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Le streghe di Swan River, di Mary Stewart Atwell (trad. Ilaria Katerinov)

Qualche giorno fa mi è successa una cosa singolare: dovevo partire con il treno ed ho scordato a casa l’ebook reader, perciò – trovandomi in libreria – ho deciso di scegliere un “cartaceo” che mi ispirasse  abbastanza per far passare il viaggio.

Dopo lunga riflessione, la decisione è caduta sul romanzo di esordio di Mary Stewart Atwell: “Le Streghe di Swan River” (Wild Girls in lingua originale).

lestreghe

 

Swan River è una cittadina all’ombra degli Appalachi, una delle zone più economicamente depresse degli Stati Uniti. E’ un posto arido, sia per quanto riguarda il paesaggio che le persone. Tutto sembra in decadenza, poco più che una rovina.  Ed il peggio è che, pur essendo un posto piccolo, Swan River affonda le sue radici in un passato di fuoco e sangue…e tutto ad opera delle sue ragazze.

Dice la leggenda, infatti, che essere femmina ed avere dai sedici ai diciotto anni a Swan River equivale ad una specie di maledizione. Tante ragazze sono come impazzite ed hanno lasciato dietro di sé un’impressionante scia di morti, avvalendosi anche di poteri sovrannaturali come la pirocinesi. Qualcuno mormora che, una volta prede di questo male invincibile, esse acquisiscano persino la capacità di volare…

Le chiamano “Ragazze Selvagge”, per i più è soltanto una nota di folclore capace di rendere difficile il sonno nelle afose estati in cui l’aria si fa irrespirabile anche per via del pesante inquinamento. Non è solo una leggenda per Kate, diciassette anni, che vive nell’angoscia di essere una potenziale assassina, così come è capitato a tante, troppe altre prima di lei.

A Swan River la gente si divide in “ricchi” e “contahippie”, ovvero buzzurri che aspirano solamente a coltivare un fazzoletto di terra arida e sfondarsi di birra al pub locale. Ma la vita dei ricchi non è migliore, specie quella delle ragazzine iscritte all'”Accademia”, una scuola femminile che anche Kate frequenta pur non essendo facoltosa come le compagne, perché spera che sia il suo passaporto per un futuro lontano dalla cittadina.

A scuola Kate si affeziona a Caroline, amante del folklore, modesta e sincera e a Willow, una sfolgorante bellezza dai capelli rossi, l’animo ribelle e la strana capacità di influenzare profondamente le ragazze che le stanno attorno. E’ solo carisma, come pensa Kate, oppure c’è qualcos’altro? La frustrazione di Willow la porta spesso a ferire gli altri fisicamente e psicologicamente, ma questo c’entra qualcosa con le ragazze selvagge? E come potrà, Kate, proteggere Mason, il ragazzo di cui è innamorata, dall’influenza letale dell’amica/nemica?

Questo e molti altri interrogativi sono contenuti in questo libro, che non è un giallo, non è un vero e proprio horror, ma di sicuro ha una storia adatta a tenere incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Una delle prime cose che colpisce è il rilievo dato alla femminilità, nel testo. I personaggi principali sono quasi tutti donne e questo senza che vi sia alcuna pennellata di svenevolezza, o che il fattore sentimentale si imponga sul resto della trama ( per mettere subito a tacere i malpensanti). Anche la parola “Streghe” scelta per la traduzione italiana è forse un po’ uno specchietto per le allodole. Le ragazze di Swan River non sono “streghe”. Sono semmai più simili alle mitologiche Menadi, o alle Furie. Esasperano la loro rabbia al punto da acquisire tratti sovrannaturali, ma a che cosa questo sia dovuto resta un mistero proprio fino alla fine.

Willow è senza dubbio il personaggio più ambiguo ed affascinante, perché per tutto il libro ci si domanda se lei sia al centro di tutti i mali oppure no. Di certo c’è che la protagonista, Kate, è assai meno sfaccettata. Se devo trovare un difetto a questo testo è nella sua protagonista che appare un po’ troppo indecisa e pusillanime, ma, sinceramente, mi sembra anche abbastanza credibile che qualcuna reagisca come lei di fronte a una situazione come quella descritta, cioè nascondendosi e cambiando idea continuamente.

Di fatto, tutto il libro è immerso in un’atmosfera soffocante. L’ambientazione è forse il punto di forza, perché rispecchia perfettamente l’angoscia dei personaggi e la amplifica. Non manca, inoltre, una nota ecologista: si capisce che Kate farà la differenza in questo piccolo mondo in agonia perché decide di dedicarsi all’ambiente e a ripulire il marcio a cui i suoi concittadini sembrano essersi assuefatti. E non solo in senso letterale.

Scritto con un buon ritmo, con una traduzione che rende molto bene il clima che l’autrice voleva far respirare, “Le Streghe di Swan River” è anche un po’ romanzo di formazione, purché non ci si aspetti un lieto fine. O, meglio, ciò che colpisce del finale è l’assoluta autenticità e la malinconia che accompagna alcune fasi della crescita.

Ve lo consiglio, se siete alla ricerca di una storia che regga il colpo, ma cercate di leggerlo in un momento di buon umore.

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