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La tentazione del “ben ti sta”.

E’ sulla bocca di tutti, sui social network, sui giornali cartacei e online: il marito di Alessandra Mussolini è tra i clienti delle ragazze minorenni che si prostituivano a Roma. Appena il focus si è spostato dalla morbosità con cui si indagavano i corpi e i valori di queste giovani donne e delle loro madri(!!!) ecco spuntare i primi nomi eccellenti. E tra tutti uno: Mauro Floriani, già esponente di spicco delle ferrovie dello stato e finanziere.

Ora, la Mussolini sta sulle balle a tipo il 90% d’Italia (e questo è assodato) e tale antipatia è giustificata da decine decine di affermazioni e atteggiamenti da mani nei capelli (una su tutte “meglio fascista che frocio”, tanto per dare un’idea della personaggia). E fin qui, ci siamo.

La cosa un po’ deprimente è che un po’ tutti – chi più chi meno – siamo caduti nel loop del “è il karma, baby”.

Ora, sta soddisfazione generalizzata perché la tizia ha preso una batosta galattica a me lascia l’amaro in bocca.

1. Il focus della situazione è stato nuovamente spostato: prima erano le ragazzine. Ora la moglie del colpevole (donna!). Lo trovo stupido: si sta parlando di clientela di prostitute minorenni, le eventuali mogli o compagne non c’entrano niente (o relativamente, in quanto parti lese negli affetti).

2. Nessuno vieta di esprimere il proprio dissenso alla Mussolini per quanto riguarda le sue uscite e il suo modo di condurre il suo percorso politico. Tuttavia questo non c’entra con ciò che le è capitato. Sì, ho detto bene: le è capitato. Non se l’è cercata, ne è incoerente con i suoi ideali. E le foto di servizi osé di vent’anni fa sono del tutto fuori luogo.

3. E’ anche peggio quando queste dimostrazioni di godimento arrivano da pagine che si autodefiniscono a favore della tolleranza e del femminismo. Beh, non è una gran dimostrazione di coerenza. Eccoci pronti ad infierire su una donna per la sua scelta sentimentale (e non, per esempio, per le sue idee del cavolo se così si possono chiamare).

La cosa che più mi irrita è questa: non si dovrebbe certo difendere una donna in quanto donna, ma almeno che le accuse siano pertinenti. Non mi risulta che lei si sia resa colpevole di pedofilia e il “ben ti sta” prendendo come spunto questa DISGRAZIA che le è successa (fosse accaduto a qualsiasi deputata più politicamente allineata e nipote di nessuno, sono certa che avrebbe avuto solidarietà bipartisan) è sleale ed in qualche modo un po’ infantile.

D’altronde, una che fa affermazioni omofobe e retrograde come le sue si qualifica da sé e non c’è molto bisogno di andare a cercare le malefatte di suo marito per opporsi. Solo che, in questo caso, l’infame è LUI. O questo figuro ci fa comodo scordarlo? Questo superprofessionista danaroso che pagava delle ragazzine per usare il loro corpo? In questo caso è lui quello da biasimare. Il cliente. Anzi, tutti i clienti. Non ce lo dimentichiamo.

In questa storia il colpevole, semmai, è quello con la cravatta, se vi fosse sfuggito!

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  1. Sono TOTALMENTE d’accordo, e c’è anche un altro principio che bisognerebbe tener presente: il “nemico” si attacca quando è forte, attaccarlo quando è ferito è, se posso permettermi, un po’ da vigliacchi, da iene del web (mi riferisco all’animale della savana che va nutrendosi dei resti di animali predati da altri, non al programma tv). Ai punti 1 e 3 del tuo articolo non avevo pensato, grazie di averli messi in evidenza 🙂

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  2. Non sono del tutto d’accordo. La politica è risalto, è avere i riflettori addosso. Negli Stati Uniti prima di proporre una candidatura i responsabili del partito si assicurano che la vita personale del candidato e della sua famiglia siano immacolate, perché qualsiasi elemento potrebbe essere usato contro di loro sia dalla stampa che dal partito avversario. Sono le regole del gioco, perché nella politica si è esposti completamente. Ok, non sapeva che il marito andava a prostitute e sono d’accordo con te che lei non c’entra con le attivitá del marito, peró ne pagherá le conseguenze, per ragioni d’immagine. Non dico che è giusto, ma dico che se accetti la carriera politica accetti anche che l’integritá del tuo messaggio politico dipende anche dall’integritá tua e di chi ti sta vicino, e che la gente ti giudicherá sempre, soprattutto perché molto spesso i giudizi non sono cosí completi come il tuo. È un po’ come il caso di Renzo Bossi, che alla fine ha comunque pesato sull’immagine politica del padre, tanto che adesso non è piú segretario di partito.

