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Storie di biliardo (e di cosa non si fa per ammmore)

Premessa: prima di scrivere questo post ho chiesto il permesso di fare riferimenti personali. Non sia mai che si dica che scrivo alle spalle altrui.

Lui è stupendo.

Lui è brillante.

Lui è il mio tipo al 100%.

Epperò Lui ci ha degli hobbies che neanche mio nonno, buonanima.

Nella fattispecie, la mia gioia sconfinata nell’apprendere che odia il calcio è naufragata miseramente appena ho appreso che il suo sport preferito è pescare e che, essendo un ragazzo eclettico, oltre a fare fotografie fa parte di una squadra di…di…

…e va bene, lo dico: di biliardo. A manina. Senza stecca, insomma.

 

Ora, mea culpa, io avevo sempre considerato il biliardo come sport dei nonnetti, invece ho scoperto che nella nostra provincia c’è un crescente numero di giovanotti che lo praticano (insieme ai nonnetti di cui sopra).

Quando mi ha proposto la prima volta di andare ad assistere, ho detto di sì con l’entusiasmo dell’ammmore. Sapevo che non sarebbe stato un fuoco d’artificio, ma ero ben disposta.

UNA partita è più che sopportabile. Ovviamente dipende anche dai giocatori (alcuni sono bravi, altri sono un po’ pippe, altri danno l’impressione di buttare le palle a caso…), ma in generale ho sperimentato che per amore ce la si fa.

Più di una partita comincia ad essere un discorso un po’ impegnativo. Fare da pubblico per tre partite di fila è praticamente un gradino al di sotto di un suicidio mediante stricnina.

Perché dico tutto questo? Perché ieri sera, armata delle migliori intenzioni, ho seguito Lui in quella che è considerata “una delle migliori sale da biliardo della zona”. Unica ragazza tra una ventina di partecipanti (tra giocatori e pubblico. ‘Na folla, proprio.)

La regola principale del pubblico del biliardo è: stai fermo e zitto, ché il biliardo è un gioco di concentrazione. Anche i  giocatori non possono parlare più di tanto e le bestemmie che si leggono dai labiali farebbero invidia al TG delle 4, quello per i sordomuti. Poi, ci sono vari tipi di giocatori:

1. Quello che “A me non me ne frega niente se perdo” e se sbaglia una boccia spacca il biliardo a testate.

2. Il Veterano. Ostenta tranquillità, dà una pacca all’avversario quando sbaglia, rassicurandolo, insegna ai giovani, sbuffetta i vecchi, chiede insistentemente un bicchiere di spuma al barman che osserva (anch’egli annoiato) la serata e al termine di ogni partita analizza ogni tiro e ogni mossa sua e altrui con una precisione certosina, dicendo a tutti come avrebbero dovuto giocare, chi ha perso perché ha perso e chi ha vinto perché ha vinto.

3. Quello “Bravo Davvero“, cioè quello che ci tiene alla morte a far bella figura. E di solito è bravo sul serio. Significa però che se sbaglia cascano tutti i santi del calendario e manca poco che si metta a piangere, che se perde  si butta dalla finestra e invoca  le maledizioni di Iddio Onnipotente sulla sua mano indegna che ha indirizzato la palla per una traiettoria imprecisa, che si crocifigge se manca un birillino (i birillini danno punti se ci passa sopra il boccino blu o la palla avversaria, li fanno perdere se ci si passa con le palle proprie).

4. Quello Inesperto. E’ il pulcino della squadra e di solito ha iniziato a giocare da poco. Per ovvi motivi è un po’ pippa, ma “si farà”. Solo che gli tocca subire gli insegnamenti di tutti i veterani in circolazione ed anche di quelli che veterani non sono. Tutti si sentono in diritto di mettere bocca in quello che fa e in come lo fa. la pazienza di questi pulcini è talmente grande da suscitare la mia ammirazione e simpatia.

5. “The Champion“. Arriva con gli immancabili occhiali da sole e già è un po’ ridicolo, perché di solito  si gioca di sera e in posti che sembrano cantine e che non hanno neanche le finestre.  E’ effettivamente il migliore, l’uomo da battere. Vince i tornei anche fuori provincia ed è circondato da un alone di invidia mista ad ammirazione perché ha portato a casa la Coppa del Nonno nel 1992.

6. Il Mediocre Fortunato. Ovvero gente che non sa giocare granché, ma che c’ha delle botte di culo impressionanti e tramite quelle rubano le partite che è un piacere.

Ora, è importante far notare che tutti costoro fingono di essere amiconi, ma secondo me si odiano a morte. A volte, anche se non ho prove per dirlo, si odiano anche all’interno della stessa squadra. E sono pure un po’ falsotti, perché davanti si fanno i sorrisini e poi dietro se ne dicono di tutti i colori. (E poi hanno il coraggio dire alle donne, eh…?)

Certo, non tutti, eh. ma tanti. Che io, a forza di fare il pubblico, non sembra ma ascolto anche i sussurri.

Lui è un caso un po’ a parte:  a) gli stanno tutti sulle balle a prescindere. b) se la cava, nel senso che dà del filo da torcere a The Champion, ma poi magari perde con i Mediocri Fortunati. E quando perde sembra McEnroe.

https://www.youtube.com/watch?v=koE_e_LX4c0

E io? E io mi vergogno tantissimo, ma continuo ad andarci (anche se ora sto convincendo Lui che porto sfiga e quindi non mi vorrà più con sé). Per ammmore. Ho provato a chiedere di essere iniziata alla Sacra Arte, ma ho trovato ostacoli. A quanto pare è roba da uomini. Eppure, sono quasi convinta che con un po’ di allenamento a The Champion gli farei vedere io, gli farei.

 

 

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  1. Manca lo psicopatico che quando perde lancia le palle all’avversario e avresti descritto un circolo di scacchi.

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  2. Guarda che giocare non è poi così difficile, detto da una che nella tua descrizione sarebbe tra le ” mediocri fortunate”, comunque io non mi annoiavo così tanto a vedere mio papà giocare o i ragazzi in P.A. e ogni tanto giocavo anch’io con chi voleva fare il “generoso ” ed abbassarsi e giocare con una donna che poi giusto giusto ” c’aveva un c… come ‘nà capanna” e li batteva pure, salvo poi schivare il boccino quando era a due centimetri 🙂

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  3. Partendo dal presupposto che direi di conoscere il soggetto in questione….capisco la grandezza del tuo ammmmòre nei suoi confronti….dai Tave lo sai che porta sfiga lasciala con buby……;-)

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