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Le ragazzine di 13 anni, oggi. (ma anche 12, 14 o 15)

E niente, l’altra sera ero un po’ stravolta (essere felici, purtroppo, non solleva da fastidi come raffreddore, stanchezza e congiuntivite =.= ) e mi sono messa a letto relativamente presto. Però non ho preso subito sonno.

Su “Cielo” (la versione di Sky per i poveracci che non hanno i soldi per permettersi l’offerta a pagamento e dove tutto arriva in ritardo), c’era un documentario che avrebbe dovuto puntare su tre storie diverse relative alla sessualità.

Dati i recenti fatti di cronaca con le ragazzine e  gli sfruttatori a Roma e a Savona (o era Sanremo? boh, comunque nella riviera di là), mi sono soffermata a pensare su una delle argomentazioni proposte, ovvero il punto di vista di ragazzine tredicenni provenienti da famiglie di reddito medio, piuttosto equilibrate, i cui componenti compongono il range di ciò che oggi è chiamato tradizionale.

Nel documentario venivano mostrate alle prese con i cambiamenti del proprio corpo, il desiderio di sentirsi già “adulte”, quello di piacere ai “ragazzi” e le ansie dei genitori, che le seguono e osservano con una certa apprensione il loro continuo mutare, le reazioni che provocano negli altri, l’abbigliamento…

Ci ho pensato un po’ su. La mia non potrà mai essere un’analisi “oggettiva”, d’altronde non sono come quelle giornalistone che intervistano una persona e pensano di aver compiuto un’inchiesta di approfondimento.

Ho cercato di ricordarmi com’era essere tredicenni vent’anni fa ( oddio, mi sento male. Vent’anni fa.). Ho cercato di chiedermi se era così diverso da oggi.

Come macro-diversità potrei dire che:

1. i social network non avevano l’importanza di oggi, perciò molti pericoli erano leggermente meno incisivi. Però ricordo che allora spopolavano le linee telefoniche per fare amicizia, che costavano un botto e hanno fatto incazzare più di un papà tra le mie amiche.

2. come diretta conseguenza del minor bombardamento di notizie, c’era forse più difficoltà nel reperirle, ma anche molta più voglia di approfondirle, quando arrivavano. O per lo meno un articolo si leggeva tutto e non solo il titolone.

3. Non so se è solo una mia impressione, ma il nostro provare a fare le adulte, vent’anni fa, era molto meno riuscito di oggi. Erano poche le tredici-quindicenni che sembravano DAVVERO più grandi. Anche allora, però, erano loro quelle che avevano più successo con i ragazzi.

(Poi devo ammettere che io faccio caso a parte perché ho portato jeans e t-shirt con i pappagallini fino a 18 anni, non era colpa mia se il mondo del make up e della moda non è mai stato un richiamo così forte!).

Comunque, dicevo, a parte queste tre macro-differenze, mi pare proprio che le insicurezze, le incertezze e le paure fossero identiche.

Come sarà essere un’adolescente femmina oggi?

Che cosa vedo io?

Mah, innanzi tutto vedo una forte propensione al “modello unico” e questo un po’ mi dispiace. Intendo dire che secondo me in Italia viene proposto alle giovane donne un solo modello su cui spalmarsi: la ragazza belloccia = magra, che dentro di sé magari è profonda (-malacosanoninteressaanessuno -) l’importante è che non lo faccia vedere.

Chi è fisicamente ben dotata per natura, beata lei, deve solo cercare di spegnere il più possibile l’attività neuronale. Le altre soffrono.

C’è chi soffre perché lo specchio non le restituisce l’immagine che vorrebbe e chi perché si accorge che potrebbe dire e fare di più, ma essere brillanti non è sempre cosa gradita. Una ragazza – mio dio – grassa e intelligente è forse la creatura più sofferente della nostra società e, anche se lei di suo si tirerebbe su, tutti giocano ad affossarla in tutti i modi possibili e immaginabili (linguaggio, modelli culturali, modelli pubblicitari…).

