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Felicità. Richard Layard risponde agli scettici (2° parte)

…continua da qui…

Ed ecco la seconda parte della traduzione dell’intervista a Richard Layard, uno dei fondatori di Action for Happiness.

Qui il link originale: http://www.actionforhappiness.org/about-us/answers-to-the-sceptics

 

5. NON E’ FORSE LA FELICITA’ UN SOTTOPRODOTTO?

Si applica ancora la stessa logica. Se vogliamo aiutare le altre persone, ciò significa aiutarle ad avere vite più felici – attraverso ciò che facciamo ogni giorno e attraverso le grandi scelte che facciamo in merito alla nostra famiglia, al nostro lavoro e alla nostra comunità. Ma quando pensiamo a noi stessi deve esserci qualcosa di diverso. La maggior parte del tempo non dovremmo continuare a chiederci “Sono felice?”, ma invece darci dentro nel fare qualcosa di utile o bello che ci impegni pienamente.

Ma ci sono volte in cui dovremmo analizzare noi stessi, chiederci perché siamo scontenti, trovare una via migliore. Alcuni dei cambiamenti necessari possono essere nella nostra vita esterna (per esempio, l’equilibrio della nostra vita lavorativa, o le nostre mete), mentre altri possono riguardare la vita intima. Ci sono molti metodi suggeriti da Action for Happiness attraverso cui possiamo gestire le emozioni più intime e raggiungere maggior gioia e armonia. John Stuart Mill sbagliava dicendo che non dovremmo mai guardarci dentro. Quando ne abbiamo bisogno, dovremmo eccome.

6. NON C’E’ IL PERICOLO CHE IL COSIDDETTO “OTTIMISMO IDIOTA” FACCIA IGNORARE I PROBLEMI REALI?

Quando stiamo gestendo le nostre emozioni, l’ottimismo non è un ostacolo, ma uno strumento. La nostra felicità dipende molto da dove stiamo dirigendo la nostra attenzione. Se contiamo le nostre fortune, siamo molto più felici che se ci focalizziamo principalmente sul bicchiere mezzo vuoto.

In alcune decisioni, il realismo è la cosa migliore, specialmente riguardo agli affari finanziari. Ma in generale le persone ottimiste sono più brave a superare il fallimento anche se talvolta sono più ottimiste di quanto il realismo giustificherebbe. L’ottimismo non significa essere irrealistici; riguarda scegliere di focalizzarsi sulle cose che sono buone e sui modi positivi per arrivarci, piuttosto che farsi bloccare dalle difficoltà e dalla negatività.

Anche quando pensiamo alle altre persone, l’imparzialità e il realismo sono essenziali. Questo movimento non assomiglia all’Ottimismo di chi evita la realtà del dottor Pangloss (personaggio del “Candido” di Voltaire), che pensa che i problemi del mondo posano essere risolti attraverso il pensiero e la buona volontà e senza alcuna azione. Al contrario. E spesso l’azione deve essere svolta dai governi.

7. NON SAREBBE PERICOLOSO SE I GOVERNI CERCASSERO DI CREARE FELICITA’?

C’è una paura comune secondo cui i governi che tentassero di promuovere la felicità diventerebbero troppo autoritari – lo Stato Balia. La paura è malriposta. Da una massa di prove noi riconosciamo l’enorme importanza della libertà come causa della felicità. I paesi più infelici mai registrati sono stati quelli sottoposti al blocco sovietico. Nessuno che volesse promuovere la felicità percorrerebbe quella strada.

La libertà è importante in molti modi diversi.  C’è la libertà da un arresto arbitrario, la libertà di dire ciò che si pensa, e così via. Ma c’è anche la libertà di scegliere il tuo lavoro o il tuo stile di vita. E’ per questa ragione che Adam Smith sottolineava l’importanza del libero mercato, mentre allo stesso tempo premeva affinché i governi promuovessero la felicità.

