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La prova che io non capisca niente di libri, né di marketing: ShadowHunters – Città di Ossa, di Cassandra Clare

Mi è capitata sotto gli occhi questa vecchia recensione (sì, era stata pubblicata sul blogghino “Voglio solo scrivere” ai tempi dell’uscita del libro). Il libro in questione mi aveva fatto tristezza. Ora scopro che ne faranno un blockbuster…e niente ci tenevo a dirvi di non fidarvi mai di me.

Sono certa che moltissimi libri fanno fortuna grazie alle copertine. Quello di cui sto per parlarvi ne ha una fotonica: verde sbaluccicante, con un figonzo (sbaluccicante anche lui), una città misteriosa in basso e l’incredibile titolone che fa tanto “telefilm americano” e che per noi amanti di Buffy e compagnia bella ha ancora un suo fascino. Si tratta di SHADOWHUNTERS, di Cassandra Clare.

Ho iniziato a leggerlo senza aspettative esagerate: nonostante non fosse il massimo dell’originalità, il soggetto – estrapolato dalla quarta di copertina – prometteva qualche mezz’ora di intrattenimento senza pretese, che è ciò di cui sempre più spesso sento il bisogno. La storia ha come protagonista la quindicenne Clary Fray – tipica adolescente americana – che vive a New York con la madre, dato che il padre è scomparso prima che lei nascesse. Clary ha un migliore amico, Simon, palesemente innamorato di lei, ma come tutte le protagoniste tontolone è ben lontana dall’accorgersene. La svolta avviene quando, in un locale metal, la ragazzina assiste ad un omicidio ad opera di due ragazzi e una ragazza bellissimi (e non sia mai che ci sia un bruttone!) la cui particolarità è essere completamente ricoperti di tatuaggi. In seguito si scoprirà che questi non sono assassini, ma cacciatori di demoni legati ad un mondo pieno di mostri e magia, in cui Clary dovrà penetrare giocoforza dopo la misteriosa sparizione della madre, scoprendo così di essere anche lei una creatura soprannaturale. Nella mia vita ho letto di peggio, almeno a livello di trama; inoltre l’urban fantasy è un genere che sento congeniale, tuttavia questo romanzo non sono proprio riuscita a portarlo in fondo. Primo: lo stile è terrificante. Nonostante l’apparente semplicità è pieno zeppo di ripetizioni, sia letterali che di concetto; errori come “si spazzolò via la polvere dalle ginocchia dei pantaloni” (qualcuno di voi ha delle ginocchia anche altrove? Se sì fatemelo sapere e inviate foto, per favore!) sono particolari che appesantiscono la lettura all’inverosimile. Secondo: all’inizio sembra che i personaggi siano dotati di humor e questo mi ha convinto ad andare avanti per un po’. Ero pronta a salvare il libro, archiviandolo nella cartella “C’è di peggio” della mia mente. Poi però è arrivato Jace. Jace, come già avrete evinto dal nome fiiiiquo, è il protagonista maschile e il cosiddetto bonazzo della situazione: splendido e irraggiungibile, non fa altro che auto lodarsi. Proprio così: siccome la protagonista Clary doveva differenziarsi in qualcosa da Bella Swan, l’autrice ha pensato bene di non farle ripetere in continuazione quanto sia attratta dal Figo, ma di farlo capire…ehm…tra le righe. Però immagino che alla fine della prima stesura la “figaggine” di Jace non venisse fuori abbastanza, così – onde evitare pericolosi dubbi – il giovanotto afferma di essere stupendo almeno una volta per pagina. Il mio buon proposito di finire il libro ha avuto poi un duro colpo quando Jace afferma di odiare il the Earl Gray per via del bergamotto contenuto in esso e Clary, ammiratissima, ne evince che oltre ad essere bello è pure un fine erborista. AIUTO. Terzo: nel momento in cui è stato chiaro che Clary fosse figlia di una Shadowhunter e quindi prescelta per combattere il cattivo Valentine (che, secondo me, è l’unico vero figo in questa pappardella) che però potrebbe anche essere suo padre (….chhhh, Luke, usa la forza…ccchhh…) un fiume di noia mi ha inondata. Non ce l’ho fatta più: avevo troppo di meglio da leggere sul comodino (“Amabili Resti” di Alice Sebold, per esempio). E così ho chiuso il volume e mi sono detta che – forse – se riuscirò a superare le duemila scemenze, un giorno potrei anche finirlo. Non adesso, comunque. “Shadowhunters” è, secondo me, un’occasione sprecata per scrivere una trilogia urban fantasy decente: lo spunto c’era, la trama pure, ma se una non sa scrivere non c’è verso. Condite il tutto con uno humor che, dopo un paio di sorrisi a denti stretti, vira a far piangere per la banalità ed ecco confezionata una schifezza. E sapete cosa mi secca? Sull’onda dell’entusiasmo avevo acquistato i primi due volumi insieme. Maledette copertine!

PS: e scommetto che al cinema sarà un successo!!!

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  1. Non leggo la tua recensione perché fra due gg ne posto io una sullo stesso libro e non voglio farmi influenzare (beh, ormai è già scritta, ma non si sa mai 😛 ). Tornerò a leggerla dopo. Comunque ben tornata! 🙂
    V

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  2. Beh, non capisci nulla di letteratura, è evidente, e neanche di erboristeria, visto che non sai che uno che odia il bergamotto è uno che ne capisce invece.:DDDD
    Scherzi a parte, non finirò mai di dire quanto queste cose mi mettano tristezza (vogliamo parlare del nuovo premio Bancarella?). Sembro snob a dire così, manco fossi una che legge solo Tolstoj…in realtà, non pretendo neanche chissà che. Magari una storia che stia in piedi, scritta in un italiano corretto e con una sintassi impeccabile. Di questi tempi chiedo troppo temo, almeno vedendo quello che finisce il classifica, e che puntalmente schifo. E forse faccio bene, perché quando poi cedo alla tentazione di provare a leggerlo, il famigerato “best seller”, manco riesco ad andare oltre le prime pagine (vedasi le 50 schifezze di grigio).

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    • Secondo me – e so che anche io suonerò snob – c’è stato un precipitare della qualità nella letteratura (compresa quella d’evasione) a partire da…Twilight? Ai tempi lo schifavo, oggi tocca ammettere che, rispetto a certe ciofeche apparse di recente, è un libro che si lascia leggere, almeno nello stile. O forse sono io che non so scegliere…

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  3. il fantasy non è il mio argomento preferito e tendo a non sceglierlo nella letteratura.
    lo stesso non si può dire per il cinema, dove mi piace abbastanza…
    il film l’ho visto…
    non è lo spettacolo degli spettacoli, ma ha un suo perché…

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  4. Come promesso, dopo aver postato la mia sono tornata a rileggere.
    “il cattivo Valentine (che, secondo me, è l’unico vero figo in questa pappardella”
    vedendo il trailer al cinema, ho annunciato alla mia amica “Sai che stai invecchiando quando in un film il protagonista ti pare squallido e vorresti ripassarti suo padre!”.
    Ma chi può darmi torto? http://images.starpulse.com/pictures/2009/10/24/previews/Jamie%20Campbell%20Bower-ASG-023293.jpg questo è Jace…
    E questo è Valentine http://themortalinstrumentssource.files.wordpress.com/2012/08/jonathan_rhys_meyers_portrait_a_p.jpg
    Signore mie… ci siamo capite! 😀
    V

    Rispondi
  5. Si, decisamente mi ripasserei più volentieri il padre…

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