Feed RSS

Prove tecniche di mammitudine (o…come far venire un coccolone al tuo Lui con un solo titolo)

E dunque so che Lui non leggerà, ma rimarrà solo al titolo e che questo titolo mi costerà un suo infarto, ma ci tenevo proprio a scriverlo così come l’ho pensato.

Questa settimana sono emigrata nella bella Emilia, dove mia sorella abita con il nipotame, per dare una mano in qualità di babysitter. Il nipotame di cui sopra è composto da Alino (2 anni e mezzo, bello de zia) e Laurilla (2 mesi, bella de zia pure lei).

Ora, la ziitudine è probabilmente la condizione migliore in cui godersi un poppante (o due): sei quella che li coccola, ma a malapena li cambia, sei quella che ci gioca e che non ha l’obbligo di svegliarsi la notte…insomma, una goduria al borotalco.

Mentre macinavo chilometri nel corridoio con la Laurilla di traverso, magnificamente attaccata ad una ciocca dei miei capelli, badando a non stringerla troppo, mantenere il ritmo di valzer, ma anche un certo balzetto che le dà sicurezza nell’addormentarsi, riflettevo su un mucchio di cose, giacché ho una certa età, un fidanzato giovanegiovane e non so se diventerò mai mamma.

La prima cosa su cui ho riflettuto è che, se fossi stata un maschio, non avrei ricevuto la chiamata. Ora: io sono una casinara, non sono per niente portata ai mestieri domestici e sinceramente il mio istinto materno è un po’ al di sotto del circolo polare antartico. Per di più questa settimana dovevo portare avanti quello che spero un giorno potrebbe trasformarsi in lavoro (fa parte dei Sideprojects, ve ne parlerò meglio) e invece nisba. Se fossi stata un maschio, dicevo, per di più con una specie di lavoro da portare avanti col cavolo che mi sarei ritrovato a ninnare. Non so perché, ma sembra che nella mente delle persone la donna coi bambini ci sappia fare in quanto donna. Mah, non lo so, questa tesi mi lascia pensierosa. Comunque non me la cavo male, proprio perché io i bambini li amo (e perché nei momenti duri mi sono fatta forza pensando che in fondo una settimana dura poco).

La seconda cosa che mi ha colpita è che stamattina portavo la Laurilla nel marsupio e…beh, ero contenta. Sarà che è mia nipote, sarà che la trovo proprio una bimbetta simpatica (la chiamo “ridolina” perché ride sempre), ma la mia solita tranquillità si è un po’ incrinata.

E per un momento, giuro – un momento solo – ho fatto finta che fosse mia…è stato bellissimo.

La terza cosa su cui ho riflettuto, mentre trasportavo Alino a spalletta dall’asilo a casa per soli 90 km, è che forse però non sono proprio tagliata. Insomma, onestamente non so se reggerei: è solo la terza volta che vengo svegliata in piena notte e se avessi davanti un paio d’anni di questo lifestyle forse aggiungerei un po’ di niveina alla tisana della sera. Beh, ora esagero per ridere, ma la prospettiva mi sembra allucinante: mamme, come diavolo fate?

Quarto: come sapete penso che la donna sia chiamata a tanti compiti importanti e la maternità sia solo uno fra questi, perciò è assurdo colpevolizzare chi per una ragione o per l’altra non si sente di fare e crescere bambini. Però, per una volta, voglio spezzare una lancia a favore delle mamme: siete eroine, davvero. Per citare la nuova pubblicità dell’Enel: siete sicuramente le eroine dell’amore, più di molti altri.

QUINTO: non posso non toccare l’elemento di discussione più combattuto nelle ultime ore. Riguarda le mamme e la loro immagine stereotipata. Ebbene sì, parlo della dichiarazione della presidente Boldrini in merito alle pubblicità tradizionaliste in cui la “mamma” arriva a tavola, servendo amorevolmente tutti gli altri senza che nessuno muova un dito. Ora, la stragrande maggioranza dei commentatori sui social network si è lanciata in crociata al grido di “W la mamma”. Con le righe sopra credo di aver dimostrato di apprezzare molto il valore della maternità, ma a costoro vorrei dire, molto rispettosamente: MI SA CHE NON AVETE CAPITO UN TUBO. Boldrini non ha mai detto alle donne di non cucinare, di non prendersi cura della famiglia, di non servire a tavola, se lo vogliono. Ha detto semplicemente che l’immagine antiquata della mamma in pubblicità al giorno d’oggi non è più attuale (in sempre più famiglie si collabora attivamente tutti insieme, anche all’ora del pasto) e quindi è inutile che i pubblicitari continuino a proporci SEMPRE E SOLO la solita sbobba anni cinquanta con la famiglia comodamente spaparanzata e la mamma che si dà da fare per tutti. Non significa che le mamme non facciano il possibile per prendere su di sé le fatiche e le responsabilità della gestione familiare, ma è anche vero che un unico modello simile è ingiusto. I pubblicitari sono o non sono pagati per essere un po’ originali? Fa specie vedere che gli italiani non recepiscono. E mi chiedo se non recepiscono per superficialità o per malafede, o tutt’e due.

