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L’Oceano in Fondo al Sentiero, di Neil Gaiman (Trad. Carlo Prosperi).

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Questo resterà, con American Gods, il libro di Neil che forse ricorderò con più affetto ed emozione. Primo, perché me ne ha firmato una copia (e non cesserò giammai di ricordarvelo), secondo perché è un inno al femminile nelle sue varie forme.

Lui stesso, nelle intenzioni, lo dedica all’amatissima moglie Amanda Palmer.

Se la domanda fosse “perché le ha dedicato proprio questo libro, in cui il protagonista è un maschio?”, la risposta è semplicissima: perché questo protagonista non è il vero e proprio eroe della vicenda e perché il romanzo, camuffato da storia “quasi” per bambini è un richiamo alla Triplice Dea che avevamo già incontrato in American Gods (Utrennajaja, dea del Mattino, Vechernjaja, dea del Crepuscolo e Polunochnaja dea della Notte).

Ma andiamo con ordine: dicevamo che si tratta di una storia che potrebbe tranquillamente essere letta dai bimbi, ed è così, anche se Gaiman annovera questo libro come uno di quelli scritti per gli adulti.

In realtà, come lui stesso ha detto alla presentazione di “Fortunately, the milk…” per lui adulti e bambini, quando scrive, sono lo stesso pubblico, ciò che gli interessa è raccontare una buona storia. E “L’Oceano in fondo al  sentiero” è dannatamente buona.

La trama vede un protagonista senza nome, di mezza età, che torna a casa per un funerale e si trova a percorrere un sentiero che credeva di aver dimenticato, a sedersi sulla riva di un laghetto e a ricordare…ricordare quando di anni ne aveva sette e viveva con i genitori in una bella casa a due piani.

La sua vita scorre senza troppi intoppi fino alle difficoltà economiche che travolgono i suoi genitori e a causa delle quali essi si vedono costretti ad affittare camere. Un ospite sgradevole ruba loro la macchina e si suicida, proprio nei pressi della fattoria in fondo al sentiero, dove vivono tre donne misteriose. Quella morte apre una porta che non dovrebbe mai essere attraversata. Lettie Hempstock, che ha pochi anni più del protagonista, lo prende sotto la sua ala protettrice, quando da quella porta entra qualcosa che non dovrebbe essere lì.

Anche le altre due Hempstock, la Madre e la Nonna di Lettie, sembrano volerlo proteggere da un pericolo sconosciuto che ha le sembianze di un mostro di stracci…e della nuova governante, Ursula Monkton, che si insinua pericolosamente nella famiglia del ragazzino. Il mostro realizza i desideri degli adulti, ma si appropria anche delle loro menti. Il bambino e la sua giovane amica hanno il compito di ricacciarlo da dove è venuto e la questione si rivelerà più difficile del previsto…per fortuna le tre donne Hempstock hanno risorse che dire inaspettate è poco.

Neil ci regala un’ altra delle sue “pecorelle sperdute”, come ho finito per chiamare io affettuosamente i suoi protagonisti-tipo. Il bambino si sperde in un mondo “altro”, vicinissimo e pericoloso, mentre l’uomo che diventerà è sperduto perché non ricorda. L’età adulta, o forse un incantesimo, ha confuso le acque al punto che lui non saprà mai quante volte è già stato sulle rive di quel piccolo lago, o se esso era davvero un oceano, come diceva sempre Lettie Hemsptock.

Le Hempstock sono diverse. Verrebbe da citare la celebre canzone: “le donne lo sanno, c’è poco da fare.”. Che siano semplicemente nonna-madre-nipote o molto altro, sono personaggi che si stagliano nitidi. Lettie, la più giovane, è anche la più impulsiva e scapestrata. Il suo gran cuore è la salvezza del bambino ( e quindi dell’uomo che egli diventerà). Sua madre ha il ruolo di pilastro della famiglia, colei che non cede. E poi c’è la saggia, la Nonna, che sa sempre cosa fare perché già vecchia quando è scoppiato il Big Bang. La Nonna è una presenza estremamente rassicurante, perché sembra che sappia tutto e che tutto possa, anche se Lettie pagherà comunque le conseguenze delle sue azioni, in qualche modo.

L’elemento fantastico di questo libro è preponderante, al punto da non necessitare spiegazioni. Gaiman non fa nulla per rendere i suoi testi “reali”, o quanto meno “plausibili”. Lancia la fantasia e induce il lettore a seguirlo in qualsiasi avventura. Sia essa una corsa tra diverse dimensioni, o una fuga da un mostro di stracci e fumo. E non c’è rete di sicurezza. Questo, forse, è il bello dei suoi libri e, in generale, di questo libro.

Lo stile è limpido, come si addice ad un testo fruibile anche da lettori giovani. I livelli di lettura, però, sono più d’uno e forse, nelle insicurezze del protagonista, ognuno può ritrovare un po’ del bambino che è stato.

In tre aggettivi: avvincente, delicato, emozionante. Libri come questi non capitano di frequente.

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  1. Non ho mai letto nulla di Gaiman, ma sarei incuriosita. Mi consiglieresti qualcosa da cui cominciare? Niente di splatter, però, ché mi impressiono ^^’
    Vale

    Rispondi
  2. The Ocean at the end of the lane.

    Ciao! Io ho appena finito di leggere questo libro, ma non mi è tanto chiaro il finale! Insomma il protagonista se ne salta fuori con l’ intuizione che mrs. Hempstock Vecchia e la madre di Lettie siano la stessa persona.. Ma è assurdo!!!! Quindi o sono io che mi sono fatta fuggire qualche dettaglio, oppure dimmi tu cosa hai capito T.T C’è son disperata! Neil mi era piaciuto, mi aveva letteralmente incatenato a quel romanzo, ma la fine se è come l’ ho interpretata io.. non ha retto il confronto col resto della storia!
    Però, so che non è così, quindi illuminami tu ! *^*

    Rispondi

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