Poi c’è chi prova a venire a patti col proprio corpo (che, non scordiamocelo, in quel periodo è soggetto a cambiamenti pazzeschi) e chi comincia a capire che l’immagine, al giorno d’oggi, è da usare.

Lo capiranno mai che una struttura disumana come questa può esistere solo nei fumetti??? 😀

L’uso della propria immagine da parte delle ragazzine è secondo me abbastanza spregiudicato, ma anche – ahimé – un po’ incosciente.

Parliamo di facebook: ci stiamo in tantissimi e tutti teniamo a dare di noi stessi l’immagine migliore. Spesso penso che se tutti tenessimo fede a ciò che piazziamo sul social network il mondo dovrebbe essere una specie di piccolo paradiso. Il fatto che non lo sia mi dà da pensare che forseforse qualcuno mente. O, se non mente, diciamo che edulcora un po’. (poi succede tipo che io metto le foto più faaaaighe della mia collezione e Lui ricambia postando quella in cui sono ripresa dall’alto e mi si vedono le rughe e la canappa, sputtanandomi allegramente, ma…vabbé).

Molte ragazzine, su FB come a scuola, cercano la popolarità. A quell’età, credo, essere benvisti dal gruppo di amici (e anche dagli estranei, se possibile) è un bisogno. E questa è la famosa scoperta dell’acqua calda. Il problema è che, mi pare, ad oggi la sessualizzazione precoce ha fatto passi da gigante, su internet e fuori.

Leggo con molta amarezza articoli di giornale, commenti on line, riflessioni su come “le ragazzine di oggi sarebbero tutte di facili costumi, scaltre, impegnate a tentare i buoni padri di famiglia, avvezze a numeri da materasso che le pornostar si sognano”…sì, sto volutamente esagerando, ma è qualcosa di simile che si evince dal modo in cui molti adulti ne parlano. E spesso gli adulti parlano così perché vogliono rigettare l’accusa di essere loro stessi i responsabili di questo “decadimento”.

Uhm, andiamo ancora più in profondità.

Il “decadimento” dei valori, il fatto che una ragazzina arrivi a trovare plausibile  prendere soldi per farsi mettere le mani (e qualcos’altro) addosso da uno che potrebbe essere suo padre o anche suo nonno, deriverà dal seme del Maligno che per natura germoglia nell’animo femminile oppure dal bombardamento mediatico culturale a cui la suddetta ragazzina è sottoposta fin dalla più tenera età?

Se è vero che la morale comune condanna la “prostituta” per santificare la “sposa” è anche vero che c’è una spirale perversa per cui tanto per cominciare la puttana non è più solamente chi si vende per soldi, ma chi esercita sulla propria persona una libertà sessuale che fino a pochi anni fa era impensabile. Quindi, troppo spesso, una donna sessualmente emancipata è equiparata a chi ha rapporti in cambio di denaro. E qui c’è già il primo elemento di confusione, per una mente giovane che sente il sacrosanto impulso ad essere attiva e libera come i propri coetanei maschi, ma subisce lo stigma.

Poi si assiste alla mitizzazione della figura materna “di una volta”, la casalinga anni 50 col capello a scodella che sapeva cucinare un pollo arrosto mentre, in equilibrio tra asse da stiro e lavatrice, svolazzava per la casa in pattine lucidando – già che c’era – il pavimento. Vuoi mettere, che culo, cara ragazzina di oggi che invece sei incoraggiata da più parti a uscire di casa e andare in fabbrica perché altrimenti non si arriva a fine mese?

I desideri delle ragazzine sono indirizzati in modo inquietante fin da subito, fin dal momento, cioè, in cui la zia piazza loro in mano l’aspirapolvere giocattolo, o il “natoieri” che fa la cacca per davvero. Possiamo dire ciò che vogliamo, ma quando a tredici anni ci sembrerà di voler fare altro nella vita (che so, andare a studiare le foche in Patagonia) il morso del senso di colpa ci stringerà alla gola. Per quanto forti siano le nostre passioni, quel morso si sarà portato via un pezzetto di cuore e la domanda sto facendo qualcosa che non va? sarà per sempre dietro l’angolo.