»

  1. Come facciano le mamme non lo so. So come ho fatto io. Se mi si passa la delicata metafora, un culo come un secchio. Non credevo che si potesse sopravvivere dormendo così poco. A un certo punto ho trovato delle strategie. Quando mi sono reso conto che dalle ninnnenanne stavo passando alle bestemmie ho detto: Baby, diamoci una regolata. Adesso paparino bello ti/si legge quello che gli pare ad alta voce, tu fa’ finta che sia una favola o quell’accidente che ti pare. Se no t’ammazzo.
    Così ho letto valanghe di libri che piacevano a me, almeno finché la prole non cresceva e non cominciava a chiedere quelle cose sdolcinate che piacciono ai minori. Mi sono letto l’Iliade, l’Odissea, milioni di poesie di Leopardi e di Petrarca, e poi romanzacci noir, e insomma mi sono rifatto di anni di non letture (3-figli/e-3, mica 1!). Evidentemente me la spassavo, benché morto di sonno, e dovevo avere una voce contenta e rilassata, perché dopo 10 minuti le belve si addormentavano, e io magari andavo avanti.
    Adesso sono grandi e mi mancano. La più piccola è già maggiorenne. Le mie notti sono tranquillissime, ma forse preferivo prima. Quando si decidono a riprodursi pure loro?

    Rispondi
    • Che commento dolcissimo! 😀 E ottimo consiglio per passare il tempo, m…come caspita facevi a tenere su anche un libro? 😉

      Rispondi
      • Be’, intanto non l* tenevo sempre in braccio. Anzi, la sera per addormentarl* i patti erano chiari fin da subito: tu te ne stai nel lettino e papà si siede vicino a te, ti fa i massaggini e ti parla. In altri casi, esistono i marsupi, i leggii da tavolo, insomma ci s’ingegna. Per i risvegli notturni era un po’ diverso, qualche coccola in più, un giochino, un po’ d’acqua, una passeggiatina in braccio, nei casi estremi un giretto in passeggino. Se erano malat* ovviamente il discorso cambiava e mi rassegnavo. Ma la lettura ad alta voce in genere funzionava alla grande. A un certo punto mi hanno chiesto cose di loro interesse e mi sono sciroppato tutto, dico tutto Harry Potter. Senza offesa per nessun*, ma è stato un vero strazio. Così ho cominciato anche a improvvisare e per un due-tre anni ho sfornato ogni sera una nuova puntata di una sitcom becerissma, “Cetriolona La Maga Pasticciona”, una strega verde bitorzoluta e imbranata che si cacciava in guai terribili, tipo cascare in pozzi pieni di cacca e simili. Un grande successo. E poi la prole ha cominciato a fare cose più interessanti, senza di me.
        E, ripeto, un po’ ne sento la mancanza.

    • Ahahaha! Grande! 😀

      Rispondi
  2. Mi ha divertito questo post, davvero molto.
    Posso provare a risponderti per punti? Lo faccio basandomi sulla mia esperienza di donna, femminista, lavoratrice, moglie, mamma di due mostrilli (mostri urlanti) e altre cose che sarebbe lungo elencare.
    1) è vero: in Italia si nasce con la maternità incorporata; inutile spiegare che a te i bambini non piacciono, che trovi che puzzino anche un po’ e che non sai nemmeno come tenerli in braccio, esattamente come tutti i maschi a cui chiedere di tenerli in alternativa a te. niente da fare, sembra che sia una cosa atavica, chiamano te anche se e se protesti nessuno ti prende sul serio. Le cose stanno un po’ cambiando, ma cambiano molto molto lentamente.
    2) sono belli davvero, eh? la tua tranquillità si incrina quando ne tieni in braccio uno, la mia quando penso a quel volo verso san Francisco, cancellato causa pargolo in arrivo proprio in quel periodo. Non è che cambio idea, proprio come te. Però ogni tanto ci penso: senza rimorsi e senza rimpianti, ma ci penso. è che scegliere una cosa implica di rinunciare a delle altre. è normale, è così. è per questo che è difficile scegliere!
    3) Rispondo per me su come faccio a non dormire da 4 anni (e temo che non tornerò a dormire tanto presto). è semplice: sono miei, li ho fatti io, li considero la mia opera più riuscita. e quindi guardo la bottiglia del limoncello (sono 4 anni che penso che un goccetto non farebbe male a nessun)o e poi la metto via e mi sparo ore e ore di ninne nanne, chilometri di su e giù per la stanza, salgo e scendo le scale nel buio della notte, preparo camomille e accompagno creature urlanti in bagno… non dico col sorriso sulle labbra, ma quasi. e poi c’è un’arma segreta: me li smazzo 50 e 50 col padre, che dice che sono suoi, sono la sua opera più riuscita, guarda la bottiglia del limoncello e poi ci ripensa, fa chilometri e scale, prepara camomille… e via così. 🙂
    4) Ognuno paga il prezzo della vita che sceglie. L’importante è che scelga sapendo cosa sceglie e che scelga liberamente. A quel punto il prezzo pagato ha il suo perchè e non importa più di averlo pagato, anzi.
    5) Ah, la cara Laura ha osato dire una cosa che non piace a nessuno: che esiste una pluralità di realtà, di eguale dignità. E che sarebbe giusto raccontarle tutte, non solo una. Questo, soprattutto in Italia, piace sempre poco.

