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Alle radici del maschilismo 1 – Di leoni, api e stato naturale

Ho sentito tanto parlare dell’uscita infelice di Franco Battiato e di come abbia affrontato lo spinoso tema della composizione del parlamento in Italia.

La sua frase sulle “troie” ha davvero scatenato un vespaio nei siti e nelle pagine FB che frequento, la maggior parte delle quali si schierano contro l’utilizzo di questo termine sessista e misogino per definizione.

Poi arriva qualcuno di stranito che dice “Ma no, dai, non voleva offendere tutte. Una persona che si svende così come la chiameresti?”

Oppure c’è la versione del commentatore spinoziano: “E fatevela una risata, ma un po’ di ironia non ce l’avete mai?”

Ora, io di norma sono una che ride tantissimo. Mi piace proprio ridere. Mi piacciono pure i film demenziali tipo Zoolander, me la rido per un saaaaacco di cose. Ma mi dispiace, non riesco a ridere davanti all’insulto e  ad un’ingiustizia che, secondo me, si perpetua da secoli e nei secoli.

A causa di questo episodio, mi sono venuti in mente tanti pensieri, così tanti che ieri non sono nemmeno riuscita a scrivere il post che volevo, perché mancava di qualsiasi coerenza.

Per buona parte della giornata sono stata bombardata da ricordi, idee, indignazione, riflessioni e vorrei davvero provare a condividerle, ma credo che ci vorrà una luuunga serie di post, in cui spero che avrete la pazienza di seguirmi, anche se in principio non vi sembreranno tutti di senso compiuto. Vi va? Ok, allora comincio.

 

Una premessa: siamo tutti esseri umani.

Sembra un luogo comune per dire che tutti sbagliamo, in realtà vorrei che rileggeste queste quattro parole e rifletteste sul loro significato.

Sono sicura che al di là di possibili metafore o iperboli, nessuno può sindacare su questo argomento ed essere considerato sano di mente. Maschi , femmine, gay, bianchi, neri, gialli e rossi, alti, bassi, ecc. ecc. siamo tutti noi a comporre ciò che è chiamata umanità.

Eppure, nella mentalità di qualcuno, tra il dire e l’essere c’è di mezzo un oceano.

A parole siamo tutti bravi, nei fatti subentrano alcuni però.

Nell’ottica di alcuni tra i qualcuno, c’è un “però” grande come una casa, che non si traduce a parole, ma si verifica in un particolare intimo convincimento: “Però io sono migliore, solo perché tra le mie gambe penzolano 10-13 cm di salsicciotto, il che mi rende più forte, più intelligente ed in generale più adatto a stare su questa terra” (NB: l’assunto vale anche se i cm sono molti di più o molti di meno).

Ora, io non so se davvero qualcuno che non sia un troll avrebbe il coraggio di ammettere in pubblico di pensarla così, ma sono certa che sono in molti ad avere questo convincimento ben chiuso nel cassetto più recondito dell’inconscio. E questo convincimento, solitamente, danneggia gli altri. Nella fattispecie, danneggia chi quei centimetri di salsicciotto non li ha.

Il salsicciotto è – fin dall’inizio della storia dell’Homo Sapiens – l’elemento che ha spaccato l’umanità, ben più del colore della pelle. Tanto è vero che la discriminazione di genere è trasversale a tutte le razze e le culture.

Se c’è una cosa che mi sono sempre chiesta è che cosa davvero ha creato questo solco, fino a farlo diventare una voragine apparentemente incolmabile. Qualcuno mi dirà che allo stato naturale, gli animali da cui discendiamo prevedono questa gerarchia e mi porteranno come esempio i leoni.

Le leonesse cacciano e accudiscono i piccoli, ma il capobranco è sempre un maschio perché è più forte. Gnè gnè gnè.

E io dico sticazzi. E le API allora?A quanto mi risulta, la società animale meglio organizzata è quella delle api. E tutti sappiamo che in un alveare tutti i soggetti collaborano in egual misura. Il privilegio di decidere dove si stanzierà lo sciame va, pensate un po’, alla femmina. Ma non perché è femmina, altrimenti deciderebbero la maggioranza delle api operaie. Perché quella femmina, l’ape regina, provvede innanzi tutto alla prosecuzione della specie. Non significa che la api operaie valgano meno di lei o dei fuchi. Anche quelle che non procreano portano il loro importantissimo contributo con decine di compiti  diversi (gli scienziati dicono addirittura che il giorno che dovessero estinguersi le api il mondo potrebbe finire).

Vogliamo ancora parlare dei leoni e dello stato naturale delle cose? Perché vi ricordo che i leoni, in natura, si mangiano i cuccioli, quindi non li prenderei proprio ad ideale di giustizia e lungimiranza.

Ma noi non siamo né Leoni, né Api. Noi siamo capaci di baratri di miseria che un animale non raggiungerà mai, così come di picchi di pura meraviglia (tra questi l’arte, la poesia, la filosofia).

Com’è che – intelligenti come siamo – non riusciamo a superare l’ostacolo della discriminazione?

Riflettevo sul fatto che le discriminazioni aumentano quando mancano le risorse. Per esempio: è più facile prendersela con lo straniero quando abbiamo fame e abbiamo l’impressione che questo, senza alcun merito, ci rubi il pane. Invece di prendercela con un sistema che funziona male è più semplice dirottare la rabbia su chi avvertiamo altro da noi. La carenza, o in alcuni casi l’avidità, genera il sospetto e poi la discriminazione.

Ma io mi chiedo qual è la carenza avvertita dai salsicciottodotati? Perché hanno sentito e sentono il bisogno di considerare il femminile così distante da sé? E soprattutto mi chiedo quand’ è che abbiamo permesso che il SOLO E UNICO METRO per tutte le cose fosse il punto di vista di un solo genere (cioè il LORO)?

Lo so, sono poco più che domande retoriche e la risposta – probabilmente- è spalmata sui secoli. Io voglio lo stesso provare ad indagarla, consapevole che il mio è un discorso che non sarà mai compiuto.

Lo stato di natura, dunque. Ai tempi della clava, per usare un eufemismo, non si andava tanto per il sottile.

Se UGH voleva mangiare dava una mazzata in testa a un mammut e se lo mangiava.

Se UGH aveva freddo e voleva entrare nella caverna di GHU perché c’era il fuoco provava a dargli una mazzata in testa e se GHU non riusciva a mazzolarlo di rimando poteva impadronirsi del riparo.

Se UGH voleva accoppiarsi dava una mazzata in testa a MEH (ma piano, perché bastava tramortirla) e faceva i comodi suoi.

Ora, la questione dell’accoppiamento.

Il luogo comune di tutti i tempi vede MEH tramortita. Aggredita. Costretta. MEH non è soggetto in causa, ma oggetto e preda. Il che, secondo me, è uno dei fulcri dell’aberrazione sessuale di cui risultiamo vittime ancora oggi.

La sessualità della donna è vista come misteriosa, complessa, sfuggevole. Nel peggiore dei casi, alcuni si sono convinti che la sessualità della donna sia inesistente se non finalizzata alla riproduzione. I-NE-SI-STEN-TE. Quante di voi stanno ancora ridendo per aver dovuto leggere questa cosa?

Probabilmente è vero che i tempi di UGH e MEH la maggior parte dei rapporti aveva a che fare con la procreazione e non avveniva certo tra lenzuola di seta. Quel che so è che si è scoperto ben presto che il sesso era anche divertimento. E lì, se possibile, i guai sono aumentati.

 

To be continued. 