Quindi quando poi sulla  strada già non ben tracciata si affaccia il rapporto con l’altro sesso, il caos si fa totale. Le bambine, le ragazzine, osservano gli adulti che le circondano: da un lato percepiscono una normalità che non sempre è quella del Mulino Bianco, dall’altra introiettano il Modello Unico da Nightclub (cit. di Lorella Zanardo) come unico mezzo per poter piacere ai maschi. Si impara prestissimo che per ottenere l’attenzione di un ragazzo, parlargli di archeologia non funziona, ma accorciare la gonna è strada sicura.  Colpa quindi dei ragazzini? Macché. I ragazzini hanno il loro “Modello Sbagliato” da seguire e sono già impegnati a corrispondervi, figuriamoci.

La colpa è del fatto che tutto ciò che le ragazzine imparano è a piacere superficialmente, a scorno dei sentimenti.

Ed eccoli qui, i grandi assenti, quando si fa un discorso del genere: ciò che manca – ed è fondamentale – è l’educazione sentimentale che possa condurre a una sessualità consapevole. Non dico che il sentimento e il sesso debbano essere sempre e comunque legati, ma dico che i nostri adolescenti dovrebbero essere guidati a capire cosa significa avere rapporti, cosa vuol dire “consensualità” e  il concetto di condivisione.

La vera domanda è perché nelle scuole percorsi del genere vengono rigettati o, peggio, ostacolati? Perché  lasciamo gli adolescenti in balìa dei mostri che vogliono addossare alla loro immaturità tutto il male?

Torniamo alle nostre bimbe, che in fase di preadolescenza hanno adorato le Winx con i loro accessori alla moda, oppure hanno giocato con le Bratz, o – ancora e più semplicemente – sono venute su a botte di Disney (come tutti noi). Arrivano a quel momento in cui devono fare i conti con il mondo esterno e….BOM! Si trovano una quarta misura! O – maledizioneeeeeee! – niente di tutto ciò! Ma dove sono le tette? Sono una donna, per contratto dovrei averle, uffa….ma non ci sono preghiere che tengano.

Ormai tutti i pori hanno respirato che per avere successo devi essere popolare tra i ragazzi. E poi c’è l’amica della tua amica della tua amica che si è fatta una foto in reggiseno e si è trovata 3000 amici in più su FB, che figata!!! Perché non farlo anche tu?

E non c’è nessuno, a parte forse quella noia mondiale di tua mamma, che ti impedisce di farlo spiegandoti. Ma se anche la mamma lo spiegasse, la spinta del branco è più forte. Il desiderio di esistere e di essere “star” agli occhi degli amici è l’unico riconosciuto come accettabile. Ma, appunto, la star è la star di un nightclub e loro non se ne accorgono. E pensano che non ci sia niente di male, perché per il momento vedono solo l’attrazione che così esercitano sui ragazzi, ma il disprezzo che verrà loro riservato, sia dai maschi che le vedranno solo come “buchi da usare”, sia da quella parte della società ancora un po’ troppo legata alla facciata del Mulino Bianco, arriva dopo come un colpo di coda.

E quando il colpo di coda arriva, fa malissimo. Rovina delle vite. Ha portato al suicidio molte di loro. Troppe. Quella che sembrava una leggerezza, una  bravata per essere “star” è diventata una maledizione, in quel folle universo chiamato web. E tutti si sentono in diritto di giudicare. Lo stigma si fa forte, anche se tu ti sei fatta solo un paio di foto. E perché tanto casino per una ragazza di quattordici anni in mutande, si può sapere?

No, mi dispiace, non lo so nemmeno io cos’è che spinge la società a fare in modo che le ragazzine vogliano corrispondere al modello più disinibito e all’apparenza superficiale e poi le punisca con ferocia inaudita ad ogni passo verso di esso.  Probabilmente è la stessa cosa che fa sì che se una ragazzina di 14 anni va a letto per soldi con un sessantenne, quella da biasimare sia lei perché lo ha “ingannato” e non lui, adulto manipolatore, che ha comprato il desiderio di possesso su un corpo che per lui dovrebbe essere lontano mille miglia. (Schifo, schifo, schifo.)