    La mia bisnonna dicava a mia nonna che i tempi le avrebbero dato ragione. Siamo un po’ in ritardo sulle stime della mia bisnonna, ma le cose sono cambiate e cambiano.

    E con questo, spero che ti sia goduta il nipotame e che tu sia tornata alla consueta zitellaggine! Buon proseguimento!

    Rispondi
  3. Personalmente non conosco più una famiglia dove il papà se ne stia comodamente spaparanzato a tavola mentre la mamma serve tutti….decisamente altra epoca. Altri costumi. Altra testa.

    Rispondi
  4. io ho sempre saputo di essere un’animale strano, quindi…..
    Sono imbranata nei lavori di casa, infatti casa mia spesso è un’incubo 🙂 , odio e ripeto odio stirare infatti lo tralascio fino a che non ho più niente da mettere alla pupa ( fosse per me io e mio marito potremmo senza grossi problemi andare in giro anche non stirati), ma mai ho pensato di poter vivere senza fare un figlio o meglio due.
    Non sò, per me è sempre stato scontato che prima o poi li avrei avuti e le notti insonni non mi spaventano anche se sicuramente mi stancano 🙂
    Poi la mia cucciola per fortuna è sempre stata piuttosto regolare nel ritmo sonno/veglia, a letto alle 21, nanna alle 21.30 e sveglia alle 6.30 max le 7.
    Ho imparato subito a darle un rito che solitamente è quello più comune e che funziona, cartone, pigiama, igiene, favola e a nanna per mano alla mamma ( che immancabilmente finisce per addormentarsi sul pavimento e si sveglia dopo un’ora infreddolita e con la schiena rotta….)
    Ma poi lei ti guarda e ti sorride e ti dice “ti voglio bene tanto così” e spalanca le braccine e te ti scogli 🙂
    Mi piace mettere in tavola la cena e detesto dover pulire la cucina dopo 🙂 non ho idea di come potessero una volta le mamme, lavorare, avere la casa linda e sempre i panni stirati ( mia suocera stirava persino le mutande, io è già tanto che le piego!),io sò che se dovessi ritrovarmi a fare solo la mamma non mi sentirei realizzata e altrettanto sò che se non avessi avuto bimbi non mi sarei sentita realizzata. Ma non deve per forza essere così per tutti e “l’istinto materno” non è insito in tutti ne deve esserlo.
    Mio marito collabora quanto può e ogni tanto è bello passare una serata da sola ( anche se poi non riesco a dormire perchè c’è troppo silenzio)
    Ognuno di noi sà cosa è meglio per lui/lei. L’unica cosa che non sopporto è la falsità di quelle persone che ti dicono che senza figli non possono vivere e poi li trattano come bestie e gli ripetono che non sanno fare nulla e non servono (?!) a niente.
    Ci possono essere milioni di motivi per volere un figlio e ce ne sono ancora di più per non volerne ora come ora. Basta essere coerenti con quello che si sente nel cuore.

    Rispondi
  5. Io voglio essere mamma…non so quando accadrà, ma lo voglio perché penso sia bellissimo crescere con l’uomo che ami un esserino che è parte di entrambi e che sia una delle esperienze più belle della vita—PERO’ la gente spesso mi vede e mi dice: come faresti? Università, tentativo di scrivere un libro, lavoro con turni notturni e mille interessi.
    Sapete cosa rispondo? Non so come farò. Sarà un casino in termini di organizzazione. Ma sarò felice. E mentre allatterò mio figlio gli racconterò qualche mito greco, condividendo le mie passioni. Come dicono a livello popolare solo a morire non si fa in tempo….sarà caos ma sarà un caos felice. Una donna rimane una donna e non deve annullarsi o credere che la maternità le tolga qualcosa. E la mancanza di maternità non toglie nulla a una donna.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: