterci: non hai fatto niente di niente, ma hai collezionato negli anni una sfilza di “puttana, troia, zoccola, bagascia, scema” e chi più ne ha più ne metta. E con te tutte le tue amiche e quelle che tanto amiche non sono, che si sono comportate diversamente da te. Hai visto una ragazza essere chiamata troia dal ragazzo con cui era uscita la sera prima, per il fatto di averci fatto sesso. Tu stessa sei stata chiamata nello stesso modo, perché NON avete fatto sesso.

Qualcosa non torna.

Ma ti offende e credi proprio che sia ora che i ragazzi smettano di PERMETTERSI DI APOSTROFARVI COSI’. Chi diavolo si credono di essere?

 

PS: questa è – più o meno – il riassunto di una storia vera che mi è stato raccontato da una persona di fiducia, che voleva un po’ sfogarsi. Io non ho risposte per l’ultima domanda, ma so che l’utilizzo di certi termini è duro a morire, svilente e triste. E che è facile dire “ma non dovreste offendervi!” quando non si è i bersagli di un così pesante e continuo tentativo di “abbassamento” morale. Ma c’è da aggiungere che, se essere “troia” significa ribellarsi a questo clima, allora vale la pena di farsi chiamare così e la vergogna si riflette su chi usa questo termine non su chi viene giudicato.

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  1. il problema non è se questa ragazza ama il rosa o no, se si mette la minigonna o no, se fa sesso o non lo fa e i motivi di questo perchè entrambi i comportamenti sono legittimi. Il problema è nella testa di chi offende e giudica

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  2. L’ha ribloggato su Shadow Asylum.

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  3. Mi pare che ci siano tutti gli stereotipi italiani mischiati e accentuati ad arte.. Conosco delle ragazze a cui sono state dette tutte le stesse cose, ma non come in una persecuzione come si vorrebbe far trasparire da questo articolo e non tutte insieme in sequenza. Che diavolo, scuola bigotta piena di maniaci, padre imbecille decerebrato, fratello rognoso con desiderio incestuoso, amici del fratello puttannieri e lei che se le lega tutte al dito.
    Dove vivo tagliano il clitoride alle ragazze all’età di 5 – 6 anni, direi che prendendo le cose con un po’ di filosofia la vita non é così grama in Italia, basta ignorare gli imbecilli.

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