La stessa cosa che fa dire a centinaia di commentatori (che forse arriveranno anche qui) che al giorno d’oggi le ragazzine sono sveglissime e possono insegnare a noi adulte in materia di sessualità. Permettetemi di dubitarne. Non perché non ci siano tredicenni con esperienze più sviluppate delle nostre, ma dubito proprio – per ragioni di tempo in cui sono state su questa terra – che ne sappiano di più. Sui sentimenti, sul coinvolgimento, su cosa significhi rispettarsi e sul fatto che il rispetto non debba passare necessariamente da quello che si combina coi compagnucci, ma soprattutto voglia dire “consenso spontaneo” e non “indotto” (dai soldi, da modelli sbagliati, per esempio. Quella si chiama “coercizione”, semmai”).

E agli stessi che dicono che le ragazzine si conciano ormai in modo che è difficile stabilirne l’età dico: Balle. Volete solo giustificare voi stessi e le vostre pulsioni. Perché non ricordate mai che, oltre che con un corpo, quello con cui avete a che fare è anche un cervello. Adolescente. Spesso fragile e immaturo. Ed è chi ne approfitta (in qualsiasi modo o qualsiasi ricchezza creda di dare in cambio) è colpevole.

Le ragazzine, le giovani donne, dovrebbero essere libere di esplorare i mondi: sia la jungla urbana che il loro universo interiore, con tutto il sostegno possibile e senza dita puntate contro. Avrebbero bisogno di guide e di molteplici modelli a cui desiderare di corrispondere, modelli che dovrebbero stimolare la varietà dei loro interessi. Dovrebbero essere incoraggiate a essere tutto ciò che desiderano, a guardarsi dentro e ad amarsi. Molte poi ci arrivano lo stesso, per fortuna. Il percorso è lungo, ma possibile.

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  1. Belle riflessioni. Non so, credo che il modello sia cambiato, ma non così velocemente: io, che mi pare di capire avere cinque-sei anni meno di te, ho vissuto esperienze per certi versi molto più simili a quelle di queste ragazzine che alla tua, nel senso che una certa superficialità e una certa sessualità soggiogata a un modello disinibito, ma incosciente l’ho vista e sperimentata come fattore di esclusione (grassa e intelligente, eccomi. E pure lesbica).
    Sull’educazione sentimentale: ho il dubbio che questa non sia neanche proponibile al momento non solo per l’opposizione del potere borghese-cattolico che regge la nostra società (maschilista, patriarcale e tendenzialmente sessuofoba), ma perché siamo noi donne adulte (e parlo proprio della nostra generazione) a essere tornare parecchio indietro (detto in modo molto banale: la cultura da drive-in ha fatto moltissimi danni), per cui molte di noi non sono neppure in grado di capire cosa voglia dire un’educazione sentimentale, al consenso e al rispetto e dunque figuriamoci se sono in grado di insegnarla.
    Riguardo, poi, alla sessualità adolescenziale trovo che bisognerebbe avere il coraggio di fare tabula rasa dei modi in cui la si analizza e se ne parla e ricominciare da capo: risentiamo ancora troppo di una visione ‘asessuata’ dell’infanzia e dell’adolescenza (soprattutto di quelle femminili) che di certo non corrispondono a verità adesso (ma forse non vi hanno mai corrisposto). Basti pensare alla confusione terminologica enorme (e che già mette in luce vari meccanismi di oppressione): se una minorenne va con un adulto in cambio di soldi è una puttana (!), se un adulto va con un adolescente è un pedofilo (!), se una adolescente manifesta un desiderio sessuale verso una persona più adulta o se decide consapevolmente di fare sesso, si grida al crollo dei valori morali (!) e via dicendo.