Poiché viviamo in una società, siamo profondamente influenzati dal comportamento altrui. Quando diventiamo più ricchi, questo assume un’importanza ancora maggiore. Così noi ora vediamo i governi riorientare il loro interesse nella direzione del comportamento. Questo è bene. Non vogliamo una società di conformisti, ma vogliamo una società in cui le persone si curino veramente della felicità degli altri.

Come disse Thomas Jefferson – che difficilmente si può definire un conformista: ” La cura della vita umana e della felicità e non la loro distruzione  è il solo e legittimo oggetto del buon governo.” E, per fare questo lavoro, i governi hanno bisogno di misurare la felicità.

8. CERCARE DI MISURARE CON SICUREZZA LA FELICITA’  NON E’ UN’IDEA FOLLE?

Tutti i partiti politici inglesi ora supportano l’idea. Guarda le consultazioni ONS sulla Misurazione del Benessere Nazionale. E’ così anche per il gruppo delle nazioni più ricche e molti governi stranieri lo fanno individualmente. Queste misurazioni non sono nuove. La Felicità è stata misurata regolarmente negli Stati Uniti a partire dagli anni Cinquanta e nell’Eurobarometro dell’Unione Europea è cominciata attorno al 1970. Ciò che è nuovo è che queste misurazioni si sono basate su campioni più ampi ed è stato dato loro lo status di ufficialità. Questo è meglio, perché se misuri la cosa sbagliata farai la cosa sbagliata. I governi hanno iniziato a misurare il PIL con l’intenzione di gestire la disoccupazione, ma hanno cominciato a farne il totem del successo nazionale. Questo ha semplicemente confermato i valori materialisti e consumistici delle società più ampie. Ed è grandioso che ora tutto questo stia cambiando.

Lo scopo delle misurazioni è vedere chi sta  soffrendo e, trovando le cause, adottare politiche che migliorino le cose. Per arrivarci, alle persone vengono fatte domande in merito a quanto sono felici, quanto sono soddisfatte della loro vita nelle differenti dimensioni e così via. Queste misurazioni hanno alti tassi di risposta. Ma significano qualcosa? Queste risposte sono – come detto precedentemente – totalmente soggettive. Ma esse sono ben relazionate con tutti i tipi di musra oggettiva.

In primo luogo sono legate con l’attività cerebrale nelle aree rilevanti dove i sentimenti positivi e negativi vengono sperimentati. Secondariamente sono relative al comportamento – le persone che dicono di essere infelici sul luogo di lavoro tendono a lasciarlo. Terzo: ciò che le persone dicono sono correlate con le ovvie cause di felicità ed infelicità, come la disoccupazione. E quarto, ciò che una persona dice a proposito della propria felicità riecheggia in ciò che gli amici dicono di lui/lei – se non fossimo in grado di percepire i sentimenti altrui, la società umana non esisterebbe.

9. NON E’ CHE IL MOVIMENTO E’ UN DIVERSIVO PER LA CRISI ECONOMICA?

Ben lontano da ciò. Una ragione della crisi sono le priorità errate del passato. I banchieri  sostenevano che la deregolamentazione dell’economia era necessaria per favorirne la crescita.  Questo, sostenevano, era un obiettivo più importante della stabilità economica a breve termine. Il risultato è stato che la deregolamentazione è andata avanti anche se ha reso l’instabilità più probabile.

Se invece fossimo stati attenti a che cosa realmente importa per la gente avremmo visto che la stabilità economica è molto importante, mentre la crescita economica a lungo termine lo è molto meno. Una priorità di punta per la nostra società ora è ridurre la disoccupazione che è una dei grandi nemici dell’infelicità.

In merito alle correnti istanze politiche, il nostro movimento include persone di tutti i partiti. Non c’è alcun programma nascosto. Crediamo che sia gli individui che i governi dovrebbero fare tutto ciò che possono per produrre più felicità nel mondo e meno infelicità – e basare quindi le loro azioni sulle migliori risorse possibili di saggezza e conoscenza.

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