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  1. Intanto grazie per questo post. Giuro, mi sono commossa. Poi, concedi anche a me qualche riflessione caotica.
    1) è stato proprio questo lunedì che mi sono cimentata in una lunga conversazione col mio insegnante di musica per spiegargli che, meraviglia delle meraviglie, ebbene sì, anche le donne hanno gli ormoni e vedere un bel figliuolo a petto nudo per strada implica che anche noi notiamo e apprezziamo la cosa in quel senso. “Eh, ma per voi donne è diverso, non ci fate caso”. Eh, col picchio!
    2) non ricordo dove, una lettrice aveva commentato circa l’ennesimo femminicidio: “Ma perché gli uomini ci odiano così tanto?”. Pensiero inquietante, ma sacrosantissimo. Non lo so. Eppure, in qualche modo, credo sia perché hanno paura. Forse imporre il proprio dominio su qualcuno li fa sentire più grandi, più forti, migliori: anche se il capoufficio li umilia ogni giorno per stupidaggini, arrivano a casa e trattano la loro povera moglie come uno straccio e questo li fa sentire di nuovo come se valessero qualcosa, come se si fossero riappropriati del loro “orgoglio virile”. Poi ci sono quelli che si schierano in favore delle donne per sentirsi salvatori delle stesse (non nego sia positivo schierarsi a favore della questione femminile, ma molte volte mi è capitato che approfondire il discorso coi suddetti signori portava a dei curiosi non-sense), e, sotto sotto, sospetto che anche questo alimenti il loro orgoglio virile, il bisogno di sentirsi migliore. (in molti film, le figure stereotipate sono il villain che se la prende con la donna e l’eroe che sconfigge il villain e salva lei)
    Purtroppo, non ho risposte, so solo che molte volte mi è capitato di percepire un odio così profondo e cieco verso le donne, per motivi inesistenti oltretutto, che tuttora non riesco a capire come una persona dotata di intelletto possa esservi caduto.
    Seriamente: ci sono persone in gamba, là fuori. Non mi spiego dove finisca la loro sagacia quando si tratta di discriminazione di genere.
    Val

    Rispondi
    • Si tratta di modelli introiettati. La maggior parte dei maschilisti non sa di esserlo, tanto è vero che molte mentalità maschiliste appartengono a soggetti di sesso femminile. Mi sono fatta anche io le tue stesse domande e per questo ho iniziato questa riflessione, che si prospetta piuttosto lunga e che – sia chiaro – non è certo verità rivelata. 🙂

      Rispondi
  2. “in molti film, le figure stereotipate sono il villain che se la prende con la donna e l’eroe che sconfigge il villain e salva lei”
    bè non c’è solo questo e non è così semplice .(e sarò troppo ingenuo ma non vedo maschilismo nel difendere, senza essere soffocanti chi si ama)..comunque se ciò che riteniamo “stereotipo” è narrato con intelligenza..bè va bene.
    E se l’orgoglio virile (qualunque cosa sia) ti porta non solo a fare stronzate (come accade talvolta) ma anche a schierarti dalla parte giusta..ben venga

    Rispondi
    • Il problema non è aiutare chi si ama, il problema è la motivazione che ti spinge a farlo. Se lo fai solo perché consideri le donne deboli e bisognose di protezione e “salvarle” ti fa sentire macho, allora il maschilismo c’è tutto. Pure se in questo caso non fa danni troppo gravi.
      Val

      Rispondi
      • l’importante è che in un rapporto ci si sostenga a vicenda,,sarò romantico ma il clichè di cui parli può anche essere raccontato in chiacve non maschilista

  3. Credo che la sottile differenza tra cavalleria e machismo possa essere oggetto di un altro post. Questo argomento credo sia pressoché inesauribile!!!

    Rispondi
  4. Paolo, giuro che io e te non ci capiamo proprio. -_-‘ Se dico (copio da sopra) “il problema è la motivazione che ti spinge a farlo. Se lo fai solo perché consideri le donne deboli e bisognose di protezione e “salvarle” ti fa sentire macho, allora il maschilismo c’è tutto”, e tu rispondi “il clichè di cui parli può anche essere raccontato in chiacve non maschilista”, le ipotesi che mi sovvengono sono solo due:
    1) non hai letto il commento a cui stai rispondendo o
    2) mi prendi per il cesto.
    Dal momento che io e te abbiamo già avuto un dialogo simile che si è protratto piuttosto a lungo, senza evidentemente risolvere il problema di comprensione, e dal momento che non ho alcuna voglia di fare il bis, ti sarei grata se in futuro ignorassi i miei commenti (io farò altrettanto coi tuoi). Giusto per evitare di fare confusione in casa d’altri, grazie.
    Scusa, Lois, per questo piccolo off topic.
    Val

    Rispondi

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