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I Racconti dei Vedovi Neri, di Isaac Asimov (by Only)

Oggi la nostra Only ci consiglia un libro giallo del più grande scrittore di fantascienza…che dite? Anche a voi suona strano? Ebbene, non lo è. Vediamolo insieme.

Only

C’era un volta un famoso scrittore di fantascienza, forse il più grande di tutti,  di nome Isaac Asimov. Un giorno questo scrittore decise, un po’ per suo diletto, un po’ su commissione di alcune famose riviste del mistero, di scrivere alcuni racconti gialli. Pensò di  legarli tra loro utilizzando un contesto comune, il Club dei Vedovi: questo gli permise, alcuni anni dopo la loro pubblicazione sparsa, di riunirli in un unico volume.

Era il 1974 e “I Racconti dei Vedovi Neri” uscì nelle librerie diventando, nel tempo, il primo di una quadrilogia.

Ma chi sono i personaggi che popolano un club dal nome così inquietante? A formare il singolare gruppo sono degli amici di lunga data che vedovi non sono, ma si definiscono tali quell’unica volta al mese in cui lasciano a casa le rispettive famiglie e si riuniscono. Quasi sempre nel ristorante preferito, in qualche rara occasione a casa di qualcuno di loro.

Scopo principale delle riunioni è di fare quattro chiacchiere in compagnia, anche se il club è articolato in modo molto serio. A turno ognuno di loro è anfitrione della serata, il quale ha pieni poteri su di essa e soprattutto deve portare un ospite, vera star dell’incontro. Il regolamento del club infatti vuole che l’ospite sia sottoposto a una serie di domande , procedura alla quale non può sottrarsi rispettando nel contempo la regola d’oro del gruppo: nulla di ciò che viene detto durante la serata deve essere riportato all’esterno.

I vedovi del club diventano per autodefinizione “neri” quando un giorno uno degli ospiti porta con sé un curioso enigma. L’intrigante soluzione viene scoperta, la caccia si è rivelata divertente  così, senza che ci sia un’implicita ammissione di ciò, ogni anfitrione comincia a portare nell’appuntamento mensile i pezzi di un puzzle, spesso presentati dall’ospite di turno. Compito dei vedovi neri, metterli insieme.

Isaac Asimov, che ammette nelle note di questi racconti di essersi divertito molto, scrive questi piccoli gioiellini rispettando le regole classiche del giallo inglese.

A spiccare nei racconti è quindi la trama, o se volete il rebus da risolvere: tutto il resto è secondario o, piuttosto, al servizio della trama stessa. Gli stessi membri del club sono quelle figure un po’ stereotipate di cui pullulano i gialli d’oltremanica:  hanno nomi precisi ma non altrettanta personalità distinta e si tende a confonderli in quanto il loro unico scopo, con le loro supposizioni intelligenti ma anche un po’ fuorvianti, è di far risaltare l’esatta soluzione fornita dal deux de machina. A vestire i panni del risolutore non è infatti nessuno dei vedovi ma Henry, il cameriere, che come un ombra serve a tutte le loro cene e interviene al momento opportuno offrendo l’esatta soluzione del caso.

I vari rompicapi portati all’attenzione del club che non sono mai efferati ed eccola un’altra regola rispettata del vecchio giallo inglese, regola peraltro non scritta ma quasi mai disattesa: tra le righe di questi deliziosi racconti, ognuno di poche pagine, troviamo furti, smarrimenti, improbabili caccie al tesoro, scomparse e ritrovamenti. Ci sono anche omicidi , ma essi sono “politicamente corretti”, Agatha Christie docet:  poco sangue, ancor meno violenza.

E infine, Asimov si dimostra molto leale verso il suo pubblico, sapendo che contravvenire a ciò è in qualche modo imperdonabile, come barare malamente: anche se abilmente nascosti alla vista del lettore distratto, gli indizi sono alla sua portata così come dei vedovi neri quindi, se si ha voglia di partecipare alla gara, non esiste una vera posizione di svantaggio per chi legge.

E lo ammetto, anche se di solito sono una lettrice pigrona, che preferisce aspettare le deduzioni dell’Hercule Poirot di turno piuttosto che farne di proprie, stavolta mi sono divertita a scervellarmi un po’. Che ci crediate o no, in un paio di occasioni ho pure azzeccato!

 

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  1. Io adoro questi racconti.Quello che mi è più caro è, ovviamente, “Mancato assassinio”: quando ho letto il commento finale io, che già stimavo Asimov, ho provato più che ammirazione.. quasi affetto…

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  2. Mi incuriosisce!
    Bello!!!!

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