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  2. per me il problema non è tanto l’adolescente (magra, non magra) che mette foto di un certo tipo su facebook, ma il problema è nella scatola cranica di quelli che la giudicano e la insultano per questo.
    nè credo che le ragazze carine siano tenute a spegnere tutti i neuroni per diventare “popolari” qualunque cosa voglia dire
    mi sbaglierò ma penso che i/le 13-14-15enni di oggi non siano nè migliori nè peggiori di quelli di vent’anni fa e vale pure per i/le maggiorenni

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    • quanto al voler piacere a se stessi e al prossimo (che il prossimo in questione faccia parte del sesso opposto o del medesimo) credo che sia piuttosto comune per ragazzi e ragazze

      Rispondi
  3. Grazie per il tuo post. Io ho 18 anni e in parte mi rivedo in quello che hai descritto.
    I 13 anni sono stati i peggiori della mia vita, guardando indietro. Terza media, secchiona, occhiali, da una parte mi sentivo ancora bambina e avrei voluto solo giocare a nascondino nel giardino della scuola, dall’altra siccome leggevo molto, libri e quotidiani, il mio interesse per i problemi del mondo mi rendeva diversa, e quindi isolata.
    Vedevo le altre ragazze iniziare a truccarsi, avere dei ragazzi, i primi baci e le prime esplorazioni dei corpi, ed ero confusa. Mi sentivo invisibile agli occhi dei ragazzi e mi sembrava che una bolla mi avvolgesse, tenendomi divisa dagli altri.

    Allora volevo solo essere come gli altri. Ascoltavo Solitude Standing di Suzanne Vega e scrivevo poesie su quanto mi sentissi sola e triste. Poi c’è stata la pizzata di fine anno, in terza. Usciti dalla pizzeria, qualcuno mette sul cellulare “Mi sento un po’ troia” di DJ Matrix, la ascolto, e ho la nausea. Mi sembra tutto sbagliato, vorrei solo non sentirla.
    Il resto della serata lo passo avvolta nella mia bolla, cercando di non vedere gli altri che provano a fumare qualche sigaretta, che palpeggiano le ragazze, che fanno scherzi al telefono.

    Quella nausea è stata un punto di rottura, ma allora avrei fatto qualunque cosa, se ne avessi avuto l’opportunità, per entrare nel gruppo di quelli popolari, per essere come loro, per non sentirmi irrimediabilmente sfigata. Le pressioni sono davvero forti, e il sesso è un modo per essere cool.

    Ora, nel mio liceo, c’è una bilancia molto sottile. Ci sono ragazze che “fanno cose” nel corridoio del terzo piano (quello delle coppiette) per i ragazzi popolari, sembra una specie d’iniziazione di cui non ho mai capito le regole, ma quelle ragazze sono popolari, ammirate. Ma le ragazze che baciano qualcuno in discoteca – o fanno qualcosa di più – le ragazze che hanno tante storie ma brevi, le ragazze che si vestono in maniera più sexy o appariscente, su di loro lo stigma viene gettato implacabilmente.
    Le regole non scritte sono rigidissime, come camminare sul filo del rasoio. Puoi essere invisibile, puoi essere fidanzata oppure single, puoi essere una delle “sacerdotesse del terzo piano”, e sei ok. Ma il confine oltre il quale sei una troia e vieni disprezzata da tutti è molto labile.

    Eppure questa è solo una faccia della realtà. Vedo ragazze impegnate in storie profonde, innamorate, consapevoli; ragazze che vivono la propria sessualità felicemente e se ne fregano delle regole.
    Le stesse ragazze di cui ho parlato qui. http://ilragno.wordpress.com/2014/03/13/laboratorio-di-femminismo/

    Il vero problema, per me, è che quando si è fragili, alla ricerca di sé stessi (e in qualche modo “obbligati” a cambiare per tenere il passo di quelli che vogliono sbarazzarsi dell’infanzia il prima possibile), non si ha ancora né la forza di rifiutare le regole sociali, né la consapevolezza per capire che ciò che le regole esigono è di conformarsi ad un modello le cui conseguenze negative appariranno solo in seguito.

    Scusa lo sfogo.

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