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  3. Applauso. Non mi aspettavo niente di diverso da te.

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  4. come abbiamo già avuto modo di discutere su facebook, io sono della fazione “ben ti sta!” e non per il cognome che porta, ma per il semplice fatto che è sempre andata in giro autoproclamandosi come una donna quasi perfetta con una famiglia modello. Vladimir Luxuria, una delle vecchie vittime della Mussolini, oggi ha proprio detto una frase che condivido a pieno: “Non mi piace infierire su un dramma in famiglia ma la vicenda insegna che prima di giudicare gli altri è meglio guardarsi attorno”. Se lei affermava che “meglio FASCISTA che FROCIO”, oggi la comunità LGBT le risponde “meglio FROCIO che PEDOFILO”.

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    • Ti ricordo che il pedofilo è suo marito, non lei. In questo caso, secondo me, la comunità LGBT si mette sul suo stesso piano e sbaglia. Ma d’altronde, nessuno a questo mondo è una fatina. 🙂

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      • Più che il ‘ben ti sta’, direi che c’è un’altra considerazione da fare: prima di sbandierare a destra e a sinistra il valore della famiglia ‘del mulino bianco’, forse sarebbe il caso (per uomini e donne), di essere davvero sicuri che la propria sia la famiglia modello ideale. In questo senso, sì che Alessandra Mussolini è travolta politicamente dallo scandalo del marito, perché è stata lei per prima a coinvolgere non solo se stessa, ma la sua famiglia nella propria propaganda politica.
        Quindi, mi sembra giusto che non le venga addossata la colpa dei comportamenti del marito, ma è altrettanto legittimo comunque dire che le sue rivendicazioni di cosa sia la normalità le si sono rivoltate contro.

      • In questo caso però lei è una ” vittima”. Credeva di avere la famiglia “perfetta” e invece no. Direi che è già punizione sufficiente. 😛 Ripeto che secondo me questa cosa per i più ha sapore di vendetta karmica e se fosse capitato a qualsiasi altra pioverebbero dichiarazioni di solidarietà. 😛

      • No, non riesco a pensarla come vittima. Non perché le attribuisca la colpa di quello che fa il marito, ovviamente, ma perché se è vittima, lo è delle sue idee fasciste e reazionarie. Per una persona del genere, francamente non riesco a provare solidarietà (anche perché non è che abbia subito lei un’ingiustizia, se il marito si è comportato in quel modo, semplicemente è una cosa che le è capitata).
        Come ti dicevo, sono d’accordo che non vada insultata lei e che lei non abbia responsabilità, ma la solidarietà è altro e non ritengo giusto che debba esistere una solidarietà in senso assoluto solo per dovere di genere. Tutt’al più posso provare pietà per la sua vicenda familiare.

      • Scusatemi, posso sapere la fonte da cui è arrivata questa frase di Luxuria? Perché se l’ha pronunciata comunque è sua diretta responsabilità e non può essere messa in addebito all’intera comunità gay (è triste, come frase, eh…) ma è responsabilità individuale. Se ne dovrebbe assumere responsabilità lei e chiunque la pensi e la pronuncia. (sul resto non mi pronuncio, mi pare una cosa piuttosto triste, ma non riesco francamente a trovare un qualche moto di solidarietà per Alessandra Mussolini. Il massimo che posso fare è pensare che forse doveva parlare un po’ meglio a suo marito di quello che per lei significa famiglia normale, perché credo abbiano avuto qualche cortocircuito nei chakra della comunicazione)

      • Dove si trova la frase? Ho fatto un po’ di ricerche, ma mi risulta un twit di Luxuria dove dice semplicemente che la Mussolini ‘prima di sparare a zero sugli altri, forse avrebbe dovuto guardarsi attorno’. La frase riportata (che compare prima su Libero, poi su altri giornali di destra), pare un messaggio che le hanno fatto in risposto (e che, al netto delle varie versioni, dice più o meno ‘bisognerebbe dare una maglietta alla Mussolini ‘meglio frocio che pedofilo’, in risposta alle ripetute offese lanciate a Luxuria da parte della Mussolini). Si può discutere se sia giusto o meno, ma quando una persona per prima usa un linguaggio molto violento e razzista, è difficile che come risposta gli arrivino le carezze.
        In secondo, come diceva Yulka, mi sarei pure un po’ stufata che se una persona LGBTI famosa parla, debba sempre fare testo per tutta una comunità.

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